Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Ichi, Ni, San...

Ichi, Ni, San...

Il Poeta s'è reso conto di avermi in qualche maniera irritato e cerca scuse ridicole per rientrare in contatto.
Ha comprato i manuali di giapponese per me e Veronica ed è venuto a portarmeli, nonostante avesse la febbre, in facoltà.
Non gli ho chiesto quanto gli dovevo e ho preso quel centinaio d'euro di carta come se fosse dovuto.
Non ho neanche detto grazie.
Non mi ricordo che lui me lo abbia mai detto, grazie.
Mi telefona per dirmi che avevo ragione in merito alla relazione tra la non-violenza  di Gandhi e Tolstoj.
Usa il mio nome più e più volte durante il discorso, cosa che non fa mai.
Una volta addirittura glielo dissi, ti prego, di' il mio nome, che non riesco ad immaginarmiti mentre lo pronunci, e la cosa mi mette una tristezza terribile.
Perché ora lo dica così spesso, non lo so.

Il mio tabaccaio di fiducia ha finito le Davidoff Magnum e giro per la Biblioteca come una tossica senza dose.
Tolstoj ha preso possesso del mio corpo come uno spirito maligno, la fila di libri che stringo al petto cresce imperterrita e non mi lascia sola un momento.
Ho finito Guerra e Pace e l'ho abbandonato sullo sgabello del bagno con qualche numero di Glamour e Vogue. Respiro, dormo, mangio, bevo e studio.
A malapena accendo il computer.
Passo dieci minuti ogni tanto a gironzolare per il sito della LELO nel tentativo di decidere cosa mi regalerò dopo quest'esame. Perché dopo quest'esame c'è bisogno di un gran regalo.
La Biblioteca, in questi gionri pre-sessione, è sempre piena, ed io domattina dovrò svegliarmi ad un orario improponibile per i miei standard per trovare un posto decente in sala lettura.
Tolstoj ti odio.

Ho cambiato il nome per il Poeta, sul mio cellulare. Ora, quando mi chiama, sul monitor scintilla la parola INETTO. Così, a maiuscole.
INETTO.
INETTO.
INETTO.
INETTO.

Non ho resistito e gliel'ho detto.
"Davvero?"
"Sì."
"E scusa, non lo cambi più?"
"Lo cambierò quando smetterai di essere così INETTO."
"C'è qualcosa che posso fare, fisicamente, intendo, per far sì di non esserlo, e farti cambiare il nome."
Di diecimila cose che volevo dire non ne ho detta neanche una, e son rimasta zitta.

Speriamo che domattina riesca a trovare le mie fottute sigarette.

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