Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Quello che ho fatto

Quello che ho fatto

Quello che ho fatto #1

Ho risposto a delle mail, alle quali non rispondevo da tempo.
Mi sono incontrata con persone che non vedevo da mesi.

La casa è facile da raggiungere ma al contempo isolata, penso ci piaccia perché alimenta la clandestinità fittizia - o meglio, a me piace il suo grande camino che non scorda mai d'accendere, la poltrona LeCorbusier dove, nelle pause, mi metto a fumare le mie sigarette, nuda.

Come sono fragili le gerarchie delle somiglianze: non volevo avere a che fare con te poiché mi ricordavi lui, ora passo le serate con lui poiché mi ricorda te.
Comunque è molto cambiato da quando mi interessava, è come sbiadito. Sbiadiscono tutti.
Non si lamenta se fumo una sigaretta dietro l'altra e questo mi piace: so benissimo che dovrà passare mezz'ora in più a far arieggiare la stanza, dopo che me ne sarò andata. Mi piace: valgo la mezz'ora passata a far arieggiare la stanza.

A tratti mi parla, a tratti mi offre del vino, a tratti mi abbraccia, a tratti mi si addormenta addosso. Appoggia la sua bocca contro le mie ginocchia piegate, sembra quasi parlare da solo mentre mi guarda negli occhi e dice "Che belle gambe che hai."

Déjà vu.

Il suo peso è diverso dal tuo, quindi mi è nemico. Vorrei fumare un'altra sigaretta e spegnergliela addosso mentre dorme.

***

Quello che ho fatto #2

Ho cercato di spiegare a mia madre perché vorrei ammazzarmi, e quali sono i motivi che me lo impediscono.

"Se lo facessi io" le dico "tra i nostri sarebbe effetto domino."
Non è passata giornata in cui io e mia madre non ci siamo ritrovate a parlare del suicidio.
"Non è una scelta eccessiva, patetica, passionale, dettata da qualche particolare motivo."
"Ma, allora…"
"Se c'è un motivo è questo: la rassegnazione."
"Ma sei rassegnata, a cosa?"
"Rassegnata alla futilità della vita, alla mediocrità umana, all'impossibilità di felicità."
"Impossibilità di felicità."
"Sì. Arrivata al livello di consapevolezza attuale -"
"Ma hai solo vent'anni…"
"Ventiquattro. Ventiquattro. Dicevo. Arrivata al livello di consapevolezza attuale non posso ignorare ancora a lungo i punti sopra descritti - in particolare, l'impossibilità di felicità. Quindi dovrei ammazzarmi. Ma non ne ho il coraggio, e non voglio che altri si ammazzino per causa mia."
"Perché non vuoi che altri si ammazzino per causa tua?"
"Perché l'atto che vorrei compiere lo vorrei compiere con completa rassegnazione, e con l'animo in pace. Non posso avere l'animo in pace sapendo che delle persone che amo si potrebbero trovare a compiere lo stesso atto, senza la mia lucidità, a causa mia."
"Quindi, tu vuoi bene a queste persone. Questo, non t'aiuta?"

"Un tempo, credevo. Ora è sempre più concreta la possibilità che l'amore non sia abbastanza."

***

Quello che ho fatto #3

Ho dormito molto.
Soluzione satura di sonno.
Ho tirato fuori le pasticche giuste dai nascondigli giusti e ho cercato di dormire più di quello che m'è concesso. Ho passato le giornate ad aspettare che le giornate passassero e che arrivasse la notte, così da poter tornare a dormire.
Quando dormire mi era impossibile mi sedevo sul tetto, fuori dalla finestra, a fumare. Gli atti di ora si sono fusi con quelli di un tempo, quando non fumavo e dallo stesso punto guardavo passare le auto, e cercavo di riconoscere la tua - che ora è anche la sua - Dio come mi piace quando i mondi combaciano così bene, si fondono così bene, e non si deve neanche far fatica nel passare dall'uno all'altro.
Ho smesso di lasciare la camera e di fare pranzo - non capisco davvero perché dovrei mangiare. 

***

Quello che ho fatto # 4

Ho preso la febbre.
Il pavimento della tua casa era troppo freddo.
"Dio come sei calda."
Fingendo di avere un minimo di rispetto soffiavo il fumo su per la canna fumaria.
Le sbarre di acciaio cromato della tua LeCorbusier erano troppo fredde, ho preso la febbre.
"Ti va di replicare?"
Fragilità delle gerarchie di whatsapp, ora il primo messaggio è il tuo.
"Ho la febbre, magari tra qualche giorno."



16 commenti:

  1. Mentre leggevo è partita questa http://youtu.be/j4LNQqP48VU, credo che apprezzerai.
    Sbiadiscono tutti.
    Eve

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  2. Mentre leggevo pensavo che potrei immedesimarmi nel tuo racconto se avessi 24 anni, ma visto che ne sono passati più di dieci da quando non ne ho più 24, condivido che a 24 possa essere divertente laconicizzare per una sedia di design davanti a un camino (gulp!) acceso e sembra che solo a te accada di essere irresistibile così da essere presa sul pavimento o trattenuta a un tubo di ferro (ohyeahh..). E però prendersi il lusso di pensare perfino al suicidio, beh questo no. La verità bellina è che ancora non lo sai ma quella parte di te morirà comunque, che tu decida di farla finita o meno, un dilemma sicuramente molto telegenico ma ... lasciamo perdere. Stai serena, goditi tutti i pavimenti che ti capitano e tra una sigaretta e una poltrona a tubo stai allegra :) che il tempo passa in fretta... Leyda

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  3. E'sempre interessante leggere ciò che hai da dire.

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  4. bellissimo questo post... Mi piace molto leggerti! Scrivi con l'anima...cosa non semplice...

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  5. per gente come te, e come me ,la felicità sarà impossibile da raggiungere fintanto che non la smettiamo di guardare l'anima delle persone. Che ad andare troppo a fondo nelle cose e nelle persone è brutto accorgersi che si arriva solo al punto di inizio. Come un cerchio. cammini per allontanarti e invece ti avvicini solo all'inizio della cosa. Arrivi nel punto in cui sei partita con però chili in più di "fuffa".
    "Echecazzo" ti dici.
    Ad essere più superficiali ci si guadagna in leggerezza. E forse felicità.

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  6. E forse la felicità non la vuoi davvero, ti spaventa, ti porta troppo fuori dal tuo non voler "sentire". Rompe gli schemi la felicità, incrina le sovrastrutture e fa male...tanto male quando ti rendi conto che è un attimo!

    E tu vuoi di più!

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  7. tutti gli artisti, i veri artisti, soffrono. non intendo quelli che diventano famosi, se no smettono di soffrire e non sono più artisti. sto parlando di quelli che non fanno niente di straordinario, se non pensare a cose enormi dentro le quali si perdono.
    tutti i Malvagi, i veri Malvagi, soffrono. non intendo quelli che sparano nelle scuole, che poi vengono sbattuti in prigione e si pentono e diventano patetici e basta. sto parlando di quelli che non fanno niente di straordinario, se non pensare a cose atroci, dentro le quali si perdono.

    non riesco a immaginare la tua sofferenza, Malvagia Artista.

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  8. "Mi piace: valgo la mezz'ora passata a far arieggiare la stanza."

    Sai concentrare intere relazioni in una frase.

    A te che ti dicano che sei brava poco importa, già lo sai, ma io te lo scrivo comunque.

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  9. E' la stessa sofferenza masturbatoria nella quale languivo io alla tua età, o almeno sembra esserlo.
    Ora guardo indietro e sorrido, pensando a come in realtà mi sentissi bene mentre mi raccontavo la sofferenza fumando una sigaretta dopo l'altra, nuda nella stanza di qualcuno.
    E' un privilegio, e se qualcuno mi avesse detto la stessa cosa alla tua età, avrei pensato che non avrebbe mai potuto capire.
    non metto in dubbio che sia sofferenza, ma è piena di poesia. La tristezza, quella per cui devi alzarti, muoverti, quella che ti ruba il tempo, quella che puoi toccare e di cui puoi parlare con tutti, perchè tutti capiscono, quella grigia, pratica, sterile, ecco, quella spero che non debba provarla mai.

    Un abbraccio
    Valeria

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  10. "Non si lamenta se fumo una sigaretta dietro l'altra e questo mi piace: so benissimo che dovrà passare mezz'ora in più a far arieggiare la stanza, dopo che me ne sarò andata. Mi piace: valgo la mezz'ora passata a far arieggiare la stanza."

    Mi hai ricordato qualcuno. Hai aperto una prospettiva diversa.

    Credo di non aver mai conosciuto nessuno capace di soffrire in maniera talmente dolce, e di saperlo raccontare con tanta poesia.

    Un abbraccio,
    Giulia

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  11. Comincia a lavorare, preferibilmente qualcosa di fisicamente stancante e vedrai come queste stronzate spariscono in fretta.
    Cla

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    1. Volevo andare in Nuova Zelanda a lavorare in un allevamento di pecore nere, ma i miei vogliono mantenermi e farmi fare dei master o prendere altre lauree, cose così. Che vita triste.

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  12. C'è una poesia nella tua tristezza, che la rende unica e vera e viva. E ce ne saranno altre di poesie così, e a viverle sarai sempre nuova e diversa. Ti sembrerà irrispettoso e fastidioso un commento così; ma vedrai, un giorno sorriderai invece. La vita è lunga, val la pena non avere il coraggio di realizzare gli impulsi più grigi, e potersi scoprire poi sorprese.

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  13. Scrivi bene, indubbio. Scimmiottando altri, indubbio anche questo, ma che importa. Funziona. E comunque testimonia che leggi molto, e sai far tuo quello che leggi, mica da tutti. L'unica cosa è che le tue parole non trasmettono sofferenza e disincanto. Una bella prosa fiorita,costruita a tavolino, di effetto. Il personaggio, non la persona. Un bel feuilletton. Ma credo dipenda anche dalla tua età. Poi si cresce (o si dovrebbe). Non scomodarti a replicare con qualcuna delle tue bordate ironiche pret-à-porter: lo so che del mio parere, come di quello di chiunque altro ti scriva, "fottesega" (per usare un termine a te caro). La cosa non mi tange particolarmente. E a tutte le ancelle che a breve inizieranno a prendere le tue difese (come se ne avessi bisogno, by the way), dico in anticipo: sì, avevo 5 minuti liberi e niente da fare, sono tornata su questa pagina per casi (e per noia) dopo mesi e mesi, ho letto questo post e non ho saputo trattenermi dal commentare. Fintanto che c'è questa casella di testo dedicata ai commenti, ritengo di essere libera di farlo. E' il blog system bellezze (semi cit.). Viola.

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  14. Sono d'accordo con Viola. In più, aggiungo, che sembri un pochetto viziata. Ma sono opinioni.

    Vania.

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  15. Rileggo questo post dopo tanto tempo e ho ancora voglia di abbracciarti, come allora, come quando lo lessi la prima volta.
    Zoé

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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