Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Il corpo perfetto.

Il corpo perfetto.

In questi giorni penso spessissimo al Poeta - sono fatta così, mi ci vogliono sempre due o tre anni a rielaborare certe storie.
Poi le cose a me succedono sempre a questa maniera qua, di nascosto, senza testimoni, quindi non riesco ad averne una visione oggettiva, quindi non riesco a dividere quello che mi sono raccontata - la linea creata dal mio continuo guardarmi indietro alla ricerca di senso - da quello che è reale.
A volte credo di essermi inventata proprio tutto, perché le amiche che lo conoscevano ormai non ci sono più e sono rimasta soltanto io e i suoi pochi resti.
"Ma non te lo ricordi?" 
Lo chiedo alla Ste due o tre volte al mese, perché ogni tanto entra in argomento, e noi andavamo al bar quando ci lavorava lei, e mi sembra così difficile che avesse notato me e non lui.
"No Snob, non lo ricordo proprio."
A volte, pensate, credo quasi che mi menta, e che si siano messi tutti d'accordo per scordarselo, o ricordarselo diverso da com'era. 
"Ma ci sedevamo proprio lì."
Che poi lì ci si siedono tutti, hai ragione, Ste. Anche io e te.
Comunque i vecchi post - anche se molti li ho cancellati - non possono mentire più di tanto: ci dev'essere qualcosa di vero.



Non so se è stato prima o dopo di conoscerlo, ma in quel periodo lì, circa, iniziai a correre.
Lo facevo senza nessuna tecnica: correvo finché il fiato non mi mancava, finché i polmoni non iniziavano a bruciare come pieni di benzina, finché l'acido della batteria non si accumulava nei polpacci e mi lasciava azzoppata da un crampo, obbligandomi a tornare a casa lentamente, malferma sulle gambe.
Un chilometro dopo l'altro, aumentando di poco ogni volta ma aumentando.
Le lezioni mi duravano fino a verso le otto, ma io le abbandonavo: mi sedevo nell'ultima fila e alle sette e un quarto smettevo le mie ballerine, infilavo silenziosa i calzini e le Nike continuando a fissare il professore, mi bendavo le mani con le mie fasce Leone e nel giro di dieci minuti ero trasformata ed uscivo ed andavo in palestra, a fare i vuoti di fronte allo specchio, ad allenarmi al saccone.
Tutt'assieme, in pochissimi mesi, l'esserino gracile che mi aveva ospitato per una vita era scomparso, sostituito da un'altra inspiegabile e meravigliosa creatura.

Una creatura simile, gemella a te.

Disprezzavamo gli altri.
Gli altri studenti, che non erano come noi: disprezzavamo loro che se ne stavano lì in biblioteca sui libri, loro che erano capaci di cercare la perfezione solo a metà. Noialtri no: il corpo perfetto era compagno perfetto della nostra mente perfetta, del nostro animo perfetto, ed ogni cosa veniva fatta con sovrumana disciplina. La nostra grazia, il nostro splendore: seppur incomprensibile lo percepivano, un po' ci odiavano, erano obbligati a voltarsi al nostro passaggio. Eravamo dei gladiatori. Il corpo perfetto era una macchina perfetta, si muoveva su un piano altro rispetto a quello dei comuni mortali, in una dimensione dove non esisteva attrito e dove la malattia e la fatica avevano un significato diverso.

Lui non faceva sesso, io ne facevo pochissimo: gli mandavo certi messaggi - badaboom! era la parola in codice - quando ce la facevo a portarmi a letto qualcuno di cui non mi fregava niente, e lui mai pareva infastidito come io speravo che fosse.
Pensavamo in parte che ci corrompesse, e indebolisse il fisico, e abbassasse quella pressione - l'elastico della fionda, tu lo chiamavi, molto più altalenante di me che avevo capito il funzionamento del mio sistema idraulico interno ed ero ormai capace di scrivere ogni giorno per ore, a patto di fermarmi appena prima di restare a secco - quella che ci serviva per scrivere e che non potevamo sicuramente sprecare per cose così.
Mi guardavo spesso nuda allo specchio, ma non c'era nessun vizio di tipo estetico: di fronte a me stessa provavo lo stesso rapito stupore che la gente prova per qualche meraviglia della natura o dell'ingegno umano.
A volte mi trovavo a fissarmi la gamba e godevo nel vedere il gastrocnemio tendersi e rilassarsi a mio comando, un piacere che prima di allora avevo soltanto provato in certi sorpassi perfetti, in certi bersagli precisi. 
Eravamo così fieri dei nostri corpi: un amore che in mancanza d'altre parole dovrei definire classico, un orgoglio che in mancanza di altre parole definirò fascista.

C'era una purezza che stavamo tentando di raggiungere, e per quanto fosse lontana non sarà mai vicina come lo è stata allora.

Una sera era tardi e stavamo festeggiando una laurea - non io e lui, ma con altri: lui non era il tipo da festeggiare alcunché - e ad un certo punto - era quella di Serena, credo fosse qualche suo amico - qualcuno suonò un campanello, e corse via. Il secondo di stupore, il secondo dello scatto, ed ecco che da circa il rettorato giù per Pantaneto con una forza sconvolgente, ed un terrore immotivato e animale, ed una velocità divina - ecco, la sensazione tremenda e reale della lastra dura sotto i piedi, a dividermi dalla pietra serena soltanto la sottile striscia di cuoio dei sandali, sentire vibrare ogni passo e con questo sentire lo sbriciolarsi degli eritrociti nelle vene, e le sacche polmonari dilatarsi enormemente - come adesso, intrappolate nella triste ed elastica gabbia di nero catrame che mi sono autoimposta, non sono più capaci di fare. 
Mi sono voltata soltanto poco oltre i Pispini, quando la salita fa la curva e si perde oltre, in Roma: mi sono voltata e ho visto gli altri più giù, nell'avvallamento, ormai privi di fiato - ti si sono viste le mutande, è riuscita a dire Serena, senza saperlo non turbata per quello ma soltanto per l'eccesso, per la superbia, per la tracotanza che c'era in quell'atto, per l'impudicizia dell'aver voluto mostrare la mia natura semidivina.

Ora più che mai, quando vedo le braccia fragili su cui mi sollevo ogni mattina, quando mi vesto e tento di fare quello che facevo, ora più che mai mi sento un dio caduto, e sono inutili i tentativi di spiegare quanta gioia animale c'era nel possedere quel mio corpo perfetto alle persone che, normali, mi dicono che non devo dimagrire, che già sono magra, e bella - come glielo vuoi spiegare.

34 commenti:

  1. Snob, scrivine di più di post come questo, come quelli che scrivevi un tempo.

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  2. I don't care if it hurts. I want to have control. I want a perfect body. I want a perfect soul.

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  3. Snob, ti prego, non smettere mai più.

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  4. Questo è disumano.

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  5. Snob, corri e detoxa. Scrivi, ovviamente. Scrivici della corsa e di tutto. Basta non iniziare con battute su soia e caaaaarbs, o diventare una marchetta della bulimia (ci siam capiti ;) )

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  6. la cosa più bella letta negli ultimi mesi.
    grazie,
    Marco

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  7. #tantoamoreperlasnob perchè ho vissuto un periodo molto simile e stasera mi hai riportato alla memoria sensazioni che avevo dimenticato

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  8. Ti seguo dagli inizi, mi ricordo di quando i tuoi compagni di corso ti perculavano. Loro sarebbero capaci di scrivere qualcosa così? Non credo.

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  9. Grazie Snob, grazie.

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  10. Che dire? Niente, è bellissimo e anche un po' doloroso quello che hai scritto. Ma bellissimo.
    Luzzola

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  11. Capisco e fa male. La macchina perfetta, precisa, che rispondeva con precisione ad ogni mio comando, quando facevo boxe. Tutti gli ingranaggi perfettamente oliati, che collaboravano velocemente, efficacemente per ogni mia richiesta.
    Ora che davanti al sacco ci vado troppo raramente per il mio poco tempo extra lavoro a disposizione, mi sento annaspare in un corpo che non fa più quello che vorrei, come vorrei.

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  12. Una volta correvo anche io.
    Alle elementari, nonostante venissi considerata un uccellino dai più delicati e dai meno accorti magra da far pietà, non stavo mai ferma.
    Mi piaceva arrivare prima a toccare tana a nascondino e non essere mai l'ultima ed essere costretta così alla regola "Conti tu" .

    Lo stesso valeva alle medie, con l'unica differenza che godevo a far mangiare la polvere a chi criticava il mio corpo acerbo. Mi sentivo forte: fanculo i loro reggiseni, le loro mestruazioni ed il loro escludermi spudoratamente.
    La romanticheria del "amo correre per sentire il vento tra i capelli" è una cretinata che non faceva per me.

    Poi ho smesso. L'ho fatto senza nemmeno rendermene conto ed oggi guardandomi allo specchio mi prenderei a pugni.
    Non che avessi smesso di correre perché avessi trovato una specie di pace interiore, smisi semplicemente, preferendo gradualmente le lunghe passeggiate e poi il nulla.

    Ripenso a, quando per raggiungere il centro, correvo fino a sentire la fitta al fianco; a quando mi sentivo compiaciuta a guadagnare un km in più; poter sentire che controllavo il mio corpo e potenziarlo fronteggiando ciò che mi circondava ed ora che è Estate mi vergogno a non essere ancora uscita per camminare tra i campi ed aspettare di incrociare una palla di fieno e sedermici sopra.

    Mi incazzo se vedo che ho qualche segno di cellulite perché dalla spigolosità dell'infanzia, ho preso sì delle forme, ma nel modo sbagliato.

    Tra poche settimane partirò per una avventura all'estero e lì volente o no, mi terrò in movimento e riavrò un bel corpo. Dopotutto non è mai troppo tardi.

    Vivienne

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  13. Mi succedeva lo stesso negli anni del nuoto agonistico. Non avere dubbi perché il corpo non mi avrebbe mai tradito. Perché io avevo un segreto (nemmeno tanto segreto) e la mia costanza mi avrebbe reso (e mi rendeva) migliore.
    Chi non ha mai provato non sa per nulla cosa significhi.

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  14. Quanto mi rivedo in quello che hai scritto.
    Quanto mi ritrovo in quella sensazione di potenza che deriva dall'avere un corpo flessuoso, tonico, allenato, pronto a scattare. Ho praticato anche io boxe per in paio d'anni, raggiungendo quell'equilibrio interiore tra la sicurezza che mi ha dato la pratica di questo sport -non ti faccio del male perché non voglio, ciò non vuol dire che non ne sia capace-, la ricerca di un ideale di bellezza che va al di là della forma e dell'indice di massa corporea -l'armonia- e la potenza esplosiva di cui improvvisamente vieni a conoscenza.
    Hovsmesso perché ho orari di lavoro folli, ma mi sono accorta che mi manca, mi manca tantissimo. Perché non ho più quel controllo su me stessa, sul mio corpo e sulla mia forza che la boxe mi aveva dato. Mi sento come Ar, qui sopra, in un corpo che non fa più quello che vorrei.
    Quindi credo che ora che ho ripreso il controllo sulla mia vita (dopo certe vicissitudini) sia giunto il momento di riprendere quello sul mio corpo e ricominciare con la nobile arte al piu presto... Hai interpretato con parole bellissime quello che sentivo <3 <3 <3
    Grazie snob.

    K.T.

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  15. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Complimenti per NON. AVERCI. CAPITO. UN. CAZZO!

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    2. Lascia perdere, davvero.

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    4. Non mi sembra che il post di Snob possa essere correlato ai disturbi alimentari, soprattutto non riesco proprio a ritrovare il nesso tra la volontà di avere una forma fisica perfetta e la "perfezione" ricercata da chi è affetto da un disturbo alimentare. Deduco dal tuo commento che tu non sia un terapeuta - anzi, LO SPERO VIVAMENTE - e che non ti sia mai confrontata/o con una paziente affetta da DA. Trovo quasi irritante la necessità di correlare PER FORZA la volontà di di avere un corpo perfetto (secondo i propri canoni estetici) e un disturbo dell'alimentazione e - chissà perché - la maggior parte delle volte questo viene fatto da chi è insoddisfatto della propria fisica e non fa nulla per migliorarla.

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    6. Allora veramente spiegami come puoi trovare un collegamento tra le pazienti e il post che ha scritto Snob perché io proprio non riesco a trovarlo.

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  16. ok, ma adesso smetti di fumare.

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  17. Snob, io mi sono commossa.

    (Ma cosa c'entrano i disturbi alimentari qui? Quella è un'altra cosa. E so di cosa parlo.)

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  18. Ho letto il tuo post ascoltando questa canzone e tutto ha trovato la giusta collocazione.
    Grazie.

    https://www.youtube.com/watch?v=lMjcB8FCN9M

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  19. Quanta nostalgia.
    Non solo quella che racconti, ma quella che susciti, la nostalgia che provo ogni volta che do uno sguardo alle mie spade.

    Mi è davvero difficile allenarmi come vorrei, ma ho ricominciato. comincio perfino a vedere dei risultati, ma la nostalgia si acuisce.

    Credo accada perchè mi ricordo che al tempo crescevo, ogni forza che guadagnavo era nuova e adesso invece no, adesso sto forse guarendo.

    Dimmi, è così anche per te?

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  20. Quanta nostalgia.

    Non solo quella che racconti con tanta grazia, ma quella che susciti, la nostalgia che provo quando mi trovo a guardare le mie spade.

    Tornare ad allenarmi è stato difficile ed è orribilmente faticoso, ma inizio finalmente a vedere dei risultati... la soddisfazione per ogni microscopico miglioramento è grande, ma la nostalgia rimane.

    Credo che sia perchè al tempo stavo crescendo e ogni forza che guadagnavo era nuova, mentre adesso, con grande sforzo, tento di riguadagnare qualcosa che ho perso. Di guarire. Guarire dalla mediocrità insita nell'essere normale.

    Dimmi, è così anche per te?

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  21. Ho sempre considerato la ricerca di qualsivoglia perfezione una specie di ossessione, di tentativo adolescenziale di colmare e giustificare i propri vuoti. La forza con cui ci si impone di raggiungere un obiettivo sbagliato, la pena che destano in me i liceali che fanno la manifestazione e scagliano molotov perché, secondo loro, più fai qualcosa di forte, urlato, più è importante e sentito.
    Non mi sorprende che questa ricerca fosse accompagnata dal disprezzo degli altri, la comune (e comoda) reazione che ha chi di solito è escluso perché è sopra la media. Ancor più assurdo trovo l'astinenza sessuale nel nome del tenere la pressione elevata: come se già non ci pensasse la vita a farlo, come se le cose in pressione siano più resistenti alle sollecitazioni, quando invece si sa benissimo che una molla sempre tesa si spezza più facilmente. Io, personalmente, non ho mai avuto idee migliori di quando son stato sotto continua razione di ossitocina, di quando io e lei avevamo un'intesa sessuale perfetta sotto ogni punto di vista e difficilmente ci staccavamo l'uno dall'altro, weekend passati sotto le coperte inclusi.
    Per quanto quello che tu abbia scritto sia meraviglioso e forte, son contento che tu ne sia uscita. Capisco, però, la forza interiore che ti dava tutto ciò, una forza che ho conosciuto anche io solo una volta nella mia vita, quando mi sentivo onnipotente e riuscivo a manovrare perfino chi, in teoria, doveva comandarmi e qualunque cosa volessi, facessi, pensassi era semplicemente lì, pronta e facile. Sarebbe bello leggere fra qualche tempo un post in cui racconti di aver trovato tanta forza, ma perseguendo un obiettivo meno egocentrico.

    Per cui, ricomincia a correre. ;D

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  22. Pardon: non è l'obiettivo in sé che io considero sbagliato, ma il modo di raggiungerlo. Le guerre contro il mondo o contro di sé non hanno mai portato a granché.

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  25. Non glielo spiegare e ripigliati il tuo corpo perfetto.
    Si. Può. Fare.

    (come sai descrivere bene il profondo tu!)

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[Ricordate sempre: good grammar is sexy.]

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