Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Non è.

Non è.

Non è tra i mondi che conosco il luogo dove si impara dai propri errori, dove quello che non uccide fortifica, dove la morte insegna.
È un luogo che ancora non conosco.
Dove le delusioni e le sconfitte non ci rendono più cattivi, e sospettosi nei confronti di tutti.
Dove Gabo, mi primito, le tue urla per le scale la mattina - las chavistas! - e loro che ci preparavano le arepas.
O dove il poster di Back to the Future è ancora alla schiena di un Andrea appena ventenne, la sola luce blu del computer.
Oppure - son passati tanti anni, dei vecchi ricordiamo solo le mani e la pelle dura e scricchiolante, ruvida quando ci impedivano di attraversare la strada - e come dovevano essere morbide le nostre mani-bambine tra le loro, chissà se erano ancora capaci di accorgersene, dopo tante strette di mano.




Nei miei - l'altro, il vostro, quello dei cani - non c'è speranza contro il male.
Non ci interessa delle parole non dette, ma di quelle dette alle quali non si è avuta risposta.
Ora, l'unico conforto è questo: aspettare che la sigaretta ci si consumi fra le dita fino a bruciare, non dirgli di fermarsi nonostante faccia male, passare tre giorni senza sedersi per i dolore - e coprire i segni del ferro ai polsi, e premere il palmo aperto contro la nuca per vedere se ancora c'è sangue.
Esitare qualche secondo con la mano contro il ferro incandescente dei fornelli - sempre e solo per errore.
Far schioccare l'elastico più forte che puoi, aspettare il sollievo quando pizzica la pelle.

3 commenti:

  1. Per poi tornare a sentire il dolore quando l'elastico è tornato al suo posto, per tornare a sentirlo più forte quando i segni del ferro sono soltanto una riga rossa e lucida, per tornare a sentirlo da non poterlo più sopportare quando ci si accorge che le parole non sono tornate indietro, che le domande restano aperte, che tutto quell'amore detto - anche con le parole, non c'è tempo per non dirsi, non ce n'è in questo mondo - si è perso da qualche parte.
    Non può tornare, lui, loro non possono, anche se noi lo (li) vediamo nella luce dei momenti di passaggio, anche se riconosciamo il suo(il loro) profilo nel pulviscolo delle sedici e trenta. Non è lui, non sono loro. In qualche modo, hanno deciso di andarsene. Hanno stabilito la data della loro partenza, e adesso chissà a chi sorridono. Chissà a chi sorride, lui, che fino a pochi mesi fa potevamo ancora toccare.
    Il problema più grande è che esistono tanti tipi di partenza. Tutti - tutti - fanno male, in questo mondo che noi vediamo, in cui noi viviamo, e che non esiste sulle carte geografiche.
    (Forse il sollievo è cercare quegli altri che vivono in questo nostro mondo, non per parlarci, non per viverci assieme, ma per passarsi accanto e sfiorarsi appena, senza togliere gli occhiali scuri, come fosse un segnale per dirsi che è così, che andrà tutto bene, che il dolore fa parte della nostra natura).
    A.

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  2. Non ci interessa delle parole non dette, ma di quelle dette alle quali non si è avuta risposta. Come si fa a non amarti??? <3

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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