Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Oggetti.

Oggetti.

Per motivi che mi sono completamente sconosciuti, da qualche tempo ho ricominciato a ragionare sul mio rapporto con le cose. Quando per la prima volta sono entrata in contatto con il concetto di minimalismo come filosofia di vita - attraverso minimo -  ero una shopaholic/hoarder incapace di fare un giretto di mezz'ora entrare in un negozio a comprare qualcosa e che si trovava in difficoltà se costretta a buttare via anche roba completamente inutile, perché - frase nota - "non si sa mai, tutto può tornare utile".
Be', la situazione è certamente cambiata: costretta a vivere in uno studio di diciassette metri quadrati, mi sono abituata velocemente a vivere con meno roba, ad evitare di comprare, a buttare via quello che doveva essere buttato. In un periodo di circa un anno, un anno e mezzo, ho eliminato completamente i colori dal mio armadio ed eliminato poi, forse esagerando un po', l'armadio stesso.
Gli unici vizi concreti, a livello d'acquisto, sono rimasti i libri e le scarpe.
Il mio rapporto con gli oggetti è cambiato, ma ancora non riesco a capire in che maniera: lontanissima dalla spiritualità e assenza di desideri materiali che qualcuno potrebbe immaginare come meta finale di un percorso come il mio, mi trovo ancora ad avere una passione anche eccessiva per gli oggetti. Non per tutti indiscriminatamente, solo per certe cose belle che sono quasi opere d'arte, ma il materialismo non m'ha abbandonata. Anzi resto della convinzione che le persone tradiscano, muoiano, ti abbandonino e che il rapporto con loro porti molto più dolore e meno piacere di quanto un rapporto con un oggetto possa portare.

Non so dove voleva andare a parare tutto questo discorso, boh.
Voialtri, là fuori, che siete sempre così pieni di stimoli intellettuali: facciamo un po' di conversazione virtuale sui massimi sistemi.


Houellebecq scosse il capo, allargando le braccia come se entrasse in una trance tantrica – era, più probabilmente, ubriaco e tentava di assicurare il proprio equilibrio sullo sgabello di cucina su cui si era accovacciato. Quando riprese la parola, la sua voce era soave, profonda, piena di emozione ingenua. "Nella mia vita di consumatore," disse, "avrò conosciuto tre prodotti perfetti: le scarpe Paraboot Marche, il portatile con stampante integrata Canon Libris BN 750 (laptop + stampante), il parka Camel Legend. Questi prodotti li ho amati, appassionatamente, avrei trascorso la vita senza separarmene mai, riacquistando regolarmente, man mano che si usuravano, prodotti identici. Si era stabilito un rapporto perfetto e fedele, che faceva di me un consumatore felice. Non ero assolutamente felice, sotto ogni punto di vista, nella vita, ma almeno avevo questo: a intervalli regolari potevo riacquistare un paio delle mie scarpe preferite. È poco ma è molto, soprattutto quando si ha una vita intima abbastanza povera. Ebbene, questa gioia, questa gioia semplice, non mi è stata lasciata. I miei prodotti favoriti, dopo qualche anno, sono spariti dalle scaffalature, la loro fabbricazione è stata sospesa punto e basta — e nel caso del mio povero parka Camel Legend, senza dubbio il più bel parka mai prodotto, avrà vissuto una sola stagione..." Grosse lacrime cominciarono a rigargli il volto lentamente; si versò un altro bicchiere di vino. "È brutale, sa, tremendamente brutale. Mentre le specie animali più insignificanti impiegano migliaia, talvolta milioni di anni a scomparire, i manufatti vengono cancellati dalla superficie del globo in pochi giorni, non viene mai concessa loro una seconda possibilità, non possono che subire, impotenti, il diktat irresponsabile e fascista dei responsabili delle linee di prodotti che sanno naturalmente meglio di chiunque altro che cosa vuole il consumatore, che pretendono di cogliere un'attesa di novità nel consumatore, che in realtà non fanno che trasformare la sua vita in una ricerca estenuante e disperata, in un errare senza fine fra esposizioni di merci eternamente modificate.

{Michel Houellebecq, La Carta e il Territorio - kindle}

14 commenti:

  1. Nomini solo due categorie concrete di oggetti: i libri e le scarpe. Inutile dire a te, che sei da tempo frequentatrice, ancorché saltuaria (mi pare) della terapia analitica, quanto la scelta apra degli scenari interpretativi deliziosamente contorti, sol che si voglia abbracciare per un attimo una prospettiva di critica del testo appena appena contaminata da tutto quella miasmatica congerie di amenità novecentesche. E poi, anche lasciando perdere tutto ciò, e fermandosi a semplici associazioni di idee, abbiamo davvero "tanta roba", troppa. Il libro come oggetto: alè, praterie di associazioni. Dal collezionismo come ossessione alla vertigine della lista, fino ad arrivare alla più poetica e rassicurante immagine di un Bruce Chatwin che non si separa mai, quando attraversa l'Asia, dalla sua copia ormai semidistrutta di "Road to Oxiana". E le scarpe, poi, che ne parliamo a fare. Parliamone, in realtà, ma solo perché siamo molto indispettiti dal non poterle amare come una volta. Sono un feticcio talmente abusato che ormai è divenuto quasi - anzi, senza quasi - del tutto nazionalpopolare. Logorato, inutilizzabile. Ogni tenutaria di blog tutto scopate petit bourgeois e alternanza di cinismo e sentimentalismo -entrambi a buon mercato- (ce ne sono a carrettate, là fuori) che si rispetti non può fare a meno di dedicare qualche byte di scrittura a scadenze più o meno fisse alla propria passione per le scarpe. Lasciamo perdere. Lasciamo perdere anche perché non so nemmeno io dove si vada a parare, di sicuro non in qualcosa che vagamente somigli ad uno stimolo intellettuale. Diciamo giusto, a mò di conclusione banaluccia ma veritiera, da compito delle medie, che di sicuro gli oggetti sono da sempre un rifugio del vero fragile. Lo sapeva bene Gozzano, il quale, essendo tanto più colto, delicato, sensibile, elegante di noi aveva pure capito come bisognasse abbandonare perfino la velleità di scegliere oggetti "belli" per volgersi, convinti, alle "buone cose di pessimo gusto".

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    1. Anonimo, come al solito hai ragione su tutto, conosci e riconosci benissimo i miei difetti. Ma, che ci vuoi fare: non riesco proprio a levarmeli di dosso.

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  2. Penso che molti di noi abbiano un sacco di cose assolutamente inutili e alcuni cose di cui non potrebbero mai fare a meno: per me sono le macchine fotografiche, le New Balance 574 e la penna stilografica. Non includo i computer Apple per vergogna, più che altro, ma anche perché spero che, in un futuro lontano, qualcuno possa fornirci qualche alternativa valida.

    Di questi oggetti, la penna stilografica è oggettivamente il più insensato.L'altro giorno, mentre stavo riempiendo il serbatoio di inchiostro, il mio vicino di scrivania (e capo) si è messo a ridere chiedendomi se avessi bisogno di un'oca a cui strappare una penna. La questione diventa ancora più surreale se contiamo che, nel mio lavoro, scriviamo praticamente solo con il computer.

    Per quel che riguarda il tuo armadio, sarà anche vero che è a toni di non-colore, ma le tue t-shirt con le scritte sono tremendamente espressive, molto più di qualunque arcobaleno. Direi che, rispetto al minimalismo estremo dello Steve Jobs degli anni 2000, sembri mantenere ancora una certa volontà di appoggiare la tua personalità su un messaggio immediato.

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    1. Nah, perché vergognarsi dei computer Apple?

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  3. Ciao Snob, ti leggo da un po' ma non ho mai commentato.
    Oggi voglio farlo per lasciarti questa canzone:

    http://www.youtube.com/watch?v=pRUGvArWXLk

    Laura

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  4. "minimo" ti apre un universo.

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    1. Uno dei miei blog preferiti, senza dubbio.

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  5. Sai, l'altro giorno pensavo che il mio parka l'ho comprato a 17 anni. È ancora bellissimo.
    Mi commuove quando una cosa resiste a tanti anni e tanti cambiamenti.

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    1. Un mio giubbetto di pelle ha undici anni. Lo amo.

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  6. Nonostante mi sia iscritta solo ora, ti seguo da molto tempo ^^ se ti va, passa a trovarmi :)

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  7. io sono sempre alla ricerca della borsa definitiva..del portafogli definitivo..nel frattempo faccio l'accumulatore compulsivo con aspirazioni minimal..

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  8. Ami le scarpe da tennis o i tacchi alti?e fatichi più. A buttare i tacchi o le scarpeda tennis dimmi?

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    1. Non porto scarpe sportive se non per andare in palestra o andare a correre.

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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