Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Scegliere l'Università.

Scegliere l'Università.

Questo post, a differenza dei miei solito post how-to che spiegano molto praticamente come cavarsela o cosa fare, è un post che viene da quello che mi rimane nella scatola toracica dopo ventiquattro anni - e passa, e passa - di mondo.
Alcuni di voi mi stanno mandano delle mail: chi ha già scelto, chi dovrebbe ma ancora no, chi è indeciso e pensa d'aver fatto la scelta sbagliata, eccetera eccetera.
 
 
Ragazzi, prendete cuore, coraggio e fegato a due mani, fate un bel respiro, e:
fate quello che vi piace, fate quello in cui siete capaci.
 
Semplicemente questo. 
Niente di più, niente di meno.
Prendete un foglio e dividetelo in due, scrivete da una parte quello che amate fare, e dall'altra quello che sapete fare. Nel novanta per cento dei casi - se siete nel restante dieci per cento mandatemi una mail - ci sarà una voce, o forse anche un paio, che compare in entrambe le colonne.
Quello è quello che fa per voi.
È la vostra strada.
E punto.

Lo so quello che mi state per dire:
sì ma le prospettive di lavoro?
Ragazzi miei, le prospettive di lavoro, in Italia, non ci sono per nessuno. La crisi è stata una livella: se un tempo era difficile trovare lavoro con - che ne so - Lettere, adesso lo è con ogni laurea. Quindi non vi preoccupate, e fate quello che volete.
Sono convinta che tutte quelle persone intelligenti che valuteranno i vostri CV, un giorno, preferiranno una vostra laurea presa col massimo dei voti e col minor tempo possibile - perché sì: a fare quello che vi piace è più facile che accada - a qualsiasi laureato in una laurea più figa della vostra, ma presa con le difficoltà di chi non voleva veramente far quello.
Io ci credo, ci credo fermamente.
Capite qual è il vostro talento, il vostro potenziale, la vostra monetina del cazzo e non seppellitela, ma metteteci tutta la passione che avete. Non posso credere, non voglio credere, non voglio vivere in un mondo dove tutto questo non verrà poi ripagato.

Lo so quello che mi state per dire:
sì ma mio padre mia madre mia nonna vogliono che faccia medicina/odontoiatria/ingegneria/economia
Prendete i vostri cazzo di genitori e portateli di fronte a questo post.
Signora, signore: cosa cazzo state facendo?
Ho visto le menti più brillanti della mia generazione, gente che avrebbe potuto spaccare il culo al mondo e salvare l'Italia dalla crisi, ho visto gente di gran lunga migliore di me bloccata mortalmente nella scelta sbagliata fatta da altri per loro. Pensate davvero che mandarlo a fare Medicina lo farà felice? Pensate davvero che riuscirà a fare quella facoltà con profitto, nonostante non gliene fotta un cazzo? Vi troverete a pagare tasse di anni e anni fuoricorso, e ve lo sarete meritato: nel tempo in cui questo ragazzo, questa ragazza, cercava di prendere la laurea che voi volevate prendesse, avrebbe fatto in tempo a prendersi quella che voleva e, ormai sicuro di sé, delle sue capacità, delle sue potenzialità, anche quella che volevate voi. Stesso tempo, due lauree - a voi il calcolo.
Lasciate in pace i vostri figli, fategli fare quello che cazzo gli pare.

Altri due o tre consigli: non fate le università private, che - ci sono le eccezioni, non iniziatemi subito a commentare - sono ormai delle fabbrichette che macinano soldi e creano pupazzetti fatti con lo stampino. Per diventare pupazzetti fatti con lo stampino avrete tutto il tempo del mondo poi, finita l'università: fate risparmiare i vostri genitori, risparmiatevi la tristezza di essere bocconiani e sceglietevi una buona università pubblica.
Sarete un po' meno coccolati, sicuramente: imparerete un po' a soffrire, e questo vi farà bene.
Per dare i soldi alla IULM avrete il tempo con i vari master, non vi preoccupate.
 
Andate fuorisede. Abbandonate il nido, gli amici, il fidanzato, la famiglia. Imparate a lavarvi le mutande e a cucinarvi. A pagare le bollette e a litigare con i coinquilini e col padrone di casa. Se i vostri non se lo possono permettere, informatevi presso l'azienda per il diritto allo studio della facoltà che volete frequentare per prendervi la borsa di studio e la residenza universitaria. Andatevene via. Imparate a camminare da soli.
 
Fate un erasmus. Non abbiate paura del mondo esterno. Non restate nella vostra zona di comfort. Andate fuori. Andate a vedere. Poi, tornerete, ma deve essere una vostra scelta: andate a vedere.

Non fatevi fregare dall'accademia: non fatevi raccontare da professori di un'altra generazioni storie sulla carriera accademica, sui dottorati, sugli assegni di ricerca. A volte funziona, ma spesso no: non deve essere la vostra prima prospettiva. Guardate sempre fuori, e avanti.

Non limitatevi a quello che vi dicono di fare: fate di più, leggete di più, studiate di più. Fate leggete e studiate anche altro, tutto quello che vi capita a tiro e sembra avere un buon odore, avete tempo - saranno gli unici anni in cui avrete tempo - e avendo tempo ma avendone così poco e passando così in fretta - giuro, era ieri che entravo questa casa, a Siena, da dove vi scrivo, era ieri ma ieri sono andata in segreteria a fare la richiesta del mio certificato di laurea, quindi ieri è già passato - passando questo tempo così in fretta sarebbe ridicolo, sarebbe da imbecilli, sareste dei perfetti idioti, credetemi, a sprecarne anche solo un'ora.
 
Non risparmiatevi. Metteteci tutto quello che avete. Nulla andrà sprecato, fidatevi.
 
Non so cos'altro dirvi, ma dovevo, dovevo assolutamente dirvelo.


123 commenti:

  1. Nonostante io con due lauree umanistiche (curriculum marketing della comunicazione da un lato e linguistica dall'altro) mi ritrovi, a 30 anni, a continuare a barcamenarmi tra lavoretti per nulla inerenti e spesso frustranti, continuo a sostenere che scegliere il percorso di laurea in base alla passione e non al lavoro sicuro sia una delle libertà più impagabili di sempre.

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    1. Anche perché per scendere a compromessi c'è tanto tempo dopo, no? Quegli anni lì, meglio goderseli.

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    2. Assolutamente d'accordo. E niente riempie di più come la passione.
      C'è tanto tempo per inacidirsi.

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  2. Ciao snob. Io, figlia di operaio e casalinga, sono una di quelle che medicina l'ha scelta dopo essersi resa conto che poteva, che magari era in grado. Ho fatto i test, li ho superati, sono stata la persona più felice e realizzata del mondo in quei giorni, mi sentivo il mondo in pugno, finalmente. Per caso ho trovato anche un lavoro, in un bar, quando ero al primo anno. Diciamo che da allora l'università me la pago io. Sono passati tre anni e non è stato per niente semplice, mi sono lasciata indietro tanti esami, tante occasioni, ho fatto molti errori di valutazione e ne ho pagato/ne sto pagando le conseguenze. Ho pensato tante volte di aver sbagliato tutto, di essermi sopravvalutata, di non essere "abbastanza" per il mondo che mi sono scelta, spesso lo penso ancora, ma l'università a livello umano mi ha dato davvero tanto. Credo sia grazie alle persone che ho incontrato sul mio cammino che non smetto di sperare che ce la posso fare. Se dovessi tornare indietro, vorrei poter affrontare tutto come tu suggerisci, ma ormai è tardi e mi devo "accontentare" di quello che ho seminato.
    Leggerti per me è quasi terapeutico: mi fa vomitare tutte quelle parole che solitamente restano dentro di me a marcire, sinceramente grazie.

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  3. Ciao snob , sono una tua seguace nonstante la mia giovane età (ho 14 anni ) e penso che le tue parole non siano giuste ma giustissime . Sai io vorrei fare medicina , e fidati la lampadina/illuminazione non mi si è accesa dopo aver visto grey's anatomy

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  4. Ah sono sempre io ti volevo dire , credo che il corpo umano sia fantastico , una " macchina" perfetta e credo che saper di aver alleviato il dolore di una persona mi lascerà vivere la mia vita convinta di aver dato il massimo per gli altri ..il problema è: ce la farò mai ? E se non riuscissi a studiare a sulerare il test !? E poi come si spiega la mia poca voglia nello studio , nonostante sappia ,avendo parenti dottori , che per diventare medico bisogna farsi un mazzo grande !!!? Aspetta una tua risposta , una tua offesa o qualsiasi cosa , basta che provenga da te ..grazie mille < 3

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    1. Secondo me se provi questa fascinazione per la tua materia ti sarà facile studiarla.
      Io ho fatto uno scientifico, e andavo malissimo in tutte le materie scientifiche. Mi avresti definito una persona che non aveva voglia di studiare. Arrivata all'università che mi piaceva non ho avuto alcun problema, studiare è stata la cosa più naturale.
      (Naturalmente, nell'ottica del test d'ingresso, è il caso che tu inizi a farti il culo adesso, così da uscire con un bel voto ed essere facilitata nella selezione.)

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  5. credo che sottoscriverei col sangue ogni parola.
    io sono una figlia del seguire la passione e una delle poche della mia classe del liceo che l'ha fatto. ora siamo TUTTI a spasso coi cv, nessuno escluso, anche le ingegnere e gli economisti.

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    1. EVERYBODY SENDS A CV, DU-DAAA, DU-DAAAA!
      Da me siamo in pochi ad averla finita, l'università, aspetterò ancora qualche anno per vedere tutta la mia classe del liceo a spasso - ma quel momento arriverà, sicuro.

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    2. Mi intrometto per dire che per me ciò che è più avvilente è vedere che della mia classe del liceo gli unici a spasso siamo noi con una o più lauree ahahaha.

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  6. Ecco qui, una che sta facendo Lingue straniere perché 'con lettere non ci mangi'.
    E ora non mangerò con lingue invece che con lettere+magistrale in storia dell'arte.
    Bella merda.
    Snob, questo post non potevi sfornarmelo due anni fa? ♥

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    1. Due anni fa c'avevo le crisi d'identità e volevo lasciar perdere tutto e andare a fare odontoiatria, non mi sarebbe mai uscito, 'sto post.
      Ormai quello che è fatto è fatto, almeno ti sei tenuta nell'ambito umanistico e non sei finita a fare, che ne so, biologia.
      Tranquilla che andra' tutto benone, ne sono convinta. <3

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    2. Speriamo davvero.
      Buona serata! Baci ♥

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  7. Sono sempre io la 14enne rompi balle ..comunque ti stavo dicendo voglio fare medicina per ben altri motivi , credo che il corpo umano sia una " macchina" perfetto e penso che il salvare altre vite mi far sentire miglior e mi farà aprezzare il dono della vita , dopo tutto questo preambolo mi chiedo : ce la farò mai ?? Sapro studiare ? E se non passo il test ??? Ah poi ho un altro problema come si spiega il fatto che nonostante questo mio desiderio e parenti medici che quindi mi hanno detto che per fa quel mestiere io non abbia molto voglia do studiare ?!!! Aspetto una tua risposta , un tuo rimprovero basta che sia da parte tua ...baci L.

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  8. Già il fatto che tu scriva "cucinarvi" denota un deficit circa la tua conoscenza della lingua Italiana, non mi interessa cosa tu abbia studiato perché è un errore per cui io metterei in dubbio perfino la tua licenza media, a meno che tu non conosca qualcuno fiero di cucinare se stesso invece che PER se stesso. Forse un'università privata non ti avrebbe fatto male..noi delle private ci ammazziamo di studio esattamente come chi frequenta le pubbliche, non ci regalano nulla..anzi paghiamo rette salatissime senza sapere se ne varrà la pena, un domani. Non vorrei sembrare la classica figlia di papà presuntuosa, ma mi secca quando si generalizza su queste cose: io e i miei colleghi dunque non rare eccezioni studiamo dalla mattina alla sera e non ci godiamo affatto Milano perché la nostra università, pur essendo privaa, non ci concede il lusso di non studiare sistematicamente

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    1. Ti stavo aspettando, grazie di essere arrivata <3
      Ti prego, citami il pezzo dove dico che chi fa un'università privata non studia, che me lo sono persa.

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    2. Più che altro sembra che tu non vedessi l'ora di dare questa risposta..hai pensato prima al post o alle eventuali risposte da dare?
      Non l'hai scritto, è ero, ma si legge tra le righe..è innegabile..e di coccole io, nella mia università, non ne ho mai viste: veniamo insultati e umiliati come alle pubbliche, abbiamo professori irreperibili, esami allo stesso giorno e alla stessa ora..paghiamo di più non perché siamo fessi ma perché speriamo di avere prospettive migliori ma quello che conta è la qualità dell'insegnamento nella scelta di un'università e questo nelle private è garantito..ed è anche il motivo per cui io l'ho scelta. Non rispondermi "buon per te che sei contenta della tua scelta".. Si sta solo ragionando

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    3. A dire il vero non sei partita ragionando, ma attaccandomi. Ma tranquilla, non porto rancore.
      Mi dispiace davvero che tu, nella tua università privata, venga insultata e umiliata e che i professori siano irreperibili e che gli esami si sovrappongano: a me non è mai capitato, salvo rarissimi casi. Secondo me anche il rapporto con i professori fa parte di quella che tu definisci "qualità dell'insegnamento", e in questo caso tu ti troveresti, da quello che dici, svantaggiata, quindi non vedo il senso d'aver pagato tutti quei soldi, ma vabbé.

      Comunque, il problema delle università private è che - oltre ad avere, tipo la Bocconi, pessime testimonial in stile Tommasi Ferragni & co - irrigidiscono eccessivamente lo studente. Non mi piace la forma mentis che dà un'università privata. E, da quello che ho sentito in giro, non piace a tanta altra gente. Più di un responsabile HR ha detto cose come "Bocconiani no, sono tutti uguali".
      Poi, naturalmente, è un mio consiglio, ma può essere tanto giusto quanto sbagliato, e sei liberissima di pensarla diversamente.

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    4. Prendo, inoltre, l'occasione per congraturalmi con te per l'utilizzo magistrale della punteggiatura, brava <3

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    5. Quando la volpe non arriva all'uva dice che è acerba..buona serata anche a te!

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    6. A dire il vero non è il caso, sia perché, fortunatamente, sono piuttosto benestante e non avrei avuto problemi a pagarmi un'università privata sia perché la migliore università di Lettere, altrettanto fortunatamente, è pubblica.

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    7. Ho notato che questa cosa della tua buona condizione economica la ripeti spesso...non è che mi manterresti? Ho un lessico invidiabile sai? <3
      Disinteressatamente,
      Tuo affezionatissimo lettore

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    8. La cagna (grammaticalmente parlando) paladina delle università private ha confermato le mie convinzioni su di esse. Ma sotterrati, vergognosa.

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  9. (Se non l'avessi capito sto scrivendo da un iPhone e, come saprai, mettere la punteggiatura è un'enorme seccatura. Tuttavia, non cercare di coprire i tuoi discorsi sgrammaticati con la mia fretta)

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    1. Meraviglia delle meraviglie: anch'io sto scrivendo da iPhone! Sono felice tu metta tanto e tale impegno nel commentarmi, grazie davvero.
      E, scusami, ma non credo i miei discorsi siano sgrammaticati. Però, naturalmente, puoi restare convinta del contrario.

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  10. Viola, quoto tutto quello che hai scritto, è una riflessione bellissima e spero che chi ti legge ne faccia tesoro. E sottolineo questa cosa: veramente la crisi ci ha dato la possibilità e la libertà di inventarci, di reinventarci, di fare totalmente quello che vogliamo senza il rimpianto per non aver scelto un corso che assicurasse una carriera "di prestigio". Una libertà impagabile, conviene solamente approfittarne.

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    1. Ti cito una cosa che ha postato Poupette su FB qualche giorno fa. Non so se sia effettivamente di Einstein come ha scritto lei, ma sicuramente rende.

      Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
      La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perchè la crisi porta progressi.
      La creatività nasce dall'angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura.
      È nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.

      Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.
      Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e da più valore ai problemi che alle soluzioni.

      La vera crisi è la crisi dell'incompetenza.
      L'inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d'uscita.
      Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia.
      Senza crisi non c'è merito.
      È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perchè senza crisi tutti i venti sono lievi brezze.

      Parlare di crisi significa incrementarla e tacere nella crisi è esaltare il conformismo.
      Invece, lavoriamo duro.
      Finiamola una volta per tutto con l'unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.

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  11. E' una gran bella riflessione la tua. Il finale è eccellente. E' quello che segna la differenza in tutto, nella vita, tra le persone e nello studio, essere avidi, è il segreto. E tu lo hai scoperto troppo giovane ;) probabilmente ci sei nata con questo segreto svelato.
    Mi è piaciuto leggere questo post in questo momento in cui non mi piace più niente.
    Grazie.

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  12. Io l'avevo già capito che tu sei un genio!! :)
    Ila

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  13. Io avevo BISOGNO di leggere un post così. Per trovare un po' di grinta e un barlume di sicurezza per il prossimo esame e per il percorso universitario che mi sono scelta.
    Grazie Snob <3

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  14. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  15. 31 anni. Niente laurea. Volevo fare l'infermiera e altre medie mi hanno consigliato le magistrali. Ci sono andata, le ho odiate perché io amavo la biologia e lì non ce n'era. Dopo la maturità la preparazione scientifica era di pessimo livello e mi hanno sconsigliato infermieristica. Ho mollato tutto e sono andata a lavorare. Adesso son qui che mi mangio le palle perché ogni estate sogno di andare a fare quel test d'ingresso e diventare infermiera. Voi che siete giovani, ascoltate la Snob, buttatevi in quel che vi piace. Come vi vedete tra 20 anni? Con una divisa bianca e il fonendoscopio al collo? Bravi! Testa bassa e pedalare verso quella direzione che il lavoro per chi ha passione vera vien da sé.
    Piku

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  16. Ciao Snob, ti vorrei offrire la mia verità.
    Io frequento la Bocconi.
    Ho seguito il cuore e scelto la materia che mi piaceva, mi interessava, mi appassionava.
    Ho vinto una borsa di studio risparmiando ai miei genitori parte dei sacrifici che avrebbero fatto per pagarmi la retta e che forse faranno per consentirmi di frequentare la specialistica.
    Mi misuro ogni giorno con compagni preparatissimi, mettendo in dubbio me stessa perché ce ne sono tanti con la media più alta, con più certificazioni, con più esperienze, con più stage.
    Perché se sei la persona più intelligente della stanza, sei nella stanza sbagliata.
    Metto a tacere il senso di inadeguatezza.
    Ho professori preparatissimi, disponibili, con esperienze invidiabili, con conoscenze interessantissime che fanno testimonianze in aula. Ho anche professori che non sanno spiegare tanto bene.
    Ho esami appassionanti, stimolanti, e ho anche esami che non vedo l'ora di togliermi dai piedi.
    Nella mia università ci sono miriadi di possibilità di arricchimento personale e culturale, corsi, conferenze, discussioni. A volte mi rammarico di non usufruirne quasi mai perché sono in orari poco accessibili a una pendolare come me.

    Sinceramente, ritengo di investire molto tempo, denaro, energie fisiche, intellettuali ed emotive nella mia università. Ritengo anche di ricevere molto, non solo in termini di contenuto degli insegnamenti, ma anche dall'ambiente vivace che mi circonda.

    Il bocconiano non è solo aperitivo e Old Fashion.

    Non so che bocconiani tu abbia conosciuto. Quelli snob (che ironia!), tutti uguali, impostati, che credono di avere il mondo in tasca perché "fanno la Bocconi", ci sono: sono proprio quelli che lo spirito Bocconi non l'hanno capito.

    F.

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  17. Non condivido. Ho studiato economia, mi sono laureata (un anno fuoricorso,non me ne vergogno) e il giorno successivo avevo già un lavoro.
    Ora sono soddisfatta, fiera di me e per nulla pentita di aver rinunciato a psicologia.
    Gli interessi si possono coltivare comunque,anche se non è con quelli che paghiamo le bollette.

    Caterina

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    1. Concordo! A volte trovare un buon lavoro (lavoro-che-non-è-il-lavoro-dei-sogni ≠ lavoro-che-si-odia) vuol dire trovare i mezzi per poter coltivare ciò che si ama nel tempo libero.

      Quando dovevo scegliere tra una facoltà scientifica e lettere, il mio professore di italiano mi ricordò che "una cosa è la letteratura per lavoro, un'altra la letteratura per passione": sapendo di avere la letteratura per passione, credo non avrei mai tollerato di trovarmela imposta per lavoro.

      Detto ciò, mi piace quel che studio in università (che appunto non è letteratura o similia), ma appena ho un minuto mi butto su qualche raccolta di poesie, senza che sia nessuno a dirmi quale autore devo o non devo fare, senza che lo studio di una certa visione critica sia una scelta obbligata. E a me piace così, ecco.

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    2. Caterina: hai trovato lavoro appena uscita da Economia negli ultimi 3 anni? Complimenti. Sappi che non sei la regola ma l'eccezione, perché di gente laureata in Economia e che sta a spasso ne conosco molta.

      Anonimo: forse fai parte della peggior categoria che conosco. Quelli del "avrei voluto ma ho scelto di no perché sono stato furbo e comunque ancora leggo tanto da solo perché - bof - alla fine cosa vuoi che mai ti insegnino all'Università?"
      Hai scelto di essere un dilettante. Bene. Buon per te. "Buttarsi su qualche raccolta di poesie" senza criterio e senza che "sia nessuno a dirti quale autore devi o non devi fare" non è esattamente quello che io chiamo avere passione per la Letteratura, ma l'avevamo capito che questa passione, in fondo, è solo una posa.
      Però non venire qua a fare quello che s'è voluto mantenere puro perché non sei credibile.

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    3. Laureata in nel dicembre 2011. In economia la sola laurea non è sempre sufficiente. Io ho fatto uno stage durante gli studi che ha reso il mio curriculum più appetibile.
      In ogni caso penso che sostenere che "una laurea vale l'altra"non corrisponda alla realtà. Sfido a trovare un ingegnere disoccupato.
      Mi sembra anche ingiusto,se posso permettermi, giudicare una persona perché ha scelto di coltivare la sua passione per la poesia al di fuori degli studi o del lavoro. Per amare qualcosa bisogna aver letto 10 libri di critica?
      Caterina

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    4. Abbiamo opinioni contrastanti dovute da esperienze diverse: conosco ingegneri e economisti disoccupati così come conosco filosofi e psicologhi occupati.

      Secondo me è difficile amare autenticamente, non in maniera superficiale, qualcosa che non si capisce. E per capire certe cose sì, dieci libri di critica sono necessari.

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    5. C'è un giogo da cui voi letterati "di professione" non vi libererete mai: i più grandi autori non hanno studiato letteratura in un'università. È naturale una certa ipersensibilità rispetto a questi tasti, e a ben vedere non vi si può biasimare.

      Ti suggerisco una rilettura de Le mura di Anagoor, di Buzzati: spero tu riesca a capirlo anche non sono disponibili dieci libri di critica sulle quattro pagine in questione (io è già un po' che fingo di amarlo e non ci faccio neanche più caso).

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    6. Mi sembra che tu stia confondendo diversi tipi di persone.
      a) Lo scrittore e/o romanziere
      b) Lo studioso di critica letteraria
      c) Il lettore "dilettante" di romanzi

      L'anonima di sopra può tranquillamente essere C ma, a mio parere, senza una formazione universitaria di un certo livello, non potrà mai essere B.

      Diciamo che lo stato B è l'unico che presuppone degli studi: uno può essere un A di talento senza aver mai toccato libro - raro, ma capita - o anche un A senza talento che però fa i soldi grazie agli C.

      Tutto questo non lo sento come un giogo, affatto.

      E non pensare che i libri di critica ti dicano "cosa" c'è scritto nei romanzi o ti "spieghino" i romanzi perché non è così.

      Comunque, sei libero di farmi i nomi dei "più grandi autori" che "non hanno studiato letteratura in un'università". E che siano in un numero tale da non essere una semplice eccezione che conferma la regola in proporzione a quelli che hanno studiato letteratura all'università.

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    7. Sei tu che stai confondendo la persona che ha studiato lettere all'università (d'ora in avanti, per brevità: letterato), che saresti tu, con la persona appassionata di letteratura, che sarei io.

      Ora, il fatto che uno sia un letterato non esclude assolutamente che uno sia anche appassionato di letteratura: è anzi auspicabile che il letterato sia appassionato di letteratura, altrimenti non avrà probabilmente molto successo; il punto è che non è la stessa cosa (imho). Allo stesso modo non è detto che un ingegnere sia un appassionato di ingegneria, o che uno storico dell'arte sia appassionato d'arte: è fortemente consigliato e magari probabile, ma non è una necessità logica.

      Che i libri di critica spieghino lo hai inteso tu poco sopra, quando dicevi che erano necessari per capire: l'idea di qualcosa che aiuti a capire senza spiegare non è facilmente giustificabile.

      Sono libero di fare liste, ma visto l'andazzo temo che qualunque verrebbero bocciate solo perché soddisfacenti la mia tesi. Tiro fuori giusto qualche nome che mi viene in mente:
      - Dostoevskij: ingegneria militare;
      - Kafka, Flaubert: giurisprudenza (F. abbandona poi gli studi);
      - Woolf, Baudelaire: niente studi universitari (per motivi diversi);
      - Joyce, Poe: lingue (P. abbandona al primo anno e si arruola);
      - Proust: scienze politiche.
      Certo, ci sono a volte affinità (nelle facoltà di lingue ci sono diversi corsi di letteratura), ma non ti colpisce il fatto che nessuno di questi abbia studiato, come te, proprio lettere?

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    8. Guarda, stasera c'ho un giramento de coglioni tale che, sai che ti dico? C'hai ragione te, bravo, bravi: non fate lettere e leggete quello che cazzo vi pare, studiate qualcosa che vi faccia fare qualche quattrino, spendetevelo, morite, e amen.

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    9. Toh, la snob ha scritto "psicologhi" e poi non si è picchiata da sola...segnalo uno splendido articolo di Giorgio Manganelli dal titolo eloquente: "Vuoi fare lo scrittore? Prendi geologia!". E poi ricordo una bellissima scena del film di Nanni Moretti "sogni d'oro" dove lui urla "tutti parlano di cinema ma io parlo mai di medicina?".
      La mia personale esperienza è la seguente: io laureato in giurisprudenza sono a spasso, mentre tanti dei miei amici letterati stanno bene o male lavorando, però ritengo di non essere inferiore ad alcuno di loro nel giudicare la qualità letteraria di un testo. Insomma regole certe non ce ne sono: immaginate fare però un'università che non vi piace e poi non trovare nemmeno lavoro...bella rosicata, no?

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  18. Ho provato a fare il foglio con la lista delle cose che so fare e di quelle che mi piacciono. Ho già 25 anni e provare a fare Medicina mi ha annebbiato la mente. Il mio foglio è rimasto bianco. Non so più cosa so fare perchè non ho più provato a fare altro, non so più cosa mi piace perchè ho cercato di farmi piacere solo questo.
    Il tuo post mi ha dato un pugno nello stomaco. L'ennesimo.

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    1. Parliamone, mandami una mail. <3

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    2. Sono un anonimo diverso, anzi anonima.
      Vivo la stessa situazione che hai descritto così bene, in poche parole, da dare tu a me un pugno nello stomaco.

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    3. Sono ripassata per caso da questo post. non avevo letto prima il commento al mio commento. mi dispiace che tu mi abbia capita. ti stringo.

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  19. Anzitutto complimenti per il blog! Lo seguo da poco, ma è davvero interessante.
    Il post mette insieme diversi punti. Un conto è la scelta universitaria, un altro la curiosità d'informarsi, di formarsi e conoscere.
    Riguardo la scelta, non sono completamente d'accordo sulla crisi che livella.
    A me sembra che il gap nelle prospettive lavorative associate ad ogni laurea sia rimasto più o meno quello, ma che per tutte le lauree si sia spostato verso il basso: quelle che avevano difficoltà ne hanno ancora di più, quelle che non ne avevano cominciano ad averne.
    Detto questo, è assolutamente vero che chi studia ciò che gli piace ha garantita una marcia in più: bisogna solo capire se ne valga la pena.
    Anche perchè alle superiori si ha solo una vaga idea di come siano i lavori di moltissime facoltà, no? E se non si sa come siano, come si può sapere davvero se e quanto piacciano?
    Vorrei spezzare un'altra lancia a favore delle private (un pò le hai insultate, comunque tu voglia metterla). Secondo me che valgano o meno la pena dipende molto dalla facoltà (oltre all'ateneo, ovviamente). Alcune hanno metodi particolari (es. molta pratica/laboratori associata alla teoria) che mancano alla pubblica, una migliore nomea, o anche solo una migliore organizzazione (tu dici che una cattiva organizzazione "colpendoti" ti farà crescere...ok, può essere, ma non traformiamo in pregio un difetto!).
    Io non faccio la Bocconi (ma la Cattolica...sì sono di parte), però mi sembra tu abbia una visione un pò esagerata degli studenti-pupazzetti (c'è anche tanta gente sveglia, eh).
    [curiosità: ma la tua opinione negativa è nata per i mostruosi cambiamenti del tuo amico bocconiano che trova sexy la tua punteggiatura?]
    Per la curiosità e lo studio "extra" sono completamente d'accordo. Per questo mi sono messo a studiare tedesco e giapponese pur non essendomi necessari in sè. O a fare i vari ecdl.
    Sul fuorisede hai ragione, purtroppo io non l'ho fatto ma sono d'accordo che sarebbe servito.
    Chiedo scusa del papiro!

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    1. Che tristezza vedere studenti universitari che prendono a cazzotti la propria lingua... Ma alla Cattolica non fate esami scritti?
      "PO' " SI SCRIVE SENZA ACCENTO!

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    2. Federico, non ho capito molti punti del tuo discorso. Bisogna capire se ne vale la pena di cosa? Ma di che stai parlando?

      Per la Cattolica, devo dire, ho un disprezzo forse ulteriore data dalla setta di Ciellini che la gestisce, per carità.

      Io non ho mai parlato di cattiva organizzazione dell'Università pubblica - a Siena mi sono sempre trovata benissimo, sotto questo punto di vista.

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    3. @Anonimo
      Ok, ho sbagliato; è un post lungo, comunque più utile del tuo commento.
      Non che giustifichi le mie deficienze grammaticali (o disattenzioni?), però non è il mio ateneo, ma in generale la facoltà di giurisprudenza ad avere pochi esami scritti. Praticamente solo quelli legati ad economia (ec.politica, dir.antitrust, contabilità e bilanci d'impresa,etc) o magari parziali.

      @Snob
      Vale la pena scegliere la facoltà che ti piace ed avere quella marcia in più, ma trovarsi poi in difficoltà nella ricerca lavorativa? ognuno sceglie. Dimmi quali altri punti ti sono oscuri.

      Posso accettare il tuo disprezzo per la Cattolica, però secondo me sei un pò piena di preconcetti: io non sono particolarmente religioso, non conosco mezzo ciellino, nel consiglio studentesco (che non serve a nulla) c'è di tutto, anche gente di sinistra. Che poi ci sia il consigliere vaticano in consiglio d'istituto mi è sempre sembrato più buffo che sinistro, certamente non ha mai avuto conseguenze (almeno tangibili per lo studente medio). Inoltre tutte le università grosse in Italia sono più o meno legate ad un gruppo d'interesse, ciò non ha mai impedito di formare gente preparata. L'unica cosa secondo me che sostenga l'appellativo "Cattolica" è il fastidioso obbligo di sostenere gli esami di teologia (libretti teologici da 200pg) durante le sessioni.

      Non hai esplicitamente parlato di cattiva organizzazione dell'Università Pubblica, però cito: "Sarete un po' meno coccolati, sicuramente: imparerete un po' a soffrire, e questo vi farà bene". Io ho capito soffrire per disorganizzazione, così come una miglior organizzazione "ti coccola". Magari ho capito male, dimmi tu cosa intendevi.

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    4. ...ho riscritto "po'" con l'accento...se ti viene un infarto non letale, anonimo, cogli l'occasione per rivedere le tue priorità esistenziali.

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    5. Non sono d'accordo sulla storia della difficoltà nella ricerca lavorativa: come ho già detto, secondo me non si hanno difficoltà se si sceglie la materia più adatta ad ognuno e si porta avanti l'università ai massimi livelli.

      L'impressione che ho da racconti di gente che frequenta le università private è che tu non sia considerato uno studente, ma un cliente pagante che quindi deve essere soddisfatto e a cui deve essere data la laurea - alla fine, ha pagato per averla, no?
      Nelle pubbliche non è così.

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    6. Il tuo ragionamento è molto in linea con il titolo "snob". Nel senso che funziona solo finchè in tanti non scelgono la materia che amano con grande profitto. Solo i primi tot, l'eccellenza, avrà lavoro, gli altri, pur bravissimi, no. Tutte le facoltà hanno dei posti di lavoro, ovvio, tu quindi dici di mirare a tutti i costi ai pochi disponibili (ammesso e non concesso, in Italia, che il merito sia l'unico criterio di selezione). Va bene, però visto che in tanti ti leggono almeno scrivilo.

      Se la tua impressione fosse giusta, agli esami boccerebbero poco, giusto? Istituzioni di dir. privati è lo sbarramento che da noi boccia metà studenti. Metà abbondante. Sono clienti, pagano, ma vengono bocciati e non possono dire "ma". A commerciale 2 (esame specialistico, se lo scegli vuol dire che vuoi studiare, eppure) qualche giorno fa eravamo in 14 e hanno passato l'esame solo in 6. Voto massimo 26. Nella logica di un cliente che riceve il servizio sinceramente chiederei il rimborso. Non lo chiedo perchè è una logica stupida che nulla c'entra con la formazione.
      [inoltre bocciandoti e facendoti finire fuori corso mi paghi un anno in più,no?]
      Inoltre se un'università avesse fama di eccessiva facilità non sarebbe spendibile nel mondo del lavoro e non avrebbe senso, nessuno si iscriverebbe.

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    7. Davvero, non riesco a capire quello che scrivi.


      Allora, l'università che descrivi è uguale a quella pubblica. Quindi, non capisco perché spenderci tutti questi soldi.

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    8. Tu presupponi che tra una laurea considerata meno e una considerata più, ci sia concorrenza (nella mente di "tutte quelle persone intelligenti che valuteranno i vostri CV") e che se la prima ha le giuste qualità (tempi brevi e voto alto) il bene, la laurea meno considerata, vincerà. Il problema è che per la maggior parte dei posti di profilo non c'è questo tipo di concorrenza, devi per forza avere una laurea tra le pochissime accettate.
      Invece in quei posti di lavoro dove tale concorrenza effettivamente ci sarà, il tuo ragionamento fila, ma con una complicazione: scegliendo col cuore avremo molti più laureati brillanti in materie meno considerate. Il risultato sarà che il tipo incaricato di valutare i CV si troverà davanti un laureato con i requisiti di profilo ideale, ma laureato tardi e con voto basso, e tre (invece di uno) neolaureati bravissimi in materie "alternative". Ne prenderà comunque solo uno.
      Davvero però, non volevo essere polemico a tutti i costi, tanto non cambio la tua idea sull'argomento.

      Ma infatti nella loro essenza didattica sono uguali. I fattori decisivi sono nomea, migliore organizzazione/qualità didattica ed eventualmente programmi speciali o tecniche di insegnamento particolari. La scelta pubblica è assolutamente legittima, volevo solo dire che prima di escludere la privata bisogna un attimo considerare i pro e i contro relativi alla specifica facoltà.

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  20. ho studiato medicina perchè è quello che ho sempre sognato di fare, perchè mi piaceva, perchè non riuscivo ad immaginare di essere qualcosa di diverso da un medico.
    adesso lo sono, da quasi un anno.
    da allora ho lavorato 3 settimane.
    ripeto: TRE SETTIMANE.
    questa crisi è davvero una livella come dice la snob. non fatevi convincere da chi è ancora illuso che una laurea in medicina significhi lavoro assicurato.
    M.

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    1. Medicina, come giurisprudenza e altre, sono sempre state considerate facoltà "nobilitanti" e quindi scelte (talvolta a caso) da moltissimi studenti... Quindi attualmente il mercato è saturo. Per medicina però nei prossimi anni ci sarà un turn-over, molti medici sono ormai anziani e andranno in pensione e grazie al numero chiuso proposto dalle università dovrebbero subentrare i giovani in modo fluido e tranquillo.
      La crisi non ha livellato tutti, ci sono facoltà che prima consentivano di trovare lavoro subito (farmacia e ingegneria in primis, se ci basiamo su statistiche riportate dal Corriere etc.) e ora invece anche trovare lavoro con queste è più difficile... Ma con facoltà umanistiche e/o definite normalmente fuffa non ci sono mai state molte opportunità nemmeno in passato, figuriamoci ora! Le facoltà sono tutte uguali, ma alcune sono più uguali delle altre ;)

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    2. Macché: con Lettere, magari, non si diventava dirigenti, ma guarda che tutti quelli che si laureavano in facoltà umanistiche una trentina d'anni fa si ritrovavano a fare i professori - medie, superiori o universitari a seconda di capacità/ambizione.
      Il che magari potrà non essere il lavoro dei sogni, ma ammetterai che ha un rapporto fatica/stipendio/ferie ottimale.
      Adesso, purtroppo, non è così semplice.

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  21. Ciao Snob, ti seguo da poco, ma ti trovo fantastica. Ho realizzato da (troppo) poco quello che hai scritto nel tuo magistrale post. E ora, dopo una triennale in lingue e mesi su mesi di crisi d'identità, ho deciso di iscrivermi alla magistrale di lingue, con, come unica consapevolezza, la coscienza di essere sempre stata brava con le lingue...il futuro fa paura, sì, per questo è meglio forse affrontare una giornata alla volta, e fare quello che piace di più.
    Una curiosità: tu cos'hai studiato? :)

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  22. Hello Snob, urge consiglio per mia sorella. Laurea triennale lingue in corso. Io le consiglio un master simile a quello che stai facendo tu, inerente comunque al web. Che dici e dove? Grazie grazie
    Sarah

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    1. Secondo me prima di pensare al Master dovrebbe fare la specialistica, molti Master non sono accessibili se non a laureati di secondo livello.

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  23. Aggiungo un'ultima considerazione... Non fidatevi al 100% dei vostri professori delle superiori! Se avete sempre preso 8 ma per studiare 10 pagine ci mettevate 5 ore tutti i pomeriggi occhio che all'università potreste avere dei problemi! Allo stesso modo se siete le schiappe della classe non vuol dire che siete negati per lo studio, a volte è perchè la scuola superiore scelta a 14 anni non era proprio fatta per voi. L'università è lo stato brado, decidete voi quando, cosa e quanto studiare ogni giorni, e non esiste la "fama" come al liceo ! Ogni esame è una sfida!

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  24. Da bocconiana convinta (come hanno già scritto altri, i figli di papà col mocassino e le soubrette sono una netta seppur vistosa minoranza, in Bocconi) faccio un grosso plauso al tuo post.
    Condivido al 100%

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    1. È la vistosità che mi frega, evidentemente: forse non ho un campione abbastanza ampio per dare un giusto giudizio.

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  25. Io ho fatto esattamente questo ragionamento quando ho scelto la mia facoltà, ormai un bel po' di tempo fa: adesso dopo più di un anno di disoccupazione e nessuna prospettiva futura, lo rimpiango amaramente. Molto meglio sarebbe stato aver scelto qualcosa di più spendibile o, meglio ancora, andarsene subito a lavorare. E non è affatto vero che una laurea in lettere offre le stesse opportunità che una in ingegneria, non diciamo sciocchezze. Francesca

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    1. Non dico sciocchezze: secondo me non importa quale laurea si prende ma come si prende. Si deve scegliere il campo in cui si può eccellere - tanto nei tempi quanto nei voti. Della mediocrità io non saprei che farmene.

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    2. Io ho due lauree con 110 e lode prese entrambe nei tempi stabiliti (con le sessioni di ottobre, per capirci), uno stage presso il sistema museale della mia zona, una lunga collaborazione con la società romanda Federcultura, esperienze all'estero, tutoraggio e altro ancora e mi ritrovo, in questo momento, a fare la commessa per la stagione estiva. Questo per dire che, sì, ormai il livellamento c'è stato nell'equazione facoltà-posto di lavoro ma è pur vero, io credo, che in questo momento storico anche il "come" si prende la laurea non abbia più importanza. Purtroppo e tristemente.

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    3. Ma secondo voi un medico, un avvocato, un ingegnere che hanno studiato solo per portarsi a casa il tozzo di pane, saranno dei professionisti validi? La risposta è no, saranno gli ennesimi svogliati e disinteressati che intasano il mondo del lavoro. Che poi scusate ma se io non sono portato per la legge, la medicina, l'avvocatura posso mettermi con le catene al tavolo a studiare ma sarò sempre 1-un asino 2-un mediocre.
      Punto secondo, l'università, ripetiamo il mantra, non è un ufficio di collocamento, si studia per aprire la mente, e l'apertura mentale è quella che permette di farsi strada, non un titolo appiccicato per convenienza.

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    4. Sono molto d'accordo con la riflessione finale.
      Io, nonostante non riesca a lavorare nell'ambiente che vorrei, non tornerei mai indietro per cambiare la mia scelta. Sono felice di ciò che ho studiato, appagata e piena. Il lavoro a cui le mie facoltà mi avrebbero portato è sempre stato un fattore secondario nelle mie scelte.

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  26. Confesso che talvolta ti trovo insopportabile, perché hai un tono intrinsecamente snob (maddai?!), però questo è uno dei post più utili della storia. Perché non vai a fare la motivatrice?! ;-)

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  27. Anche io la penso come te. E se per caso non fosse così non mi interessa. DEVE essere così.
    Giancarlo

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  28. bellissimo post, credo di non poter aggiungere niente di più , sono completamente d'accordo con te :) non per niente faccio l'accademia di belle arti, peggio di così ma sono felice e faccio quel di più perchè quello che studio mi appassiona e mi piace, mi strapiace, spero che più persone possibili leggano questo post, non se ne può più di quei discorsi "l'università è inutile, tanto non c'è lavoro" "conviene lavorare" "voi che fate lettere siete idioti" "sì ma se devi farla almeno fai il medico"
    L'università si fa per se stessi, per cultura e passione, intelligenza, elasticità e cultura non sono mai di troppo.
    Mi permetto anche una critica, a tema moda, verso quelle fashion blogger che hanno palesemente abbandonato l'università, facendo credere alle ragazzine che basti aprire un blog per diventare ricche e famose, ragazzine non funziona così! se vi piace la moda fate una scuola di moda, studiatela, sudate, che poi la moda è anche più bella di come appare su certi blog!

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  29. Scusate ma dove è il problema?
    Viola sta semplicemente dicendo che in un momento di forte congiuntura - come è quello attuale - e in cui il mercato del lavoro è abbastanza immobile vale ancora di più la pena di seguire i propri sogni /ambizioni / inclinazioni / talenti (ognuno può mettere la parola che sente più opportuna).
    Se non ci sono quasi più facoltà "con cui si trova lavoro" (ma ci sono realmente mai state?) allora è meglio evitare di turarsi il naso e respirare a pieni polmoni lì dove si studia ciò che si vuole e piace.
    Tra l'altro - al di là di alcune professioni specifiche - molto spesso il lavoro che si farà è un qualcosa che si costruisce man mano, e non per ripiego o per fallimento.

    Poi, è ovvio, si parla in generale. Esisteranno migliaia di casi particolari, tanti quanti sono i lettori del blog e di più. Non credo si pretenda di enunciare un teorema.

    Sul dibattito meglio pubblico o privato è una faccenda complessa, che varia da ateneo ad ateneo. Non vale sempre l'equazione pago dunque mi laureo (e bene!), ma anche il pubblico non è ovunque la panacea.

    Mari

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  30. Ad una che si è già iscritta a quattro facoltà diverse, che ha preso solo bei voti ma dopo una manciata di esami ha sempre mollato, cosa consigli? Domani dovrei iscrivermi alla quinta, ma al pensiero mi viene la pelle d'oca.

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  31. Quando si parla di scelta dell'Università, mi sento sempre tirata in ballo. Al momento della scelta, ero convintissima di voler fare medicina. Ho studiato tutta l'estate, da brava ho passato il test e poi mi è preso il panico. Riporre i vari De Roberto, Deledda, Puskin, Bulgakov, Voltaire, Austen, Proust per fare spazio a Elementi di biologia mi faceva venire la depressione e così, con calma, ho candidamente spiegato ai miei genitori che proprio non potevo studiare qualcosa che non mi appassionava. Mi ricordo che in quel periodo, un altro pensiero mi rubava il sonno: mi dispiaceva aver tolto il posto a qualcuno che magari la medicina l'amava davvero. I miei non mi hanno parlato per un po' ma poi se la sono fatta passare, io mi sono trasferita a Venezia dove studio lingue e letterature straniere e adesso sono certa che almeno sto facendo quello che mi piace. Penso ci sia sempre tempo per essere infelici, frustrati, stressati per un lavoro che non si trova o per un lavoro che si deve fare. I vent'anni sono il tempo per essere felici, per metterci sei mesi a leggere le notti bianche di Dostoevskij in russo, per leggere i saggi di Sartre in tutta calma. Quando dico che studio lingue, la prima domanda è: - Ma studi Cinese/Giapponese? - quando rispondo di no, l'interlocutore mi guarda con un misto di invidia e compassione. Invidia perché dà per scontato che io sia ricca e che possa permettermi di studiare quello che voglio, compassione perché tanto "con una laurea in lingue e letterature straniere non si fa più niente, lo sanno tutti". Quando le persone mi rispondono così, io sorrido. A volte, vedo nei loro occhi la frustrazione per l'aver scelto un università vicino casa per non lasciare il ragazzo, per l'aver scelto economia perché il papà è commercialista. Ovviamente non generalizzo: ci sono medici e medici, economisti ed economisti. E questa differenziazione nasce dal fatto che al liceo non si insegna la cosa fondamentale: la libertà di scelta. Se insegnassero a essere coraggiosi, a difendere le proprie passioni allora ci sarebbero meno medici distratti, meno avvocati svogliati, meno economisti incapaci di analizzare i problemi. Nei commenti qualcuno dice che non c'è niente di male a coltivare una passione al di fuori dell'ambito lavorativo. Vero. Verissimo. Le possibilità che diventiamo tutte Simone De Beauvoir, Rita Levi di Montalcini o Artemisia Gentileschi sono poche, ma sarebbero ancora meno se ci impegnassimo in qualcosa che non ci piace. Uno dei motivi di questa crisi imperante è proprio questo: tanti asprianti scrittori, archeologi, filosofi, pittori si sono spontaneamente chiusi nella grande gabbia dei numeri e delle formule matematiche con un risultato disastroso. Ovviamente non sto qui a dire che una volta uscita dall'Università, le aziende si prostreranno ai miei piedi perché mi sono laureata in tempo e con buoni voti. Molto probabilmente l'ingegnere mediocre che da grande avrebbe voluto fare il filosofo troverà un lavoro prima di me e io farò un lavoro che non mi piace. Avremo ottenuto lo stesso risultato, con l'unica differenza che io avrò amato e adorato gli anni dell'università e lui li ricorderà con frustrazione e ansia. Senza contare che in una storia a lieto fine, la cameriera laureata in lingue magari, alla fine, riesce ad entrare a lavorare in una casa editrice e realizzare il suo sogno, mentre il mediocre laureato di ingegneria rimarrà tale perché, diciamolo, se non sei capace di difendere le tue passioni a vent'anni, quando hai dalla tua un po' di incoscienza e sfrontatezza, quando ne sarai mai capace?

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    1. Cara Jennifer, mi rivedo a vent'anni nella tua storia. Iscritta a medicina (senza test, al tempo) perché così voleva la mamma, ci ho messo 3 anni e un dannato esame ripetuto 6 volte prima di cambiare. Mi sono laureata in lingue, faccio la traduttrice a tempo pieno, non ho certo i soldi delle mie amiche medichesse ma stranamente non mi sono mai più guardata indietro e non ho mai avuto rimpianti. Ad majora! Saluti e in gamba, Paola

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  32. Bel Post scritto da una ragazza giovane piena di entusiasmo ed aspettative, é giusto che le abbia altrimenti che primavera della vita é? Ma la realtá é un'altra e certe lauree se le possono permettere solo chi non é poi obbligato a guadagnarsi il pane. Il figlio della mia migliore amica si é laureato in filosofia con 110 e lode perché ci credeva ed ora lavora come guardiano presso un locale infimo di giochi alettronici. Al contrario, di ingenieri disoccupati non ne conosco nemmeno uno! Io faccio un lavoro amministrativo perché gli studi non me li sono proprio potuta permettere, il lavoro non é il massimo della passione ma mi permette di mantenere la famiglia al completo. La laurea in lettere e storia la sto prendendo come hobby, fuori dal lavoro e per passione. E' giusto che i giovani abbiano sogni ma il contatto con la cruda realtá risparmia amare esperienze.
    Una quasi cinquant'enne che ti segue...

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    1. Almeno abbi la decenza di scrivere ingegnere invece che ingeniere

      Una laureata in lettere classiche

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    2. se non si è potuta permettere di studiare mi chiedo se c'è bisogno d'infierire? siamo alle medie per caso? è vero che su internet si legge di tutto, ma tanta gente non ha studiato e non per sua colpa
      non sparate sulla croce rossa che tanto non è che sembrate più colte, sembrate oslo più stronze

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    3. Non sto pretendendo una laurea, né un diploma di maturità: a scrivere in Italiano si impara alle elementari.

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    4. Il problema non sono (solo) gli svarioni. Il problema è il concetto esposto. Qualunquistico, terribilmente.

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    5. In realtà la "cinquant'enne" sta prendendo una laurea in lettere e storia come hobby.

      Un futuro "ingeniere".

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    6. Scusami Anonimo, ma cosa c'entra?
      Ho semplicemente detto che trovo il pensiero esposto piuttosto qualunquista. Che poi la persona abbia zero, una o dieci lauree non influisce. Potrebbe pure essere un professore ordinario...

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    7. Mariacristina Bastante, il mio pensiero sará qualunquista ma é dettato dall'esperienza di vita vissuta, non é astratto e pescato da un cilindro. Io posso essere orgogliosa di mantenere una famiglia, lavorare a tempo pieno in una ditta multinazionale (all'estero) e realizzar i miei hobby e tu invece chi sei? Vorrei vederti tra 3 decenni e poi ne riparliamo, vedremo cosa hai realizzato nella vita, che sogni sono andati in porto, quante persone hai amato, incontrato, sopportato e supportato. Chi si ricorderá ancora di te e del tuo bel parlare a vuoto, dei TUOI discorsi da scolaretta che ripete a pappagallo quello che fa tanto trendy...Vi aspetto al varco, quando la vita vi fará sanguinare il naso. Siete giovani con esperienze solo ovattate, dove il massimo dello sforzo consiste lavoricchiare per pagare le vacanze. Ingenue con l'arroganza di aver capito tutto della vita...fate pena...
      La Cinquant'enne

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    8. Mi scusi se rispondo tardi, ma credo sia il caso.

      Non sono una scolaretta, diciamo che non ne ho più l'età.
      Diciamo pure che ho un lavoro (direi buono).
      Diciamo anche che ho un figlio e che - con il mio compagno come è giusto che sia - provvedo a mantenerlo.
      Diciamo che ho una Laurea, di vecchio ordinamento, e che sto finendo un Dottorato di Ricerca.
      Diciamo, infine, in quale campo: Storia dell'Arte Contemporanea, Facoltà di Lettere.

      Non parlo a vanvera, credo. E, me lo permetta, nemmeno a vuoto.

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    9. Cara "cinquant'enne"
      La invito cordialmente ad imparare l'ortografia e ad essere più socratica nelle argomentazioni.
      Se invece lei è un troll, allora andiamo a ballare la giga con paperino e la gallinella operosa.

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  33. Ho scelto di seguire un percorso di studi che mi permettesse di approfondire l'unico interesse VERO che abbia mai avuto. Ho studiato come una forsennata, la triennale è stata un trionfo.
    Ho iniziato la magistrale in modo brillante ma qualcosa si è rotto: pur ottenendo ottimi risultati ho finito gli esami a fatica. Scrivere la tesi mi terrorizza come poche cose e passo le mie giornate a rifuggirla. Sentendomi terribilmente in colpa.
    Ho creato un fuoco che si alimenta da solo e sto lottando tantissimo perché non mi inghiotta del tutto. Eppure - anche in un momento così complicato - non me la sento di ritrattare la mia scelta: per nessun motivo al mondo avrei potuto studiare altro.

    So che DOPO riceverò per lo più porte in faccia e che probabilmente il mio percorso di studi verrà ritenuto quantomeno risibile dai più, ma non mi interessa. Sono stata onesta con me stessa e in questo DEVO poter trovare la forza di cercare il mio posto nel mondo.

    Detto questo, grazie Snob: sentire qualcuno che canta nello stesso coro è sempre terapeutico.

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  34. Parlo da laureanda in storia dell'arte e futura studentessa in specialistica nella stessa materia (sì, so' de coccio!) e sono piuttosto stufa di chi continua a sottolineare come ci sia comunque la possibilità di coltivare da sé le proprie passioni al di fuori del percorso universitario (mi riferisco ad uno dei primi commenti). Sì, certo, leggere Dostoevskij o andare alle mostre è più che legittimo, è meraviglioso, ma non rende né esperti di letteratura russa né critici d'arte. La mia prof di storia dell'arte del liceo diceva che la sua materia è come un'acquasantiera in cui tutti si sentono in diritto di immergere le mani e credo che il discorso possa essere esteso a tutte le altre discipline umanistiche. Non se ne può più di questo pregiudizio, non se ne può più di gente pseudocompetente su qualsiasi cosa in giro. Ok, io non studierò mai quanto un iscritto a medicina e ok, non avrò mai il lavoro dei miei sogni (ma esiste, poi? Del resto sono facoltà che prevedono mille profili professionali come nessuno) ma chiedo, imploro!, che ognuno sia lasciato in pace nel proprio mondo (iper)specializzato. Ché io la vedo, la faccia che fate, quando vi dico cosa studio!

    (So che non è proprio l'argomento principale del post ma avevo davvero bisogno di questo sfogo.)

    R.

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    1. R., ti bacerei in bocca.
      Sono anni che incontro gente che crede di avere le mie stesse competenze per aver letto una raccolta di poesie della Merini, due libri di Bukowski e l'ultimo di Murakami.

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    2. Sono una di quelle che nei commenti sopra sosteneva la possibilità di amare qualcosa senza farne un lavoro.
      Preciso che mai e poi mai mi spaccerei come esperta di argomenti di cui semplicemente mi interesso.
      Ho il massimo rispetto per gli addetti ai lavori, per chi su quei temi ha impiegato tempo e risorse.
      Per favore, però, scendete dal piedistallo. Non ho nessuna intenzione di chiedere il vostro permesso per visitare un museo o entrare in una libreria.
      Caterina

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    3. Ma infatti sei libera di entrare dove vuoi, leggere quello che vuoi e capire quello che vuoi.

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  35. GRAZIE!
    Sono solo in quarta liceo e in teoria ho ancora tempo per pensare all'università, se non fosse che praticamente tutti hanno iniziato a chiedere cosa voglio fare dopo. Io proprio non lo so. Ogni volta inizio a pensare a tutte le facoltà che mi vengono in mente, che poi sono sempre le solite: medicina, ingegneria, economia...
    Essendo una che detesta le scienze e ha la precisione di un elefante non mi ci vedo proprio, fosse per me starei tutto il giorno a leggere, a guardarmi film o a cercare persone, luoghi, date su Wikipedia (lo so, sono un po' strana!). Tutto questo giro di parole, che peraltro non porta da nessuna parte (ma cerca di capire sono quasi le tre di notte) per dirti GRAZIE, mi hai dato il coraggio di prendere seriamente in considerazione alternative che prima consideravo impossibili.
    Probabilmente quello che ho scritto è troppo lungo e senza senso.

    P.S. Ho iniziato da poco a seguirti, ma non ho ancora capito se mi piaci o meno perchè ti trovo a tratti un po' irritante, ma probabilmente è anche per questo che il blog è interessante (non prenderla come una critica, è solo ciò che penso).

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  36. uau.
    uau.

    condivido TUTTO. altrimenti non avrei scelto odontoiatria senza avere uno straccio di parente alla lontana dentista.
    complimenti.
    maty

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  37. Da quando ho visto i quadri della maturità ho avuto il panico per quel che mi aspettava.
    So già che significa studiare ciò che non si piace visto che mi è successo al liceo: ho preso il linguistico pur non amando le lingue, mi sono pentita fino all'ultimo di non aver preso il classico.
    Avrei voluto tentare il test di Medicina ma mi risparmio il massacro, ho visto fallirlo da persone decisamente più intelligenti di me e portate allo studio scientifico.
    Allora tenterei quello di Dietistica (mi ha sempre affascinata l'alimentazione) ma ci sono solo 15 posti, IMPOSSIBILE entrare.
    Rimane Infermieristica, ma ecco, io non mi ci vedo. Non ho spirito filantropico, non ho pazienza, ho poca umanità in generale (sembro una persona orribile, lo so). Il mio fidanzato è medico psichiatra e conoscendo anche l'ambiente continua a sconsigliarmelo, o meglio, mi dice di fare il test per avere tutte le porte aperte ma che non mi ci vede. Il bello è che lui pur essendo dalla parte "buona" della barricata (cioè quello con la laurea "utile") continua a farmi circa il tuo discorso del post(alla faccia della cinquantenne qua sopra) e mi porta come esempio la sua ex compagna coetanea e con la stessa laurea, che passa da un contratto all'altro.
    Fin dall'adolescenza ho sempre saputo di essere naturalmente portata per filosofia e lettere, erano le classiche materie in cui eccellevo senza particolare fatica.

    Tutto questo bel sgrammaticato papiro per dire che continuo a sperare nell'Enalotto (che manco gioco perché mi rode dare soldi allo Stato).
    Vabè.

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  38. Mah, secondo me ci può essere un compromesso, ovvero cercare un percorso di studi che piaccia e che abbia anche delle prospettive interessanti. È tanto bello il discorso sul fare ciò che interessa di più ma anche no, e lo dico pensando a tutti i miei coetanei quasi trentenni che hanno fatto scelte simili e ora o sono a casa o hanno contratti ridicoli. La crisi non ha avuto gli stessi effetti in tutti i settori, ce ne sono che danno più garanzie e altri che producono disoccupati. Ad un diciottenne io ora direi informati, cerca di capire quello che ti piace ma anche cosa può darti un futuro, perché la vita di chi ha faticato per studiare e poi si ritrova dietro la cassa di un supermercato non è per niente bella.

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  39. Andate a lavorare da piccini...a 27 anni ho lo yatch,6ville 2 maserati e un ferrari...lo studio non paga

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  40. Sono d'accordo con ogni singola parola del tuo post. E, ad avvalorarne la prima parte, mi permetto di aggiungere la mia esperienza personale: al liceo ero brava, avevo molti interessi. Poi ho toppato alla grande con l'università. Ho fatto la scelta sbagliata, la meno adatta a me, frutto di condizionamenti ripetuti e fuorvianti che mi hanno fatto perdere sicurezza e senso della realtà.
    Ci ho messo una vita, soffrendone ogni singolo secondo e sentendomi per tutto il tempo totalmente inadeguata. Ovviamente mi è costato il doppio dello sforzo, il che ha contribuito anche a fagocitare tutto il resto (vita privata e interessi personali mai più coltivati, apatia e frustrazione come unica compagnia), prosciugandomi corpo e mente.
    Ora mi ritrovo in mano un pezzo di carta che mi abilita ad un lavoro che non voglio fare (e che, anche volendo, farei proprio male e per il quale non potrei propormi in maniera concorrenziale) e quindi con un pugno di mosche. Devo reinventarmi a 30 anni suonati da zero, con una stanchezza ed un senso di rinuncia che prima non sapevo neanche esistessero. Sono stata per anni una mediocre e frustrata studentessa della facoltà sbagliata, faticando come una bestia da soma, quando avrei potuto essere una buona (se non ottima) studentessa di quella più adatta a me, con soddisfazione e minor sforzo.
    Quindi si, fate quel che vi piace e, ancor di più, quello che sapete fare. Uscite presto e bene dal percorso universitario, è l'unica cosa importante. Uscitene con entusiasmo ancora intatto e voglia di fare. Conta solo questo per avere la forza, la voglia, lo spirito giusto di saper cogliere o sapersi creare delle opportunità.
    In bocca al lupo, matricole :)

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  41. Concordo pienamente con l'ultimo post : scegliete ciò che amate , che vi piace , e che sapete e vi riesce bene fare. Fare scelte sbagliate vi distruggerà e le conseguenze ci saranno anche nella vita privata , nelle vostre relazioni, in tutto.. Vi sentirete inadeguati e perderete di vista quelli che sono i vostri reali orientamenti , fino a perdervi totalmente. Quindi se potete ascoltate e seguite la vostra voce interiore .
    Da: esperienza personale.

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  42. Laurea in economia e commercio, 30 anni passati. Io non so fino a che punto le condizioni negative derivino da una scelta universitaria sbagliata e fino a che punto invece derivino dalla crisi economica in atto...sono confusa dopo tante situazioni vissute una peggio dell'altra...ora mi son perfino rassegnata che stare in casa e non lavorare è la soluzione meno peggiore per me. Comunque è vero che non può essere questo un mondo dove solo gli ingegneri vengono considerati a livello lavorativo. Purtroppo trovo anch'io (perché lo vivo su di me) che, come dice l'anonimo qui sopra, il senso di inadeguatezza che si sviluppa in seguito alle esperienze negative è pesante e appunto ha conseguenze negative, sulla propria serenità e sull'entusiasmo per la vita, che sono fondamentali per andare avanti, costruendo anche una famiglia e dei rapporti sociali di amicizia...spesso le persone tendono a nascondere le difficoltà agli altri, per senso del pudore o per non suscitare pena negli altri, o addirittura (spesso per scarso spirito critico) si convincono che situazioni anormali sono normali, e tutto ciò ostacola la creazione di amicizie vere, serene, durature, profonde.... Certo se tornassi indietro non rifarei la stessa facoltà dati i risultati negativi ottenuti, però se ci penso, sì alcuni esami mi hanno fatto schifo (anche perché i docenti erano pessimi e il modo stesso in cui formulavano gli esami era assurdo) ma altri mi sono piaciuti, anche molto...d'altronde si tratta di una facoltà che comprende ambiti di studio molto diversi tra loro.. Io penso che molto dipenda dal fatto che c'è uno scarso collegamento tra università e mondo del lavoro...ma per carità, è solo un pensiero...non voglio giustificare la mia condizione a tutti i costi. In ogni caso...come è possibile che la generazione dei nostri genitori non avesse nessun problema a trovare lavoro (anche senza laurea si poteva tranquillamente fare lavori anche non manuali) mentre la nostra generazione è così travagliata da sofferenze varie e difficoltà legate al lavoro....lo trovo anche ingiusto...

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  43. Ho imparato a leggere ancor prima di saper camminare (per modo di dire), ma non ho avuto il coraggio di iscrivermi a lettere come avrei voluto, nonostante tutti mi avessero consigliato di farlo (strano ma vero). Ed ora io, nonostante sia sempre stata una completa negata in matematica, sono iscritta alla magistrale di una laurea scientifica che, però, non essendo ingegneria né economia né tantomeno medicina, mi darà comunque parecchie rogne. E quando quest'anno mia sorella, fresca di maturità, ha scelto di iscriversi a lingue orientali, io l'ho incoraggiata. Meglio fare quello che ti piace con impegno e passione, piuttosto che ripiegare su qualcosa che non ti soddisfa. Tanto il lavoro non c'è per nessuno, a meno di non avere cognomi come Berlusconi o Bossi.

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  44. Brava Snob, mi è piaciuto il post e quello che hai detto. Due osservazioni però :
    1) purtroppo molta gente realmente non sa cosa vuole, non sa cosa ama ,perché non ci hanno mai insegnato a farlo. Ci hanno fatto crescere con l'idea " fai questo perché lo devi fare"...dovremmo imparare a capire chi vogliamo diventare , che genere di persone vorremmo essere in futuro .
    2) secondo me parli un po' troppo da snob, non concepisci l'idea che chi faccia ciò che realmente ama possa non eccellere negli studi, possa essersi trovato o trovarsi in difficoltà negli studi. Io ad esempio studio medicina e forse sono pure un po' mediocre (in quanto a voti e carriere universitaria) ma è quello che amo fare. Che dovrei fare , cambiare perché non sarò mai la studentessa modello da 110 e lode. Se avessi fatto una facoltà più semplice(es scienze infermieristiche et similia) forse i voti sarebbero stati molto diversi. Ma è quello che amo fare e ci rimango. Seguo il mio sogno, anche se gli ostacoli mi hanno fatto inciampare e sbucciare le ginocchia.
    A parte queste due osservazioni (discutibili e assolutamente personali) concordo con te : dobbiamo fare ciò che amiamo, punto e stop.
    Grazie
    G

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  45. Brava. bell'articolo! Io ho 26 anni, ho studiato al Liceo Linguistico e quando sono uscita da lì ho voluto frequentare una scuola per illustratori e fumettisti, convintissima di quello che stavo facendo, anche se mi è sempre rimasto il rimorso per non aver provato a fare lingue all'università. 5 anni dopo il diploma, lavoro in Francia come commessa a Disneyland con i contratti stagionali. Non è il lavoro dei miei sogni, ma a me piace. E' un'esperienza umana e sociale appagante, che mi ha fatto scoprire quanto mi mancasse studiare una lingua e approfondirla. Da un paio di anni parlavamo con i miei di riprendere gli studi, ma vuoi per panico, per l'età ( a 24/25 anni mi sentivo vecchia per studiare ) e perchè non me la sentivo di chiedere ai miei di camparmi ancora e pagarmi altri studi ho rimandato e rimandato. Quest'anno però mi sono decisa e a settembre proverò a lingue e letterature straniere, complice anche il fatto che finalmente posso pagarmi io gli studi senza dover dipendere dai miei e risparmiargli questo fardello. Non è ingegneria, economia o medicina o una di quelle lauree fighe che ti fanno trovare lavoro subito, ma è quello per cui mi sento portata, quello che mi piace fare e spero di accorparla con l'altra mia passione che è l'arte. Che la crisi ci sia è un triste dato di fatto quindi a questo punto cosa c'è da perdere? Bisogna seguire quello che piace, anche solo per una soddisfazione personale e il resto verrà da sé. Poi ho sempre pensato che i genitori che impongono un percorso di studi ai loro figli siano quanto di più deleterio al mondo. Ancora complimenti per il tuo articolo!! :)

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    Risposte
    1. Grazie.
      (Lavori a Disneyland: scusa ma penso sia fantastico, hai tutta la mia stima!)

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  46. Snob, critichi con saccenteria utenti che non usano punteggiatura perfetta o che fanno errori ortografici. Scrivi "good grammar is sexy".
    E poi in uno dei tuoi commenti trovo "PSICOLOGHI".
    Chi si pone con questa arroganza e presunzione non dovrebbe commettere certi passi falsi...

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    Risposte
    1. Ciao, it's called refuso e a tutti capita. Hai mai provato a commentare da iPhone?
      (Senza voler sempre sottolineare questa cosa che il blog è mio e voialtri siete ospiti, ma capisco che non tutti siano così intelligenti da capirlo.)

      Piuttosto: stai leggendo tutti i commenti di un post pubblicato un anno fa?
      Che vita piena di interessi e roba da fare che hai.

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    2. Tipica risposta acida di chi non accetta critiche, le stesse che poi muove agli altri. Comunque ho trovato il post cercando su Google, non spulciando il tuo blog, che non seguo! Saluti.

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    3. Levati dai coglioni, andele.

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  47. Letterata che ha sempre avuto dieci in matematica. Il mio vizio di forma è probabilmente stato il rifiuto dei miei al consiglio delle insegnanti di farmi frequentare una scuola per bambini speciali. Quando avevo cinque anni. Tutta la mia vita è stata caratterizzata dal passare da una passione umanistica all'altra, con quel dieci in campo scientifico che portavo come una it bag a corollario di un abbigliamento impeccabile. Dove sono finita? Boh, non lo so, forse non sono semplicemente finita, considerando che sto languendo in un terribile dottorato che mi toglie il respiro. Non passa mese in cui io non pensi che dovevo fare il chirurgo. Alla House. Chi può tutto forse l'unica cosa che può veramente desiderare, e che può farlo uscire dal braccio asfissiante della noia, è avvicinarsi a dio.

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  48. P.S: a scanso di equivoci. Io sono davvero una frustrata insoddisfatta, soloinvidiosa di chi fa un lavoro umile con costanza, che deve inventarsi ogni tre per due qualcosa di nuovo per poter sopravvivere e non suicidarsi.

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  49. #che avrei dovuto fare, magari.

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  50. Per avvalorare la tua risposta all'anonimo di sopra io da due giorni mi sto leggendo tutto il tuo blog, e tutti i commenti. Sono molto annoiata ma mi fai provare un po' meno noia.

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  51. Grazie. Amo la facoltà a cui sono iscritta (Scienze Politiche), mi piace e la faccio con interesse e passione, ma ho paura perché tutti i giorni mi sento dire quanto sia inutile, quanti pochi sbocchi lavorativi ci siano, quanto sia sciocca. Me ne sono sempre fregata, ma ogni tanto tutte queste pressioni cominciano a pesare anche a me, ho cercato su google "pentito scienze politiche", dopo un post pieno di "la nipote della vicina è laureata in SP e ora fa la commessa da media world" ho trovato il tuo post e mi sono ripresa un po' da questo pessimismo generale!

    Grazie di cuore.

    G.

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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