Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: giugno 2012

Le solite piccolezze.

Stamattina ho fatto il mio ultimo giro in Vespa, da casa della Spo fino alla più vicina fermata della 14.
Quello che temevo sta succedendo. Ma non provo nulla. Forse solo stanchezza.
Domani mattina alle nove Teresinha, la gardienne, verrà a riprendersi le mie chiavi. Nel giro di qualche giorno, poi, prenderò o un aereo o un treno.
Ed ecco, sarà passata.
Molto più facilmente di quanto avrei mai creduto.

Non ho molta voglia di farlo qui.
Ho ricominciato a farlo altrove, e non ho più molta voglia di farlo qui.
Se non fosse per il terrore per tutto il tempo, vuoto, che mi troverei davanti nel momento in cui fossi disconnessa, sbaraccherei queste quattro righe di html - esattamente come sto facendo con le mie poche cose, i miei pochi vestiti che queste diciassette linee di metro hanno consumato fino a farne vedere la trama.
Mi sento nuda e ho freddo.

Forse è paragonabile solo a quando lasci andare certi uomini, quelli meravigliosi, quelli che smettono di chiamare e tu non insisti.
E passi una vita a chiederti, e se?

I progetti che si accalcano ai margini più prossimi del mio futuro non hanno vita, non hanno colore.
Sono così stanca.



Oggi.

Oggi sono andata ad un provino per aspirante puttana.

Eravamo ragazzi e ragazze.

Hanno controllato la tonicità dei nostri sfinteri, il colore dei nostri capezzoli, la pulizia delle nostre unghie e la salute dei nostri denti.

Hanno controllato la nostra abilità nel succhiar cazzi e prenderlo in culo e fare spagnole.

C'erano molti aspiranti molto più bravi di me, con denti più bianchi e dritti, seni più grandi, culi più sodi.

Io comunque sono stata molto brava, perché loro mi chiedevano di mostrare la mia abilità nel succhiar cazzi e prenderlo in culo e fare spagnole, e non ho mai protestato e quasi non ho provato vergogna.

Ora provo uno schifo tremendo e sono già quattro volte che mi lavo le mani e i denti - credo che qualcuno mi sia venuto in bocca - ma oggi sono stata brava, non mi sono vergognata, ci hanno fatto entrare a gruppi di dieci ed io ero in fila con gli altri, mi volevano controllare e mettere le mani ovunque ed io li ho lasciati fare, anzi aprendo le gambe e la bocca e chinandomi per facilitare a tutti le operazioni e non essere d'intralcio - sono stata molto brava.

Se gli uomini che mi hanno insegnato a fare l'amore sapessero che oggi sono stata ad un provino per aspirante puttana si vergognerebbero di avermi insegnato a fare l'amore, quasi quanto ora mi vergogno io.



Vorrei scrivere.

Scusate.
Vorrei scrivere, ma sono impegnata a baciarmi con un francese per le scale della fermata di Pigalle, attendendo che arrivi la prima metro del mattino.
Ogni tanto vivo anch'io.

Come si può non amare Parigi?


Io scrivo una cosa e voi non capite. Io dico una cosa e loro non capiscono.

Ho sempre pensato di essere intelligente, appena più della media.
Per adesso non ho trovato argomenti convincenti contro questa tesi.

Non c'è niente di più politicamente scorretto che dire a qualcuno che si è intelligenti, o si è ricchi.
Nonostante si facciano domande atte a scoprirlo, non è quella la risposta che si vuole.
Ancora sto cercando di capire quale sia la risposta che la gente vuole a certe domande.

Come ho detto, quindi, credo di essere intelligente.
Allora com'è possibile che non mi faccia capire?
Com'è possibile che la gente non percepisca le sfumature, le variazioni? Che la gente non accetti parte di ciò che scrivo o dico, che ne semplifichi o edulcolori altra parte, che riduca cose belle e alte a banalità quotidiane?

Magari sono io, che mi credo intelligente, e sono stupida.

O magari sono gli altri, gli altri che sono così terribilmente elementari e naïf, così semplicistici e grossolani, così
senza mezzi termini,
stupidi.

Quante volte ho avuto la tentazione di dirlo "Guarda, non penso tu abbia capito." Ma son stata zitta e mi sono sentita la loro opinione - non richiesta - mi sono sentita la loro opinione contro le pareti interne del cranio e ho annuito, e quando hanno finito sono andata al bagno e ho aperto il rubinetto e ho aspettato che l'acqua gelida mi immobilizzasse la mano e ho respirato.

Metodi Snob per non crepare d'Amore

Questa è una teoria che ho sviluppato a fondo negli ultimi mesi.

Come ben saprete, i maschi e le femmine sono diversissimi.
Quasi due razze diverse.
Quasi due razze diverse in guerra.
Questa diversità, a parte le differenze più visibili (pene vagina peli seno) sono da ricercarsi all'interno del nostro corpo, dove una serie di maledette cazzo di fottute ghiandole producono delle cose.
Gli ormoni.
Gli ormoni, come ben ci hanno insegnato le innumerevoli cassette di Esplorando il Corpo Umano, sono tipo dei messaggeri che gironzolano per il corpo, dicendogli cosa fare.

(Mi scusino i Laureati in Medicina Fedeli Lettori del blog per le successive imprecisioni mediche. Diciamo che circa suppergiù funziona così, ok? Stiamo facendo ironia spicciola, non anatomia.)

Concentriamoci ora sulle differenze che questi ormoni hanno tra maschi e femmine, quindi, in particolare, sugli ormoni con scopo sessuale.

Se dovessimo fare uno schemino rappresentante gli ormoni maschili, gli ormoni maschili sarebbero una bella linea retta. Sempre gli stessi, tutti i giorni, tutto il giorno, dalla pubertà all'andropausa.
L'ormone maschile manda un solo, determinato, vitale messaggio all'uomo.
Questo messaggio è: CHIAVA.
Scopa, fotti, tromba, fai fiki-fiki o il bunga-bunga, falla tua, falle tutte, tutte tue, copri più femmine possibili e vai, spargi il seme, fa' in modo che ci sia una ampia possibilità che il tuo codice genetico si tramandi.

Ora, invece: analizziamo questo schemino gentilmente offerto da Wikipedia degli ormoni femminile nel giro dei classici e noti ventotto giorni.


Le lineette colorate al centro sono gli ormoni femminili.
Ecco, gli ormoni femminili sono malefici. Gli ormoni femminili ogni tre quattro giorni ordinano una cosa diversa. Gli ormoni femminili ti dicono tutto e niente.
Ama il mondo.
Odia il mondo.
Fa' sesso.
Prova pietà e tenerezza per i gattyni e piangi.
Desidera un figlio.
Desidera una famiglia.
Fa' sesso.
Ama il mondo.
...e così via.
State iniziando a capire l'enorme dramma che si viene a creare?
I messaggi degli ormoni maschili e gli ormoni femminili coincido raramente.
Mentre loro vogliono fare sesso, noi siamo quotidianamente portate a provare per loro una marea di emozioni insensate che ci rendono loro schiave.
Spesso e volentieri non ci starebbero nemmeno così simpatici, non ci farebbero neanche così tanta tenerezza, non ci farebbero neanche così tanto sangue, se non fosse per la dannata Madre Natura che ci ordina di trovarli gradevoli e farli diventare padri dei nostri figli. Solo che poi Madre Natura, mentre noi ci stiamo facendo seghe mentali sulla nostra vita futura, ordina loro di coprire altre femmine.
E noi.
Lo sapete.

Quindi, qual è il Metodo Snob per non Crepare d'Amore?
Si articola in tre punti generali.

1 ♥ Pillola: la pillola anticoncezionale è una delle più grandi invenzioni del secolo. Non solo perché non ti fa restare incinta ma anche per l'enorme pregio di eliminare tutti quei cazzo di zigzaghini che vedete là sopra.
Amore Odio Pietà Gattyni.
Cancellati.
Spazzati via.
Tutto il vostro mondo si ridurrà a due fasi.
Ventuno giorni di pace completa e assoluta, in cui non sarete assaliti da nessun desiderio di nessun tipo.
Sette giorni di sospensione in cui vorrete chiavarvi il mondo intero ma lo pseudociclo ve lo impedirà. Almeno con la gente con cui non avete troppa confidenza.
Percepite la grandezza di questa scoperta?
Niente più messaggi contrastanti. Niente.
Il Paradiso.
Se sotto pillola, la donna, finalmente non più schiava degli ormoni, si erge ad uno stato di semidivinità. Non vuoi più bambini. Non vuoi più mariti. Non vuoi più famiglie. O, meglio, non è più il tuo corpo a chiederlo. Qualsiasi di questi desideri non saranno più causati dagli zigzaghini, ma da te stessa.
Saranno veri.
Non ti troverai più a uscire con uomini pelati o tirchi o grassi solo perché la Madre Puttana Natura vuole che tu ti riproduca.

2 ♥ Amore/Sesso: innamoratevi di gente che non vi scopereste e scopatevi gente di cui non vi innamorereste. Dividete il vostro mondo in due. Fate come gli uomini.
Hanno quella che si scopa, e quella che si sposa.
Non fa una piega. È fantastico.
Non fate mai, dico mai, proprio mai, mai mai mai mai mai sesso con qualcuno di cui vi potreste innamorare. MAI. Soprattutto se la relazione parte con un'impronta evidentemente sessuale e lui vi ha già classificato come "quella che si scopa". Non fatelo. Se vi fa bagnare le mutande è già male. Fate sesso solo con gente di cui non ve ne può fottere di meno. Gente che non richiamerete. Gente di cui non aspetterete le chiamate.
Per l'innamoramento la cosa è parecchio più complessa perché al cuor non si comanda e cazzi vari. Abbiate amore platonici. Non datela. Tiratevela. Soddisfatevi altrove o in altre maniere - aspettate che arriva il punto tre - e passate il tempo con l'uomo che amate a parlare.
Le possibilità sono due.
O, ad un certo punto, lui dirà una cazzata pazzesca che lo farà eliminare dai possibili candidati alla vostra mano dalla vostra intelligenza superiore di semidivinità sotto pillola.
O è l'uomo che fa per voi, è intelligente e brillante e voi lo state schiavizzando non dandogliela. Utilizzate la vostra intelligenza superiore per sondare bene il terreno e garantirvi l'assenza di fregature. Poi lasciatevi andare. Esistono pure uomini per bene.
Da qualche parte.
M'ha detto nonna.

3 ♥ Vibratori: se non ne avete uno non siete Degne Lettrici di questo blog.
Cosa fate qui? Non v'ho insegnato niente? Andate subito qua o qua e compratevene uno. Immediatamente.
Non so se avere visto mai Down With Love. Riassumendo, la protagonista scrive questo best-seller - Down With Love, per l'appunto - in cui insegna alle donne come non crepare d'Amore. Una cosa tipo questo post. Solo che lei al terzo punto mette la cioccolata. Ovvero: non potendo far sesso, strafogatevi di dolce.
NO.
Se non potete far sesso non avendo sottomano nessun uomo consenziente di cui non rischiate d'innamorarvi fatelo da sole.
Amatevi, ragazze.
Amatevi in tutti i modi, a tutte le ore, con tutto il corpo e tutto il cuore.
Imparate a toccarvi, a capire cosa vi piace, come vi piace.
Acquistate sicurezza.
Siate autosufficienti.
Una donna che ha se stessa come miglior compagna di letto al mondo non si accontenterà più di cazzetti mosci, di missionari frettolosi, di stantuffate da film porno. Così come una donna che si ama non si accontenterà di parole sgarbate, di priorità sbagliate, di tradimenti.
Quando incontrerete quello giusto - da scopare o da amare - non avrete problemi a riconoscerlo.

Nel nome della Snob,
andate in pace.


AMEN, SORELLA.

Le sigarette erano di grande compagnia.

La gente normale inizia a fumare tra i tredici e i sedici anni.

(L'adolescenza. Adoro l'adolescenza. A differenza di tanta gente che però la rimpiange, io ho avuto la classica adolescenza di merda dove, però, non ero né figa né sfigata. Facevo parte della temuta categoria dei matti furiosi. Ero la regina del limone duro, andavo alle feste, avevo delle amiche. Ma la mia parte autistica/antisociale ogni tanto provocava delle enormi lacune nella mia popolarità da High School. Sto divagando.)

Dicevo, la gente normale inizia tra i tredici e i sedici anni, per i normali meccanismi di emulazione e coesione sociale e ribellione, quelle cose là.
Io no. Tutti fumavano ed io mi ergevo, fiera e salutista, come la Giovanna D'Arco degli AntiTabagisti. E la cosa bella è che non ero neanche una di quelle rotture di coglioni che ripetono a cantilena fumarefamalefumarefamale. Me ne stavo lì, non fumavo e non stressavo la gente.
Mi state stimando? Almeno un po'?

Il mio ex fumava.
Nonostante io non gli avessi mai detto di smettere e, anzi, mi piacesse la patina di nicotina che avvolgeva perennemente i suoi panni da b-boy, decise di smettere di fumare dopo tipo un anno dall'inizio della relazione. Tutto solo. Così.

Insomma fino ai ventuno anni io e le sigarette eravamo due conoscenti che si erano viste diverse volte alle feste, da amici, ma non avevano mai avuto interesse nello stringersi la mano.

Poi è successo. Penso fosse tipo Dicembre.
La mia relazione era in crisi, la psicoterapia stava facendo venire fuori troppa roba di cui non volevo parlare e a lezione di Lingua Spagnola mi trovavo sempre, nel posto di fronte al mio, un tipo sexy con la faccia perennemente marchiata dalle ecchimosi dei cazzotti. Questo tipo sarebbe poi diventato il Poeta.
Era il periodo che, a causa degli attacchi di panico, ancora non prendevo la Polo per attraversare gli Appennini, quindi ero costretta a farmi infinite ore di pullman per arrivare di là.
Alla fermata a Perugia scendo per sgranchirmi le gambe dopo due ore di pullman. Rientro quasi subito che fa un freddo cane. Faccio per sedermi quando vedo, nel posto di lato al mio, un pacchetto di Camel Light caduto per terra. Il cervello mi va in palla.

Cervello: Prendile.
Viola: Ma taci, che neanche fumiamo. Che cazzo ci faccio con un pacchetto di Camel?
C: Ecchettefrega, tu intanto raccoglile poi si vede.
V: Scusa, quelle sigarette sono di qualcuno. Il tipo che è seduto lì.
C: Il tipo che è seduto lì scende a Perugia, se n'è andato, via, sparito.
V: Tu dici?
C: Massì, è il biondino con l'iPod blu che non ci si caga mai, quello lì, che fa tipo Scienze Politiche o una cosa del genere, a quest'ora sarà già a casa.
V: Ok, vabbé, torniamo al punto base. Noi non fumiamo.
C: Sì, però se tipo finiamo in galera ci fanno comodo come moneta di scambio.
V: Un solo pacchetto?
C: Meglio di niente.
V: Non so.
C: E poi ti può far comodo per qualche sigaretta +.
(All'epoca avevo una minuscola scorta di + fornitami dal mio ragazzo per uso squisitamente sporadico, solitario e personale. Il problema enorme era trovare, di volta in volta, sigarette da trasmutare malamente, date le mie scarse capacità di rollaggio, in sigarette +)
V: Ok, hai vinto.

Pacchetto preso.
È restato intonso per tipo tre o quattro mesi, accuratamente nascosto assieme al + in una scatola piatta attaccata col patafix sotto la mia scrivania.
Nel frattempo ho continuato la psicoterapia, ho lasciato il mio ragazzo, ho recuperato esperienze rimosse, ho iniziato a prendere la macchina, gli attacchi di panico sono diminuiti.
Ho ricominciato a fare questa cosa qui.
Una sera per motivi che non ricordo - probabilmente insonnia - ho aperto il pacchetto e ne ho fumata una affacciata la finestra, guardando i Pispini.


Da allora le sigarette fanno compagnia quando nessun altro te la vuole fare, ti danno una dignità anche quando non la avresti, più si sa che fanno male più il tuo gesto ha una luce mitologica.
Se aspetti qualcuno o un bus o un treno, basta accenderne una e loro arrivano.
Stanno bene da sole, tra le dita o dietro l'orecchio, come unite nel loro pacchetto di cartone e arrotolate nella manica della t-shirt.
Rendono ogni cosa facile difficile ed ogni cosa difficile facile.
Ogni operazione, anche la più banale, fatta con una sigaretta in mano diventa una piccola opera di performing art. Scavalcare un muretto, salire sulla Vespa, aprire una lattina, rispondere a un tweet.
La sigaretta ha una priorità pacata e costante su tutto. Nessuno potrà mai avere totalmente la tua attenzione, mentre fumi, perché una minuscola parte della tua coscienza sarà sempre concentrata sull'aspirazione, l'espirazione, le volute di fumo, la cenere.
La sigaretta permette la pratica continuativa dei due più grandi sport al mondo, l'effortless e l'indolence.

Oltretutto [...] comporta lo spegnimento della sigaretta: fa bene anche alla pelle.

Dovrei smettere.
Forse ce la farei anche.
Ma non voglio smettere.
Bevo due litri di tè verde al giorno illudendomi di compensare.

Lo sapete come sono fatta.

Lo sapete come sono fatta, ed io so come siete fatti voi.
E so che non vi interessa quello che scrivo - e allora perché ti giustifichi?
Comunque, ho passato il martedì notte sottoterra, con l'acqua fredda delle falde parigine fino al ginocchio.
Ora tra la febbre e il resto non so bene chi sono.
Non ho un granché voglia di dirvi cosa comprare.


Poi, con così poco controllo e la percezione così mal calibrata, c'è il rischio dica cose che non voglio dire.
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