Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: ottobre 2013

Delle scintille che facevi, ti diranno che sei poco produttiva

PROPRIO ADESSO CHE L'AMERICA È VICINA, È COME ANDARE SULLA LUNA IN FIAT UNO È COME LAVORARE IN CINA.

Pensavo che era come prepararsi per una manifestazione che non c'è, per affrontare una città silenziosa e deserta e una giornata qualsiasi ma con una specie di armatura. Che è importante correre, avere freddo ogni tanto e dormire vestiti per fare quello che volete.
- Vasco Brondi


Se un tre-quattro anni fa m'avessero detto che sarei stata capace di passare otto ore al giorno dentro un ufficio - un open space con altre sei/sette persone - e che queste otto ore al giorno le avrei passate dentro a quell'ufficio quattro giorni alla settimana più altre quattro ore il quinto giorno e così - se mi avessero detto che sarei andata a vivere in un'altra città, o ancora meglio: nella periferia di un'altra città, in una zona che definire squallida/surreale/post-industriale è poco - e che avrei dovuto lavorare su di un computer Windows - e tutto questo senza cercare di uccidere i miei colleghi o il mio capo o senza minacciare di suicidarmi tagliandomi le vene sopra la tastiera eccetera eccetera.

Ecco, se qualcuno mi avesse raccontato tutta questa roba qua, io avrei detto: tu sogni, bimbo. Tu sogni veramente. Queste cazzate da colletto bianco, gli orari di ufficio, la mensa aziendale, il PC. 
Noi siamo dei fottuti artisti, non ci avrete mai.

E invece.
E invece ho passato quello che, sotto certi versi, è stato il mese più bello della mia vita, un mese di rivelazioni assurde e di verità che avrei sempre creduto impossibili.
Tipo: so lavorare. So stare al computer a fare la roba che devo fare, e riesco a finire di farla nei tempi in cui devo farla, e di solito la faccio bene - oppure nessuno ha il coraggio di dirmi che sono un'incapace perché già al mio arrivo in ufficio hanno notato lo sguardo da assassina psicotica.
Tipo: la gente non mi odia e non odio la gente. Anche questo non l'avrei mai creduto: io, stare con della gente, in ufficio, e non andare sul cazzo a nessuno. Pura utopia. Eppure sta succedendo. (Anche se, naturalmente, la storia dello sguardo da assassina psicotica vale anche per questo punto.)
Tipo - e questa è veramente la parte più importante: adoro fare quello che sto facendo. Mi piace questo lavoro. Mi piace da morire. Nonostante Windows. Nonostante Windows la mattina non vedo l'ora di arrivare in ufficio. E la sera non vedo il senso di andarmene. Perché mi diverto. Credo di non essermi mai divertita tanto in vita mia, per un periodo così lungo. Se avessi un Mac potrei piazzare un sacco a pelo sotto la scrivania e vivere lì.

Niente, questo post era solo per aggiornarvi sulla mia vita lavorativa: vivo in questa situazione di perenne euforia e terrore, di cose nuove, di paura di fallire, di deliri di onnipotenza.
Siatemi vicini.


Lorde - Royals



Io di musica non ho mai capito un cazzo - e l'ho sempre ammesso: nonostante o forse proprio a causa di questa mia profonda e pacata ignoranza mi trovo sempre ad aver a che fare col profeta musicale di turno, quello che ti chiede "che musica ascolti?" facendoti sentire tutto il peso del futuro giudizio e che, ancora peggio, in caso di risposta adeguata ai suoi gusti ti guarda non con rispetto ma con lo stupore che si dedica ad una scimmia ben ammaestrata, della serie "Ma che meraviglia! Anche questo essere barbaro, ignorante ed inferiore riesce ad apprezzare della buona musica!"

Che poi al seguente profeta musicale usciva sempre fuori che il precedente profeta musicale ascoltava musica demmerda, eliminando qualsiasi certezza o tentativo di creare un canone che potesse guidarmi nei meandri fumosi della musica dell'ultimo secolo. Ad un certo punto, quindi, ho deciso di mandare allegramente affanculo tutti e ascoltare quello che più mi garba senza provare vergogna di fronte a nessuno e opponendo ferma e pacifica resistenza a qualsiasi tentativo di evangelizzazione: e   sto bene così.
Qualcuno ha analizzato i miei gusti musicali e ha detto che mi piace l'indie rock, io ho fatto le spallucce perché dopo cinque anni di Lettere a malapena ce l'ho fatta a capire che cazzo si intende con postmodernismo figurati se voglio avere a che fare con correnti movimenti mode inclinazioni tendenze.

Quando trovo della musica che mi piace - cosa che, comunque, è piuttosto rara, perché non mi definirei esattamente una tipa musicale - la ascolto. Punto. Senza troppe menate. Certo che non ascoltando la radio da parecchio e non avendo un televisore che possa trasmettere Mtv i contatti con la nuova musica sono limitati.
Quindi l'essere riuscita ad ascoltare e a farmi piacere la canzone di questa tipa qua, questa Lorde, è stato quasi un mezzo miracolo. Royals è diventata a breve la canzone più ascoltata degli ultimi tre giorni, quella che metto a ruota nei momenti che dovrebbero essere di tristezza assoluta - tipo la spesa alla Pam appena uscita dall'ufficio - ma che con un pezzo decente in cuffia riescono a prendere mood lievemente alienanti ma in una maniera tutt'altro che spiacevole.

Certo, poi devi affrontare anche la triste realtà del fatto che siamo stati cresciuti tutti a Fruttolo e velleità di fama mondiale ma mentre io sto qua che non ho manco un lavoro c'è questa neozelandese che con dieci anni di meno già sta su Mtv - ma questa con questa cosa del non aver sfondato sotto nessun punto di vista l'ho già accettata, quindi amen.
Comunque stima per le neozelandesi, anche Brooke Fraser è neozelandese - tutti gli anglofoni che non stanno negli Stati Uniti sono simpatici, di base.
Lorde nonostante non sia ancora maggiorenne sembra avere idee piuttosto definite ed essere una persona per bene: magari sono solo delle pose alternative da intellettuale - come il periodo in cui Lana voleva farci credere di essere nata in una roulotte, per capirci. Vedremo.
Sta di fatto che Royals è un pezzo fighissimo, lei è fighissima, ha una bella voce e fare un video in cui la cantante se ne sta vestita, di questi tempi, è terribilmente trasgressivo.

Necessitiamo cuffie

Non so se qualcuno ha memoria delle mie amatissime WeSC Banjo grigie, comprate l'anno scorso in supersconto, ormai fuori produzione. Sono state fedeli compagne d'autismo per fino alla loro morte, avvenuta, come ben potete immaginare, nell'acqua chimica e malefica del Mekong.
Dio quanto volevo bene a quelle cuffie. Credevo d'aver trovato le cuffie perfette. O, almeno, se non proprio perfette, avevo la certezza che mi sarebbero state fedeli almeno per altri tre quattro anni. Io odio dove comprare oggetti vitali come cuffie, computer, smartphone et similia. Per riuscire a comprare il Mac attualmente in uso c'ho messo più di un anno, non so se rendo. Sono un'indecisa cronica. Ho l'ansia. Ho paura di pentirmi. Puntualmente, non voglio un nuovo computer. Voglio il mio vecchio computer, mi ci ero abituata, gli volevo bene, riparatelo, risistematelo, fate qualcosa.
Insomma: avevo la certezza di non dover pensare al problema acquisto cuffie per almeno un paio d'anni, ed invece eccomi qua. Devo comprare delle cuffie.

Anche perché il Mekong ha traumatizzato violentemente l'iPhone e, in poche parole è impossibile utilizzare qualsiasi dei suoi scopi audio senza delle cuffie o degli auricolari. E io gli auricolari li odio. Quanto odio gli auricolari. Sono scomodi e antiergonomici. Non reggono il confronto con le cuffie. Le cuffie si mettono e levano con un unico, meraviglioso e fluido gesto. Dal collo alle orecchie, dalle orecchie al collo. In un secondo. Toglietevi gli auricolari e prima di strecciarli, ritrovarli, rimetterli alle orecchie passeranno quaranta minuti. Odio gli auricolari.
Insomma, devo trovare delle nuove cuffie.
Probabilmente le cuffie più belle mai sfornate da fabbrica umana. Pelle e metallo, guardate che meraviglia. Esistono anche in versione Oro/Bianca e Argento/Nera, ma queste qui, con l'oro rosa, vincono su tutto. Anche le sorelle maggiori, le Taylor, sono veramente spettacolari. Peccato costino uno sproposito - 200 euro le Taylor, non so se rendo - e che attualmente siano molto lontane dalle mie possibilità economiche.

Le 33iG dell'Eskuché
Marca sconosciuta scoperta durante gli ultimi giorni di tristi e disperate ricerche. Retrofuturistiche in vago stile Daft Punk, sempre con una bella componente in metallo 'ché adesso sono in fissa con questa cosa della componente in metallo. Naturalmente non sono neanche vagamente al livello delle Frends, ma sono una persona semplice e potrei anche accontentarmi. Senza contare che sembrano molto coccolose e confortevoli, con dei cuscinetti ben imbottiti, cosa che in vista dell'inverno può far comodo.
Anche la Nixon, ma chi l'aveva mai sentita la Nixon prima di mettersi alla ricerca di un nuovo paio di cuffie. Quante cose si scoprono. Comunque, queste vincono per la maggior percentuale di metallo presente nel modello e per il design ultraminimal ma non girly come le Frends. Ammetterete che sono belline ma proprio belline. Disponibili anche dorate e argentate ma, come già detto, il copper vince senza storie.

Come avrete notato, delle specifiche tecniche - ragazzi, ascolto musica da Spotify con un iPhone, non sono file di qualità eccelsa, eh - non me ne può fregare di meno: tutto quello che è sopra il livello degli auricolari comprati dai cinesi a cinque euro è buono. Mentre il livello estetico è tutto. Poi, naturalmente, devono essere fornite di microfono a tre tasti per iPhone, questo è vitale.

Se avete altre conscenze di nicchia nel magico mondo delle cuffie rendetemi partecipe che ne ho bisogno: non le WeSC, che per motivi sentimentali non sono pronta, né le Beats o le Monster che sono commerciali e le hanno tutti. Oppure votate tra i tre modelli proposti che così, magari, mi passa l'indecisione.



Stephen King's IT

Sapete che ho una passione infinita per Stephen King, forse l'unico autore non rovinato dai cinque anni che ho passato a studiare Lettere. Gli ultimi tre quattro giorni di influenza, infatti, sono stati passati a farmi fuori la filmografia tratta dai libri di King - Hearts in Atlantis, the Dreamcatcher, Stand by Me, Carrie - e naturalmente, IT.
IT secondo me è sempre stato sottovalutato, sia come film ma ancora più come libro: tristemente relegato nello scaffale degli horror come tutti i libri di King, IT in particolare meriterebbe un posto migliore.
King parla dell'infanzia e della preadolescenza come pochi altri scrittori sono stati capaci di fare, forse solo Dickens e Golding: forse proprio perché sono zone sconosciute inesporabili e ormai indescrivibili per una percentuale quasi assoluta di adulti.
Nonostante il libro sia nettamente superiore al film - come al solito - fosse anche per quella capacità tutta Kinghiana di farti sentire parte del mondo di cui scrive - per me Derry è un luogo noto, dove ho passato tanti pomeriggi, dove ho lottato contro il male, ho conosciuto l'amore, ho conosciuto la paura - non si può negare che il film riesca a mantenere intatta un'atmosfera fragilissima. 
Se l'ultima volta che avete visto questo film eravate troppo piccoli per apprezzarne tutte le sfumature oltre a quelle del mero horror vi consiglio di scaricarvelo e rivedervelo.
Se poi passerete le seguenti tre settimane a guardare con inquietudine ogni scarico di lavandino, fogna, tombino che troverete sul vostro cammino sarete autorizzati a mandarmi affanculo per avervi convinto a rivederlo.

Tre Oggetti #5

#1 OCCHIALI DA VISTA CHANEL

Perché finché davanti al computer ci cazzeggi ce la fai pure a sopravvivere con le lenti a contatto, oppure se sei a casa dentro al letto - la mia postazione di lavoro preferita - puoi anche metterti quelli mezzi rotti e tutti graffiati di tre-quattro anni fa. Se invece devi andare in ufficio tutte le mattine e passare tot ore di fronte allo schermo è meglio farseli nuovi.
Comunque io ho sempre avuto un odio profondo per gli occhiali. Sono stati i miei compagni di sfiga, disagio e lettura dalla terza elementare al momento felice, in secondo superiore, in cui sono finalmente passata alle lenti a contatto - anche se, naturalmente, le lenti a contatto non le puoi portare sempre sempre, ma soltanto in certe occasioni: quindi, comunque, nel tuo animo e nel tuo intimo sei sempre occhialuta.
Le occhialute non rimorchiano un cazzo. Mentre l'uomo con gli occhiali è sexy e all'uomo con gli occhiali farei tutto ed il contrario di tutto e gli occhiali aggiungono qualcosa di più anche ad un insieme scarsino, l'occhiale sulla donna parla solo di sfiga e degrado estetico.
Anche se poi adesso gli occhiali vanno di moda e anche gli imbecilli che non ne hanno bisogno se li mettono e alla fine per noi quattrocchi è una fortuna che fino a qualche anno fa - diciamo il periodo pre-hipster - mica c'era tutta questa scelta che c'è adesso. Così ho potuto trovare questi meravigliosi e giganteschi occhiali Chanel che amo con tutta me stessa nonostante le possibilità di avere una relazione sentimental-sessuale diminuiscono ulteriormente ogni volta che me li metto. L'enormità dell'occhiale non è una scelta di pura moda - vanno gli occhiali grandi e mi metto gli occhiali grandi - ma di comodità: quando ti mancano cinque gradi per occhio ogni centimetro di lente ti fa comodo. L'unica ansia - messa da mia madre, naturalmente - è che quelle meravigliose aste trasparenti possano venire irreversibilmente macchiate dalla mia ipotetica futura tinta verde. Vedremo.

#2 COLLANA MICHAEL KORS

Ogni tanto - piuttosto raramente, a dire il vero - mi fisso con un oggetto che devo assolutamente avere e di cui non posso proprio fare a meno e così è andata con questa collana. Non chiedetemi perché, non chiedetemi il motivo: la amo la adoro e non me la sono più levata. Anche se fino ad adesso Michael Kors - in particolare gli orologi - mi avevano fatto particolarmente schifo. Questa collana invece ha vinto ogni remora nei confronti del marchio ed è diventata mia dopo sola mezza giornata di meditazione. Mi piace piace piace. Magari a voi fa schifo, eh, non so.

#3 MIDI RINGS OVS 

Lo ammetto con una certa fierezza: io da OVS a rovistare tra la roba ci vado circa una volta al mese. Non faccio parte delle blogger che si comprano la roba dall'OVS e poi scrivono nell'outfit post no brand. Io, se facessi un outfit post, ce lo scriverei tranquillamente Cinesi di via Pantaneto o OVS. L'altra volta ho trovato questo maglione borchiuto e sintetico di una bellezza pari ai maglioni sintetici e borchiuti di Zara ma ad un prezzo nettamente più ragionevole. Diciamocelo che Zara non si regola più, ma per nulla per nulla. Ho visto camicie Zara a più di novanta euro. Mica per niente, Zara, amore mio, ma con novanta euro me la compro da Ingram, nel negozio di Calvin Klein ne vendevano di più fighe a centoventi euro e con qualche decina d'euro di più vado a farmele fare su misura da Angelo Inglese. Zara, fai la roba in Bangladesh, non vorrei che te ne dimenticassi. Ti voglio tanto bene ma se continui così inizierò a donarmi a fast shop più ragionevoli, tipo Pull&Bear.
Comunque torniamo all'OVS. All'OVS alla fine ho trovato anche questi fighissimi anelli da falange nei miei colori favoriti - bianco nero argento - che sono subito diventati miei. Non sottovalutate l'OVS, miei cari.

Lily

Gironzolando non so se su tumblr o per i vari blog che seguo e che, a causa della chiusura di Google Reader - parliamo di quanto sia stato bastardo chiudere Google Reader e non Google Friends Connect - sono sparpagliati nella mia testa in maniera random e soltanto a tratti, di fronte allo schermo, me ne torna in mente uno e lo vado a visitare. Ecco, se voleste segnalarmi dei bei blog - bei blog, per favore, roba di contenuto, roba indie, roba hipster: non le caciotte che si fanno le foto nel giardinetto della villetta a schiera, non post piene di immagini prese da tumblr di tazze di cioccolata calda intitolati "Fall" e con due righe di prosa lirica su come la blogger sia una ragazza solare che apprezza le piccole cose  - dicevamo, se voleste segnalarmi dei bei blog nei commenti - sì, potete scrivere il mio! Anzi, facciamo così: quelli che mi garbano di quelli segnalati ve li metto pure nel blogroll - siete le benvenute.

Comunque, torniamo a noi: stavo vagando su Internet quando trovo qualche foto di questa ragazza. Che scopro fare la modella. Allora, ogni volta che vedo qualcuno fuori dai canoni standard della bellezza occidentale farsi strada nel mondo della moda o nel mondo in generale, come Presidentessa del Cozze Club e dell'Associazione per i Diritti delle Cesse, godo intimamente.
Lily McMenamy sei diventata la mia nuova paladina, la mia Giovanna d'Arco: guiderai il popolo delle cesse alla vittoria.
Che poi cercando foto su internet sono incappata nei peggio insulti sul suo aspetto fisico: se una non è di un bello classico e finisce, addirittura, a fare la modella, deve morire della peggiore morte. Lily non dar retta a quelle superficialotte, io ti stimo. 
Tra parentesi: guardate che naso. AMO quel naso. Lily, regina delle nasone, proteggici.
Che poi a me quelle comunemente considerate brutte fanno sempre tanto sesso. Se fossi nata uomo avrei fatto felice una cessa, ne sono sicura.

Carlos Solito - ALL'ANM


Ho una sfiducia naturale nelle persone che dicono di far bene più di una cosa. Non mi fido di quelli che sono poeti e pittori e fotografi e chissà che altro. Quelli che fanno tutto ma stringi stringi non hanno talento in niente. Quelli che si nascondono dietro le parole e le definizioni e se ne stanno lì al calduccio a non fare niente. 
Quindi, teoricamente, Carlos Solito sarebbe dovuto andarmi subito sul cazzo. E invece no.
Perché in Carlos ogni definizione - fotografo, giornalista, filmaker, scrittore - non sta a fare da scudo ad un'incompetenza di fondo ma se ne stà lì, piuttosto, a sostenere uno sguardo forte ed instancabile che non si ferma mai su di sè, che non ha nulla del narcisista o dell'egocentrico, ma è tutto estroflesso in una perenne ricerca.

Carlos Solito l'ho conosciuto al Sele d'Oro, e quindi queste parole ve le posso dire con certezza. Così come ho conosciuto buona parte dello staff di ALL'ANM, il docufilm girato da Carlos con Rolling Stone. Ed è per questo che non potevo non parlarne.

ALL'ANM parla dell'Ilva, ma lo fa in maniera diversa: potete scoprirlo qui.


We don't care how we look.

Ecco, finalmente, la nuova versione del Diario. È stato un lungo lavoro di sottrazione che è costato a me parecchia meditazione e a Natalie, la web designer scelta per quest'arduo compito, un'enorme dose di pazienza - avere a che fare con me non è affatto semplice: ringraziatela.

Non pensate che sottrarre sia semplice, eh: tutt'altro. Credo, però, il risultato ne valga la pena.

In alto trovate la barra con i miei principali social - facebook, twitter, instagram e bloglovin - e la casella di ricerca. Il ben noto e amato logo del Diario, creato con tanto amore dalla Kero troneggia, inarrivabile per classe e bellezza, nella colonna sinistra. Scusatemi, ma ogni volta che lo vedo penso che non mi merito un logo così bello per un blog così mediocre. Quella donna è un genio.

La colonna sinistra per ora è un po' vuotina, stiamo aspettando per vedere cosa metterci che sia veramente vitale. A dire il vero ho iniziato a pensare anch'io a buttare dentro al blog un po' di pubblicità: non so se per curiosità o altro, per vedere se tot mila visite al giorno rendono effettivamente come tanta gente mi ha detto. Non so. (Anche se, essendo in un momento di particolare penuria monetaria, farmi regalare qualcosina da Jessica Buurman come fa il 90% delle blogger mi farebbe comodo. Zara costa troppo.)

Il post, eliminata una delle due colonne laterali, occupa la maggior parte della pagina: ultimamente il vederlo stretto lì in mezzo, tutto sacrificato, mi infastidiva. Adesso anche le immagini - non che solitamente utilizzi immagini degne di pixel e pixel di spazio, eh: ma poverine, anche se fatte con l'iPhone qualche diritto lo hanno pure loro - se ne stanno larghette e possono essere viste meglio.

Ancora stiamo facendo gli ultimi aggiustamenti: se avete qualche miglioria da suggerire fatevi avanti. O anche solo per dire ciao, per dirmi che vi sono mancata e per farmi i complimenti per questo nuovo layout tanto bello o per dirmi che tipo di post vorreste leggere qua in seguito: anche perché da adesso in poi, con le otto ore lavorative quotidiane sulle spalle, tenere il blog aggiornato sarà un po' più complesso.

Insomma, questo è il momento buono per chiedere qualsiasi cosa.

Capelli verdi

Come avrete già vagamente intuito dalle mie manifestazioni sui vari social, sono in fissa con i capelli verdi.
In fissa violenta. In desiderio assoluto. L'unica cosa che per adesso mi ha trattenuto è che lavorando non posso comprare le tinte su ebay perché non sono mai in nessuna delle mie attuali residenze e non potrei ritirare i pacchi - ma già lunedì mi informerò e vedrò se posso farmele spedire in ufficio.
Sto in fissa fissa fissa.
 Perché?
Ribellione adolescenziale arrivata dieci anni dopo? Classico momento di crisi femminile in cui non si sa dove si andrà a finire quindi si prendono decisioni drammatiche e definitive sui capelli? Frustrazione sessuale? All work no play ecc. ecc.? Presa di posizione alternativa e colorata contro il possibile grigiore del mondo impiegatizio?
Probabilmente è questo: ho paura dell mondo del lavoro, ho paura di entrare nel meccanismo fatale del vendere tempo facendo qualcosa che non mi piace per guadagnare soldi che spenderò in oggetti di cui non ho bisogno per tentare di scordare che ho venduto il mio tempo facendo qualcosa che non mi piace - e rendersene conto tardi, e volere tutto indietro. È un pensiero lontano perché sto facendo una cosa che mi piace, e non essendo pagata non sento la pressione che soltanto i soldi sanno mettere nel continuare a farla anche nell'eventualità smettesse di piacermi. Anche perché faccio tanto la cinica e la disillusa, ma sono tutta fatta di magia e passione e non saprei vivere che di magia e passione: quindi capite quanto mi terrorizzi l'idea che possano esistere luoghi dove non ce n'è.
Ma come al solito sto divagando, torniamo ai capelli.
Teoricamente, per avere dei capelli di colori assurdi il meccanismo è questo: decolorare i capelli in vari step, affinché diventino più chiari possibile - cosa che, per quanto fatta con delicatezza tende a distruggere i capelli - e applicare, poi, una tinta colorata semi-permanente: la seconda parte è completamente innocua per la chioma, infatti queste tinte semi-permanenti da punkettona metallara alternativa altro non sono che balsami pieni zeppi di pigmenti alimentari.
La tonalità di colore desiderata è un verde acqua turchese verde foresta. Insomma, un verde con una buona percentuale di blu: l'Enchanted Forest della Manic Panic, marca di tinte assurde note alle punkettone di tutto il mondo. Insomma, uno dei colori più innaturali che si possano trovare.
Visto che non sono esattamente un'amante dei capelli decolorati o di qualsiasi cosa possa danneggiare la mia chioma - ho già raccontato qua la sofferta storia dei miei capelli - l'idea che m'è venuta è questa: fottersene della decolorazione e andare di tinta semi-permanente sul mio colore naturale. Sicuramente il risultato non sarà chiaro e vibrante e pigmentato come quelli che vedete nelle foto, ma penso che mi venga un verde petrolio molto scuro ma molto figo.
Potrete tentare di dissuadermi, ma non ci riuscirete.
Piuttosto, se qualcuno ha esperienza di tinte Manic Panic fatte su capelli non decolorati si faccia avanti.

Aggiornamento:
forse ho trovato una foto di quello che spero/vorrei/credo/prego diventi il mio colore di capelli.


Aggiornamento! Ho fatto le extension verdi: http://www.diariodiunasnob.com/2013/11/mermaid-hair.html

LEVEL UP

La vita è fatta così.
Ti manda all'asilo, ti trovi dimmerda, combatti, ti adatti.
Appena inizi a trovarti un po' a tuo agio ti prende e ti porta altrove.
Materne, Elementari, Medie, Superiori. La vita ti ci butta dentro, ti lascia lì a combattere, e quando vede che stai iniziando a cavartela, appena vede che riusciresti benissimo al livello sopra, ecco, di nuovo ti ci butta.

Level up.

Che poi io nei videogames come un po' nella vita sono sempre stata una perfezionista: quand'ero piccola finché non spaccavo tutte le casse di un livello a Crash Bandicoot non passavo a quello dopo; oppure allenavo un Pokémon fino allo sfinimento per una sfida con un capopalestra sfigato. Mi è sempre piaciuto fare le cose per bene: sarà per questo che ne ho fatte così poche - il perfezionismo e la pigrizia si giustificano a vicenda.
Ma, come ho già detto, nella vita non è così: il livello successivo arriva sempre troppo presto.

Tipo: questa cosa qua che mi ero appena abituata alla vita da studentessa e questa sia già finita non credo sia giusta, non credo lo sia proprio.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...