Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: dicembre 2012

Do androids dream of electric shoes?

Sono state concepite nei pomeriggi pre-laurea passati a letto a guardare Bladerunner a rotazione mentre fumavo una quantità spropositata di sigarette e tentavo di rendere organiche e sensate le mie duecento pagine di tesi.

Sono state concepite mentre mi sentivo molto paranoid, altrettanto android.

Aggiungiamoci che mi sono fatta trapanare il collo in tre punti diversi per recuperare aderenza alla vita reale e, per riuscire a gestire i capelli, che tuttora non dovrei portare sciolti per evitare che vadano a turbare il dolce rimarginarsi delle mie viti, mi sono dovuta fare la frangetta.

Mi sentivo molto lei, e le ho pensate per la me che si sentiva lei.


Probabilmente sono le più difficili da indossare di tutta la collezione della Spora - in particolare le Sputnik Reloaded - ma qui non stiamo ad appiccicare borchiette a base quadrata con la colla a caldo, qua facciamo roba per gente cattiva, coraggiosa e da ricovero.





{StilettiCO // Sputnik Reloaded // Iron Marie Antoinette}

Brand New World, Brave New World

Come sia possibile che quest'atto mai compiuto per te - il rifiuto del mio gemello carnale, del mio sangue, della mia terra - sia stato possibile per un altro di cui la storia mi è sconosciuta - e ricordare la melcelanza delle tue domande, nonostante non sia tuo uso.

Eppure quest'omissione vi riguarda marginalmente, tu e lui: parla piuttosto di una purezza quasi sconosciuta, che nulla ha a che fare con la mia infanzia: parla del negare ritmi cardiaci e temperature che neanche il Dio che mi parlava - il nostro - è riuscito a fermare, parla di meravigliose religioni autogenerate.

Ed è da quest'omissione che i miei singoli e nuovi atti di fede acquistano senso - e torno ad avere un motivo per svegliarmi, mi ritrovo a preferire il puro pensiero - preferenza per cui il nuovo tante volte è stato umiliato.
Eppure, eppure capisco perché accordarla.

Non pretendo uno scopo - errore fatto quando loro mi parlavano di te - da questa pace. Non pretendo altro che l'esserci.

Domani.

Domani finisce qualcosa e inizia qualcosa d'altro.



Come posso


Come posso credere che questo Dio in cui non so se credo possa essere inclemente, se mi è così facile dimenticare?

Forse non tutto - perché ricordo esattamente com'era vestito e come gli erano state giunte - da altri; un'azione che, a posteriori, penso mi sarebbe piaciuto compiere - le mani, e ricordo i graffi e ricordo di essermi chiesta: per quanto continuano a guarire, le ferite, dopo che è finita?

Ma è passato un mese e già non ricordo più nulla - l'accelerarsi del mio respiro quando hai girato verso di me il tuo Mac per farmi vedere quanto erano consumati i tasti e di come sia stato evidente, per la prima volta ad entrambi contemporaneamente - e la tua delusione nel non ritrovare più nulla quando finalmente hai avuto il coraggio per indagare, per cercare di capire. Potevo vederla chiaramente anche se guardavo appena oltre di te, oltre il vetro, il Campo - e per la prima volta le tue preoccupazioni mi sono sembrate piccine, e le tue parole noiose, e anche i tuoi vari tentativi di utilizzare i miei punti deboli sono falliti, e non ho pianto.

Ma è passata una settimana e già non ricordo più nulla - la voce, nonostante ti abbia chiesto di dire il mio nome e tu ne abbia detti tre, quattro - tutti miei - prima di dire quello giusto, quello che non dice mai nessuno. L'esatta sensazione - la grana della pelle della tua spalla contro il palmo, il cotone della tua camicia contro il dorso - mentre infilavo le mie dita oltre il colletto, mentre mi chiedevi di non farlo. O, anche - altro, altro, altro. Per adesso rimangono solo gli occhi, e solo perché se ne stanno qua da prima - da febbraio, credo - se ne sono stati qua durante tutto questo tempo, questi mesi, in cui io ero per te quello che ora tu sei per me.

Ma se ne andranno a breve.

Come posso credere che questo Dio in cui non so se credo possa essere inclemente, se mi è così facile dimenticare?






{Never kisses, all you ever send are fullstops.} 


{∆}


Di Gatti, di Bionde, di Svetlane.

Giovedì mattina alle nove - perché il mio amato relatore ha ben deciso di spostare il suo ricevimento, che per anni è stato alle undici, alle nove - dicevo, giovedì mattina alle nove ho consegnato a mezza facoltà di Lettere la mia tesi, ho ricevuto l'ultima benedizione precedente alla seduta di laurea e mi sono messa l'animo in pace.
Per me è finita.
Vada come vada, dopo aver passato gli ultimi otto mesi a non poter leggere altro oltre alle fonti della tesi - tutte rigorosamente in spagnolo messicano, spagnolo coloniale e inglese - l'importante è che la giornata di Mercoledì passi senza ulteriori umiliazioni.
Tutte le ansie esistenziali, sentimentali, sessuali e psicologiche degli ultimi mesi si sono dissolte in uno sbuffo dorato nel momento in cui l'ultima copia della tesi è caduta nell'armadietto dell'ultimo professore della commissione.
Da quel momento in poi: coma.

Ho iniziato a dormire, guardare Twin Peaks, fumare sigarette, bere tè verde, mangiare pop corn. 
Le sole attività concesse, tutte da svolgersi rigorosamente a letto sotto la coperta pelosa grigia o, al massimo, seduta dall'alto della mia poltroncina IKEA foderata con la mia migliore amica nonché  amore unico amore della mia vita, la pelle di pecora LUDDE.
Vorrei parlarvi più approfonditamente della pelle di pecora LUDDE, ma penso che qualcuno di così importante nella mia vita meriti un post tutto per sé. 

Mia madre, venuta in visita qualche giorno fa e avendomi trovato piuttosto in crisi, ha deciso di chiamare Sveltana per sostenermi nelle pulizie della mia camera, ormai più simile ad una caverna con pareti fatte da libri, appunti e bozze corrette di tesi.
Allora, chiariamo una cosa: Svetlana è cattiva.
Veramente cattiva. Ogni volta che Svetlana entra in questa casa non lo fa per pulire o aiutarmi a mettere in ordine, no. Lo fa per farmi sentire in colpa. Nessuno mi convincerà del contrario. Anche oggi mi ha insultato. Per come era conciata la camera, perché continuo a fumare in camera, perché non ho un armadio come i cristiani normali, perché mentre il resto della casa, regno della Bea e della Chia, che hanno capacità casalinghe evidenti, è sempre in ordine, nella mia camera regna il caos. Non riesce a capire che senso abbia non rifare il letto e avere sempre fiori freschi a lato del letto. Non riesce a capirlo.

Riesce a raccattare tutti quanti gli accendini che trova in giro e me li mette tutti in ordine ed in fila, in qualche punto ben visibile. Poi, prima di andarsene, mi chiama e mi fa fare penitenza. "Signorina, tu hai bisogno di un solo accendino! Perché tutti questi accendini?"
Io non so mai dove guardare. Mi vergogno intimamente, per tutti gli accendini che ho.
Scusami, Svetlana. Scusami.
Ah, e mi chiede sempre: cosa ci fai con tutti questi libri?
Altra domanda a cui non so rispondere.
Oggi me l'ha richiesto, cosa ci faccio con tutti quei libri. Li abbiamo fissati assieme per qualche secondo, senza una risposta.

Comunque, sto pensando di farmi bionda & di prendermi un gatto.
Non so esattamente per quale motivo. Oddio, non è vero, c'è un motivo per cui dovrei prendermi un gatto: ho bisogno d'affetto. Ed un essere disfunzionale come me non può cercare affetto da animali veramente capaci di darne, come, che ne so: i carlini i french bulldog le nutrie le donnole i canarini i pesci rossi o i serpenti.
NO.
Le disfunzionali vanno dai gatti. Perché i gatti sono stronzi. E a me piacciono gli stronzi.
Quindi, sto progettando di mettermi in casa un essere vivente pronto ad usarmi e disprezzarmi.
Quanta ragionevolezza.

Per quel che riguarda il biondo: probabilmente il biondo il colore che meno c'entra con il mio fototipo. Voglio creare panico nell'interlocutore con tonalità innaturali.



C'è un mio amico.

Arriva puntualmente il momento.
Il momento in cui le persone che ti sono attorno vedono i tuoi moti depressivi convergere e si rendono conto che lasciarti sola in casa, a nutrirti di burro d'arachidi Skippy e sigarette, non è un atto caritatevole.
È quello il momento in cui arriva la frase, che non è sempre uguale, ma ha dei sintagmi frequenti.
Tra questi sintagmi troviamo: c'è un mio amico, un amico di una mia amica, ti potrebbe piacere, sarebbe perfetto per te, vi vedrei benissimo assieme.
Si aggiungono: è carino/simpatico/intelligente/quellocheccazzovuoi.
A chi non è successo?
E, nonostante tutti i buoni propositi, a chi è mai andata bene?

Non va mai bene. Mai.
È matematico.
Se v'è andata bene, almeno una volta, raccontatelo pure, magari mi rallegrate.
Comunque. I motivi per cui non va mai bene sono questi.

♥ C'è una fregatura. Sempre. O siete fortunate, e il difetto salta subito all'occhio - cose come: brutto come la fame, stupido come una capra - oppure siete destinate a scoprirlo più tardi. Anche nel caso in cui, superficialmente, il tipo che ti viene presentato sembra ok. Ricco bello intelligente affascinante e quello che cazzo volete. Naturale ci sia la fregatura. Altrimenti per quale motivo è single? Il difetto non visibile più frequente è: disturbo narcisistico della personalità. Parli con uno che se la tira, pur non avendola. A metà della conversazione ti ha convinto che sia lui quello in possesso di una vagina, e non tu. E che sia tu a dover supplicare perché lui ti dia la sua vagina.

♥ Il tipo è ok, figo, simpatico, gentile, eccetera. Ma a voi, come avrebbe detto il mio caro Settembre, fottesega. Fottesega perché, cosa rarissima in una donna, siete in pace con il lato sentimentale della vostra esistenza. Sì, ok, siete depresse. Ma per altri motivi. Siamo artiste letterate poetesse e cassiere del Conad, abbiamo i nostri momenti di ennui, Sehnsucht o Weltschemrz. Senza che queste siano obbligatoriamente dovute ad una carenza maschile nella nostra esistenza, no? In questo caso è probabile che il povero disgraziato che si trovi a sorbirvi per una serata intera litighi in maniera irreparabile con l'amica comune che v'ha presentato.

♥ Il tipo è ok, figo, simpatico, gentile, eccetera. Ma a voi, come avrebbe detto il mio caro Settembre, fottesega. Fottesega perché siete perdutamente innamorate di un altro, non credete al chiodo scaccia chiodo, e siete in periodo di FAP strettissima. Forse questa è la peggiore delle ipotesi. Passerete tutta la serata a fare il confronto con il vostro amato e ridurrete il poverino ad un automa privo d'autostima, con conseguente litigio con l'amica comune - ma chi cazzo m'hai presentato?


Stasera io ho un appuntamento con un amico di un'amica delle mie coinquiline. Una cosa molto studiata, molto costruita, che andrà sicuramente male. Probabilmente andrò là con la t-shirt degli Alt-J con la quale dormo da quattro giorni e i jeans che non lavo da meno tempo.

Dovendo scegliere tra i motivi per cui non va mai bene, il mio probabilmente è il terzo.


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Azione Futurista: Blogger We Want You

Lo so, lo so, Fedeli Lettori.

Parte del titolo di questo post sta già infestando la vostra esperienza di utenti web da qualche giorno.
E siete relativamente stupiti nel vederlo manifesto qua, in questa safe house formata da candide stringhe di HTML dove, solitamente, la rat race delle fashion blogger là fuori non arriva.
Eppure, forse per bisogno di affetto telematico o, più probabilmente, per noia, ho deciso di mettermi pure io a spammare violentemente per riuscire ad essere adottata, nonostante cucciolo sfigato della cucciolata, dalla IT FAMILY Grazia.

Ora, dovrei iniziare a scrivere un post motivazionale ad esclusivo uso dello Staff di Grazia.IT per convincere chiunque faccia parte dello Staff di Grazia.IT a non cestinare la mia candidatura e dimostrare quanto il mio stile di scrittura siano esattamente quello che cercano.

Uhm.
Sono Viola Amerighi, ho ventiquattro anni.

Due anni fa lo psichiatra mi ha consigliato di ricominciare a scrivere per superare i miei vari traumi, infantili e adolescenziali, ed io ho scelto di aprirmi un blog.
Non ho mai parlato di nulla di vagamente interessante, non ho mai aggiornato con regolarità, non sono solita rispondere ai gentilissimi commenti dei Fedeli Lettori e, spesso, neanche alle mail. Il politicamente scorretto trasuda da ogni bit di questa pagina web. I miei post più letti, per far capire quanto è profondo il degrado di questo luogo virtuale, sono questo e questo.
Nonostante questo, contro ogni ragionevole supposizione, le statistiche di questo blog registrano dei numeri che spesso e volentieri mi stupiscono. In senso positivo, naturalmente.
Ho avuto un periodo da shopaholic e hoarder che è durato, aggravandosi, finché non mi sono trovata a vivere in una stanza di quindici metri quadrati al centro di Parigi. Da allora sono in detox da cerco-conferme-e-autostima-comprando-oggetti e cerco di improntare la mia vita su di un certo minimalismo.
Il mio stile di scrittura è fighissimo, più figo di molti stili di scrittura che si incontrano, fosse soltanto per il fatto che sono cinque anni che sono chiusa dentro una Facoltà di Lettere e Filosofia a studiare Critica Letteraria. Quindi, accettiamo che io sia in possesso di qualche pezzo di carta che dichiari una certa competenza in merito. Faccio parte dei letterati hipster che non leggono mai nulla sia in classifica.

Ora, perché sarei la blogger più adatta all'adozione della grande IT FAMILY di Grazia?
Non lo sono. Questo è il punto dell'azione futurista. Non c'entro nulla con il 90% degli stereotipi della blogger classica. Mi sento come la sfigata del Liceo che si candida come Reginetta del Ballo.
Trasgressione a tutto fuoco.
Visto che non c'è una categoria che possa effettivamente contenere questo blog, mi sono buttata sul LifeStyle, che significa tutto e niente.

Vediamo quanto politicamente scorretto lo Staff di Grazia.it riesce a gestire, vi va?


Se davvero mi amate come dite, cliccate qui sopra e poi sul CUORE e votatemi e fatemi sentire il vostro affetto virtuale.

24

In quarantott'ore, sono riuscita a distruggere molto più di quanto sia riuscita a costruire negli immeritati ventiquattro anni precedenti.
Sono sola.
Non ho più una casa.
Non ho amici.
Ho litigato con l'uomo di cui credo di essermi innamorata.

Sono fuggita a Milano, da mia sorella.
Ho fumato delle sigarette - "Ma quanto fumi?" "Sempre troppo, mai abbastanza." - dal balcone della sua camera, un balcone troppo basso.

Due lezioni, di due professori diversi, mi sono tornate in mente durante la serata.

Bad news is good news. La pace non è perenne. La guerra, gli errori. Quello sono irrecuperabili.

La storia dei funghi di Anna Karenina. Le forze centrifughe, quelle che dividono le cose, le persone.

Cinque anni d'università, e capisco ora quello che volevano dirmi.

Eppure - non è solo il balcone troppo basso a fermarmi - eppure, non riesco a perdere del tutto la speranza.





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