Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Simplicity is complexity resolved

Simplicity is complexity resolved

Uff, non è semplicissimo trovare il tempo, sapete?
Ma la cosa mi rende felice.

Uno dei post che più mi avete chiesto è quello sul minimalismo, sul decluttering, sul less is more in generale. E, esattamente come per l'ultimo post, i Consigli Snob per Iniziare a Correre, ho grossa difficoltà a parlarne.
Perché di base, nonostante provi ad essere una minimalista da ormai più di due anni, i progressi sono pochi, le ricadute - sei triste! compra oggetti! compra vestiti! - sono numerose, e non credo di essere la persona giusta per dare consigli a chicchessia.

Se siete interessati seriamente al minimalismo e volete buttarvici dentro a pesce - anche perché in questo post non darò alcun consiglio, ma mediterò un tantino sulla mia vita da "minimalista" e sul perché di alcune scelte - vi consiglio di seguire e leggere i vecchi post di MINIMO, il blog che più mi ha aiutata in questo campo.

Io sono l'esatto contrario del minimalismo e dello zen. Naturalmente sarei un essere confuso, disordinato, insicuro, barocco, decadente, ansioso, nevrotico, propenso all'utilizzo di sostanze, amante del lusso e dello spreco e dei soldi: insomma, nulla a che vedere con lo stile di vita che poi ho scelto.
E prima di tentare di cambiare ero piuttosto fiera di essere la casinista emotivamente instabile e consumista che ero, mi piaceva essere quello che ero, nonostante il mio stile di vita mi incasinasse il cervello.
Perché non è semplicemente un ragionamento del tipo "non comprare una gonna nera se già ne hai una", no. Quando si va ad eliminare, ti trovi ad eliminare sì gli oggetti, ma anche i sentimenti negativi e i vizi e tutti gli altri casini che ti rendevano - mi piaceva essere - maledetta.

La mia vita per un periodo era fatta di svegliarsi all'una, nell'andare a dare gli esami senza toccare libro, nell'iniziare a bere - sì, per un periodo ho bevuto molto - ancor prima di uscire dal letto, nel buttare centinaia di euro in ristoranti fighi e poi passare il resto del tempo a bere caffè, nel fumare le sigarette più care e con il più alto livello di catrame del mercato italiano, nello spendere tantissimi soldi per cazzate costose senza motivo, soltanto per farlo, soltanto per l'aura d'odio che immancabilmente mi circondava. E adoravo tutti i sentimenti negativi che scatenavo, me ne nutrivo, erano tutta la mia vita. Adoravo portare pellicce per andare in facoltà perché potevo percepire tutto il biasimo che questo creava, adoravo essere sbagliata, incasinata, complessata, strana, e tutte quelle cagate da adolescente maledetta di questa minchia.

Parigi, curiosamente, m'ha salvata. Non è esattamente il luogo che uno immaginerebbe per dare il via all'eremitaggio e alla catarsi, ma per me è stato così. Sono partita con l'idea di non tornare - non di restare, ma di non tornare - e nella settimana precedente al viaggio ho svuotato la mia camera, buttato tutto quello che avevo, eliminato ogni cosa a parte i libri e pochi vestiti.

Ho passato cinque mesi della mia vita in un appartamento più piccolo della stanza da cui vi scrivo - quindici metri quadrati - e, volente o nolente, ho dovuto iniziare a vivere con poco. Non conoscevo quasi nessuno - poi è arrivata la Spora! - e così ho dovuto anche fare a meno della gente, e anche di tutta quella vecchia ho iniziato a fare una cernita, a decidere chi doveva restare e chi non era necessario. Ho smesso di indossare i colori, e tutti i miei vestiti erano in un'anta larga venti centimetri: avevo tre camicie, due gonne, due paia di leggings. Tutto qua. 
Il mio letto era un materasso sul pavimento.

Non so perché vi sto raccontando - in maniera molto confusa - tutto questo.

Qualche giorno fa una persona mi ha detto che sono normale.
Nonostante non abbia negato ma abbia detto "Sì, normale", la me incasinata adolescente sbagliata complessata s'è sentita terribilmente ferita nell'orgoglio, s'è sentita offesa.

Normale. Saggia, sensata, assennata.

Non era un complimento, era un'offesa.
Si stava negando tutta quanta la mia complessità, tutti gli abissi della mia anima, tutto quello che ero.
C'ho meditato qualche giorno, sentendo la rabbia che montava e un qualche sopito desiderio di fare casino, di essere casino, che veniva ricacciato fuori dal fondo del cranio.

Poi l'altro giorno stavo cazzeggiando - stavo cercando informazioni su Nicolai Lilin per capire se quelle che scrive sono cazzate oppure è vero - e mi imbatto in uno dei suoi tatuaggi, uno con scritto ORDO AB CHAO.

La cosa m'ha tranquillizzato - a parte il subitaneo desiderio di tatuarmelo in gotico tra clavicole e tette - e m'è rivenuta in mente questa frase qua sopra, di questo scultore romeno, che poi credo sia una delle frasi preferite di Ive.

Sì, mi sento semplice. Sono semplice.
Ma no, non ingannatevi e non ignorate la fatica, la disciplina e il dolore.
Sono semplice - sto cercando di essere semplice - soltanto perché mi sto risolvendo, come un'equazione o un problema o cose così. Non lo ero di natura, è un lavoro che sto facendo. Quindi non osate dirmi normale come se fosse un insulto, perché questa normalità è il risultato di tutto quello che di speciale c'è in me. 
Con Elle di Minimo in una certa maniera l'abbiamo sempre sostenuto, che non era possibile essere semplici senza prima essere stati complessi, ma non l'avevo mai visto chiaramente come ora

14 commenti:

  1. AWWWW!

    mi sembra il momento adatto per farti sapere quanto ho apprezzato come tu a un certo punto abbia visto che il logo/titolo del blog aveva uno sfondo bianco con un gradiente diverso di uno 0,niente rispetto al bianco dello sfondo del resto del blog e abbia agito di conseguenza.
    Se tutto questo non è mai accaduto vuol dire che sto peggio di quanto credessi.

    Sz

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    1. No no, è accaduto - infastidiva terribilmente anche me.

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  2. "[...] dall'originario titanico ordinamento divino del terrore attraverso quell'impulso apollineo alla bellezza si sviluppò, in lenti passaggi, l'olimpico ordinamento divino della gioia, nello stesso modo in cui le rose sbocciano da uno spineto." F.Nietzsche - La nascita della tragedia

    <3

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  3. Anche a me dava fastidio la differenza di bianchi. O quale sollievo!

    Poi: "poi è arrivata la Spora! - e così ho dovuto anche fare a meno della gente" Cioè sono totalizzante? Ma quanto ti amo?

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    1. Ecco, sì.
      TOTALIZZANTE.
      (E non è un complimento.)

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  4. Evvai sei tornata a scrivere, che piacere leggerti.. ma... hai un consiglio per la corsa col passeggino? Ho un estremo bisogno di rimettermi in forma.. sto seguendo il consiglio sugli integratori per gambe belle della spora, ora vorrei fare un po' di moto (al momento passeggio veloce un'oretta al giorno) ma son sempre munita di passeggino.. difficilmente trovo chi ha voglia di tenermi due gemelle monelle! :)

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  5. Io ho sempre avuto poco (e desiderato tanto ovviamente) e questo atteggiamento me lo porto, ormai, da 31 anni. Non accumulo nulla. Non ho nulla di doppio. Tutto ha il suo spazio. Anche i vestiti: tot paia di jeans (4), tot paia di maglioni e via dicendo. Se qualcosa di nuovo entra, qualcosa di vecchio esce. Non tengo nulla.
    Accumulo solo libri e tatuaggi.
    Poi non so se questo sia decluttering (dubito!) o solo ossessione!

    Quanto è bello che tu scriva spesso <3

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  6. La melodia delle parole che il tuo intelletto allinea.

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  7. Quello che hai scritto, il modo in cui l'hai scritto e la tranquillità che ne traspare mi fanno pensare che forse la semplicità potrebbe essere uno dei modi in cui smussare un po' la mia complessità. Io che mi definisco un caleidoscopio.
    Grazie Snob per aver condiviso, davvero. <3

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  8. Caspita. Quanto sei mancata.
    Ti prego continua a scrivere, leggerti induce la pace dei sensi.
    Kate

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  9. Se te lo tatuassi davvero ti scambierebbero per una nostalgica della massoneria :D
    Detto questo,scrivi sempre molto bene,anche se è da poco che mi sono imbattuta nel tuo blog.
    Io curiosamente sono in una fase opposta,credo che dopo troppa sobrietà io abbia bisogno di esprimere la natura caotica che ho sempre cercato di reprimere e fuggire in ogni modo.

    Ele

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  10. Che bello che ti rende felice! Tanti post per noi.

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  11. Uhm, sinceramente non condivido la conclusione, ma leggere l'esperienza è sicuramente interessante, grazie!

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