Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Double Standard

Double Standard

A double standard is the application of different sets of principles for similar situations, or by two different people in the same situation. A double standard may take the form of an instance in which certain concepts (often, for example, a word, phrase, social norm, or rule) are perceived as acceptable to be applied by one group of people, but are considered unacceptable when applied by another group. The concept of a double standard has long been applied (as early as 1872) to the fact that different moral structures are often applied to men and women in society.

- Wikipedia.com


Avevo circa otto anni ed ero la bambina più brava della classe. Brava in Storia, Geografia, Scienze, Matematica - sì, all'epoca ero brava anche in matematica - e, soprattutto, brava in Italiano.
La maestra Maria Luisa, quella d'Italiano, aveva questo vizio, di leggere a voce alta il tema più bello della classe. Inutile dirvi che questo tema, spesso e volentieri, era il mio. (All'epoca questa barbara usanza non mi creava l'imbarazzo che avrebbe poi iniziato a crearmi tra medie e superiori, e anzi mi godevo i miei pochi minuti di fama e invidia da parte degli altri bambini.)

Normale giorno di scuola post verifica di Italiano.
"Oggi leggeremo il tema più bello, quello di Andrea Liuti, che ha preso distinto."
Distinto.

Ho guardato sul fondo del mio foglio protocollo dove, a penna rossa e malefica, c'era scritto ottimo. Me ne sono restata zitta. Me ne  sono restata zitta e mi sono ascoltata la maestra mentre leggeva il tema di Andrea Liuti, che effettivamente non era malaccio, eh, capiamoci. E non mi dispiaceva neanche che non venesse letto il mio tema - alla fine succedeva così spesso che restare una volta senza celebrazione non avrebbe che insegnato un po' d'umiltà al mio ego - ma percepivo qualcosa di terribilmente errato nella legge mondiale, l'idea che l'equazione non portasse: non capivo come mai il tema di Andrea Liuti, che pure la maestra - la maestra! Autorità assoluta di ogni bambino di otto anni - aveva dichiarato essere il più bello, avesse preso un voto più basso del mio; o come facesse il mio tema, che aveva preso ottimo, ad essere più brutto di quello di Andrea Liuti. Un sillogismo che non torna.
Durante la ricreazione, corrosa da dubbio, sono andata dalla Maestra.
"Maestra, ma Andrea Liuti ha preso distinto. Io ho preso ottimo. Perché il tema più bello è il suo e non il mio?"
Credo che la maestra abbia sbuffato, ma potrebbe essere soltanto la mia tendenza a romanzare il tutto.
"Ma Viola, con te non vale, tu hai il pallino per la scrittura. Andrea Liuti ci mette così tanto impegno, poverino, mentre per te è tutto facile."


Pace in terra agli uomini di buona volontà.
Ho provato la stessa sensazione di estreneità e odio che provo per il destino del fratello di quel cazzone del figliol prodigo, non so perché. Tu stai attaccato al culo di tuo padre a fare il bravo ragazzo, lavori i campi con lui, badi alle bestie, non gli chiedi uno spiccio e stai sempre zitto mentre tuo fratello va a puttane con metà dell'eredità. E quando ritorna mica lo sgridano, no. Mica gli dicono niente. No: GLI FANNO FESTA. Ok, ok, ok: Dio perdona anche i peccatori, bello. Io non ti dico di non perdonarli. Non ti dico, dopo averli perdonati, di non trattarli come me. Ma non meglio di me. Ecco. Ecco, questo mi crea qualche problemuccio.
Il double standard nell'epoca cristiana.


Se la maestra m'avesse detto soltanto "Dai, è per far contenti anche gli altri bambini" avrei capito. Capito benissimo. Avrei sorriso e me ne sarei stata buona buona, con il cuore al caldo per la concessione fatta al resto della classe. Ma questa cosa che con me non valeva. Non riuscivo a capirla. Non è così che le cose non valgono. Non vale fare tana a qualcuno quando questo inciampa e si sbuccia il ginocchio, non vale il tiro di dadi quando questi cadono dal tavolo. Non è che non vale un tema se sei brava. Non è così che funziona.

Diario di una Snob - Double Standard

L'ingiustizia avvenuta, insieme alla frustrazione dovuta alla mia incapacità di spiegarla, continuò a perseguitarmi per diverso tempo. Qualche mese dopo lessi il Signore delle Mosche, e fortunatamente - o sfortunatamente - trovai altre riflessioni sulla natura umana con cui passare il tempo.
Comunque, probabilmente, quello fu il mio primo giorno di cosapevolezza adulta, un'epifania di come avrei dovuto passare il mio futuro: a combattere contro il double standard; in contesti così differenti, così diametralmente opposti tra loro da trovarsi in continua difficoltà nel gestire le nuove sfide.

Qualsiasi pregio che, in un detto contesto, sembra essere non abbastanza, se translato in un altro diventa troppo.

Troppo carina e ben vestita in un contesto accademico, così da essere considerata stupida a priori, nonostante il rendimento universitario dimostri il contrario ma non abbastanza carina e ben vestita per un contesto sociale nel quale trovare un partner sentimentale/sessuale.

Troppo letterata nell'ambiente degli informatici, in cui, nonostante le competenze acquisite attraverso estati liceali passati a lavorare in studi di programmazione o grazie ai corsi fatti, la mia laurea rappresenta comunque una specie di marchio a fuoco d'incapacità.

Troppo web-related per i miei compagni di corso - un po' troppo scienziata della comunicazione,
troppo letterata - di nuovo - per gli scienziati della comunicazione con cui sto facendo il master - spesso anche per gli stessi professori.

Troppo fashion blogger per i "blog seri",
troppo seria per quelli del Pitti, che hanno deciso che il mio blog non sia degno neanche di un accredito.

Troppo vecchia, troppo giovane.

Troppo donna per saper guidar bene la macchina: e nonostante sia io a portare in giro per le campagne senesi i miei amici, con la mia Polo, mi sono dovuta sentir dire "Eh, donne al volante" da un uomo che sa guidare con il solo cambio automatico.

Troppo intelligente, metti in difficoltà gli altri, tu queste cose già le sai, non farti notare non farti notare non farti notare.

Un'affascinante vita da understatement coatto, in cui non sai come gestire le tue capacità, quando stare zitta o quando parlare; tempo passato a chiedersi se il pregio possa essere visto come difetto in quel determinato contesto.

In una scena di uno dei primi episodi di MadMen, quando Peggy si "rivela" come possibile copywriter, Fred Rumsen commenta: “It was like watching a dog play the piano.

Mi sento terribilmente spesso questo, un cane che suona il piano.

In una sua mail di qualche tempo fa GuidoGuido, complimentandosi per il blog, mi scrisse: "Antiaccademica con gli accademici e accademica con le capre: è così che si fa."

Credevo fosse una cosa figa, non una condanna all'estraneità perenne.

Queste meditazioni mi stanno rovinando la pace della prima serata relativamente libera da impegni accademici: mi sento terribilmente confusa, delusa - e, esattamente come a otto anni, completamente incapace di spiegare bene il perché.

Qualsiasi commento o esperienza personale - sì, anche le critiche costruttive e distruttive, ditemi pure che sono una montata dimmerda, sapete benissimo che preferisco un nemico intelligente a un amico stupido - sarà utile a tirarmi fuori da questo circolino vizioso di pensieri deprimenti.

51 commenti:

  1. Ti preoccupi troppo di ciò che pensano gli altri, di cosa devi dimostrare loro.
    Quello che mi chiedo è : cosa senti il bisogno di dimostrare? e a chi?


    Io ho l'impressione che tu sia molto più di questo.
    Ho l'impressione che tu non abbia tutto questo bisogno di essere riconosciuta dagli altri, ma piuttisti che tu debba imparare a riconoscerti e a darti il giusto valore.

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    1. Lo so, lo so, sono terribilmente insicura e non lo nego.
      Ma se nella vita "privata" riesco a gestire la cosa - con un certo sforzo - quando si parla del contesto pubblico - mondo del lavoro in particolare - il rischio di non essere valutata per quello che valgo - o meglio, per quello che io credo di valere - mi terrorizza.

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    2. Un passo alla volta, Viola.
      Quando inizierai a darti TU il giusto valore non dovrai più temere del giudizio che ti viene dato in determinati contesti.
      Non dimenticarti mai una cosa : utilizza la cultura e la conoscenza per scoprirti e non permettere agli altri di definirti.

      ti abbraccio

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  2. Ci penso da parecchio. Succede spesso anche a me

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  3. Ecco il mio double standard.
    Io e mia sorella. Un anno di differenza, stesso liceo, stessa sezione, stessi professori. Quando i miei andavano a parlare con i prof a fine quadrimestre venivo bellamente snobbata perché ero brava e non c'era niente da dire, e giù a parlare ore di mia sorella che era una capra.
    Qualcuno mi ha chiesto se non mi bastassero i bei voti come ricompensa.
    Beh, NO.
    Uno certe volte l'approvazione pubblica, espressa, davanti a tutti, la vuole.

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    1. Ciao, benvenuta nel mondo del fratello del figliol prodigo. Stiamo pensando di fondare un sindacato.

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    2. mi unisco. se avessi ricevuto per ogni buon voto e ogni promozione le stesse ricompense che ha ricevuto la capra di mio fratello per le sue sufficienze risicate e le sue promozioni con "soli" tre debiti, ora sarei MILIONARIA. non dico altro...

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  4. Questo è niente, mia cara. Dovrai vedere che gran divertimento sarà la prima caduta, il primo scivolone, il primo casuale e del tutto incolpevole colpo di vento che ci porta via il berretto, quando la buona sorte ci abbandona (Oh, most true. She is a strumpet). Dovrai vedere l'ipocrita meraviglia e la neanche troppo segreta gioia delle quali sarai circondata (quando ogni "Ma dai? Non ci credo!" suonerà proprio come un "Ben ti sta! Con tutte le tue arie..."). E sai qual è il brutto? Che avranno ragione. Un po', almeno: perché molto è inganno, gioco di specchi, vocabolari, citazioni, e in fondo abbiamo sempre in mano carte molto peggiori di quanto pensassimo, quando la vita viene a "vedere". Che sia tutta colpa delle maledette maestre? O dei maledetti libri che abbiamo letto troppo presto - ma no, come fai a maledirli, loro sono tutto, la fantasia è tutto. Sia come sia, non c'è proprio niente da fare. Non farsi notare, certo, è la cosa più semplice. Ma quanto è difficile rinunciare a sperare che ci saranno da qualche parte, perdio, spazi e incontri grazie ai quali la conversazione, la condivisione, la comprensione, il riconoscimento siano possibili. Io non ci sono mai riuscito. E scusa l'enfasi, ovviamente.

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    1. Tranquillo, di cadute me ne sono già fatte.

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  5. Quel che mi viene da dire, così d'istinto, è che oltre che confusa, credo tu ti senta molto sola.
    Mi ha colpito la tristezza che, magari sbagliando, ho percepito tra le righe. E subito mi ha riportato a situazioni e sensazioni simili, che per quanto tornino sempre, ogni volta poi passano. Con intervalli sempre più lunghi.
    Posso solo assicurarti che farti notare è un tuo diritto, e spero tu non perda mai il coraggio di farlo. Io questo coraggio non ce l'ho ancora, e non si sta bene comunque.
    Riassumendo, il double standard è brutto e cattivo, tu no. È ovvio che non andiate d'accordo <3

    S.

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    1. No, non sono sola.
      Ho degli amici, e ho voi - sembra una cazzata, ma lo stimolo all'autoanalisi che rappresentate, tutti, commentatori noti, anonimi, positivi e negativi, è enorme.
      Soltanto, naturalmente, quando sono depressa o confusa vengo qua, ed il mio essere depressa e confusa è tutto quello che si nota.
      Comunque <3

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  6. Sinceramente Snob, te la credi. Troppo sicura dei tuoi successi urlati, certificati, premiati e conclamati per capire che spesso esiste una forma di talento grezzo e selvatico che supera anche il 110 e lode dell'UniSi. Ogni volta che ti leggo mi sembra che, nonostante le tua intelligenza e cultura (di cui parli, non ti si conosce), tu non riesca ad andare oltre il tuo naso.
    Alla fine questo è Il Diario di una Snob, dovevamo aspettarcelo. Pace a te Viola, che tu possa apprezzare il piacere di brindare al traguardo insieme ad Andrea Liuti.

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  7. Purtroppo le competenze reali nel mondo del lavoro contano poco: meno di una raccomandazione ma anche meno di un'attitudine caratteriale a fare il tuo senza rompere il cazzo (o alzare la testa) dote quella sì molto apprezzata. Questo solo per dirti cheil tuo pensiero (che alla tua età condividevo) non ha senso in un futuro possibile lavorativo, dove avere un lavoro è frutto di variabili diversissime e spesso insensate.
    Se invece il discorso è più esistenziale hai pienamente ragione, non dovrebbe esistere l'handicap come nel golf nella vita reale ma esiste, perché gli idioti sono in maggioranza e ci impongono la loro idiozia.

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    1. Mi deprime terribilmente, questa cosa che mi dici: mi fa venire voglia di ritirarmi in meditazione sul qualche monte o su qualche atollo.

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  8. Mi sento come te, in un certo senso. Peccato che io non sono mai stata eccellente ma nella media, quella che passa inosservata insomma, quella che "Ha le potenzialità, potrebbe fare di meglio". Quindi mi sono sempre ammazzata per fare quel qualcosa di più ma non per me, per gli altri, i genitori, i professori, i famigliari...a me neanche c'ho mai lontanamente pensato. Con l'università la cosa è leggermente cambiata ma io mi ritrovo ad essere molte volte diversa, solo per adeguarmi a quello che gli altri vorrebbero da me. La cosa giusta da fare sarebbe fregarsene...tanto non andremo mai bene a tutti, anzi! E scegliere l'etichetta che più piace a noi : intelligentona, quattrocchi con il naso sempre nei libri e quindi scontrosa, stupida ma bella. Ad alcuni piaceremo, ad altri no. Ma poi, come dici tu, nel privato le persone ti conoscono per quello che sei realmente e ti apprezzano interamente. Ovviamente il consiglio è bello ma neanche io so metterlo in pratica. Se ci dovessi riuscire tu, fammi un fischio.
    Ps: la colpa è della madre o del padre?

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    1. finché si cercano le colpe delle proprie scelte negli altri, saranno nelle mani degli altri anche i giudizi ed il valore dei successi.

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  9. Secondo me, detto con molta franchezza, devi scendere dal pero. E te lo dico perchè capisco cosa significa.
    All'esame di quinta elementare, proposte quattro tracce, sono stata l'unica su 25 bambini a scrivere un tema sulla povertà in Africa. Mai stata una secchiona,anzi. Ero e rimango un asso in storia, ho sempre letto un sacco. Pazzamente innamorata dei miei interessi e inclinazioni e indolente verso tutto il resto. Ho studiato Relazioni internazionali, la Geopolitica me la mangio a colazione, parlo 5 lingue. E' troppo?
    Non è niente in realtà.
    Mi ritrovo ad avere a che fare con persone che non sanno che valore darmi, come/dove collocarmi nel loro piccolo universo. O sono una divinità o sono una strana che si interessa di cose "strane". E queste persone non sono necessariamente sciocche o ignoranti. Sono solo la media. Una media umana intrappolata tristemente in compartimenti stagni. Gente che dice tu hai fatto questo, quindi SEI questo. Ma proprio per un cavolo; nessuno è ciò che fa. Ti seguo e lo dico perchè anche tu hai la tendenza a fare ragionamenti del tipo "questo ha studiato questa cosa, figuriamoci quanto può essere cretino". Io ora sto prendendo una specializzazione in Economia.
    Sono solo una persona curiosa, motivata e con ottime capacità (me lo riconosco!), ma ho fatto pace da tempo col fatto che in una società come quella italiana, io sono e sarò sempre l'outsider.

    S.

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    1. Hai ragione, hai assolutamente ragione.
      (Un solo appunto: i miei "pregiudizi" nei confronti del percorso di studi di una persona non sono forti come si può evincere da quello che scrivo su twitter o sul blog, eh. Non è che non ti rivolgo la parola se stai studiando Scienze della Comunicazione, tutt'altro. Nonostante questi pregiudizi, in molti casi, ci siano - il pregiudizio è una delle basi del senso comune - è sbagliato esasperarlo o non cambiare giudizio di fronte a certi avvenimenti: lo stupido è quello che non cambia mai idea.)

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  10. E' un po' che ti leggo e non ho mai commentato. Però un po' mi riconosco nei tuoi pensieri di bambina. Ecco vedi io ci sono passata un sacco di volte nel sentirmi inadeguata o sotto standard o sopra standard, secondo i contesti. Il problema è che non c'è uno standard se non uno mediocre e al ribasso, per cui tu sii fiera della tua laurea in lettere e del tuo essere donna e delle tue conoscenze informatiche. E se ti deridono siine doppiamente orgogliosa. E soprattutto come diceva il Sommo "non ragioniam di lor, ma guarda e passa". Io ci ho messo tempo e fatica e mi ritrovo tuttora a vedere facce stupite di persone che mi dicono che da me non si aspettavano questo o quel comportamento o scelta o abilità, di solito rido e lo considero un complimento. E le persone affini le troverai dove meno te l'aspetti. Detto da una che a 24 anni appena fatti è ing nucleare con il massimo dei voti e parla tre lingue e fa un EngD a Londra (e ha letto più libri di quanti riesca a ricordare).

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  11. L'UMILIAZIONE.
    Quando ero alle elementari durante l'esame di quinta la direttrice, che mi curava da un po', è entrata in aula, e ha preteso di leggere il mio tema. Poi è andata a chiedere a mia madre se poteva inserire sua figlia nella stessa classe dell'asilo di mia sorella. No comment.
    Da quel momento mi hanno odiata tutti.
    E non hanno mai smesso.
    Invece avrebbero potuto chiedermi una mano con i compiti, io sarei stata ben felice.
    La gente è stupida. Cosa ci voi fare?

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  12. Alla mia amica, se prendeva meno di tre debiti formativi, regalavano il motorino. A me, se prendevo 8 e mezzo, dicevano: "perché non 9?"
    All'università qualcuno mi ha detto: "troppo perfetta, non c'è gusto" ed è passato avanti.

    Due anni fa ho cominciato a scivolare, senza un perché. E' tremendo non possedere più quel "pallino" per lo studio. Non so più chi sono. Non sono più niente. Non mi fido più delle mie capacità. Fa schifo.
    In compenso, tutti mi coccolano molto di più. Esclusi quelli che gongolano, ovviamente.

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    1. Il "Troppo perfetta, non c'è gusto" deve far malissimo.

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  13. Vorrei dirti che tutto andrà bene, che un giorno non ci sarà nessun double standard e sarai in perfetta sintonia con tutto ed il tutto con te, ma questa mia (forse troppo ottimistica?) convinzione comincia a vacillare. Credo persino di aver appena mandato affanculo quello che penso sarebbe potuto essere il rapporto più importante della mia vita perchè "Un'affascinante vita da understatement coatto, in cui non sai come gestire le tue capacità, quando stare zitta o quando parlare; tempo passato a chiedersi se il pregio possa essere visto come difetto in quel determinato contesto" ed io ho visto il peggio, che in realtà credo fosse un pregio. Abituata a non essere capita, ad essere facilmente dimenticata e rimpiazzata perchè sì, non vado mai bene - in un modo o nell'altro - ma forse è colpa mia (?).

    A me succede lo stesso, da sempre. Si dimenticano di te quando sei la migliore, perchè tanto ormai non fa più scalpore. Si dimenticano di te quando li ami, perchè è troppo, perchè è scontato che tu ci sia.
    Al corso di relazioni internazionali sei quella strana perchè invece che la carriera diplomatica sogni solo la felicità, scrivere e scattare fotografie. Troppo "pesante", troppo "secchiona", per tutti gli altri.
    Troppe parolacce quando si parla, troppo profonda quando si parla.

    Leggi troppo Vittoria, ma sai troppo poco.

    Forse sono gli altri a non vedere bene quanto valiamo, o siamo noi a non saperci mostrare? A nasconderci forse, per paura? Io non lo so, voglio mangiarmi i gomiti, ma non ci arrivo.

    Spero solo di non dover più dire jusqu'ici tout va bien, ma atterrare in modo corretto, e con qualcuno che capisca perchè salto palazzi da cinquanta piani e che vado bene anche così.

    Mi sa che a 'sto giro non avrò sicuramente rispettato la richiesta di un italiano decente, ma è solo colpa delle emozioni di oggi.



    PS. quella roba della lettura dei temi di fronte a tutta la classe l'ho sempre odiata, una vergogna che non ti dico anche perchè quello era proprio il momento in cui il mio tema smetteva di piacermi.

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  14. Ma quindi che problema hai?

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  15. Forse siamo tutti un po' double standard. In casi, circostanze e situazioni differenti, certi. Solo che, tutti noi ci basiamo su di noi, sul nostro vissuto e non sappiamo cosa frulla nella testa degli altri.
    Io credo che non ci sia mai un troppo o un troppo poco ma si possa essere solo quello che si è.

    Poi, gli altri continuino pure a pensare ciò che vogliono e ad inserire le persone e le cose in categorie, a volte, troppo troppo ridicole.

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  16. Neanche un uomo, qui? E che cazzo.

    Non posso dire di capire fino in fondo, che la mia esperienza è stata diversa. Ma qui non sei fra amici a chiedere supporto, sei di fronte ai tuoi lettori. Qui c'è gente che non ti conosce, che ti ha trovata chissà come e passa regolarmente per leggere quello che scrivi. Se anch'io sono qui, cara la mia Snob, significa come minimo che sei all'altezza del *mio*, di standard. E siccome dall'alto del mio egocentrismo e della mia innata modestia intellettuale - che sospetto sia un sentimento che tu comprendi benissimo - neanch'io mi ritengo propriamente un fesso, ti informo che il mio standard è tutt'altro che basso (mi credi? Ti fidi? Farai bene).

    Per cui smettila di insultarci. Vuoi forse dire che tutti noi, arguti commentatori, gente in gambissima, che siamo tutti qui PER TE, non siamo abbastanza per gratificare la tua autostima?
    Non mi sono mai sentito tanto offeso in vita mia.

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  17. Già su facebook ti ho fatto i complimenti perché scrivi benissimo.
    Purtroppo le persone vogliono vedere cose nuove, non vogliono dare nulla per scontato.
    Prendi coscienza di questo e non pensare a nessun tornaconto, non sentire la necessità di avere conferme.
    Un abbraccio
    Giank

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  18. Speriamo che Andrea Liuti non legga mai questo post!

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    1. Chissà che fine ha fatto Andrea Liuti.

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  19. E' un post bellissimo, forse perchè parli una lingua universale e non per immagini sofisticate e oscure.
    Le conferme le devi cercare in te stessa, nella consapevolezza che stai facendo quello che ti piace e ti fa stare bene, non nel plauso di quelli diversi da te.
    Anch'io, che sono una persona normalissima (ahah), mi ritrovo outsider in tante situazioni; come potrei non esserlo, siamo miliardi, miliardi di individui unici.
    Un abbraccio
    Silvia

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  20. Forse la soluzione è che devi cercarti un ambiente alla tua altezza.
    Triste, ma vero, la maggior parte della gente è ignorante- tutti lo siamo, c'è così tanto da sapere, ma la maggior parte della gente non legge e non conosce nemmeno i nomi di certi autori essenziali.

    Qualche sera fa rivedo una mia compagna di classe che studia filosofia ed è appassionata di ermeneutica; accenna a Husserl, Heidegger, Gadamer. Un'altra amica non si ricordava nemmeno che al liceo qualcosina di Husserl l'avevamo fatto, non ricordava nemmeno il nome, ed era una brava. Ora, io l'ermeneutica non la conosco perché non ho studiato filosofia all'università, ma se uno che la studia me ne parla, io seguo il discorso, sono in grado di capire qualcosa. Ma la maggior parte della gente no, secondo me no. E io non credo di avere un cazzo di speciale per questo, francamente mi pare il minimo.

    Alcune mie amiche mi prendono in giro perché so come si apparecchia correttamente la tavola, so che il coltello va a destra con la lama rivolta verso l'interno, eccetera. La gente sorride come se fosse un vezzo da nobilastri, come pure quando prendo dei piattini per mangiare una fetta di torta, invece di farla mangiare su tovaglioli di carta.

    E io a questa gente voglio bene, sono amici e amiche che mi vogliono bene a loro volta e che pensano belle cose di me. Ma la verità è anche che non tutti sono "all'altezza". Intellettualmente, come modi, savoir faire, stile, cultura, ampiezza di vedute.

    La risposta che mi do io è che bisogna accettarlo e voler loro bene comunque, ma cercarsi qualche ambiente (e un partner) alla nostra altezza.

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  21. Sono profondamente d'accordo con quest'ultimo commento, sul fatto di accettare l'inferiorità di alcune persone e trovarne altre alla nostra altezza. Qualunque essa sia.

    Poi il doppio standard c'è sempre. C'è quando pensi di aver portato a casa il cliente, e invece sceglie un pirla qualunque dimostrando di non aver capito nulla.

    C'è quando vai ad un appuntamento con due che per te sono giganti, tanto li vedi superiori, e invece dopo sei mesi ti richiamano e vogliono SOLO TE e lo specificano.

    Però ecco, a volte (non riferito a te) invece di pensare a togliere le competenze dal cv (perché te lo dicono, che sei "troppo", lo hanno detto spesso anche a me) bisognerebbe iniziare a togliere le pretese.

    Soprattutto adesso, che va tanto di moda parlare di startup. Startup a casa mia si è sempre chiamato in un altro modo: testa bassa, maniche arrotolate e lavorare.

    I risultati arrivano. È questione di selezione naturale.

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  22. Essere coscienti delle proprie qualità non dovrebbe mai venir meno nella vita, non rischiare di essere sottovalutate né tantomeno accontentarsi a 25 anni (di un lavoro o una situazione sentimentale inappagante) perché non si ha fiducia in sé stessi. Questo da un lato. Dall' altro la boria, la superbia, il credersi sempre un gradino sopra agli altri ed autoconvincersi nel tempo di essere incompresi dalla gran parte della popolazione perché "troppo intelligenti" portano ad un' infelicità costante. Dalle tue righe si evince chiaramente una cosa: sei sola e non sei felice. Trovare un giusto equilibro tra il non buttarsi giù e non credersela troppo credo sia la chiave della felicità e del sentirsi appagate. Non dico che sia semplice ma tu, per quanto indubbiamente intelligente laureata e con una dote naturale nello scrivere, sei pericolosamente sbilanciata verso la boria. Ridimensionati senza perdere fiducia in te stessa (110 e lode senza andare fuori corso a Lettere e ti vanti? REALLY?), sii cosciente delle tue qualità ma finiscila di vantarti perennemente. Ed è un consiglio spassionato, continuerò comunque a leggerti perché il tuo blog è piacevolissimo. Fai due master contemporanemente? Ottimo! Brava! Anche io vorrei potermelo permettere e non dovermi affannare tra concorsi in tutta Italia alla ricerca di un' unica borsa di studio per un dottorato tra mille ragazzi intelligenti e acculturati quanto e più di me. Sii felice di ciò che hai (delle tue possibilità economiche e mentali) perché di stupidi ed inetti è pieno il mondo, ricordandoti sempre che ci sono comunque milioni di persone migliori di te.

    A.

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    1. Se fosse per me, non me ne vanterei affatto: il problema è che, della mia annata, siamo meno di dieci ad essere usciti in corso e con 110 e lode. Quindi, cosa dovrei fare? Pensare di essere superiore o pensare che tutti gli altri sono dei perfetti imbecilli?

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    2. e allora quelli che si laureano nei tempi con 110L in ingegneria nucleare cosa dovrebbero dire?

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  23. Appunto, nessuna delle due :) Era proprio quello il punto del discorso. E soprattutto "se fosse per me" non esiste, sei tu che scegli di vederla dal punto di vista in cui esistono solo SUPERIORI o IMBECILLI. Esistono delle sfumature fondamentali, in questo discorso come in qualunque cosa.

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  24. Eccomi, sorella di una 'figliol prodiga', col pallino della scrittura.
    Da bambina ho avuto la fortuna di avere una maestra di italiano eccezionale, di quelle che leggono le poesie con la voce che trema di emozione, la madre che non ho mai avuto, che ha protetto me e il mio talento e non ha avuto paura di affrontare con ferocia chiunque la criticasse per 'leggere ad alta voce sempre e solo i miei temi, svalutando così il lavoro e l'impegno degli altri bambini'.
    Mi ha educata alla bellezza delle cose, ai dettagli imperdibili, all'eccellenza.
    Ogni anno, insisteva che partecipassi al concorso di scrittura indetto dal comune del mio inutile paesino toscano. Roba da poco, titoli di squisita originalità, come 'La Pace' o 'La Primavera'.
    Il primo anno, vinsi il primo premio.
    Il secondo anno, niente premio per me: una 'Menzione Speciale', termine di cui ignoravo persino il significato, ma che comunque bastava a gonfiare il mio piccolo petto di bimba di delusione bruciante.
    Quando chiesi spiegazioni, mi dissero in strettissima confidenza che non me la dovevo prendere, il mio tema era il migliore, sì, ma di cosa mi lamentavo? Avevo vinto anche l'anno precedente, non aveva senso premiarmi di nuovo, andava lasciato spazio agli altri bambini, incoraggiare loro, la media, la mediocrità.
    Ed è così che è andata tutti gli anni successivi, fino a quando, alla terza 'Menzione Speciale', mi sono definitivamente tirata fuori, disgustata.
    Penso che, per me, sia stato quello il punto di non ritorno, il momento in cui alle disillusioni di bambina si sostituiscono la lucidità, il senso critico, il cinismo di adulta: in questo sistema qua, in cui siamo profondamente immersi e stretti alle sue maglie, sarà sempre 'la media' a essere riconosciuta e premiata, a essere apprezzata, incoraggiata, posta a modello ed esempio. La 'normalità', quindi, la quiete di una mente semplice, che tanto ben si adatta a ogni situazione o evenienza, semplicemente perché non si pone domanda alcuna.
    L'intelligenza, il talento, la dote che spicca, di qualsiasi tipo, da soli non bastano, sono un niente, anzi, sono 'il diverso' e, in quanto diverso, fanno paura.
    Ragione per cui la mia intelligenza, spoglia di tutto, dovuta solo a un'attitudine naturale, non aveva alcun valore agli occhi dei miei genitori, rivolti verso 'l'impegno costante' e 'lo studio' di mia sorella, tanto mediocre quanto volenterosa in modo quasi commovente.

    Scusa, ma non ho consigli per te, non ho niente per te, se non immensa comprensione, e coraggio, e un abbraccio fortissimo.

    (Ma d'altra parte, di cos'altro hai bisogno? L'intelligenza ci fa sentire tanto fuori da questo mondo solo perché ce ne spalanca davanti immensi altri, inaccessibili se non a noi, e solo a noi comprensibili. Tanto odiati, perché fanno gravare sulle nostre spalle la condizione del diverso, ma "tanto cari che se li perdessi non vi sarebbe nient’altro per me")

    B.

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  25. Viola, prediamo un attimo fiato. Come diceva un Anonimo sopra di me, tra DIVINITA' e SCIMMIA abbiamo un'infinità di livelli non trascurabili in cui potresti posizionarti molto comodamente. Sei intelligente, tuttavia di intelligenti ce ne sono altri e nemmeno così pochi. Sei laureata in Lettere, MASTICAZZI VIOLA è una Laurea che essendo un minimo portati, avendo buone basi umanistiche dal liceo e studiando diligentemente tre ore al giorno tutti i giorni ce la si porta a casa. E come mai i miei compagni di corso non ce l'hanno fatta e io sì (MAMMA GUARDAMI GUIDO GUARDAMI)? Qua entriamo nel campo delle probabilità. Potremmo supporre che i tuoi compagni siano tutti imbecilli, ma come è possibile che tutti questi imbecilli si siano concentrati nel tuo raggio? Oppure potremmo addirittura supporre che lo studio è un'attività meccanica (impari il metodo e poi non lo scordi più) che si impara col tempo, che non tutti gli studenti arrivano all'università con questo metodo, che poi lo imparano e ci mettono di più, che studiare richiede concentrazione e volontà e via dicendo. Tutte variabili che con l'intelligenza c'entrano poco se non nei più beceri accademicismi. Continuando, hai fatto l'erasmus a Parigi. APRITI CIELO CHE AVRAI FATTO MAI. Ormai vanno tutti in Erasmus, ne ho visti migliaia fare l'erasmus, persino io (che non mi ritengo geniale né frequento ambienti illuminati) conosco 4-5 persone che hanno fatto sto fantomatico ERASMUS A PARIGI. Gente normalissima. E poi, FAI I MASTER. Ti dico che se avessi dovuto lavorare-studiare per pagarteli e nel frattempo anche tutto il bla bla bla (110, erasmus, leggere libri per diletto, disegnare scarpe, lamentarti del tuo naso, esibire parcelle di psicoterapeuti e fare la ragazza interrotta su questo blog) una lode la avresti avuta anche da me. Per finire, hai vinto i concorsi letterari. Quindi significa che sei portata per la scrittura e la letteratura, non che sei un essere superiore.

    Scendi dal piedistallo Viola, prima che sia il mondo a farti prendere una culata di quelle epiche.

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    1. Avete ragione sotto moltissimi punti di vista, ma vorrei ricordarvi che questa vostra convinzione che io non abbia lavorato per tutta la vita e che i miei genitori mi paghino tutto è giusto appena un tantino errata.

      Scusami inoltre se te lo dico, ma rivedo riapplicato il double standard anche nel tuo commento - probabilmente perché ti sto sul cazzo in quanto mi ritieni una ragazzina viziata che non ha mai dovuto fare niente nella vita: convinzione errata, ma giustificata dal fatto che mi conosci soltanto un post alla volta, un tweet alla volta.

      Mi dici che non c'è niente di speciale se io mi laureo in corso con 110 e lode, ma poi giustifichi gli altri se non lo fanno.

      Non è che ci vuole un genio per prendere un volo per Parigi, sono d'accordo: soltanto, solitamente gli Erasmus allungano ulteriormente i tempi di laurea - dimmi, quanti di quei 4-5 amici tuoi si sono laureati in corso?

      Poi, il pezzettino finale, che meraviglia: non te li sei pagati, quindi non vali un cazzo.
      Scusami, scusami davvero: non fai che confermare tutto il post.

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  26. Sono l' anonima di prima (A.) ho fatto l' Erasmus e mi sono laureata in tempo. E come me molti altri. Ah Snobbb!!! e smettila di vantarti di cose normali che ci sono ragazze straordinarie al mondo che non si sognerebbero mai di avere la tua spocchia! Ed è inspiegabile come tu possa fare della tua laurea un tale vanto quando poi tu stessa definisci Scienze della Comunicazione un gradino al di sotto della tua..lo sai come viene considerata Lettere da chi ha esattamente i tuoi stessi pregiudizi (che peraltro non condivido)? Alla pari di Scienze della Comunicazione, al penultimo posto di un ipotetica classifica tra le varie università.

    E sarebbe stato un valore aggiunto se tu avessi lavorato e studiato ma è comunque degno di nota che tu abbia studiato con ottimo profitto, non credo che nel commento sopra si volesse sminuire ciò che hai fatto ma riportarlo alla realtà dei fatti. Non voglio che tu mi dia ragione e non ne ho il minimo interessa, pensavo che un commento diverso da "sei una grande, anche io sono così intelligente e sola, non sai come ti capisco" ti avrebbe aiutato a vederla da un altro punto di vista. Ma a quanto pare sei interessata a smontare punto per punto solo i commenti di chi ti dice oggettivamente qualcosa di leggermente scomodo, mi dispiace.

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    1. Guarda che ti ho già dato ragione in moltissimi punti :) E, per la storia di SdC: soprà c'è una mia risposta a proposito.

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    2. A me 'sta storia delle classifiche di università mette ansia.
      R.

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  27. Non approvo l'abitudine della tua maestra.

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  28. Post vecchio ma mi capita sottomano oggi. Io ho imparato a pensare solo una cosa: in qualunque ambiente (amicale, sentimentale, professionale, sessuale) dove mi dicano "sei troppo [aggettivo a piacere]" io giro i tacchi e vado via. Il più delle volte ho avuto ragione io. A costo di una discreta asocialità, però (anche se chi sa tirar fuori il meglio da me non concorda su quest'ultima).

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  29. Mentre gli stupidi, ignoranti, superficiali, idioti verranno sempre applauditi, i colti, intelligenti, saggi, profondi verranno eternamente guardati male, rimproverati, allontanati. Non andrai mai bene a nessuno così come sei, perché le persone vogliono sempre qualcosa di meno o qualcosa di più, quindi, rassegnati al tuo destino di essere superiore.

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  30. Odio con tutta me stessa quel bastardo del figliol prodigo! Ancora mi perseguita

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  31. Io ho provato a vedere la storia del figliol prodigo dal punto di vista del vitello grasso e...no, non è stato bello...

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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