Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: febbraio 2013

It's easier to leave than to be left behind.

Insomma, è successo.

Ultimamente è così: le cose accadono ed io sono capace di restare per giorni a non capacitarmene.

Riassumendo, il mio psichiata mi ha lasciata.
Credevamo fosse possibile?
No. Assolutamente no.
La mia unica certezza, negli ultimi -

"Ricordi quando abbiamo iniziato la terapia, Viola?" 
"Era, il..."
"Agosto 2009."
"Cazzo. Agosto 2009. Sono quasi quattro anni che sono in terapia?"
"Sono quasi quattro anni che credi di essere in terapia."
 - quattro anni era che lui, almeno, ci sarebbe sempre stato.
 Quella col mio psichiatra, sotto certi punti di vista, è la relazione più lunga che io abbia mai avuto.

"Agosto 2009. Poi abbiamo fatto quasi un anno. Poi si scomparsa, cinque mesi. Se ricomparsa, tre sedute. Poi scomparsa di nuovo. Poi se andata a Parigi. Se tornata a Ottobre 2012. Scomparsa per altri quattro mesi. Ed ora eccoti qui."
"..."
"Tu dici che gli altri ti abbandonano, Viola, ma se ti comporti con gli altri come ti comporti con me, be', forse sei tu ad abbandonarli."
"No, questo non è assolutamente vero."

C'è questa cosa, affascinante, che il suo studio sembra seminterrato ed invece non lo è. Due file di scale sottoterra, tu credi, ma quando finalmente arrivi allo studio tutta l'immensa parete di fondo è di vetro, e dà sulle colline. Voleva essere una metafora dell'inconscio?

"Credo, Viola, che tu abbia bisogno di più attenzione rivolta a te stessa. Credo che dovremmo farci aiutare da un'altra persona."

Al mio psichiata non basto più. Vuole fare una cosa a tre.
 
"Io continuerò a fare la terapia familiare, con i tuoi."

Perché è tutta colpa di mio padre e mia madre ed io passo il tempo a colpevolizzarmi su difetti di cui credo di essere responsabile quando invece non lo sono, perché i responsabili sono loro.
 
"Ma credo che tu abbia bisogno di un'altra persona per la terapia personale."

Anche tu mi abbandoni, non ci credo, anche tu mi abbandoni.
 
"Dopotutto, è normale un momento di smarrimento dopo la laurea, è normale."
"Ma io non stavo bene neanche prima."
"Dovresti, ecco, prendere questo tempo che ora hai e, senza fretta, tranquillamente, lavorare un po' su te stessa. Io sono ottimista, con anche la terapia personale in un anno vedo grandi progressi."

Ci credete?
Ho bisogno di ben due psichiatri.

Motivational Monday #4

Evidentemente, non è la fine.


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Quattro biglietti.

Poupette aveva già comprato da pochissimi giorni due biglietti per il concerto di Baustelle da regalarmi per la laurea.
Io, senza saperlo, decisi di comprarne altri due per me, e per un'altra persona.


L'altra persona ha deciso che non ero così interessante come potevo sembrare online - ve lo dico già da ora, così non ci saranno delusioni, per voi, quando arriverà il momento di conoscermi: non sono interessante, dal vivo, come lo sembro online.
Poupette mi ha detto, vendili, quegli altri biglietti.
Io un po' ci ho provato, ma non l'ho fatto veramente con convinzione.



Non so piacerà mi voltarmi e vedere, poche file addietro, l'assenza di quello che potevamo essere; non lo so. Ma non ne potrò fare a meno.


Do androids dream of electric cigarettes?

Durante la mia Settimana dell'Inutilità Milanese - utilizzando qualche locuzione flavianese - ho deciso di dare una svolta alla mia esistenza e fare l'acquisto che dovrebbe cambiare i miei metodi d'assunzione di nicotina.
La temuta e antiestetica sigaretta elettronica.
Prima ancora che molti fedelissimi mi inizino a insultare, chiariamo il punto principale: sto male. Male non che muoio di tumore, ma male che nonostante fumi da due o tre anni ad auscultarli, i miei polmoni, sembrano quelli di una cinquantenne che se ne fa due pacchetti al giorno da almento tret'anni. Cose così. Sento la cristallina elasticità catramosa che ad ogni respiro asseconda maligna il movimento dei bronchi. A volte, di notte, sento fischi e sibili e rumori vari da locomotiva o battello a vapore.
Insomma, le possibilità erano poche. O smettere, o smettere.


Ma smettere di fumare quando il tuo rapporto con la sigaretta è di gran lunga migliore di quasiasi relazione umana tu abbia mai avuto è piuttosto complesso.
Io amo le sigarette e le sigarette amano me. Le sigarette mi sono sempre accanto, non mi lasciano mai sola, mi fanno sempre compagnia. Posso provare a smettere per qualche giorno, poi litigo con qualcuno o qualcuno mi abbandona o smette di amarmi, io mi trovo sola e senza un ragionevole motivo per sollevermi dal letto se non quello: arrivare al tabacchi e comprarmi un pacchetto di Davidoff Gold.

Quindi, ho fatto questa cosa vile, pessima e, in parte, anche ridicola: mi sono comprata la sigaretta elettronica. Ho passato due ore a stressare una disgraziatissima commessa in via Gonzaga per uscire, infine, con due flaconi a basso contenuto di nicotina e quest'alieno oggetto tubolare, nero e argento, dotato di un inquietante led azzurro dove, nella real thing, dovrebbe esserci la brace.

Sono allo stadio finale dell'evoluzione in androide.

#1 - Le Notti Bianche


Questo libriccino mi ha seguito per lunghissimo periodo, senza essere letto.
L'ho comprato, addirittura, ai tempi del Poeta - il che significa circa due anni fa.

Troppo corto per riuscire a tenermi lontano da dove solitamente sono abbastanza a lungo da portarmi conforto, ma abbastanza piccino da esser buttato in ogni valigia così, senza curarmene - tanto, non pesa nulla, non occupa spazio.

È un volumetto che ne ha passate tante, ne ha viste tante.

Si è fatto tanti hotel con me, tanti viaggi. Alla fine l'ho letto. 

"Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?"

{Le Notti Bianche, Fëdor Dostoevskij - kindle - cartaceo

Ghost


Quel fantasma sul molo è la mia Ste.

Boh, così, questa foto mi piace tanto, è tanto lei.
Se volete fare un favore al fotografo, potete mettere like qui, così raccatta un po' di rullini che la cara Pretty in Mad ha messo in palio. Oppure, se pensate di poter fare di meglio con una Lomo in mano, partecipate.

I'm (not) surrounded by idiots

Dunque.
I motivi che mi hanno reso internet addicted fin dalla tenera età di - boh, credo dieci anni - comunque, dicevo, i motivi sono facilmente deducibili.
Sono una persona che può essere definita: narcisista, egocentrica, solitaria, stronza, sensibile, timida, nevrotica, paranoica, eccetera eccetera eccetera.
Queste mie caratteristiche, assieme a tante altre, ben shakerate assieme, mi creano grosse difficoltà a relazionarmi con il prossimo nel mondo reale. A perenne memento della mia incapacità di vivere, ricordiamo come ho deliziato il web durante le vacanze di Natale con le mie avventure amorose. In effetti, chiedersi perché gli uomini più deboli fuggano di fronte a tanta grazia di patologie psichiatriche è un po' ingenuo.
Questi sono i motivi base.

Poi c'è altro.
Tipo: sono convinta di essere un po' più intelligente rispetto alla media, tesi avvalorata dal fatto che il novanta per cento della gente capisce solo superficialmente gli argomenti dei miei discorsi. Magari sono io che non mi faccio capire, direte voi. E questo sarebbe indice della mia stupidità. Però come mai persone notoriamente e/o evidentemente intelligenti, invece, capiscono tutto? Ok, sto divagando.
Dicevo, sono convinta di avere un'intelligenza superiore e un livello culturale di un certo livello.
Questo è uno degli altri motivi per cui sono venuta qua, nella Terra Promessa di Internet, a cercare compagni culturalmente/artisticamente/intellettualmente più dotati di quelli che riuscivo a trovare nel liceo del paese, nel 2004 circa.

Apro il blog, blah blah blah, sapete la storia.
E scopro che, tristemente, anche nel web, spesso e volentieri, succede come nella vita reale.
Ovvero.
(Fate un solo gesto e questa meravigliosa tee verrà commercializzata. Un solo gesto. Se ci sono più di dieci ordini le faccio fare, vai.)

Gli imbecilli sono pure nel web e sono sempre più numerosi degli altri.
E anche tra i lettori del mio blog - credevo, deducendolo da alcuni commenti lasciati - gli imbecilli sono più numerosi degli altri. 
Avevo perso speranza nell'umanità in ogni sua forma, virtuale e non.

Poi scrivo questo post. Ed escono fuori commenti di un casino di gente - un casino di gente che non s'era mai fatta viva prima - che mi legge ed è intelligente. E legge bei libri. Magari è anche gente a cui sto sul cazzo, che ne so. Ma preferisco un nemico intelligente ad un amico stupido, diecimila volte, proprio.

Ora, parliamo di questa cosa: come fate ad essere così inguaribilmente stronzi da passare il tempo a lurkare  su questo cazzo di blog senza mai farvi vedere? Lasciandomi sola, nella triste convinzione d'essere una delle poche persone con un cervello sulla faccia della Terra?
Siete spietati, spietati. La mia solitudine è enorme e voi leggete - vi vedo che mi leggete, le vedo tutte le visite! - senza commentare, e senza avere contatto con me?
CATTIVI.
Fatevi sentire, battete un colpo.
Non commentate solo i post che parlano degli smalti Chanel, che tanto ormai non ne compro più che mi basta il Black Satin.

(Mi rendo conto che avevo iniziato a scrivere il post per ringraziarvi per tutti i meravigliosi, arguti, colti commenti lasciati al post dei libri, e invece alla fine ci son scappati fuori gli insulti, come al solito. Vabbè. Comunque, vi voglio bene e vi stimo.)

Motivational Monday #3

A metà tra Murakami e Yeats.
Le pareti del Lingotto hanno lasciato passare una luce che ha distrutto il ricordo di quel che ho sognato.


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I'll go crazy if I don't go crazy tonight.

Sono mesi che vivo in un accampamento. Sapere che un anno fa ero altrove e non sapere dove sarò tra un anno mi infastidisce, mi distrugge. 
Mi mette addosso ansie strane e passo il tempo a spostare gli oggetti incapace di nidificare - i libri sono le vittime favorite, spostati di mensola in mensola, buttati per terra - a volte quando mi infilo nel letto mi capita di trovarne qualcuno - di notte le pile infinite crollano se ne colpisco la base col mio piede nudo, mentre cerco aderenza ad una realtà che non è mai stata mia, appena svegliata da un incubo.
L'altroieri ho trovato un numero di Diabolik. Alla pagina ventitré avevo scritto il numero del Poeta.
Infatti era lì, nei suoi essenziali nove numeri. Ho chiamato: non ha risposto.
Credevo ne sarei stata delusa, invece ho provato un sollievo strano. 
Ho quasi pianto.  

Sono andata in cucina per prendermi un bicchiere d'acqua e ho riletto tutti i post-it attaccati alla caldaia.

Essere artista, ai suoi occhi, significava innanzitutto essere sottomesso. Sottomesso a messaggi misteriosi, imprevedibili, che si dovevano dunque definire intuizioni in mancanza di meglio e in assenza di ogni credenza religiosa. [...] o talvolta rimanere senza alcuna direzione, senza disporre del minimo progetto, della minima speranza di continuazione. È in ciò, e in ciò soltanto, che la condizione di artista poteva, talvolta, essere definita difficile.

Non mi è stato di conforto, ma ha in qualche maniera - come spiegare - giustificato il mio malessere attuale.
In questi giorni ricevo stimoli tanto antichi da sembrare di altre civiltà se non addirittura d'altri mondi. Lascio la mia coscienza immobile, in attesa di un barlume di comprensione.


She's a rainbow and she loves the peaceful life, knows I'll go crazy if I don't go crazy tonight.

There's a part of me in chaos that's quiet and there's a part of you that wants me to riot.
Everybody needs to cry or needs to spit. Every sweet-tooth needs just a little hit. Every beauty needs to go out with an idiot. How can you stand next to the truth and not see it?
{Change of heart comes slow...}

It's not a hill it's a mountain as you start out the climb.
Do you believe me or are you doubtin'?
We're gonna make it all the way to the light, but I know I'll go crazy if I don't go crazy tonight.

Every generation gets a chance to change the world, divination that will listen to your boys and girls.
Is the sweetest melody the one we haven't heard? Is it true that perfect love drives out all fear?
The right to be ridiculous is something I hold dear.
{But change of heart comes slow...}

It's not a hill it's a mountain as you start out the climb.
Do you believe me or are you doubtin'?
We're gonna make it all the way to the light, but I know I'll go crazy if I don't go crazy tonight.

Baby, baby, baby.
I know I'm not alone.
Baby, baby, baby.

I know I'm not alone.

It's not a hill it's a mountain, you see for me I've been shouting - let's shout until the darkness, squeeze out sparks of light.

You know we'll go crazy -
You know we'll go crazy -
You know we'll go crazy - 
if we don't go crazy,
tonight.

The Crimson Petal and the White

Romanzone storico costato all'autore ventuno anni di vita, il Petalo Cremisi e il Bianco è stato per un lunghissimo periodo nella mia top five. L'ho riletto un numero spropositato di volte e l'ho amato, tanto lui quanto la sua protagonista, Miss Sugar. Non capisco come possa essermi scordata della sua esistenza, e ringrazio qualche amica di twitter per avermi fatto venire a conoscenza della miniserie della BBC, che mi ha fatto passare un paio d'ore in più con Sugar.


The girls that are wanted are good girls
Good from the heart to the lips
Pure as the lily is white and pure
From its heart to its sweet leaf tips.
The girls that are wanted are girls with hearts
They are wanted for mothers and wives
Wanted to cradle in loving arms
The strongest and frailest lives.
The clever, the witty, the brilliant girl
There are few who can understand
But, oh! For the wise, loving home girls
There’s a constant, steady demand.






Se non avete letto il libro leggetelo. Subito.
Se avete letto il libro e Sugar vi manca... cercate la miniserie. Quattro episodi che se ne vanno in una serata.

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Cinquantadue libri

L'università è finita da un paio di mesi, e ancora non riesco a ritrovare una collocazione spazio-temporale alla mia esistenza. 
Chi sono? Cosa sono? 
Alla domanda "che fai?" rispondo ancora, automaticamente: studio Lettere.
(Meravigliosi anni passati a studiare Lettere.)
Poi ci ripenso, aggiungo: Mi sono laureata in Lettere. A Dicembre.
Vorrei anche aggiungere, con 110 & lode e in cinque anni precisi precisi - giusto per dare un po' di dignità a questa mia laurea che nessuno si fila.
Ma, nonostante tutto, non riesco a cogliere la differenza tra quello che ero e quello che sono.
Nulla è cambiato.
Se volessi andare in Biblioteca non potrei prendere in prestito alcun libro con la mia tessera di studentessa ormai scaduta. Tutto qua. Per il resto la mia vita è pressoché uguale.

Anzi, no. Il cambiamento più drammatico sicuramente è questo: posso, di nuovo, leggere.
Dopo cinque anni passati a leggere quello che loro volevano che leggessi e a sentirsi perennemente in colpa ad aprire un libro che non fosse per il prossimo esame o per la tesi - puff! - eccomi ritornata in uno sbuffo dorato a là Pagemaster a quando facevo le superiori - o meglio, ancor prima - le medie, quando potevo leggere il che cazzo mi pareva quando cazzo mi pareva e senza saggi critici a sminuire con la loro triste scientificità la magia del romanzo.

Meraviglia.
Stavo meditando su questa cosa che son secoli che non riesco a leggere in pace, senza avere l'impressione di star facendo qualcosa di sbagliato o che ci sia qualcosa di più importante da leggere da qualche parte, quando sono incappata in questo post del MacMinimalista, uno dei miei blog preferiti. E mi sono detta: ecco, cinquantadue, potrei farlo. Non riesco esattamente a spiegare cosa c'è di diverso nel leggere i libri ora - o come spiegare che non è che ne abbia letti di meno l'anno scorso, non so. Ma, ripeto: è da un po' che non leggevo come leggevo alle medie. Mi piacerebbe ricominciare.

Per questo chiedo aiuto - sapete, difficilmente vi chiedo di commentare - ma visto che ho una quantità piuttosto alta di visite pregherei suddetti visitatori di dedicare qualche secondo più del solito a questo post e aiutarmi. A fare la lista dei cinquantadue libri per quest'anno.

Da bravi, datemi una mano.

Così me la scrivo qua sotto.

Aggiornamento: visto che in molti m'hanno chiesto se questa lista si sta effettivamente manifestando o no, ho piazzato i titoli dei libri con link ai relativi post in questa paginetta, così i fini intellettuali che sono interessati alla sola letteratura e non ai miei vaneggiamenti o ai miei smalti Chanel - tra parentesi, non compro uno smalto Chanel da mesi, anzi, non compro in generale smalti da mesi - possono reperire informazioni senza fatica. Ho deciso di non farmi una lista a priori ma segnarli a posteriori, e vedere, alla fine, che ne esce fuori.

È qualcosa che riguarda.

È qualcosa che mi riguarda in maniera particolare - come tutto, d'altronde, come tutto quello che viene in contatto con il mio essere.

Le persone che attraversano la mia esistenza si limitano a prendere il posto dei personaggi a cui già assomigliano - hanno solo ruoli da recitare, utili ma non necessari si avvicendano a dare vita agli archetipi che mi circondano. Per questo alla fine vi assomigliate tutti, in sequenza - e tu assomigliavi a quello prima e questo dopo già sta assomigliando a te, e così via, vi tratto tutti alla stessa maniera senza dare importanza alla vostre particolarità - non mi interessa cosa ci sia dietro alla maschera che mi interessa che voi siate, non è terribile?

Cinque letti in cinque notti, MDD.
Una valigia azzurra che non è stata desaturata né decompressa e che ora si trova su di un pavimento, che, comunque, non conosco da più di cinque anni.
Sono così vecchia che nessun ricordo mi è sopravvissuto.

Il problema della privacy - il problema di star creando qualcosa che ancora non esiste ed essere pioniera ed essere incompresa: fare quello che tutti quelli del nostro sangue hanno fatto per secoli ma in un mezzo differente.


Vedere il tuo futuro scrittoti in faccia come in tanti altri casi è successo, a te, attore di quel ruolo, e la tristezza di avere abbastanza vista e sguardo per vedere le diramazioni dei futuri ancora possibili per poco e vedere la loro luminescenza affievolirsi, e piangere per la tua triste sorte, così dissimile alla mia, e sentirmi in colpa per aver rovinato la tua unica speranza - me - per questa mia incapacità semidivina, per questo essere il Salvatore solo a metà.

Lasciar montare l'insofferenza per giorni, e giorni.
Nei taxi come nei frecciarossa come nei regionali, nel tram e nella metro - nel divanoletto di non so chi, nel matrimoniale del cinque stelle - il marmo e il linoleum hanno lo stesso colore e lo stesso significato.





Milano

Milano,
non so se mi sei amica come credevo lo fossi un tempo, non lo so.
Sarà che torno da te col cuore raffreddato, e sembri diversa.
Tante volte ho abusato della tua pazienza, tante volte sono fuggita fin qua, che forse è naturale - che tu sia un po' scostante con quest'umana approfittatrice, che non voglia mostrarmiti come sempre.

Anche, questo scontato futuro che andremo a condividere - se non con te, dove? come poter fuggire ad un destino già scritto in banali carte burocratiche, possibile da rimandare per un anno ancora, forse al massimo due.

Oggi non ti amo non mi ami, mi sei estranea. E per le tue strade camminano più nemici che amici, oggi.

Oggi, prenderò uno dei tuoi tassì e racconterò ad uno dei tuoi tassisti una delle mie storie. Forse qualcosa di quando tu, Milano, piovevi, ed io ero ad una stazione in attesa, vestita di bianco, con una sigarette in bocca.

RIDE

(Questa cosa del furgone mi sta rendendo non sapete quanto euforica.) 
 


I was in the winter of my life - and the men I met along the road were my only summer. At night I fell sleep with visions of myself dancing and laughing and crying with them. Three years down the line of being on an endless world tour and my memories of them were the only things that sustained me, and my only real happy times. I was a singer, not very popular one, I once has dreams of becoming a beautiful poet - but upon an unfortunate series of events saw those dreams dashed and divided like million stars in the night sky that I wished on over and over again - sparkling and broken. But I didn't really mind it because I knew that it takes getting everything you ever wanted and then losing it to know what true freedom is.


When the people I used to know found out what I had been doing, how I had been living - they asked me why. But there’s no use in talking to people who have a home, they have no idea what its like to seek safety in other people, for home to be wherever you lied you head.
I was always an unusual girl, my mother told me that I had a chameleon soul. No moral compass pointing me due north, no fixed personality. Just an inner indecisiveness that was as wide as wavering as the ocean. And if I said that I didn't plan for it to turn out this way I’d be lying - because I was born to be the other woman. I belonged to no one - who belonged to everyone, who had nothing - who wanted everything with a fire for every experience and an obsession for freedom that terrified me to the point that I couldn't even talk about - and pushed me to a nomadic point of madness that both dazzled and dizzied me.

Every night I used to pray that I’d find my people - and finally I did - on the open road. We have nothing to lose, nothing to gain, nothing we desired anymore - except to make our lives into a work of art.


Live fast. Die young. Be wild. Have fun.



I believe in the country America used to be. I believe in the person I want to become, I believe in the freedom of the open road. And my motto is the same as ever: “I believe in the kindness of strangers. And when I’m at war with myself, I Ride. I Just Ride.” Who are you? Are you in touch with all your darkest fantasies? Have you created a life for yourself where you’re free to experience them? I Have. I Am Fucking Crazy. But I Am Free. 

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La verità è che, a lui, fottesega.

Parafrasando il banalissimo film "He's Just Not That Into You" (La verità è che non gli piaci abbastanza) potremmo anche dire che: la verità è che a lui fottesega.
Ma, nonostante me lo sia ripetuto tante di quelle volte da aver fatto perdere significato ad ogni singola parola della frase - laveritàèchealuifottesega - niente, non mi rassegno.
Eppure, cazzo, sono intelligente. Molto intelligente. 
Infatti non mi limito a farmi le seghe mentali come fanno le persone normali.
Cose tipo, che ne so: non mi risponde, forse ha il cellulare scarico.
No, io faccio roba molto più elaborata.
E mi ispiro a varie opere di finzione.
Tipo:

FIGHT CLUB 
Ecco. Non è vero che a lui fottesega: lui ha due personalità. Una personalità è sfigata ed è innamorata di te, l'altra è figa e ti si tromba soltanto. La personalità sfigata è gelosa della personalità figa, apposta ti tratta male. Mentre la personalità figa ha paura che la tua presenza possa rivelare alla personalità sfigata il suo essere solo una personalità, e non una persona vera. Cosa che sputtanerebbe il Fight Club e il progetto Mayhem, e noi non vogliamo sputtanare il progetto Mayhem, vero?
Questa è una delle mie preferite.

RUBY SPARKS
Tu non esisti veramente. Sei una creazione della sua fantasia. Quindi se lo trovi che si sta prendendo un caffé con una di venti chili più grassa e trenta volte più cessa non è perché è cerebroleso e cerca la trombata facile perché curiosamente non si accontenta delle tue fovolose prestazioni sessuali e delle tue fellatio con ingoio e del fatto che tu lo faccia venire pressoché ovunque e dei footjob, no: tu sei troppo bella per essere vera. Vuole vedere se anche l'altra ti vede per capire se esisti veramente. Non fa una piega, no?

SAVE THE LAST DANCE
Ok, qui utilizzavano la mamma fioraia, ma può essere applicato a qualsiasi relazione: se non viene all'audizione, all'appuntamento, alla tua laurea, al parto del vostro bambino non è perché sia stronzo o perché non gliene fotta sega, no: non viene perché È MORTO! IN AUTO! PERCHÉ ANDAVA DI FRETTA! PER VENIRE ALLA TUA AUDIZIONE! Ecco. Ogni volta che un uomo è in ritardo, io penso alla mamma di Save The Last Dance. E ad altro, ma tralasciamo. Il sollievo di vederlo ancora vivo mi fa ignorare il fatto ha fatto ritardo perché stava giocando con l'XBOX.

LA CUSTODE DI MIA SORELLA
Ragazzina malata di leucemia incontra in ospedale altro ragazzo malato di leucemia. Si innamorano, fanno sesso. Lui non si fa più risentire. Siamo tutti lì a maledire il ragazzo malato di leucemia quando, anche qui, scopriamo che non si è fatto più sentire perché di leucemia È MORTO. Altre ore passate a giocare a PES e a FIFA vengono giustificate dalle paranoie regalatemi da questo meraviglioso film. Comunque alla fine schiatta pure lei, quindi sticazzi.

SPIDERMAN
MaryJane. Come fai ad essere così egoista da pensare sempre e solo al tuo cazzo di spettacolino teatrale? Il povero Peter è in giro per NY a sventare crimini, portare pizze a domicilio per contribuire alle spese della povera Auntie May e a cercare, nel frattempo, di prendersi una laurea in Fisica Quantistica che Dio solo sa a che cazzo gli servirà durante la sua vita da supereroe più sfigato della faccia della terra. E se non te lo dice è per il tuo bene. Così che i suoi nemici non possano utilizzarti contro di lui. Questo sarà anche il motivo per cui, dopo esserti stato attaccato al culo per tutto il liceo ed oltre, ad un cert punto tenterà di passarti una clamorosa sòla. Per il tuo bene.
Questa, magari, è una giustificazione non forte come quella di Save the last dance o La custode di mia sorella, ma quando lo vedo arrivare trafelato con la camicia sgualcita non penso mai "s'è trombato un'altra", penso sempre "oddio, forse è un supereroe".

Lo so. Sono un'idiota.





FRAGILE

Me la dedico.




Precious and fragile things need special handling.
My God what have we done to You?

We always try to share the tenderest of care.
Now look what we have put You through.

Things get damaged, things get broken.
I thought we'd manage - but words left unspoken left us so brittle there was so little left to give.

Angels with silver wings shouldn't know suffering.
I wish I could take the pain for You.

If God has a master plan, that only He understands, I hope it's Your eyes He's seeing through.

Things get damaged, things get broken.
I thought we'd manage - but words left unspoken left us so brittle there was so little left to give.

I pray You learn to trust, have faith in both of us.
And keep room in Your heart for two.

Things get damaged, things get broken. 
I thought we'd manage - but words left unspoken left us so brittle there was so little left to give.

The boys, the girls, they all like Carmen.

Ho come l'impressione che qualcuno - qualcuno di molto potente, tipo Dio o l'Universo o la Forza - mi stia portando per il culo.
Ma per il culo parecchio.
Immagino che questo giochino sia terribilmente divertente, per quel qualcuno. Ma un po' meno per me.
Il giochino, di base, consiste in questo: aspettate che la vittima designata raggiunga un certo equilibrio psicofisico - cosa, che per una come me, è tutt'altro che facile. Datele qualche giorno per assestarsi e a quel punto - SBANG! - mandate un elemento di disturbo. E per elemento di disturbo si intende: un uomo. Ora, fate in modo che l'elemento di disturbo, nonostante le ferree resistenze della vittima, faccia tutto il possibile per suscitare interesse nella vittima. Essendo la vittima un elemento in cui suscitare interesse è molto difficile, l'azione di disturbo deve andare avanti per circa - non lo so - sei mesi. 
Appena la vittima si lascia andare, fate sì che l'elemento di disturbo la mandi affanculo.
FINE.

Non è il giochino più divertente del mondo?
È come invitare una signora a sedersi, da veri galantuomini, e poi togliergli la sedia da sotto il culo.
Dio, ancora sto morendo dalle risate.
Il giochino, nell'ultimo anno, è avvenuto ben due volte.
Sono riuscita a levarmi di dosso le ultimissime nevrosi dovute alla lunga, platonica, sfinente relazione con il Poeta - personaggio che, se non avessi le testimonianze di Poupette e qualche amica giurerei essere stato completamente frutto della mia immaginazione. Mi trasferisco a Parigi, mi riprendo. Bam! Mi mandano l'elemento di disturbo A. Resto indifferente, me ne frego, vengo lusingata, cedo appena e bam! - mazzata. Contemporaneamente, dall'altro fronte, subisco le moine di un ennesimo elemento di disturbo, l'elemento di disturbo B. Otto mesi di moine. Distrutta dalla prima mazzata, cerco conforto in una persona che più che un elemento di disturbo consideravo una persona amica. 
BAM.
Voi non sapete quanto si diverte quel qualcuno di estremamente potente.
Forse, però, resosi conto del male fattomi, quel qualcuno di estremamente potente sta cercando di farsi perdonare, credo - o forse è l'ennesimo scherzetto, non lo so.
Proprio ora che ho iniziato a fottermene dei sentimenti, dei rapporti sociali, degli altri - proprio ora che sono di nuovo in pace con me stessa, e nessun altro - ecco che tutti mi amano.
Ho amici, fan, gente che mi stima, gente che mi si vorrebbe scopare, gente che vorrebbe conoscermi, gente che è affascinata da me, gente che è invaghita di me. Non so da dove siate venuti fuori, tutti, ma ne siete tantissimi. Tanti davvero.
Ma non è finita qua.
Perché, indovinate chi si sta ripresentando al cospetto di una donna appena ripresasi?
Nuovamente, l'elemento di disturbo A.
 
Ma, posso dire un paio di cose?
Universo, non ti farai perdonare così facilmente.
Universo, non mi fotti più.
Potete amarmi tranquillamente, io non amo più nessuno.



Frends headphones

Le mie WeSC non hanno compiuto i sei mesi che già mi innamoro di un altro paio di cuffie.
Sono l'infendeltà manifesta.
Proprio non riesco a starmene buona.














Ammettetelo: sono bellissime.
Unisci la pelle bianca al metallo e mi avrai come schiava per l'eternità.
O meglio, fino a quando non incontrerò un paio di cuffie ancora più carino.



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