Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: #coglioneNo: lasciatemi dire qualcosa d'impopolare

#coglioneNo: lasciatemi dire qualcosa d'impopolare

Ok, visto che ormai sono passate quarantotto ore e passa dall'uscita dei tre video che stanno facendo scalpore sulla rete non credo debba essere io a presentarveli, ma non si sa mai: quindi eccoli.

Già una sorprendente infinità di persone sta dicendo la sua sull'argomento, su se il messaggio trasmesso è giusto o se è stato trasmesso bene - per quel che mi riguarda, sono dovuta arrivare a spiegare ad una dottoranda in Fisica delle Particelle il significato di "creativo" ed il significato di "freelance", cosa che comunque non le è ancora ben chiara, e su facebook ho dovuto subirmi quella che mi diceva di stare attenta perché condividere un video così rivoluzionario "non è una mossa intelligente per il tuo futuro lavorativo".

Ma tralasciamo.

L'unica persona a fare un commento intelligente è stato @bermat.
Perché stiamo tutti qui a mettere like e a condividere e a firmare petizioni e a dire bravo! e a chiedere rispetto per il nostro lavoro ecc. 
Ma vi rivelo una cosa: non saranno tre video e i vostri like a convincere qualcuno a pagarvi/ci di più.
Questi video non sono per i capi, per quelli che dovrebbero stipendiarci, per lo Stato che dovrebbe darci una mano e altre cazzate.
Questi video, secondo me, erano rivolti a noi. Siamo noi che dobbiamo fare qualcosa. 
Come, per esempio, smetterla di lavorare per quattro spicci o per il curriculum o l'esperienza.
C'è da dire no, tutto qua.

(Adesso tutti i crumiri babbi di Billy Elliot possono iniziare ad insultarmi.)

62 commenti:

  1. Beh, io vengo da un mondo (quello del teatro e della scenografia, dell'arte, per intenderci, delle maestranze) nel quale la questione è ancora più sentita: gli stage non pagati, la gavetta, le enormi difficoltà per chi parte da zero, la totale mancanza di supporto da parte dello Stato buono solo a tagliare, tagliare e ancora tagliare. Il momento in cui ti senti dire che sei troppo giovane e hai troppa poca esperienza per lavorare o peggio che sei troppo vecchio e quindi non più qualificato per lavorare (e magari, come è successo, hai appena 44 anni) o quello in cui la retribuzione non arriva o ne arriva la metà se va bene.
    Questo spot o campagna di sensibilizzazione che dir si voglia, non serve a niente. Forse piace ai designer fighetti e ai grafici hipster che girano tutti impomatati nei loro skinny jeans e occhialoni, ma la sua utilità è nulla.
    Sono d'accordo: siamo noi a dover dire no per primi, anche se siamo in difficoltà economiche. Purtroppo, però, molte volte si accetta un lavoro gratis sperando in una improbabile visibilità che non arriva o perché "tanto ci sono passati tutti". Almeno, a teatro e nell'arte è così: però noto che chi ragiona in questa maniera non arriva da nessuna parte e se arriva ci mette il doppio del tempo rispetto a chi rifiuta lavori non pagati per conservare un minimo di dignità. Ma quanti riflettono su questo, prima di accettare un lavoro non retribuito?
    n.b. sono certa che spunterà un qualche utente che ti dirà di stare zitta perché sei benestante. Come se una che economicamente sta bene non possa pretendere rispetto.

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    1. Sono d'accordissimo.

      A chiunque vuole attaccare col pippone del benestante: spesso e volentieri questi lavori non sono pagati, e quando lo sono lo sono così poco, e sono così impegnativi - a livello di ore, di spostamenti, ecc - che converrebbe dire di no e fare altro.
      Io personalmente preferirei mettermi a fare qualsiasi altro lavoro, come la commessa o la barista o la cameriera o la donna delle pulizie o le ripetizioni o la babysitter, mestieri che poi rendono, a livello economico, molto di più. Piuttosto che fare quello che dovrebbe essere il "mio" mestiere venendo sfruttata.

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    2. Mi piace quello che dici, e condivido tutto. Tra l'altro, secondo me, nessun cursus universitario potrà mai davvero formare un creativo. Uno è creativo di per sé, o non è creativo affatto, e non sarà un percorso di studi in un'accademia della pubblicità o in una delle nostre amate facoltà umanistiche a renderlo tale. La creatività non s'impara. E si può essere creativi anche facendo la commessa, la babysitter e la donna delle pulizie. Perché un creativo è così, non può fare a meno di deviare dai percorsi già tracciati, a volte, nemmeno lo sa di essere "speciale". Quindi: molto meglio dire di no ad un'offerta di lavoro sottopagato e lavorare dignitosamente, altrove. Anche in altri settori.
      Con creatività.
      zoe

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    3. E sulla storia del pippone del benestante: non è che nascere in una famiglia benestante garantisca vita da benestante a tutti i figli, poi.
      zoe

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  2. Io rimango della mia idea: adesso tutti si definiscono creativi, l'offerta supera la domanda e quindi il video, dal messaggio giusto, sta diventando espressione di quelli che si nascondono dietro la definizione di "creativo" per prodursi in una deplorazione sulla loro condizione.

    Quindi: sì, è giusto pretendere di essere pagati, ma basta con la nenia dell'artista incompreso.

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    1. I finti creativi sono una piaga sociale. L'artista incompreso non è un artista, è un marchettaro, che oscura il vero merito, ahimè.
      Dove studio ne vedo una marea, che bruttura.

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    2. Sono d'accordo - ma d'altra parte, essendo teoricamente una di quelle che dovrebbe fare un lavoro creativo non so come gestire la cosa.
      Nel senso, prima di entrare nel mondo del lavoro pensavo che tutti quelli che si lamentavano facessero degli inutili piagnistei: poi ho visto che sì, molti fanno la scena da artista incompreso, ma che cerchino di mettercelo in culo a ogni piè sospinto è un dato di fatto.

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    3. Fatti un giro a Brooklyn dove un hipster trentenne non capisce perché il suo business di seltz imbottigliato artigianalmente non decolla e si sente comunque una specie di Leonardo incompreso.

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    4. Ma quelli sono coglioni, punto.
      Concordo che i finti creativi siano una piaga; la parola "creativo" ha ormai assunto una connotazione negativa proprio a causa di gente del genere. Persone che si nascondono dietro a questa etichetta, non avendo le capacità, la preparazione e men che meno la voglia di fare una mazza.

      Non si può fare di tutta l'erba un fascio (nel bene come nel male), però, ed è innegabile che nel mondo del lavoro (quello così detto "creativo" e/o "intellettuale") lo sfruttamento è praticamente la norma e - citando la Snob - che cerchino di mettercelo in culo a ogni piè sospinto è un dato di fatto.
      Ovviamente parlo per esperienza diretta.

      l'Antifèscion

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    5. Ma quelli sono coglioni, punto.

      Siamo d'accordo sul fatto che i finti creativi siano una piaga; è a causa loro che la parola stessa ha assunto una connotazione negativa. Persone senza né arte né parte che non hanno le capacità, la preparazione e men che meno la voglia di fare una beata mazza.

      A fronte di queste capre, però, c'è gente di tutt'altra pasta e spessore che si trova in balia di un sistema malato; è innegabile, infatti, che per i mestieri così detti creativi e/o intellettuali lo sfruttamento è praticamente la norma e - citando la Snob - che cerchino di mettercelo in culo a ogni piè sospinto è un dato di fatto.

      Ovviamente parlo per esperienza diretta.

      l'Antifèscion

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    6. il mondo dei lavori creativi e dell'arte per la sua natura immateriale e non fruibile, consumabile, prezzabile, da sempre fa gola a tanti falliti, figli di papà, figli di gente famosa, quelli del "tutto spesato", si buttano sul creativo per noia, per darsi un tono. Poi...la tecnologia ha prodotto un enorme quantità di persone che coltivano hobby creativi ma non sono professionisti. Il confine con il professionista c'è, esiste, ma non è riconoscibile facilmente, soprattutto adesso e in Italia, con l'ignoranza e la banalità che dilagano. Un videomaker professionista, che ha studiato, pagato, sudato, letto ecc farà un video interessante, ma in quanti sapranno decifrarlo? intendo capire che dietro a quel video c'è cultura, tecnica, esperienza, un plus che lo differenzia dal videoclip del primo arrivato? è per questo che non fa la differenza per la committenza, se è ignorante e becera opterà indifferentemente per il videoclip, basta che costi poco o costi zero, tanto a quanti frega se nel video del professionista di talento ci sono un mare di citazioni di storia dell'arte o del cinema per es? quanti lo potrebbero capire? nessuno, quindi chissenefrega, un creativo vale l'altro, la creatività è una cosa per intellettuali e sai che noia in Italia adesso tutto quello che va letto, che supera le 5 righe, che non è il pensierino di 3 elementare della blogger bionda e carina ecc ecc

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  3. Sono d'accordo sul fatto che la campagna non sia diretta ai capi, o meglio, non *solo* a loro; personalmente credo sia rivolta sia a noi che a chi dovrebbe stipendiarci. Il video dovrebbe dire "Se fossi un idraulico, ti sembrerebbe normale non farti pagare?" o "Ti sembrerebbe normale non pagare l'idraulico?", a seconda di chi lo guarda. Se un creativo/ freelance non lo coglie…we've got a problem.
    Sul fatto che siamo noi per primi a dover dire di no, e che chi accetta di lavorare gratis svaluta il lavoro di tutti, però, non si discute.

    Chiara

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  4. Sono architetto, e credo che la mia categoria sia almeno nella top5 dei lavori non pagati. Sono anni che mi batto per questa cosa, e sono ovviamente d'accordo con te!
    Dopo aver cominciato ad esercitare la professione ero anche andato all'università a lasciare dei volantini, cercando di disincentivare i laureandi ad accettare lavori non retribuiti o quasi solo per poter "fare esperienza", perchè è proprio così che si crea il circolo vizioso.
    Ad oggi sono un collaboratore in uno studio ed ho fatto piangere due ragazze ed un ragazzo che erano venuti a lavorare qui gratis, togliendo il lavoro ad altri architetti che invece avevano il brutto vizio di chiedere dei soldi (comunque pochissimi) per le mansioni che dovevano svolgere.
    A.

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  5. per altro, per quella che è la mia esperienza posso dire che il lavoro gratuito porta solo altro lavoro gratuito. Non è mai successo che il fare qualcosa per visibilità/portfolio abbia successivamente portato dei lavori retribuiti. Sarò stata poco abile io nello sfruttare quelle "occasioni" (ahahah), però i fatti per me sono stati questi.

    E poi, quando ne ho avuto abbastanza, anche con il sistema fiscale italiano che spreme i freelance come limoni, me ne sono andata all'estero dove potevo sentirmi tutelata.

    Sz

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  6. Non li avevo ancora visti... Quindi grazie Snob :)
    Per fortuna, a me è capitato poche volte se non quasi nessuna di sentirmi dire queste frasi!

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  7. Sapeste quanti "coglioni" medici ci stanno tra i reparti degli ospedali che si schiavizzano per anni pur di entrare in scuola di specialità... Con la differenza che il discorso "e voi non fatelo" cozza fortemente con la possibilità di formarsi per lavorare nella sanità. C'è sempre una scelta si dice, certo, ma ultimamente l'unica scelta contrapposta alla schiavitù del lavoro gratis è l'emigrazione. QUESTA NON È SCELTA, questa è disperazione.

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    1. Stiamo parlando di un'altra cosa: la scuola di specialità non è un vero e proprio lavoro, ma, come dice bene la parola, un'altro step della formazione. Potrebbe essere paragonata, per una facoltà umanistica, ad un dottorato. Anche da noi la gente sta a fare l'assistente aggratis per entrare al dottorato, con la differenza che uno specializzando prende 1700 euro - da quel che so - mentre un dottorando 1000, e alla fine della giostrina al dottorando dicono "arrivederci e grazie, è stato bello" mentre per lo specializzando la storia è ben diversa.
      Non confondiamo le cose, per favore.

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    2. La scuola di specialità NON dovrebbe essere un lavoro ma lo è. I reparti ospedalieri delle cliniche universitarie li mandano avanti gli specializzandi ( che guadagnano 1500 euro a cui vanno sottratte tasse e assicurazione medica) e i medici frequentanti, quelli che in sostanza sperano di entrare in quella specialità. Ma chiudo qua l'argomento sanità perchè non ha senso discutere di cose che l'interlocutore non conosce, anche se col tema del tuo post l'argomento era più che attinente.

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  8. A me questi video fanno ridere, ho fatto dei lavori senza essere pagato MA non mi sono fatto mai mettere i piedi in testa da nessuno, e il telefono lo sbattevo io non loro :)

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  9. Cara Snob, lo vedi che non ci capiamo. Eppure parliamo la stessa lingua (mi riferisco all'italiano; se fosse l'inglese, avresti capito che sono dottoraTA). E credo sia un peccato, perché nonostante tutto ho l'impressione che su questa cosa non la pensiamo tanto diversamente.

    Molto probabilmente è colpa mia, che mi sento abbastanza incapace nell'usare Twitter. Lo vedi dal mio profilo: twitto pochissimo, al massimo ritwitto, mi piace seguire persone più o meno interessanti. E quando mi viene chiesto di scrivere una "bio", la prima cosa che mi viene in mente è di scrivere cosa faccio per lavoro e cosa mi piace fare nel tempo libero. Niente frasi ad effetto, niente citazioni, niente roba criptica.

    Fine divagazione, torniamo sull'argomento in oggetto, finalmente ho un po' più di spazio. Ritieni davvero che io non conoscessi il significato della parola "creativo", sia come aggettivo che come sostantivo, e che nel caso non fossi stata in grado di cercarlo da sola e avessi dovuto ricorrere a te? Certamente no. E, come ho specificato esplicitamente, neanche la mia intenzione era quella di essere "acidella" o provocatoria. Semplicemente, sono una persona di scienza, e ritengo che per discutere un problema sia necessario prima che gli interlocutori condividano le definizioni degli oggetti. A questo proposito, ti ho chiesto di definirmi cosa tu intenda per "creativo" (e non per freelance) perché per come lo vedo usato mi sembra un termine abusato e fuorviante. Primo: dai video mi sembra ci si riferisca solo alla sua accezione in ambito pubblicitario. Bene sottolinearlo, perché anche il pittore è un lavoro creativo, anche il cuoco, e non ti dico quanta creatività serve per inventarsi un esperimento di fisica delle particelle. Secondo, che immagino ti stia particolarmente a cuore: non ti sembra che tanta gente che si definisce "un creativo" sia simile a quelle che facevano le estetiste e ora si fanno chiamare "make-up artist"? E inoltre, non ti sembra che possa raggruppare sia ottime figure professionali che gente neolaureata in dieci anni in scienze delle merendine e che ha poca voglia di lavorare? Io conosco personalmente gente preparatissima, e di cui nutro grande stima, che si occupa di social media management, web design, copywriting, consulenza di comunicazione, marketing; d'altra parte, conosco ancora più gente che si è scelta un corso di laurea che riteneva facile, è stata parcheggiata lì mille anni per strappare un pezzo di carta, e ora si definisce "creativo" e pretende che il mondo sia ai suoi piedi.

    Quello che ho scritto finora è esclusivamente in mia difesa, per spiegare cosa intendevo con una semplicissima domanda di meno di 140 caratteri. In mia difesa perché non è vero che ho avuto bisogno che due ragazzine (mi viene da dire presuntuose, ma non vi conosco e non mi permetto) mi spiegassero cosa vuol dire "creativo" e "freelance", e soprattutto non è vero che denigro ("acidella", "sfottere") alcune categorie professionali ("socialmediacoso" è un termine che ho copiato da alcuni amici social media manager, i quali lo usano per ironizzare su se stessi: ancora una volta mi verrebbe da dire che c'è gente con troppa coda di paglia per riuscire a fare dell'autoironia). Ripeto, finora solo in mia discolpa. Mi sarebbe interessato davvero discutere con te di questo argomento, ma visto che ho dovuto utilizzare oltre 4000 caratteri e una quantità notevole del mio tempo per spiegare una domanda di tre parole e controbattere alle vostre frecciatine acidelle, sono piuttosto scoraggiata.

    Tre postille:
    1- Ti chiederei di segnalare questa risposta alla tua amica enrichetta, la quale non indica un nome vero o un blog (ad essere sincera, sarei anche molto curiosa del curriculum vitae).
    2- Quella della balena e della biologia marina... me la spieghi?
    3- Già che ci siamo, mi spieghi anche cosa non va nell'indicare "leggere" ecc ecc nella propria bio?

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    1. Sono onesta: non ho voglia di leggere tutto, e non ho voglia di intraprendere una discussione.

      Mi sembra sterile, snervante, inutile, soprattuto contando che mi segui da pochissimo, non mi conosci e quindi dovrei giustificare ogni mia parola con dieci post trenta tweet quattordici commenti in merito.

      Proprio non mi va.

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    2. Come fai a sapere che ti seguo da pochissimo? Dal Twitter? Ho scoperto il tuo blog qualche mese fa, e ho letto a ritroso TUTTI i post. Certo, nessuno me l'ha chiesto, e questo non ti pone in dovere di leggere addirittura un'intera mia risposta. Grazie mille, Maria.

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    3. Scusa, allora la terza domanda non trova risposta nel penultimo post?

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    4. Certo, potrei risponderti parlandoti di me e raccontandoti che anche io ero la sfigata che alle scuole medie preferiva leggere Hemingway a guardare Dawson's Creek. Ma poi dovresti leggere tutta la mia risposta e proseguire con quattordici commenti. Forse preferisci altri tipi di lettori ed interlocutori, quindi probabilmente è meglio che io mi risparmi la fatica. Grazie ancora, Maria.

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    5. cerco di riassumere ciò che dice maria: di persone che si definiscono "creative" e che possono vantare una laurea a sostegno di ciò ce ne sono davvero tante. così tante che, di conseguenza, ci sarà anche chi non è seriamente preparato, o non ha voglia di darsi da fare, indipendentemente dal corso di laurea. questo ha portato ad una "svalutazione di categoria". e ci sarà anche chi è disposto ad accettare lo sfruttamento ai fini di fare "curricum ed esperienza". il problema sta alla base di tutto il sistema universitario.

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    6. @Maria: scusami, allora per quale motivo mi fai una domanda a cui hai già la risposta? Capisci che se ho parlato di una cosa appena tre giorni fa e tu mi fai una domanda a cui quel post già risponde, do per scontato che tu non lo abbia letto, e che quindi non sia solita leggermi.
      Preferisco degli interlocutori che siano un tantino consapevoli di come è preferibile interagire sul web: se ogni persona scrivesse un commento lungo quanto il mio post la situazione si farebbe un tantino complessa. Su internet Less is More, soprattutto per quel che riguarda i commenti.

      @Anonimo: mi dispiace, quindi, che Maria - molto stranamente, essendo una lettrice assidua del mio blog - che io sono la prima ad odiare i fuffateller, gli scienziati delle merendine, i cazzeggiatori, i fuoricorso wannabe artisti, i Bukowski dei poveri, ecc. È una cosa che ho ripetuto, credo - ma forse mi sbaglio - innumerevoli volte. E innumerevoli volte ho sostenuto che Scienze della Comunicazione andrebbe eliminata, e che il fancazzismo universitario dovrebbe essere eliminato il più possibile. Quindi, insomma, stiamo parlando della stessa cosa.

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    7. Proprio perché ritenevo di aver capito come la pensassi a proposito dei wannabe artisti incompresi, mi era sembrato che potesse essere uno spunto interessante capire cosa si intendesse per "creativi", e di consguenza ci sono rimasta male quando sono stata liquidata con frecciatine su Twitter e un "non ho voglia di leggere il tuo parere" qui.

      Maria

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    8. Scusami Maria: io su twitter ti ho risposto. Capisci che però se io ti scrivo "Scusa?" non capendo la domanda e tu mi rispondi con un "Non mi è chiara la tua domanda, ti dispiace riformularla in modo più organico?" non posso evitare di credere in un intento polemico o in una presa per il culo.

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    9. Ero convinta che "Non mi è chiara la tua domanda, ti dispiace riformularla in modo più organico?" fosse una risposta chiara ed educata. Tra l'altro ho specificato esplicitamente che non avevo nessun intento di far polemica o di prendere per il culo.

      (Tra l'altro, io sto continuando a rispondere, ma ti prego di informarmi su quando raggiungo il numero massimo di commenti tollerati. Ancora, nessuna intenzione polemica, giuro giuro giuro, solo sincero desiderio di confronto).

      Spero davvero che tutto questo sia derivato solo da un'incomprensione. Non voglio pensare che tu sia una che maltratta i suoi lettori. E sono ancora convinta che nella vitavera andremmo d'accordo su diverse cose.

      Maria

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    10. Snob da come ti sei comportata con questa ragazza hai dimostrato chi sei,non so i pregressi su twitter,però boh,a Bologna si dice polleg.
      Leggiteli i commenti di chi ti dedica tempo e ha voglia di confrontarsi con te.Io,sinceramente,dopo queste uscite ti saluto e ti auguro di non finire a parlarti addosso perchè se continui così a mio parere questo è quello che ti aspetta.
      Elena

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    11. Elena, se non sai cos'è successo su Twitter non so se puoi veramente un giudizio, da come si era posta Maria credevo stesse sfottendo in maniera piuttosto polemica, mentre invece non era così. Incomprensione dovuta sicuramente ad un mio essere prevenuta, ed in parte al mezzo internet che spesso causa incomprensioni.

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    12. Ciao Snob, leggo ora quest'ultimo commento. Ma quindi mi credi! Sono commossa, davvero. Un "mi dispiace per il fraintendimento" ed un edit nella parte 'per quel che mi riguarda, sono dovuta arrivare a spiegare ad una dottoranda in Fisica delle Particelle il significato di "creativo" ed il significato di "freelance", cosa che comunque non le è ancora ben chiara' di questo post sarebbero stati molto carini, ma forse è chiedere troppo.

      Ti abbraccio, sinceramente, spero che il tuo lavoro stia andando bene (anche chiedere che lavoro è sarebbe troppo?)

      Maria

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  10. Ma servivano questi video per far emergere il problema? Possibile che serva lo sbandieratore di turno "Liberté, Égalité, Fraternité" per creare questo passaparola?

    Il problema è che si attribuisce tutto alla crisi di questi anni, ma questa situazione del "chi offre di meno" c'era già tempo fa...non è nata adesso, semmai è peggiorata.
    Sono d'accordo con quanto è stato detto: non è giusto dover sottostare al ricatto "la paga è questa, o cammini", ma vaglielo a dire a quel giovane che è rimasto disoccupato un anno e mezzo; non lo giudico se accetta perché rimanere senza lavoro logora, ti distrugge dall'ansia e non tutti hanno un carattere forte.
    Ma più che a questa categoria, io credo che questi video siano rivolti direttamente al datore di lavoro.
    Se non cambia la sua mentalità poco importano i nostri sforzi, uno può fare il muso duro e mandarlo a quel paese, ma poi di fatto un rimpiazzo lo trova, anche non italiano (pare un cliché, ma è così - da qui poi nasce lo stupido razzismo del "ci portano via il lavoro", ma di fatto chi nega un lavoro sono spesso chi li offre).
    Esiste poi da sempre quel paradosso: non ti do' il lavoro perché non hai esperienza - "ma che vuoi dare a Coso lì un lavoro, che ha ancora la mela per l'insegnante in mano?"- vs non ti do' lavoro perché hai sì esperienza, ma costi troppo.
    Esiste poi un enorme caos nel mondo lavorativo, tutti vogliono fare tutto. Hai studiato per qualcosa, ma poi ti tocca fare dell'altro per campare.
    In fondo è vero il cameriere è un lavoro che si trova ovunque, ma chi ha studiato per svolgere quel tipo di professione è fregato perché deve cercare di emergere tra le migliaia di curriculum. Anche qui però va' incolpato l'albergatore o il ristoratore che preferisce qualcuno che non sa cos'è una mise en place.
    Difatti non puoi accusare a chi ha un dottorato "dovevi fare il muso duro e lottare per la tua professione" perché di fatto con i sogni non si mangia. E qui torniamo al punto di prima, chi dovrebbe cambiare mentalità se non il datore di lavoro?

    Ci si ritrova poi a fare le valigie ed andare all'estero per ritrovare un minimo di professionalità e dignità, dove ognuno ha il suo settore, dove anche se parti dal livello più basso poi hai la soddisfazione di crescere e vedere i frutti della tua fatica, ma anche qui se ci si pensa i giovani che partono non aiutano a migliorare la situazione qua lavorativa.
    Io sono tra questi, ma che alternative ho?

    Vivienne

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  11. Estrema sintesi.

    Premesso che l'estero non e' la cuccagna, supponiamo che Gino abbia un obiettivo in mente, abbia studiato per raggiungerlo e non abbia la possibilita', o il coraggio, o la motivazione per espatriare.

    Prima ipotesi: Gino e' squattrinato, ma ancora non alla canna del gas. Gli viene proposto uno stage non retribuito. Prova a ribellarsi. Zitto e mosca, gli viene detto: sai quanti sarebbero pronti a vendere la loro madre per fare questo lavoro? Gino ingoia e accetta, perche' e' l'unica possibilita', in Italia, per rimanere nell'ambiente nel quale desidera lavorare.

    Seconda ipotesi: Gino non e' disposto a svendersi, ma e' benestante. Con il beneplacito di mamma e papa', rifiuta e aspetta un'occasione migliore.

    Terza ipotesi: Gino e' benestante, e gli sta bene cosi'. Accetta lo stage non retribuito, cosi' ha la scusa per rimanere da mamma'.

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    1. Bravo Marco, chiaro e conciso.

      L'ipotesi di un Gino squattrinato che fa un altro lavoro in attesa che arrivi una proposta finanziariamente non dico sublime ma accettabile dici che sia completamente impossibile?

      Anche perché, come hanno già detto molti, non è detto che il risultato di una lunga serie di lavori non retribuiti sia un lavoro retribuito, anzi.

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    2. No, anzi, e' quello che dovrebbe accadere; e accade se Gino e' veramente squattrinato.

      Se, tuttavia, come ho supposto, Gino non e' ancora a livelli di indigenza, accettera' lo stage non retribuito, perche' pensa che, cambiando lavoro, perdera' il contatto con l'ambiente dei suoi sogni. Stando io alla fine di un dottorato vissuto con la testa in un'aula di liceo, posso confermare che e' cosi'.

      Inoltre, pensa sempre il Gino basso-borghese, al momento in cui si rendera' disponibile un posto retribuito almeno avro' piu' esperienza nel settore rispetto a chi ha consegnato pizze a domicilio.

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    3. Io sono quel Gino, ma al femminile. Con la differenza che non avendo nessuno che mi dava una mano ho rinunciato a qualsiasi stage che avessi trovato o mi avessero proposto nell'ambiente del mio percorso di studi. Ora, essendo ancora Gino economicamente parlando, mi barcameno fra mille lavoretti che, comunque, non mi danno spazio e tempo per provare ad approfondire la mia conoscenza nell'ambito suddetto e rendermi un po' più competitiva.
      Per cui, dopo aver rifiutato per esigenze economiche a volte e per orgoglio altre, dopo essermi sentita dire di essere "troppo qualificata", ho deciso e ho capito che sto bene così e che son felice di essere fuori da quell'ambiente.
      Però, mi chiedo, se fosse andata diversamente ora sarei felice di esserne parte?
      Ma chiudo qui ché sono andata fuori tema.

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    4. @Mareva, la riflessione è interessante (sarà che sono in una situazione simile) e andrebbe approfondita, anche se ovviamente non può essere questa la sede.

      L'ipotesi ventilata dalla Snob rappresenta la reazione più sana che, a mio parere, dovrebbe scattare in chi si trova nella situazione descritta sopra. E @Marco, non sono d'accordo quando dici che è ciò che accade se Gino è praticamente alla canna del gas. Non è obbligatorio essere squattrinati per decidere di mantenersi lavorando come barista/babysitter/segretaria ecc. pur essendo (altamente) qualificati per altro.

      Per quanto mi riguarda è una questione di dignità: a un certo punto (e a una certa età) non ci si può permettere di fare i disoccupati di lusso per cui, se nulla si muove, il culo dobbiamo muoverlo noi. Anche se rode ed è pesante.

      Noto, però, che la maggior parte della gente preferisce non sporcarsi le mani e starsene lì a piangersi addosso. E la crisi e il sistema che non funziona diventano una scusa per non fare una beata mazza, contribuendo alla tristemente diffusa idea che certe professioni (quelle creative e/o intellettuali, appunto) siano fondamentalmente appannaggio e rifugio di figli di papà viziati e fancazzisti.

      l'Antifescion


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  12. Ciao Snob. Anch'io ho condiviso il video su facebook perché io non ho molti amici "creativi", e credo che esso sia stato fatto per mettere a conoscenza anche chi non è del settore. Personalmente, nel mio piccolo, a parte il mio blog personale, non scrivo gratis. E sai quante volte mi è stato chiesto? (Credo anche a te)
    Tuttavia io sono appunto quel Gino che hai proposto tu, ovvero: vivo con un altro lavoro. Ed è triste pensare che in Italia "uno su mille ce la fa".

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  13. E vogliamo parlare di quelli che mi volevano pagare 5 euro per tre articoli (con foto etc) in cui mi dovevo smazzare su storia\cultura\itinerari in giro per paeselli e senza neanche il rimborso spese? Eh, ma fa curriculum.

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  14. in Germania esiste la Cassa Sociale degli Artisti (che include anche giornalisti, pubblicisti, webdesigner) e lista due pagine di professioni che possono fare domanda per entrare nella Cassa. Altro requisito per essere accettati è dimostrare che l'unica fonte di reddito che si ha viene dalla professione creativa.
    E' un metodo rapido e abbastanza preciso per dividere i lavori creativi da quelli che non lo sono (a volte, ne convengo, lascia fuori eccezioni importanti), ma evita di creare quei fraintendimenti che permettono il fiorire di affermazioni del tipo "ma io sbuccio le patate in maniera creativa". Inoltre, la presenza di questo spartiacque stimola l'impegno a perseguire una direzione e un'identità professionale, scremando alla base i "creativi a tempo perso" che annacquano un po' l'offerta in termini quantitativi. E soprattutto rende praticamente inutile e controproducente fare lavori gratuiti perché bisogna produrre un reddito dalla propria attività creativa.
    Essere creativi è un lavoro, né migliore né peggiore di tanti altri, però è un lavoro, anzi, tanti lavori a giudicare dalla lista di cui posterei il link se non fosse lungo una quaresima.
    Tutto questo per dire che la buona volontà che porta a rifiutare dei lavori non retribuiti non serve a molto se non ci sono delle leggi che supportano queste scelte.

    Sz


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  15. Ecco io questa campagna non la conoscevo. Ho guardato i video e l'unica dicitura che posso condividere è "ad un giovane lo dicono sempre". Poi tutto il discorso sui creativi e via dicendo è stato già dibattuto e mi sembra sbagliato, per una volta, non generalizzare. Io non ho avuto grandi esperienza lavorative, però mi è capitato di fare animazione alle feste per bambini, anche lì il proprietario dell'agenzia mi ha proposto di iniziare con 2 feste, per rompere il ghiaccio, che però non mi avrebbe pagato. E perchè? chiedo io. Perchè non hai esperienza e non so se la festa andrà bene, questa la sua risposta. Intanto io dovevo rimetterci l'auto, la voce e la testa.
    Diciamo che la campagna è per tutti, per i giovani lavoratori, per i datori di lavoro, er gli amici dei giovani lavoratori che spesso consigliano di darsi il famoso pizzico sulla pancia.
    Cambierà qualcosa?Assolutamente no. Ci sarà sempre chi si accontenta.
    -M

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  16. Io, nella piccola casa editrice in cui mi facevano spolverare lo scaffale e mi tenevano in piedi perché non c'era una sedia per me, ci sono rimasta quattro giorni e poi via. Mi ero laureata da un mese e la casa editrice era un sogno.
    A farmi il mazzo facendo la simil-giornalista sono rimasta un anno e poi via.
    Tendo a credere che il tempo per essere soddisfatta al 100% arriverà - perché mi ci muovo contro, o almeno mi sforzo. Intanto sono soddisfatta al 50%, perché faccio sì un lavoro qualsiasi ma posso comprarmi i libri e gli smalti e quello che voglio a fine mese.

    Non riesco a vedere un altro modo di comportarsi. Prenderlo a quel posto non è un'opzione.

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  17. Lo sfruttamento esiste. Tuttavia, esistono anche attività che non dovrebbero essere definite come lavorative ma ricreative..
    L.

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    1. Per curiosità, quali sarebbero quelle ricreative?

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    2. Non riesco a darti una categoria ben precisa, ti farò qualche esempio.
      Io suono il piano, canto (abbastanza bene) e adoro la letteratura italiana. Ho sempre creduto che queste tre attività fossero attivtà di diletto, ricreative appunto, e non ho mai sperato di farne un lavoro; non ho mai sperato di guadagnare suonando, cantando o scrivendo un brano. Ovviamente, qualora mi capiti di guadagnarci dei soldi, ben venga.
      Altrettanto ovvio resta il fatto che non mi lamento se non troverò mai un lavoro come concertista. Non trovo nulla di male in coloro che fanno della propria passione un lavoro; mi sconcerta la gente ossessionata a voler fare un solo determinato lavoro perchè è la sua passione.
      Ti potrei dire che quelle attività che ti ripagano sopratutto riempiendoti l'animo non sono attività lavorative a mio parere, o meglio, non necessariamente.
      Il mio consiglio perciò è questo: cercate di fare delle vostre passioni un lavoro ma non fate che ciò vi ossessioni, e se non accade la passione è vostra e nussuno può portarvela via. Ars gratia artis. Spero di aver risposto, Chiara.
      L.

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    3. non è corretto quello che dice, la passione e gli hobby sono una cosa, studiare e specializzarsi in un campo artistico o creativo è un'altra cosa, non si tratta di ossessione, ma di desiderio di vedere ripagati i propri sforzi, al pari di qualsiasi altro professionista

      Elimina
    4. Ma se studi e ti specializzi in una qualsiasi cosa ti piaccia, il fatto di saperlo fare bene o comunque di esserti sentita appagata durante le studio per il mero piacere dell'apprendimento, non ti ripaga di ogni sforzo? Come ho detto, cercate di fare della vostra possione un lavoro.. nessuno dice di no.. ma non diventate ossessivi e sopratutto sappiate che le passioni non trasformate in lavoro non sono perse e il sacrificio sarà sempre ripagato!
      L.

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  18. Una curiosità: che lavoro fai Snob?

    Ah, io sono d'accordo con te. ;)

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  19. Io non faccio un lavoro "creativo" e quindi forse non conosco il settore. Però mi sembra che ci sia differenza nel fare un lavoro gratis per un tempo determinato ed accumulare esperienza e farsi sfruttare. La differenza, secondo me, è nelle capacità che si acquisiscono e quanto queste capacità siano spendibili nel mondo reale del lavoro. Mi spiego: io mi sono laureata nel 2001 (pre crisi quindi) in economia, ho fatto stage non retribuiti per 2 anni e poi ho lavorato con contratti a progetto (scarsamente retribuiti) per altri 2 anni. A quel punto le esperienze accumulate mi avevano fatto diventare, non dico indispensabile, ma comunque necessaria all'azienda; ho minacciato di andarmene e mi hanno assunto. Pertanto credo che se un lavoratore, in qualunque settore, dopo aver lavorato gratis per un periodo, non viene assunto, o non ha imparato abbastanza o fa un lavoro poco qualificato ed è facilmente sostituibile. Il lavoro gratuito è sempre esistito (si andava "a bottega" già nel medioevo, anche Leonardo da Vinci o Michelangelo hanno iniziato lavorando gratis), è cambiata la qualità del mercato (facciamo sempre più lavori poco specializzati) e la qualità dei lavoratori (siamo sempre meno disposti a specializzarci). A mio parere ... LaFra

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    1. sono d'accordo che bisogna delle volte stringere i denti per fare esperienza, specie se serve per imparare un mestiere che vogliamo fare per la vita... c'è da dire però che non tutti possono fare questo tipo di scelta se c'è di mezzo un affitto da pagare, bollette e tutto ciò che né consegue.

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    2. sì può fare, garantisco (o perlomeno 10 anni fa si poteva fare, adesso non so). Io ho iniziato a lavorare che ancora facevo l'università (vivevo sola e mi mantenevo) e ho continuato negli anni di stage, dal giovedì alla domenica cameriera in un disco-dinner. E' stato facile? Assolutamnete no. Lo rifarei? Assolutamente sì. E' vero, nessuno ci regala niente e vivere è immensamente faticoso, ma ho imparato che piangersi addosso serve a poco. LaFra

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  20. Qualsiasi periodo di tempo che una persona trascorre presso un luogo di lavoro, perché RICHIESTA la sua presenza o di chi per essa, facendo GUADAGNARE soldi, RISPARMIARE tempo, mettendo a disposizione le proprie conoscenze, per la maggior parte delle ore giornaliere DEVE e RIPETO D E V E essere equamente retribuita.
    Punto.
    Se ti sto facendo crescere come realtà lavorativa, se ti sto facendo risparmiare tempo, se ti sto dedicando 8-9 ore al giorno, tu mi devi pagare, perché non ho il tempo di guadagnarmi da vivere nelle restanti ore delle giornata ( a meno che non vada a battere la notte).
    E' ora di farla finita di fare i froci col culo degli altri.
    Se i datori di lavoro non si possono permettere di pagare decentemente una persona ma ne richiedono la presenza senza essere disposti a ridurre l'orario o trovare soluzioni di compromesso (chiaramente la partita iva-modello-sfruttamento non è contemplata) allora significa che non si possono permettere qualcuno che lavori per loro.
    Non sono i lavoratori i pezzenti, ma i datori di lavoro.

    Detto questo Snob, in uno stage di quanto? 3 mesi?, hai capito più di quello che i miei architetti coetanei del cazzo non hanno capito in 5 anni. Però si lamentano.
    E sia chiaro che la scema continuo ad essere io, che non sono mai stata mezza giornata senza lavoro, pur mandando bellamente a stendere chiunque mi offrisse le briciole di scarto...

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  21. Ciao Snob, ti parlo da apprendista fotografa (che fa tanto Harry Potter ma non trovo un nome migliore a quello che sto facendo) e appoggio tutto ciò che stai dicendo.
    Questa è una "battaglia" che chi è nel campo dell'arte come noi (anche i bloggher) conoscono bene e da sempre, ma che la gente "comune" (sto virgolettando tutto) non ne capisce l'importanza.
    Questi video per me non significano quasi nulla, per carità, simpatici, ma il passaparola che ne si sta facendo è ovviamente SOLO tra chi in questo problema ci sguazza.
    I datori di lavoro e le persone che ci chiamano "gente da selfie" non li guarderanno mai, ne sapranno cosa significhi tutto ciò.

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  22. Piano B.
    Non avete un piano B? Beh allora se morite di fame ve lo meritate.
    Il mondo del lavoro è una cagna che non guarda in faccia nessuno, un pò come un broker assicurativo.
    Poveri bimbelli sprovveduti.
    Ah ovviamente la dottoranda in Fisica delle Particelle non capirà mai (come anch'io del resto) questi pseudo lavori "creativi", potrebbe essere riconducibile alla scarsa flessibilità della nostra mente non creativa ma pragmatica. ah!

    VK.

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    1. nel resto del mondo la figura del creativo ha uguale dignità (compresa quella fiscale) di qualsiasi altra professione, strano che il paese dove sono nati Leonardo o Caravaggio, ad oggi odi e disprezzi tanto la creatività, pensare che nelle nostre scuole creative come le accademie, ci sono ragazzi in gamba con un senso dell'arte che americani, cinesi, tedeschi ecc possono solo invidiarci

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  23. Io vorrei una risposta da chiunque me la voglia dare, in merito a una cosa ricorrente che ho letto nei commenti, ma che in generale ho sentito nella vita 2000 volte. Perchè scienze della comunicazione è classificata come scienze delle merendine? Sul serio. Avete frequentato e siete rimasti delusi? Vi siete informati sui programmi ed esami della facoltà per poter esprimere un giudizio? Perchè io no, non mi sono sbattuta a informarmi su cose che non mi interessano - studio tutt'altro - quindi non so cosa si faccia a Scienze della Comunicazione. E perchè Comunicazione sì e giurisprudenza no? Sinceramente. Non ho intenti polemici, vorrei solo una risposta sincera. Grazie.

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    1. Io ho inserito alcuni crediti di Scienze della Comunicazione nel piano di studi durante la triennale e ho seguito due corsi d'aggiornamento mutuati da un Master di Scienze della Comunicazione, e continuo tuttora ad utilizzare i programmi dei corsi di SdC per approfondire alcuni argomenti che mi interessano, soprattutto in merito alla narrazione transmediale.

      Nutro un fortissimo interesse per molte delle materie di Scienze della Comunicazione, ma ho notato come
      a) il livello degli studenti, spesso gente che non sapeva che fare e quindi s'è buttata su Scienze della Comunicazione, è estremamente basso. Questo a Siena dove la facoltà è piccola e i professori esigenti, ho paura di sapere come sono quelli che frequentano in facoltà più grandi, dove il cazzeggio è ancora più imperante.
      b) molte materie sono sì belle e utili e giuste ma lasciano il tempo che trovano perché gli studenti non hanno alcuna base pregressa e non hanno fisicamente gli strumenti per elaborare le nozioni che vengono loro date.

      Secondo me SdC come è adesso dovrebbe essere eliminata per creare magari una specialistica di Semiotica e Socioliogia della Comunicazione successiva a tre anni di Filosofia o Lettere Moderne e che permetta un'applicazione pratica - creando esperti in vari livelli di comunicazione commerciale - delle competenze acquisite, ma di persone che abbiano comunque un background culturale significativo, non ragazzini che dopo cinque anni a malapena sanno chi è McLuhan.

      Questa è la mia opinione nata dopo aver incontrato numerosi Scienziati della Comunicazione, averne visto i comportamenti durante le lezioni di Master e averne valutato le competenze lavorative - alcune mie colleghe venivano da SdC: naturalmente, è possibile che io sia stata particolarmente sfortunata negli incontri. Molti professori di SdC che ho conosciuto, invece, sono terribilmente geniali e preparati, ma curiosamente nessuno di loro è laureato in SdC - di solito Lettere o Filosofia.

      Per quel che riguarda Giurisprudenza non posso aiutarti, non mi sono mai interessata ai loro corsi.

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  24. Si ricollega direttamente al tuo post del 17.XII. Il problema non è "la frase" incriminata del video. Il problema è che se i datori di lavoro sanno che tanto, in un modo o nell'altro, sia per cv, sia per formazione, sia per acquisire competenze (anzi "know-how" per dirla in modo creativo), quello che accetta di farsi spremere e poi gettare come un limone tanto lo trovano. E il circolo vizioso si alimenta da solo. Come già detto, una persona vorrebbe veder giustamente riconosciuto un merito, la propria istruzione, la fatica spesa nella propria formazione e il datore di lavoro invece è convinto che sia il dipendente a dover ringraziare per la "preziosissima occasione" concessa. E poco importa se le condizioni contrattuali sono a un passo dal prevedere la raccolta di cotone e il canto di spirituals. Però - troppo spesso - viene facile accettare condizioni infamanti perché magari il lavoro è in un posto prestigioso (e quindi ci si può anche riempire un po' la bocca) o perché a rifiutare si teme di passare da arroganti. Poi la frustrazione la si può facilmente sfogare sul datore di lavoro stronzo. Ma continuando a lavorarci. Rispettiamo i lavori creativi. Ma rispettiamo anche un minimo di orgoglio e amor proprio. Passiamo da stronzi una volta in più ma spezziamo questa prassi. Magari con una spilla da ghiandaia imitatrice appuntata sul petto.

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  25. Cara Snob, mi permetto di consigliarti questo articolo. Secondo me lo amerai.
    http://avantlaguerre.com/2014/01/17/pantone/

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  26. credo che i video non si riferissero ai laureati in scienze della comunicazione, come è stato erroneamente inteso da molti, piuttosto a fotografi, videomaker, grafici, illustratori, web designer, artisti del 3d e chi più ne ha più ne metta
    Molto più probabile che un laureato in scienze della comunicazione trovi un lavoro e non debba subire tutte le umiliazioni che le categorie citate prima devono invece subire, perché tanto lo fai al pc, tanto mio nipote lo fa uguale, tanto con la reflex sono un fotografo ecc ecc

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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