Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: luglio 2012

Quello che ora stiamo cercando.

Quello che ora stiamo cercando è la fatica fisica, la stanchezza. Il tremito nel rilassamento, la saturazione dei rossi, le esplosioni di bianco. Il materializzarsi del suicidio-omicidio, il defluire dalla scatola cranica, il silenzio.
Eppure.
Tra le altre cose che ora stiamo cercando c'è accettazione, gratitudine, metri quadrati precisi ed inviolabili, cerchi magici, nomi che non ricordiamo, un'ignoranza voluta e fredda e necessaria.
Quello che ora stiamo cercando è qualcosa che sfilacci e consumi e polverizzi - riduca minimizzi distrugga - la cosa che ci cerca e che ci - sfilacciare consumare polverizzare ridurre minimizzare distruggere - se soltanto ci trovasse.
Quello che ora stiamo cercando di fare, è di sfinire la cosa salendo le scale, per impedire che ci infesti se ancora troppo forte, se ancora troppo nitida.
Quello che ci cerca - ormai - rende necessarie incisioni, trattamenti sanitari, profilassi, prevenzioni.
Non è necessario farlo bene, non è necessario il piacere.
Sono necessarie efficienza, pulizia, velocità.

Ecco perché non potete giudicare.

Quello che ora stiamo cercando è da cercarsi nelle strette di mano prolungate, negli indici premuti contro il polso arterioso a porre domande, nei ritorni anticipati, nelle cose lasciate vedere e viste e volutamente ignorate e lasciate orfane di ulteriori spiegazioni, perché c'è sempre troppo da dire e un mondo intero che aspetta e segnali agli angoli sinistri - no, destri - sinistri delle scrivanie.

Sta parlando dell'atto sessuale?


Quello che ora stiamo cercando si trova nella ripetizione.


Meis.

Ieri mattina ho fatto una cosa terribilmente cattiva.
Anche le persone che sanno cosa ho fatto non possono pienamente rendersi conto di quanto sia drammatica la portata della mia cattiveria, perché non conoscono che parte dei rapporti che ho con le due persone in causa, non conoscono che parte del dolore.
Ieri sera ho scritto una mail.
Questa mattina non trovavo il mio libretto, l'ho cercato e cercato e alla fine era seppellito dalle mie solite cazzate, sullo sgabello di lato al letto.




Questo pomeriggio ho perso il portadocumenti con dentro tutta la burocrazia di due anni di laurea specialistica - tra cui, naturalmente, il libretto di cui sopra - e non credo che la denuncia per smarrimento dagli sbirri o le varie peregrinazioni per Siena possano farmelo ritrovare.
Questo significa qualcosa, ma se un tempo facevo parte di quelli che sapevano e mi era chiaro ogni segnale, adesso non è più così.
Mi sento terribilmente leggera.

Mi sono ricordata.

Mi sono ricordata i tanti motivi per cui non faccio sesso con uomini con meno di trent'anni.
I ventenni guardano troppi porno, vanno troppo veloci, vengono subito o non vengono per nulla.
E in ogni caso danno la colpa a te.
I ventenni fanno sesso come se fossero alle Olimpiadi.
E ancora credono che serva parlare di letteratura per portartisi a letto.
Credono ancora che si possa convincere una donna a fare qualcosa che non vuole fare, o di avere un qualche merito nella scelta.
Cazzate.

I trentenni son tanto meglio. Quelli vicini ai quaranta ancora di più.

O forse sono io che sono vecchia e che sono abituata male.



Se ti inseguissi con un paio di micromutandine zebrate, mi ameresti ancora?

Non fateci caso, ieri sera ho visto Bridget Jones.
Comunque.

Cuoricini?

♥ È il ventiqualcosa di Luglio - non chiedetemi esattamente la data, non la so - e io ancora non ho visto il mare. Emetto una curiosa luminescenza da pesce abissale e sono repellente alla vista. Porto perennemente gli occhiali da sole per difendermi dalla bruttezza del mondo e per difendere il mondo dalla bruttezza delle mie occhiaie.

♥ Ho finito gli esami. Verbalizzato tutto, fatto tutto, firmato tutto. Il mio libretto ha raggiunto la completezza. Ho ritrovato tutte le Sfere del Drago. Se i calcoli che mi sono costati una soffertissima ora di ragionamento sull'app Calcolatrice dell'iPhone sono esatti, la mia gloriosa media si aggira sul 29,1.
In corso.
Lascio a voi i commenti, insultatemi pure.

♥ Contando che ho passato ben cinque mesi nel fancazzismo più totale, trovarmi per l'ennesima volta nel fancazzismo mentre io vorrei rendermi utile in qualche maniera mi sta creando qualche problema. Il mio life coach di questi giorni è l'Orso Baloo, primo eroe fricchettone e easygoing della nostra infanzia. Passo il mio tempo nell'attesa che la ruota giri, che la stasi finisca e che il mio luminoso destino si compia.
Intanto dormo.


♥ Tanto potentemente il fancazzismo mi ha fatto sua che ieri sera mi sono messa ad ascoltare tutte le registrazioni dell'esorcismo di Anneliese Michel. Non so se rendo. Forse dovrei mettermi a fare dell'uncinetto, o comprarmi una reflex e fingermi fotografa e farmi foto.

♥ I miei capelli sono indecenti. Indecenti. Davvero. Ora, non so se sono traumatizzati dal cambio Parigi-Siena o se anche a Parigi erano così indecenti ma vivendo nell'amata Francia, dove i livelli di igiene personale sono molto più bassi, solamente il farmi la doccia una volta al giorno mi poneva nella fascia well-groomed della popolazione. Lettrici, ho bisogno di voi. Consigliatemi qualche cura miracolosa per i miei poveri boccoli - boccoli? Ma dove?

♥ Notizia dell'ultim'ora. È finito il profumo. La mia vita non ha più senso. Orso Baloo, dimmi cosa fare.

♥ Dopo profonde meditazioni insieme a Voldemort aka Colui Che Non Può Essere Nominato aka Sapete Di Chi Sto Parlando Anche Se Non Ne Potrei Parlare aka Moriarty sul rapporto tra pubblico e privato e i cazzivari e come i social network hanno cambiato la nostra vita e ognuno nel futuro sarà famoso per quindici minuti o quarto d'ora che dir si voglia, ho iniziato a pensare di cambiare l'impostazione del blog e di raccontarvi un po' meno cazzi miei.
Vero pure che questo blog non avrebbe senso senza il mio esibizionismo ed il vostro voyeurismo: di cosa parlare se non delle mie manie di persecuzione, dei miei vibratori, dei miei smalti e di quanto è malvestita la gente nella biblioteca di Lettere?
A questo punto tanto varrebbe chiuderlo, ma sappiamo bene che una persona debole, inconsistente e priva d'autostima come me sarebbe incapace di vivere senza credere di essere una starlette del web e di avere una vita virtuale figa - visto che la vita reale è calma piatta fancazzismo borghesia e null'altro.

♥ Sto pensando di andare in tech sabbath per tutto il mese d'Agosto. Tanto state tutti al mare e nessuno legge e blah.



Voi che mi raccontate?

Voglio essere: Sookie Stackhouse.

(I post dell'etichetta "Voglio essere" possono presentare spoiler violenti: se state vedendo o leggendo il film, telefilm o libro che riguarda l'eroina in questione e non volete sputtanarvi qualcosa, abbandonate questa pagina.)

Mentre i fini intellettuali piangono per il season finale di Mad Men e resteranno soli durante la pausa estiva, noi sciampiste ci stiamo godendo la quinta e gloriosa stagione di True Blood.



Nell'eventualità non siate spettatori e fan di questa meravigliosa serie televisiva, lasciate che ne riassuma i concetti principali per voi:
♥ Sesso.
♥ Sangue.
Ecco, credo basti. Dovendogli trovare un genere direi che si tratta di una serie trash-horror-softporn-thriller-splatter. Non so se esista un'abbreviazione.


Insomma, andando al sodo: siamo in Lousiana - sì, anche le parti sfigate degli Stati Uniti hanno il diritto di essere location di qualche serie - e ci sono i vampiri - tutta gente adulta, non pedopornografia à la Twilight - che, in seguito all'invenzione del sangue sintetico che permette loro di nutrirsi senza sgozzare i poveri esseri umani decidono di fare outing coming out o come clean che dir si voglia e escono dalle bare e vogliono avere i diritti di ogni cittadino e pagare le tasse e God Bless America! e cose così.
La storia è stata tratta da dei libri scritti da una tipa al cui confronto Stephanie Mayer sembra una delle donne più sexy e trasgressiva delle parti sfigate dell'America. (Infatti io non ho i primi tre volumi della serie autografati, perché sono una persona adulta, sono una letterata, laureata, e una fine intellettuale.)
KA-BOOOM!
Sto divagando.
Dicevo, i libri facevano schifo, poi è arrivato Alan Ball - sì, American Beauty, ricordate bene - che ce l'ha fatta a crearne una serie televisiva fantastica.
Splatter come il migliore Tarantino e con così tanto sesso da essere una boccata d'aria fresca nell'irrespirabile atmosfera delle serie tv di modalità nonfacciamotrombareiprotagonistialtrimentinonsappiamocosacazzoinventarci.
(Allego immagine di tre noti telefilm dove il meccanismo base per attirare l'attenzione dello spettatore è la tensione sessuale perennemente irrisolta tra i protagonisti - almeno finché la Deschanel non resta incinta.)


Ora. Parliamo di lei.
La protagonista.
Sookie Stackhouse.


Che tutti ricorderete come la bambina autistica e messaggera di dita mozze di Lezioni di Piano, Anna Paquin.


Quella faccia da autistica le è rimasta, ma in compenso si è trovata un ruolo televisivo in cui al primo episodio della prima stagione era vergine, e ora che siamo alla quinta abbiamo perso il conto.
Anche se non so se è bello vincere un Oscar a dieci anni e poi finire a fare la protagonista di una serie tv dell'HBO.
Certo il bimbo di Home Alone ha fatto una fine peggiore.
Sookie Stackhouse fa la cameriera, è bionda e sente le voci.
Guardate che faccino sveglio.


(A parte il biondo, quindi, è me tra qualche mese, dopo la laurea.)
Sente le voci perché è telepate, e quindi legge i pensieri di tutti.
Leggendo i pensieri di tutti diciamo che è un pochino esclusa dal giro sociale del suo fighissimo paesino della Lousiana, Bontemps.
Ad un certo punto arrivano i vampiri, che, a differenza degli umani che non se la filavano di striscio, vogliono farsela in tutte le posizioni tutti i luoghi tutti i mari tutti i laghi. Passiamo tre stagioni a chiederci per quale cazzo di motivo ci sia tutta quest'attrazione per Sookie senza trovare una risposta plausibile, che fortunatamente ci viene data dalla serie stessa: Sookie è una fata e il sangue di fata fa sangue ai vampiri ancora più del sangue umano.
Non so voi, ma io lo trovo plausibilissimo, no?
Poi, essendo i vampiri sostanzialmente morti e quindi privi di onde cerebrali lei, non potendone leggere i pensieri, si può illudere che siano persone più per bene degli esseri umani. (Cazzata.)
Quindi la giovane e inesperta Sookie si trova a gestire tutta 'sta bella gente qua.


(Sì, Bill è sempre il più sfigato del gruppo.)
Capite perché voglio essere Sookie Stackhouse?
Contemporaneamente altrettante persone vogliono ucciderla o mangiarsela, ma lei cammina incolume e felice come Mr. Magoo per le storyline della serie portando lutto, morte e distruzione attorno a sé - le muore la nonna: colpa sua. Sparano alla migliore amica: colpa sua. Uccidono il ragazzo del migliore amico: colpa sua. Uccidono un numero imprecisato di ragazze del fratello: colpa sua.
Non potendo resistere al mostrarvi la classe e lo stile di questo personaggio nella sua tenuta da lavoro mi sono addirittura iscritta a polyvore e ho iniziato a giocare alla giornalista di Tu Style.
Sookie1

Lo so, sto cazzeggiando alla grande.
In compenso, però, per dissimulare, cazzeggio in Biblioteca.
Magari riesco ad ingannare qualcuno.

Maintenant.

Insomma, ci stiamo destreggiando tra i fallimenti con una grazia e uno charme che neanche il capitano del Titanic.
Riassumo con i soliti cuoricini da autistica i punti base della mia situazione attuale.

♥ Non sono a Parigi: penso che questo punto non ci sia bisogno neanche di commentarlo.

♥ Sono a Siena, il Paese dei Cavalli a Dondolo: oh, dorata metropoli. Quanto cosmopolitismo, quanta vita, quanto mondo. La cosa più divertente da fare è vedere il cinema all'aperto in Fortezza. Sapete poi perché?
Bart: Non fumo.
Lucia: Perché?
B.: Ci deve essere un perché?
L.: C'è un perché si fuma e un perché non si fuma.
B.: Vuoi sapere il perché? Ti dico il perché. Io non fumo perché al cinema non si può fumare. E non potrei mai vedere un film senza fumare se fumassi. Quindi non fumo.

Dio benedica il Cinema all'Aperto e le Sigarette.
Finché o la pioggia (o il cancro ai polmoni) non ci separi, amen.

♥ Sono a Siena: e non è un mistero. In poche parole ormai potrei anche tranquillamente mettere le fotocopie del mio passaporto sulla sezione "Chi?" del blog, mi conoscono tutti. Due tre giorni fa ero fuori dallo studio di Colui Che Non Può Essere Nominato e vaneggiavo sul fondare una religione di cui essere leader assoluta ed avere tanti seguaci. Un riccetto fuoricorso torinese mi fa, con un risolino: "Ma tanto tu di seguaci ne hai già tanti, no?"
Ho mantenuto un autocontrollo che nemmeno il primo violino dell'orchestra del Titanic quando erano già sott'acqua e i vetri iniziavano a creparsi.
Stagista Sfigata da quando ha riletto questo post mi saluta sbracciandosi e sorridendo con i suoi bei denti da cavallo, come a dire so chi sei. Non ho paura. La mattina mi sveglio cercando teste di cavallo - cavalli veri, non la Stagista - mozzate tra le lenzuola. Capite che scrivere i cazzi propri in una situazione del genere risulta un pochino complesso.

♥ Sono a Siena: e così sarà fino a Dicembre, visto che per motivi squisitamente burocratici - il cazzo di ufficio Erasmus francese non mi manda il foglio con gli esami ed io non posso verbalizzarlo - la mia gloriosa Laurea Magistrale slitterà a Dicembre. Devo dire che non mi dispiace troppo: non essendoci degne alternative post-laurea all'orizzonte e non avendo proprio un cazzo da fare preferisco prendermi qualche mese per la tesi. Calcolando che questi cazzo di cinque anni d'Università sono stati fatti fin troppo velocemente.

♥ Sono a Siena: Fedeli Lettori Senesi, inutile nascondersi. So che siete numerosi, le analytics non mentono mai. Fatevi offrire un caffè al Meet. Commentate o mandatemi una mail che ci vediamo.

♥ Sono a Siena: il che è male ma non male come potrebbe essere la Provincia, quindi mi sto organizzando per riprendere possesso della casa, dove ora vivo completamente sola in modalità Imperatrice Bambina della Torre Adamantina, con livelli d'autismo mai raggiunti prima. Il fatto che voglia ridipingere tutti i pensili della cucina con la pittura lavagna:


e che abbia sistemato le mie scarpe così:


vi fa capire i livelli raggiunti.

Quindi, in definitiva: direi che non la sto gestendo troppo male. Sono un po' priva di idee per i post, a dire il vero - sapete, non poter parlar male di nessuno perché tutti ti leggono è un enorme limite alla mia così raffinata creatività. Se avete desideri particolari per post futuri è il momento giusto per commentare e rendermi partecipe. Grazie.

Per la prima volta.

Per la prima volta, dopo cinque anni, non ci ho fatto caso.
Il giorno è passato senza pesare né farsi sentire, le persone che dovevano celebrarlo e piangere durante la notte - io, che dovevo celebrarti e piangerti durante la notte - solo alcune, in effetti - se ne sono scordate.
Combattevo sui treni e sulle metro e sugli aerei, con una faccia che non mi conosci, dei vestiti che non mi conosci.
Perché comunque sei bloccato lì, e non me ne vorrai, se me ne sono scordata - probabilmente non ti sei neanche accorto di esserti bloccato lì e di ripetere ogni giorno, da cinque anni, quegli stessi gesti - quelli che ti porteranno ad essere bloccato lì dove ora sei e sempre sarai, finché anche io verrò e non sarò più solo io a vederti ovunque oltre la traslucenza delle nostre zone, dei nostri luoghi - più nitido meno nitido a volte a malapena passi, e voce, quando i limiti si ispessiscono non so per colpa di chi.
Perché è un'illusione credere che ci guardino, e proteggano.
Siamo noi a guardarli e proteggerli per tutto l'infinitamente lungo periodo delle nostre vite, avanti, ancora, finché la traslucenza non è attraversata e le nostre preoccupazioni svaniscono nella quieta opacità del loro ripetersi - tornerò con te a ripetere, te lo prometto, nel caldo della provincia a Giugno, a ripetere, fino a consumarne l'asfalto.
So che non ti interessa - so che neanche lo sai - so che io ti vedo ma tu non puoi più vedere me - ma ti prego lascia che io mi scusi, e mi giustifichi.


Ero troppo concentrata a mantenere tutto vero - a volte devo, lo sia o - ti ho impedito di entrare nelle nostre stanze comuni. Mi dispiace. Tanto, a pensarci, è un giorno come un altro.
Ad ogni abbassamento senza rendertene conto passeggi per i miei corridoi, ad ogni perdita mi passi accanto.
Vogliamo formalizzarci per una data?


Tanto non mi senti mentre ti chiamo.
Non mi hai mai sentito mentre ti chiamavo.

Sto.

Sto provando a fare la cosa ma voi, piccole e numerose personcine infami che mi spiate e godete delle mie sconfitte e invidiate le mie possibilità economiche e le mie misere fortune, mi fate passare la voglia.

Ma come?
Tutto questo tempo - in cui ero assente - passato a parlarne, e adesso che sono nuovamente qua, nel vostro buchetto di culo di provincia, e neanche avere la forza di alzare lo sguardo?

Che delusione.
Scoprire ogni volta che i nemici sono infinitamente inferiori alle nostre aspettative.

Fermatemi. Dite qualcosa. Minacciatemi. Disprezzate i miei vestiti, il mio profumo, le mie scarpe.
Fatelo.
Sentitevi in diritto di farlo perché è vero, voi avete ragione ed io drammaticamente torto, perché non lo fate?
Non dovete avere paura.
Non abbiatene, non ce n'è motivo.
Nulla mi renderebbe più felice di darvi queste vittorie piccine.

Che poi, effettivamente. Quale sarebbe la vittoria?
Totale, assoluta.
Quale.
Non credo sia - oggi non ho molta fede e la pressione è estremamente bassa, le cose non si raggrumano e sapete - dovreste sapere - quant'è terribile e rischioso sia lasciare che ti dissanguino.


La mattina, prima di aprire gli occhi, non basta la luce che cola a farmi capire dove sono.



L'Autoerotismo ai Tempi del Coniglio

(Facciamolo ogni tanto un post leggero: gli ultimi, me ne rendo conto, erano una mattonata ai coglioni.)

Inutile dirvi di quanto io mi sia sempre sentita la gallina blogger più figa del blog-pollaio grazie ai vari post sul piacere femminile che ho sfornato durante la vita del Diario.
Che poi nel web si parla di vibratori da prima che io nascessi, ma questo è un dettaglio, mi sento pioniera comunque.
E credevo anche di essere un'esperta, una che ci capisce, una che sa riconoscere le quattro otto dodici modalità di vibrazione, una che ha la vajay più allenata di quelle delle geisha e così via.

Povera illusa.

Mentre invece, niente. Sono una pivellina.
E sono una pivellina perché la mia vibro-flotta è esclusivamente, drammaticamente e tristemente clitoridea.
Già.

Il MIA, il rossettino delle meraviglie, il vibratore di Mata Hari?


Clitorideo.

L'ALIA, il mio giocattolino preferito, la versione per adulte del Cristallo del Cuore di Sailor Moon?


Clitorideo.

Il LYLA, che...


Ah, no.
Ehm.
Questo, ok, sarebbe stato pure interno.
Ma, ecco.
C'è il problema che non ho nessuno al telecomando.
Sono disgraziatamente single.
Senza nessuno a cui lasciare i miei telecomandi.
(Inutile dire la quantità di perversioni immaginate e sfortunatamente mai realizzate. Quel telecomando ha la portata di dodici metri. DODICI. METRI.)
Stendiamo un velo pietoso.

Insomma, riassumendo, ho sempre fatto l'emancipata piena di sex toys.
E invece.
E invece non avevo un Coniglio.


No, non questo.
IL Coniglio.
QUESTO Coniglio.

Imperdonabile.
Sono una quaquaraquà.
Tutta chiacchiere e distintivo.

Per fortuna la LELO ha ben pensato di colmare questa mia drammatica lacuna mandandomi il rabbit della sua linea giovane, la PicoBong.

Il KAYA.


Unitevi ai gridolini d'esultanza delle ragazze qua sopra.

Il Coniglio ti cambia. Dentro e fuori.

Il Coniglio ti cambia. Dentro e fuori.
Anche perché è dentro e fuori.
Un uomo può fare lo stesso lavoro di un vibratore clitorideo - circa - e può fare lo stesso lavoro di un dildo - circa.
Ma un uomo non può sostituire un Coniglio.
Mi dispiace, ragazzi.
Siete stati non solo sostituiti, ma addirittura superati.
Quattro a zero.
Non c'è speranza.
Siete destinati all'estinzione.
Mi dispiace.
È stato bello.

Il Coniglio ti cambia in generale, e il KAYA ti cambia in particolare.
Volete sapere i particolari?


Dodici modalità di vibrazione.
Devo dire altro?
Non diciamo altro.
Anzi, no: diciamo altro.
Lo fanno anche celeste extraterrestre, il che in un mondo di sex-toys nettamente diviso tra rosa - per le femminucce romantiche - e nero - per le femminucce fetish - è una boccata d'aria fresca. Inutile, quelli della LELO di design ci capiscono. E la PicoBong non ha nulla da invidiare per quel che riguarda la qualità alle linee della sorella maggiore.


Se i prezzi della LELO vi tengono lontane dal magico mondo dei sex-toys svedesi buttatevi sulla PicoBong, di corsa.
Come ho già detto, essendo marchio LELO, ha sia design che qualità ai massimi livelli.
Ma qualche differenza c'è.
♥ Arrivano senza batterie, quindi fatevi una bella scorta di pile AAA prima che arrivi il pacchetto altrimenti sarete costrette a frenare l'entusiasmo ed uscire di casa per comprarle invece che provarlo subito.
♥ Il packaging è tranquillo, ma non al lusso che la LELO ci ha abituato. Il che non è un problema se è un acquisto per sé stessi, mentre consiglierei ai signori che vogliono fare un regalino alle proprie amate di buttarsi sulla LELO, fa molta più scena, è inutile.
♥ Non hanno il sacchettino di seta, che sembra una cazzata ma fa comodo per occultarli subito a occhi indiscreti, quindi c'è da trovare un'alternativa.
♥ Non hanno le lucette: questa è un problema mentale che ho io. Adoro la lucina che fanno tutti i giocattolini LELO quando premi i bottoncini. Diciamo che non è esattamente una pecca, non averne - anche perché, ecco, capite, diciamo che le lucine sono un po' sgamabili. Ma io le amavo. Amavo anche le Lelly Kelly, un motivo ci sarà.

A parte queste cosine, piuttosto marginali, io voto sì.

Per dubbi e domande sono a vostra disposizione, come al solito. Sbizzarritevi.


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