Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Duevirgolacinquanta

Duevirgolacinquanta

La Letteratura esige il sangue.
Ormai è una settimana che mi chiudo nella Biblioteca con Anna e Kitty e gli altri. Arrivo alle otto che non capisco più chi sono da dove vengo e che faccio. Rientro a casa e guardo spaurita la mia camera.
Mi cambio e vado in palestra nel tentativo di sfinirmi fisicamente, quel tanto da concedermi di dormire.
Mamma telefona.
"Va tutto bene?"
Ventitrè anni sono l'età in cui non puoi più dire a tua madre che le cose vanno bene ma tu non stai bene e non sai perché.
Puoi solo dire che va tutto bene e sobbarcarti il malessere.

"Mi fai pena."
Gli ho detto, ma non intendevo essere cattiva, non c'era cattiveria nella mia voce.
"Perché?"
"Perché hai abbastanza genio per soffrirne immensamente, ma non abbastanza perché qualcuno ce ne guadagni qualcosa, men che mai te stesso."
Ma non ho detto nulla. 
"Ed è la stessa identica cosa per me, ed è l'unica cosa che ci accomuna."
Ma son rimasta zitta.
Ora mi evita perché vede questa pietà per le nostre sorti nei miei occhi, e la pietà è una delle cose che meno sopporta.

"Tu non sei il tuo lavoro, non sei la quantità di soldi che hai in banca, non sei la macchina che guidi, né il contenuto del tuo portafogli, non sei i tuoi vestiti di marca, sei la canticchiante e danzante merda del mondo."
Non ho un lavoro. Il mio conto in banca è di quindicimila euro circa. Altri tremila sono nel libretto postale. Guido una Volkswagen Polo ultimo modello, grigio scuro. Il mio golfino è MaxMara, di seta color carta da zucchero. I mie jeans Combo. Il mio intimo Oscalito. Bordi con dentelles de Calais.
Ma cosa importa?
Il mio ex non sapeva che scrivevo. Lo scoprì il giorno in cui, forzata da una professoressa dell'università, partecipai ad un concorso letterario indetto da una casa farmaceutica italiana e vinsi diecimila euro.
Da lì la nostra relazione iniziò ad andare male, perché non riusciva a non vedermi attaccato un cartellino con quella cifra sopra.
Diecimila euro.
Capii perché quello della prostituta è un lavoro pessimo, e perché, qualsiasi sia il prezzo che c'è sul tuo cartellino, ti senti sempre sopravvalutata e sottovalutata assieme.
Quattromila battute. Diecimila euro.
Due euro e cinquanta a battuta.
Uno spazio vuoto battuto dalla mia tastiera vale due euro e cinquanta centesimi.
Non sono riuscita a scrivere null'altro finché non ho incontrato il Poeta.

2 commenti:

  1. Bellissimi questi vecchi post, ne voglio ancora.

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    1. Non so perché non sono più come ero.

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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