Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: gennaio 2014

#coglioneNo: lasciatemi dire qualcosa d'impopolare

Ok, visto che ormai sono passate quarantotto ore e passa dall'uscita dei tre video che stanno facendo scalpore sulla rete non credo debba essere io a presentarveli, ma non si sa mai: quindi eccoli.

Già una sorprendente infinità di persone sta dicendo la sua sull'argomento, su se il messaggio trasmesso è giusto o se è stato trasmesso bene - per quel che mi riguarda, sono dovuta arrivare a spiegare ad una dottoranda in Fisica delle Particelle il significato di "creativo" ed il significato di "freelance", cosa che comunque non le è ancora ben chiara, e su facebook ho dovuto subirmi quella che mi diceva di stare attenta perché condividere un video così rivoluzionario "non è una mossa intelligente per il tuo futuro lavorativo".

Ma tralasciamo.

L'unica persona a fare un commento intelligente è stato @bermat.
Perché stiamo tutti qui a mettere like e a condividere e a firmare petizioni e a dire bravo! e a chiedere rispetto per il nostro lavoro ecc. 
Ma vi rivelo una cosa: non saranno tre video e i vostri like a convincere qualcuno a pagarvi/ci di più.
Questi video non sono per i capi, per quelli che dovrebbero stipendiarci, per lo Stato che dovrebbe darci una mano e altre cazzate.
Questi video, secondo me, erano rivolti a noi. Siamo noi che dobbiamo fare qualcosa. 
Come, per esempio, smetterla di lavorare per quattro spicci o per il curriculum o l'esperienza.
C'è da dire no, tutto qua.

(Adesso tutti i crumiri babbi di Billy Elliot possono iniziare ad insultarmi.)

Kindle Paperwhite: un'introduzione

Avevo iniziato a scrivere questo post quando mi sono resa conto che l'introduzione con tanto di strappalacrime storia personale stava diventando un po' lunghetta, quindi ho deciso di dividerlo in due.

Vi chiedo: vi ricordate quando leggere era da sfigati?
Quando venivate sfottute per gli occhialoni spessi i capelli corti la schiena curva e il libro sottobraccio? 
Quando non era come adesso, che su tumblr erano tutte foto di giovani ragazze dai capelli lunghi con le gambe nude ed il maglione di lana spessotta che se ne stanno romanticamente tra le lenzuola a leggere
Quando il libro non era un complemento d'arredo? 
Quando la gente, alla domanda Quali sono i tuoi interessi? non rispondeva sempre Leggere e viaggiare - poco importa, poi, se la lettura è di Twilight e per viaggiare si intende prendere il treno per arrivare dal paesotto della Brianza dove si abita fino in centro a Milano per i saldi?

Insomma, vi ricordate di quando leggere non era di moda?

Io sì. Oh, io sì, sì che me lo ricordo ragazzi.
Perché io sono stata, per circa diciotto anni - e passa - della mia esistenza la sfigata col libro. Sì sì. La mia compagna di disgrazia vietnamita, Livia, tuttora racconta, come se fosse la cosa più divertente del mondo, di questa cosa che per tutte le superiori o quasi, quando andavo ad una festa, io mi portavo dietro il libro e mi mettevo in un angolo a leggere. In discoteca.
Non scherzo.
(Direte voi, ma allora che c'andavi a fare, alle feste? Mia madre m'obbligava ché temeva venissi strana. Effettivamente, questa forzatura durata anni mi ha alla fine resa capace di sopportare eventi mondani senza sbroccare o rinchiudermi nel cesso ma riuscendo anzi a condurre una conversazione quasi brillante.)
Insomma ho passato un'adolescenza di merda. Più era di merda l'adolescenza e più leggevo libri, e più leggevo libri più l'adolescenza era di merda.
Credo di aver ritrovato, durante le feste natalizie, un vecchio scatolone pieno di robaccia delle scuole medie che mia madre s'accingeva a eliminare: prendendo a caso un quaderno ho trovato un orribile disegnino che avevo fatto durante la lezione di spagnolo. Una me fatta di linee, riconoscibile soltanto per occhialoni e capelli incasinati, teneva in mano una specie di rudimentale lancia, un bastone con una selce in cima, e difendeva l'entrata di una tenda. Ma la tenda non era una tenda, era un libro.


Se il discorso che sto facendo vi infastidisce e vi fa pensare i soliti ma chi si crede questa e ma fattela finita di fare la scena, sfigata probabilmente - mi dispiace dirvelo - fate parte della categoria che non amava leggere quando non andava di moda, e adesso lo sta facendo - piuttosto superficialmente, oltretutto - soltanto per posa, quelli dell' oh! l'odore dei libri!, quelli che comprano classici in brossura da iniziare e lasciare a metà ma mettendoli ben bene in mostra sulla libreria o su instagram. Leggete Bukowski e Palahniuk credendo di capirci tutto mentre non ci capite un cazzo e avete comprato Infinite Jest e lo usate per nascondere Sophie Kinsella - ogni tanto vi bullate, per far gli intellettuali, d'aver letto qualche grosso classico, tipo Guerra&Pace o Middlemarch o Moby Dick, e per essere pronti ad eventuale domande vi siete letti le trame su Wikipedia.
(Un vero lettore, secondo me, non ha mai il timore di dire di non aver letto un libro: anzi è felicissimo di scoprire qualcosa di nuovo, e di non averselo già consumato, e di poter provare la meravigliosa sensazione di entrare in una storia per la prima volta.)

Perché se fate parte di quelli che amavano leggere quando non andava di moda sicuramente ne conoscete la tristezza e l'isolamento e il dolore, vi ricorderete di quando vi hanno preso un volume e ne hanno strappato una pagina, vi ricorderete tanto dei risolini a scuola quanto del buonsenso di chi vi diceva di non farlo in pubblico così spesso.
Insomma, se siete con me non potete che provare empatia.

Tutto questo perché tra poco si parlerà - in maniera estremamente positiva - di quel meraviglioso oggetto che mamma Amazon ha creato e che si chiama Kindle Paperwhite. Mai 130 euro furono spesi meglio, e mai tanto mi sono trovata a dirmi: ah! se questo meraviglioso ritrovato tecnologico fosse esistito, così come ora, nei primi anni duemila! Quanta praticità, quanta leggerezza, quanta meraviglia! Ma di questo, ecco, parleremo nel prossimo post.

Intanto mi sono sicuramente levata di torno molti dei lettori per moda, quelli dell'odore dell'inchiostro la consistenza della carta e cazzate varie.

So che quelli che sono rimasti a leggere sono quelli che hanno conosciuto la sofferenza, e non possono non apprezzare gli immensi pregi del Kindle.

Disagio assoluto e generalizzato

Insomma.
Nonostante io ci metta tutta la mia buona volontà nel prendere la vita con ottimismo - cazzata! - puntualmente il fato fa di tutto per farmi incazzare. 
Io ero tipo: oh che bellezza! vado al Pitti a fare la cazzona e a vedere tutte le mie amiche blogger! oh che gioia!
Sì, perché questo è il periodo dell'anno in cui la gente veramente figa del web va a Firenze, al Pitti, vestendosi in maniera assurda per farsi fare le foto dagli streetstyler, cosa che avrei voluto fare anche io - andare al Pitti, non vestirmi in maniera assurda per farmi fare le foto, credo - se il virus intestinale non avesse scelto di farmi passare questi ultimi giorni abbracciata alla tazza del water
Purtroppo non c'era nessun fotografo ad immortalare i fatti, anche se vi assicuro, la classe con cui abbraccio il water io nessuno mai.
Ora, ma quanta jella&sfiga&sfortuna mi porto appresso?
Ho pensato: vabbé, non c'ho un cazzo da fare, almeno mi scarico la nuova puntata di Sherlock e scrivo un paio di post e guardo qualche film. Contaci.
INTERNET NON FUNZIONAVA.
Quindi ecco, riassumendo: abbracciata al water e al telefono con le operatrici della Fastweb, che ho scoperto avere tutti i call center in Bulgaria e tutti le operatrici bulgare di madrelingua bulgare - con la parola "bulgara" riassumo una misteriosa provenienza est-europea che nonostante il forte accento non sono riuscita a scoprire - il che non rendeva la mia opera di convincimento semplice.
Sono rimasta senza internet fino a ieri.
Che poi avevo tanti bei post in testa e adesso mi si sono ingolfati e non so come farli ripartire.
Per fortuna avevo rifornito il mio amato Kindle Paperwhite di tanti bei ebook - ma dell'amore incondizionato per il Kindle parlerò prossimamente - e mi ero scaricata un fumetto - inconcluso, naturalmente - che volevo leggere tipo da anni e che finalmente ho raccattato in giro per la rete.

(La notizia sul fumetto è stata data solo per poter aggiungere un'immagine random dello stesso al post così da dargli una certa estetica editoriale, che essendo io una fine studiosa dei caratteri del lettore web so bene che se non metto un'immagine a spezzare il post va a finire che non lo leggete neanche.)

Ah, comunque, c'è un immenso lato positivo nella mia attuale disoccupazione: sono a Siena! YAY! Basta Pisa brutta Pisa piena di Pisani - che io a questa cosa che i Pisani sono Pisani non c'avevo mai creduto, ma il Pisano è Pisanissimo, poco da fare. Almeno, quelli che ho conosciuto io.
Sono tornata nella mia bella casetta, nella mia bella città, ed essere lontana dallo squallore post-industriale della provincia pisana mi sta rimettendo al mondo.

Lettrici di Siena - so che ci siete - fatevi sentire che ci prendiamo un caffé, sapete che sono una blogger alla mano.

E voialtre tutte che non state a Siena: che mi raccontate? Ho un mezzo progetto di comunione blogger/lettori in testa: mi sono divertita così tanto ad appiccicare i cuoricini alle buste delle SnobTee che vi ho mandato che  pensavo, non lo so, di mandare una specie di lettera - posta cartacea! francobolli! buste! cuoricini! pennarelli colorati! - ad una lettrice random una volta al mese. Sembra una grandissima cazzata e magari effettivamente lo è, sarà che vi voglio tanto bene e sento il bisogno di riempire con qualcosa di materiale questo spazio fisico che ci divide, che ne so.
Dite che è una cosa idiota?

Tre Azioni #5

#1 Fare amicizia con i cervi

Ho deciso che mi garbano i cervi. E voi, giustamente: "Snob, smettila de fa' l'hipster de noartri, i Cervi e i Triangoli sono fighi da tempo immemore, quasi uno o due anni, ormai."
Avete ragione, avete ragione. Ma sapete che io ho questa capacità tutta speciale di farmi piacere la roba che andava di moda un mese fa. Vi avevo spiegato questo complesso concetto nel post dove teorizzo la curva del gusto. Però vorrei ricordarvi che andavo in giro con le teste di cervo sopra le camicie già anni fa, a Parigi: abbiamo qui una prova fotografica.
Insomma, voglio cervi vedo cervi amo i cervi. Visto che mia sorella ha schiavizzato mia madre e si è fatta produrre un maglione di lana spessotta bianca con tanto di ricamone, una roba adatta alle zone artiche dove si trova a vivere in questo periodo di Erasmus, io sto pesando di schiavizzarla per farmi riprodurre qualcosa di simile ma con una meravigliosa testa di cervo sopra.
Non vi nego che tutto questo amore per i cervi e questo ritorno alla natura è dovuto sia dalla delusione che provo per il mondo civile sia dalle sbagliatissime letture - London e Thoreau e Melville - di questi giorni.
Nell'eventualità, comunque, mia madre non riesca a soddisfarmi con il lavoro a maglia mi rifugerò tra le calde e cinesi e sintetiche braccia di Romwe, che in questi giorni sta facendo i classici mostruosi sconti, dove ho trovato sia gli orecchini che la camicia - questa a breve sarà mia, prometto - che la felpa con Bambi.

#2 Costruire degli Himmeli

Non sapete cosa sono gli Himmeli? Non preoccupatevi, nulla di grave. Sono questi cosi qua sotto.
Sono delle tradizionali decorazioni natalizie finlandesi - sì, ve l'ho detto, ci sentiamo molto nordiche in questo periodo. Visto che, come ho già detto, a noi piacciono le cose quando sono appena passate, ecco che iniziamo a fare decorazioni di Natale alla fine delle feste di Natale. Ammetterete che questi cosi geometrici e minimali da appendere in giro sono fighissimi in qualsiasi momento dell'anno. Fanno in ogni dove la loro porca figura, ancor più se li appendete, a differenza mia, con dei fili trasparenti - e se siete in dolce attesa o avete da poco sfornato un pargolo potete anche appenderli sopra alla culla, sono leggerissimi e quindi sono sempre in movimento.
Gli himmeli possono sembrare complessi da costruire ma in verità sono veramente una cazzata. Materiale necessario: cannucce - io ho utilizzato quelle nere che si trovano da Tiger, ma se trovate quelle ancora più sottili, tipo diametro cannuccia d'Estathè, è ancora meglio - e filo. Materiale consigliato: ago e calamita, perché a far passare un filo non proprio sottile magari due o tre volte nella stessa cannuccia non è facilissimo, mentre con ago e calamità il tutto si fa in un momento. Tutto il meccanismo di infilare pezzi di cannuccia e creare solidi da appendere è piuttosto intuitivo, dopo che si è iniziato. Ci sono metodi diversi, dando un'occhiata allo schemino qua sotto potete farvene un'idea.

#3 Vedere la terza stagione di Sherlock

Il momento è arrivato! E se non ve ne siete resi conto vergogna. Il primo dell'anno la BBC ci ha deliziato con la nuova stagione di Sherlock - booooh Martin Freeman, c'hai fatto perdere tutto questo tempo per fare l'Hobbit, vergognati pure tu.
Nell'eventualità non sapeste di cosa stia parlando, sto parlando di una delle più belle miniserie che il fedele popolo della Regina ha sfornato da, che ne so, i tempi del Doctor. Se non l'avete già vista andate subito a scaricarvela.
Comunque, io ho già visto il primo episodio e vi dico che - anzi no, faccio la brava, non vi dico niente, bof, non faccio la spoilerona della situazione.
Vi saluto con un'immagine, così, giusto per darvi un'idea. Però vi lascio anche il link del torrent - che blogger-pirata, che sono.

Buon compleanno, Diario di una Snob.

Stavo meditando su quanto mi sia rotta i coglioni di Natali&Capodanni, su come finita questa giornata - che per me è iniziata alle tre di pomeriggio ed è stata passata dentro al letto, come tradizione vuole - finalmente tutti quanti torneranno alla triste triste realtà, senza lustrini champagne e Babbo Natale ma soltanto tutta quella tremenda e naturale serie di delusioni e fallimenti che ci attendono in questo nuovo anno, quando mi sono resa conto di una cosa che forse potrebbe avermi rasserenato la giornata.
Oggi il blog compie ben tre anni.
Tre.
Direte voi giustamente: fottesega, ma sapete, a me - soprattuto in questo momento in cui sono particolarmente delusa disillusa e depressa - l'idea di avere creato qualcosa e di averla fatta sopravvivere, nel bene o nel male, ben tre anni, mi fa stare stranamente bene.
(Forse col senno di poi avrei intitolato questo blog in maniera diversa, ma vabbé.)

Certo, se mi metto a calcolare che molte delle relazioni interpersonali che ho avuto - diciamo circa un 98% - sono durate meno di questo blog qualche domanda me la faccio. Ma rimandiamo la risposta a qualche giorno più in là, non vi dispiace, vero?


Tra parentesi: come lo vorreste questo quarto anno del Diario di una Snob?
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