Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: febbraio 2014

All work and no play. Never made me lose it.

Scusate lo sconforto precedente.

Diciamo che sono in un periodo di profondo scazzo ed altrettanto profondo stress: oltre ad una tesi di cui non sono poi così entusiasta da finire, mi ritrovo catapultata senza volerlo nel mondo del lavoro da libero professionista che lavora da casa, con tutti i conseguenti cambiamenti nella gestione degli spazi dei bisogni degli orari e con il concreto rischio di passare una vita ancorata di fronte al computer fino a che qualche assistente sociale non si senta in dovere di venirmi a disinfettare le piaghe da decubito.


Insomma meno di un paio di mesi fa mi trovavo senza lavoro a causa di tutti i casini con quei PORACCI! - sì, parlo con voi, stronzoli - dei miei datori di lavoro e adesso tutto d'un tratto mi ritrovo piena di roba da fare fino al collo. 
Non che io sia qua a lamentarmi, eh, per carità.


Quello che so è che mi manca scrivere sul blog, e devo fare tutto il possibile per ritrovare quelle tre quattro ore alla settimana che mi permettano di cazzeggiare qua con voi.

Perché cazzeggiare sul mio blog mi tranquillizza. Già adesso che ho scritto queste quattro righe sento i muscoli della mandibola che si rilassano: ho passato gli ultimi giorni digrignando i denti dalla tensione.
Che poi dopo questo blog abbia un casino di problemi e sia considerato un giochino inutile dal 99% della gente che mi conosce - pensate, nessuno dei miei amici lo legge. A nessuno interessa. Nessuno crede che sia importante, anche nell'ottica limitata in cui può essere importante l'hobby di un amica. Se io non ho mai avuto il coraggio di negare attenzione ai lavoretti al decoupage di qualcuna, al nuovo acquisto di qualcun'altra, a quelle cose lì, insomma - mi chiedo come possano tutti ignorare in maniera così manifesta ed evidente - a volte anche con un filino di disprezzo, devo dire - i miei svaghi.


Questa cosa un pochino mi fa pensare, devo dire.

Comunque, dicevo, il fatto che queste quattro righe di HTML siano viste con lo stesso disprezzo misto a pietà con cui viene guardata una bambola gonfiabile non mi trattiene dal tornare qua a scrivere cazzate e a sentirvi rispondere e a scriverne ancora di più.

Anche perché ho bisogno di riassestarmi su questi nuovi spazi, nuovi orari, nuove certezze.

Tipo, stavo pensando di prendermi un gatto.

(SIAMESE.)

Che poi stavo pensando

Che poi stavo pensando che mi manca un pochino il blog com'era all'inizio 
quante di voi c'erano, e se lo ricordano?

(Poi perché siete tutte donne, mi chiedo)
(e forse conosciamo la risposta)

Un po' meno Vogue dei poveri, magari.

Che poi adesso sto già guardando altro e sto già pensando a cancellare quello che ho scritto, e domani sarà dimenticato e se non lo pubblico sarà un po' come se non fosse mai esistito come è successo a tanta roba forse meglio forse peggio - ma poi, in fondo, sappiamo benissimo che non siamo qua per dargli un valore.

Quando le persone delle finestre basse erano persone in finestre basse, e non conoscevo la poca luce che arrivava nelle loro cucine, e le poesie attaccate al muro erano cene in ristoranti che significavano tutt'altro. 

Ecco: ora la scelta è di cancellarlo o lasciarlo andare.

Saving Mr. Banks

Snob! Che fine hai fatto? Perché non scrivi più?

Grazie per tutte la mail di profonda preoccupazione per la mia temporanea assenza dal blog: non temete, è stata soltanto la coincidenza di qualche progetto di troppo con qualche malanno di troppo.
Per quel che riguarda i progetti, tutta roba fighissima: credo che qualcosa vi verrà manifestato appena sarà il caso - no, non temete: non sto scrivendo un libro e non pubblicherò un libro, a differenza del 98% della blogosfera - mentre per quel che riguarda i malanni... è possibile avere tre diverse patologie acute in un solo mese? Possibile? 
Insomma adesso tocca all'influenza. Cheppalle l'influenza.

E cosa fa la Snob mentre ha l'influenza? Si vede qualche film.

Tipo Saving Mr. Banks. 

Saving Mr. Banks


Partiamo subito dicendo un paio di cose.
Numero uno: io non capisco un cazzo di cinema. Le mie trilogie preferite sono Indiana Jones, Ritorno al Futuro e Star Wars, capitemi. Sono una figlia della cultura pop. Tra gli ultimi film visti ci sono World War Z e Beasts of Southern Wild, mescolo di tutto senza criterio e regola. Quindi magari che ne so, il tutto sotto un punto di vista critico serio fa schifo, ma ragazzi: a me Saving Mr. Banks è piaciuto da morire. E questo è il mio blog quindi, ci siamo capiti.
Numero due: probabilmente mi è piaciuto da morire a priori perché a me piace da morire Walt Disney - se fate parte della categoria di persone che vede in Walt Disney e nella Disney e nei cartoni della Disney il male e li dipinge in tinte occidentali, consumiste, massoniche e fosche insieme alla Coca-Cola e al McDonald's ecco: questo blog non è il post adatto a voi. Qua siamo gente magica, infantile e felice.

Io amo Walt Disney. Dovendo scegliere una persona da portare indietro dal mondo dei morti non sceglierei nessuno scrittore morto giovane e con opere incompiute, no: WALT DISNEY, senza dubbio. Tuttora se penso che Walt Disney è morto - ed  morto prima che nascessi, eh - mi viene da piangere.
Non avevate capito che mi piace la Disney? Strano.
Saving Mr. Banks
Comunque: bravo Tom Hanks. Non credete sia facile essere Walt Disney - non per nulla nessuno lo è mai stato fino ad adesso. E Tom Hanks ha fatto un lavorone, perché se io che ho passato un'infanzia a vederne spezzoni di interviste sono stata tratta in inganno, beh: significa che l'hai fatto bene. Spettacolare Emma Thompson con il suo accento - forse questo nella versione italiana ve la perderete - con la sua sobrietà tutta britannica che passa il tempo a combattere quell'entusiasmo apparentemente insensato che regna negli studi californiani della Disney - date a quella donna un Oscar, perdiana! Questo film è stato terribilmente sottovalutato a livello di nomination.
Ho pianto per una percentuale drammatica del film. Tipo sempre.
Adesso non vorrei mettermi a raccontarvi per filo e per segno quanta meraviglia c'è in Saving Mr. Banks e rovinarvi il film.



Ma posso dire una cosa: Saving Mr. Banks rende il più grande difetto della Disney, di Disney - gli Happy Endings - il suo più grande pregio. Walt Disney è uno che vuole rimettere a posto le cose, almeno nell'unico posto dove può farlo: nelle sue storie.

E Hanks ricorda a tutti il legame che c'è tra Walt e Mickey, nel momento in cui giustifica la Travers che ancora rifiuta di cedere i diritti per Mary Poppins, mentre è con un Richard Sherman interpretato da Jason Schwartzman a cantare le canzoni di un film che probabilmente non si farà.
I've fought this battle from her side. Pat Powers, he wanted the mouse and I didn't have a bean back then. He was this big terrifying New York producer and I was just a kid from Missouri with a sketch of Mickey, but it would've killed me to give him up. Honest to God, killed me.
That mouse, he's family.
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