Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Qualcosa di banale.

Qualcosa di banale.

Scrivere qualcosa di banale - per avere, in risposta, qualcosa di altrettanto banale - qualcosa come: come va? sarebbe sufficiente per fare quello che vogliamo, ovvero. Giocare sui doppi sensi e le citazioni - nonostante alla fine non ci interessino qualità o quantità del nostro sapere - piuttosto le minime variazioni di significato, misure microscopiche di colori e di suoni; non percepibili a orecchio o occhio umano. E proprio per questo. Chiedere all'altro di provare, infinitamente, di far parte di un'altra razza - una razza altra - troppo spaventati da un falso positivo per poter smettere.




3 commenti:

  1. Chiedere di provare e' troppo. E' innaturale. E' oltremodo ambizioso. E i falsi positivi non esistono.

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  2. A volte qualcosa di banale è l'unico desiderio. Che io ti giuro che ci si annoia anche dell'altra razza, come la chiami tu...

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  3. “Questo era uno sporco trucco” disse Hārūn al visir “Ora mostramene uno che sia onesto”.

    Se posso avanzare un mio personale tentativo di lettura, mi sembra che, prima che sull'ambizione, qui tutto si giochi sulla speranza(/disincanto) (SPOILER: segue momento "narratologia spicciola"). Insomma, la speranza è sempre quella che prima o poi si arrivi alla milleunesima notte: il confine dove le storie da raccontare finiscono, e proprio allora miracolosamente Shahriyar e Sharazad si ri-conoscono, finisce il timore di falsi positivi, tutto si scioglie, cadono i doppi sensi e le citazioni, non c’è più bisogno di mettere alla prova l’interlocutrice/incantatrice, insieme sconfitta e vittoriosa. A dispetto di tutte le sovrastrutture che ci bisbigliano malignamente come ciò non sia più possibile.

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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