Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: marzo 2014

Tre Oggetti #7

Vi avverto: dovrete perdonarmi per il livello di - non so definirlo - GIRLY? di questo post. È la primavera, scusate.


#1 INDIE NAIL POLISH

Sapevate che anche gli smalti possono essere hipster? Io no. Terribile mancanza, lo so.
Vaffanculo Chanel, vaffanculo Dior, vaffanculo Lancôme: da oggi in poi tutta la mia vita smaltosa sarà indie. Cosa si intende per Indie Nail Polish? Esattamente lo stesso che per la musica: piccole case di produzione alternative, lontane dalle grosse major, roba di nicchia per gusti raffinati, pochi pezzi, edizioni limitate, eccetera.
Quello che, a livello più strettamente pratico, ne viene fuori sono collezioni di smalti che sembrano essere state create da animatori della Disney sotto acido o allevatori di unicorni.
Arcobaleni! Glitter! Duochrome - parola che prima di scoprirli non credevo neanche esistesse!
Glitter come se piovesse. La mia parte minimalista, ormai da qualche mese in lotta con la mia parte infantile gioiosa e colorata, si dichiara sconfitta: li voglio tutti.
Le due marche che più adoro sono quelle forse più conosciute, ma i cui colori maggiormente ricordano il vomito degli unicorni: la A England e la Enchanted Polish.
La principessa Disney che è sempre più manifesta in me - anche grazie a Frozen - vede quei glitter e desidera.


#2 BUSTINE SPORADICHE PER TACCHI

Come potete ben immaginare, sono stata obbligata a parlarne. Naaah, non è vero, scherzo. Soltanto è innegabile che la Spora sforni sempre idee carine per ogni folle progetto che le passa per la testa. Le buste per i tacchi sono ganzissime - sto parlando come lei, salvatemi - e indubbiamente comode per ogni essere umano costretto al nomadismo.
Bellissime! Dove posso comprarle?
NON POTETE.
Se volete queste bustine dovete donare la vostra anima i vostri soldi alla Spora, che vuole conquistare il mondo presentando il suo ebook in giro per l'Italia. Ha già fissato tappe in tantissime città italiane - per fortuna non a Siena - e se continuate a donarle soldi si espanderà a macchia d'olio e tutto sarà perduto. Però voi avrete dei bellissimi sacchettini per le scarpe, e quindi si può anche fare, via.

#3  BLUSH LIQUIDO BECHIC

Avevo comprato questo blush qualche secolo fa in un momento di tristezza e soltanto adesso ho iniziato ad utilizzarlo in maniera consistente: ed è la svolta. Ora, non so se tutti i blush liquidi sono così fighi o soltanto questo, ma è la svolta. Riesce a trasformarmi da un essere morente con faccia slavata a una giuoiosa affascinante giuovane donna che saltella in abiti svolazzanti per Siena - ok, sto esagerando.
Ma, viggiuro, già due persone mi hanno detto "Che bella pelle!" - bella pelle! Io! I traumi acneici adolescenziali possono essere sconfitti! C'è speranza per tutti! - in giorni in cui indossavo solamente questo blush. Suppongo che la cosa più figa è che è completamente privo di shimmer glimmer e cazzi luminescenti simili, quindi sembra effettivamente naturale, e non - come mi è successo con qualsiasi altro blush - una bambina di cinque anni che si è messa  giocare con i trucchi della mamma.
A dire il vero questo blush volevo restasse il mio più oscuro segreto - muahahahahahah! - ma poi mi sono sentita in colpa e ve l'ho detto. Adesso tutti quelli che mi vedranno bella come Aurora che gira scalza a raccogliere le more insieme agli animaletti del bosco conosceranno l'inganno e mi schiferanno per questo, SOB.

Blogger VS PR

Ora: se mi seguite sapete che non sono esattamente una blogger marchettara.
Ho avuto le miei collaborazioni, i miei regalini, ma se paragonata al 98% della blogosfera siamo tutti d'accordo, credo, nel dire che le marchette sono altre. Giusto?
Per chi non fosse al corrente della mia politica in merito, vi rimando a questo post di un anno fa: Del Web Marketing.

Cosa è cambiato da allora? Dunque, ho ricevuto qualche altro regalo: la Woolrich mi ha mandato quel meraviglioso Arctic Parka e la camicia da Katniss Everdeen

momento outfit post per camicia e parka MODE ON

momento outfit post per camicia e parka MODE OFF

per i quali, vergognosamente, non ho fatto manco un post, non so se ci rendiamo conto. Cioè, insomma, come vedete c'ho provato a farmi fare due foto da mio padre mentre andavamo per montagne - contate che dopo questa qua sopra ho lasciato perdere anche perché guadando un ruscello ci sono caduta dentro e quindi POSSO ASSICURARVI che il Ramar Cloth della Woolrich è meravigliosamente idrorepellente: ma i miei jeans sfortunatamente no. 
La Hags mi ha regalato l'AIKO, che ho recensito in questo post ma anche troppo presto: mentre all'epoca pensavo fosse una bella borsa comoda e di qualità, passati questi mesi posso dirvi che è LA BORSA INDISTRUTTIBILE. Ha subito, con la scusa di essere stata regalata e quindi essendo io inconsapevole del suo costo in euro, le peggio angherie, tra cui pioggia, fango, chili di peso, sbatacchiamenti: è come nuova. Sono intimamente sconvolta. Non credo riuscirò mai più a comprare una borsa che non sia Hags. Se penso ai soldi spesi per la MiuMiu che ha iniziato a dare segni di cedimento dopo un mese mi odio.
Dicevo? Ah, sì: altre collaborazioni? Ogni tanto posto i link delle offerte di Romwe e questi mi danno tipo 5$ di buono.
Ecco qua. Come vedete, sono proprio una blogger disonesta.

Quotidianamente ricevo qualcosa come quaranta - qua-ra-nta - comunicati stampa: nonostante sia spessissimo merda sgrammaticata fine a se stessa me li leggo comunque, soprattutto per tenere bene a mente cosa non fare quando mi trovo a lavorare dall'altra parte della barricata. Le digital PR ti mettono nel loro database e cominciano a mandarti merda-merda-merda che inizia con "Gentile Giornalista" e finisce con "Con preghiera di pubblicazione", senza aver capito la piccola differenza tra il blogger e il giornalista: il giornalista viene pagato dal giornale per il pezzo, il blogger no. Quindi il mio interesse non è semplicemente "produrre un post", ma produrre un post interessante o almeno utile, che se parla di un prodotto ne parli con cognizione di causa, per esperienza diretta, non copiando quattro righe da un comunicato stampa. Perché non devo portare al caporedattore trecento parole, devo raccontare qualcosa di bello a dei lettori, a degli amici. Siamo d'accordo?

Non sono una di quelle che si fa regalare anche i grissini, le mutande Sloggi o il cibo per gatti - e sapete che ce n'è di gente del genere - ma cazzo: non potete pretendere che io scriva un post millantando i pregi di qualcosa che non conosco. Non lo farei a pagamento - non ci sono post a pagamento su questo blog, a parte uno vecchissimo della Woolmark Company che non so neanche se sia più online - figuriamoci aggratis.

Insomma, arriviamo al dunque.
Oggi ricevo l'ennesima caterva di comunicati stampa.
Tra questi uno che parla di un brand di borse sporty-chic - quelle cose da campeggio glamour americano - di cui avevo già puntato i prodotti, in vendita su Asos, già da tempo.
Nella mail c'era scritto
Per qualsiasi ulteriore informazione vi prego di non esitare a contattarmi, resto a vostra disposizione per richieste di campioni, immagini in still life o maggiori informazioni su brand e prodotto.
Richiesta di campioni. Ok, queste borse mi garbano, sentiamo un po'.
Mando la mail chiarendo che non pubblico comunicati stampa e blah blah blah, e chiedo info sull'invio prodotti.
La ringrazio per il suo interesse, posso inviarle un prodotto in conto visione se vuole vederlo nel dettaglio e recensirlo al meglio, senza alcun problema. Purtroppo *** è un brand che non realizza gift o product placement. Se è interessata a ricevere il prodotto per restituircelo poi, le chiedo cortesemente il suo indirizzo e i dati di intestazione per la bolla.
Nel senso: lo guardo e ve lo rimando e dico che è figo? O me lo tengo per, che ne so, due mesi? Perché secondo me per capire se una borsa vale la pena comprarla un mesetto ci vuole, eh. Che è carina lo capisco dalla foto, voglio vedere se mi si scuciono i manici quando ci metto i libri, voglio vedere se la stampa sbiadisce dopo un lavaggio, voglio vede' 'sta roba qui. Sarò matta io?
Rispondo:
Grazie ***,
ma credo che più che una visione in dettaglio sia necessario un utilizzo.
Mi dispiace che la *** abbia questa politica.
La ringrazio comunque per la pronta risposta.
Io qui, fossi stata la PR, avrei chiuso. Lei no.
sa, i comunicati sono solo di informazione sulle nuove collezioni o lanci prodotto, tendenzialmente non sono legati ad inserimento prodotto o gift o attività di marketing collaterale come endorsement o product placement, a volte si organizzano attività di questo tipo ma è chiaramente nel corpo del messaggio. *** è un brand che ha talmente tante vendite e talmente conosciuto a livello mondiale che non ha bisogno di “comprare” il giudizio positivo di un blog.
Oltre al fatto che non c'è bisogno che metti le parole in inglese per fare la ganza, che non te preoccupa' che quei due esami di Scienze della Comunicazione li ho fatti pure io.
Oltre al fatto che nel corpo del messaggio, chiaramente, c'era scritto di chiedere maggiori info per i campioni e quindi io ho chiesto maggiori info per la richiesta di campioni.
BRAND CHE HA TALMENTE TANTE VENDITE DA NON AVER BISOGNO DI COMPRARE IL GIUDIZIO POSITIVO DELLE BLOGGER?
Scusa?
Però mi caghi la minchia perché ti pubblichi la news, eh? Però mi massacri le palle con i comunicati stampa, veeeero?
Nonostante ciò, rispondo da signora:
Mi dispiace vedere che le agenzie e le ditte lavorano coi blog utilizzando metodi buoni solo con la ormai quasi estinta old press! :D
Naturalmente nessuna volontà di critica nei suoi confronti, so benissimo che è una semplice dipendente.
La ringrazio comunque e arrivederci :)

Polite, rilassata, tranquilla.
E qui, ragazzi, la tipa s'è sprecata.
VERAMENTE.
Perché la PR è anche blogger, e lei sa come funzionano le cose.
Sono una blogger anch’io di un blog che ho fondato nel 2008, prima della Ferragni e in contemporanea a Frizzi Frizzi, un blog molto conosciuto e rispettato dai professionisti della moda e non solo, con un milione di visualizzazioni mensili in media, nessun follower sui social comprato ne situazioni da blogmafia come se ne sono sentite parecchie ultimamente.
Non ho mai chiesto ne prodotti ne pagamenti per articoli, ho sempre scelto di cosa parlare in maniera autonoma e con spirito critico, proprio perché i blog hanno la libertà di fare e dire ciò che vogliono, diversamente dalla stampa cartacea (che conosco bene per il lavoro che ho sempre svolto come pr) che scrive di un marchio solo se si acquistano tot migliaia di euro di pagine pubblicitarie.
La cosa davvero triste è che i blog si stiano riducendo a perseguire proprio quell’atteggiamento tipico della carta stampata, dove non prevale il buon gusto, l’esclusiva, l’importanza o la diversità di un’informazione ma quanti prodotti vengono distribuiti tra i proprietari del dominio del blog.
Le segnalo per tale ragione che non è *** in questo caso a sbagliare ma sono quei blogger che pretendono di trasformare la libera comunicazione della rete in informazione pilotata. Questa mail non per aggredirla, ha scelto una persona molto ferrata in questo argomento (come potrà vedere) ma solo per segnalarle che per la stessa presentazione mandata oggi ho ricevuto 50 richieste di prodotto in regalo da recensire e indossare o tariffe in € per scrivere il post. Io, se ha piacere, le manderò sempre le press release dei brand che seguo, se le interessano è libera di inserirle nel suo blog altrimenti può scegliere di non farlo.
Blog molto conosciuto! Stimato dai professionisti! Non comprano followers! Milioni di visite! Persona ferratissima! YEAH! 

Oltre al fatto che io ad ogni riga vedo sottili accuse di essere una pezzente marchettara che compra i followers su twitter e i like su facebook e venderebbe il culo a Berlusconi per avere in regalo uno smalto Chanel.

Oltre al fatto che la famosa blogger mi ha poi confermato che il suo blog - che non avevo mai sentito nominare - non è un blog, ma una webzine, gestito da più collaboratori e che spesso e volentieri si limita a pubblicare quei comunicati stampa che a me sembrano tanto stupidi e inutili.

Non so: la mia parte blogger si è sentita offesa, la mia parte digital PR si è sentita depressa al pensiero di essere rappresentata da gente così.

Secondo me mandare un paio di foto con tre righe di comunicato stampa ai blogger - altro discorso per giornali o webzine gestiti da diversi autori e impostati come il cartaceo - non è fare un buon lavoro. Secondo me un PR con i blogger dovrebbe cercare di instaurare un rapporto, ma magari sono io che sono troppo ingenua. I brand con cui collaboro sono così, ma forse per questo son così pochi.

Datemi una vostra opinione in merito - soprattutto voi, amiche blogger.
Cosa dovremmo fare? Pubblicare comunicati stampa senza fiatare?
E voialtri, lettori: sareste interessati a leggere un post con scritto: TizioCaio ha prodotto delle nuove borse con una stampa vintage coi pesci del mare artico! Fighissimo! e una foto di repertorio?

Sono io che sono troppo ancorata ad una diversa idea di blogging?




Tre Azioni #6

#1 Vedere After Earth


Se non sapete cos'è After Earth, male. (O forse bene, c'è ancora da stabilirlo.) After Earth è un film fantascientifico con Will Smith ed il figlio - che io credevo fosse ancora il bambinetto di Alla Ricerca della Felicità mentre invece l'età ingrata della prepubescenza arriva anche se sei figlio di Will Smith, inutile. Questo After Earth, un mix mal riuscito - ma a me non sgradito, come pressoché qualsiasi cosa che è fantascienza - di rapporto padre-figlio e futuro distopico, s'è vinto ben tre Razzie Awards
Per quale motivo dovreste vederlo? Perché mi sono rotta i coglioni delle due linee di conversazione di questi Oscar: a) Povero Leo! Neanche quest'anno! b) La Grande Bellezza. Soprattutto la B mi sta creando panico. Non so più se la Grande Bellezza m'è piaciuta o no, non so se odio Sorrentino o no, non so se faccio male a dire che a me era piaciuto di più This Must Be the Place perché scusa Cosillo ma a Sean Pean glie spicci casa e io tutto 'sto grande amore per Roma non l'ho mai avuto quindi boh. Non capisco più se è felliniano o dannunziano o entrambi, non so più nulla.
Quindi, nel dubbio, mi guardo il figlio lievemente baffuto di Will Smith che combatte gli alieni. Contenti?


#2 Fare il Terzo Paradiso di Pistoletto


Se siete a Siena o nei pressi Martedì 11 alle 14:00 - ho scritto pure l'orario per bene, non avete scuse - dovete venire in Piazza del Campo a fare gli artisti collettivi con Michelangelo Pistoletto. Altrimenti verrete banditi con disonore dall'armata del Fedeli Lettori.
Per maggiori info vi rimando direttamente al favoloso sito di 2019SI, mentre per darvi un'idea di cosa sia il Terzo Paradiso vi lascio questo video.

#3 Fare lo yogurt


Dopo aver pubblicato su Instagram la foto del wannabe Philadelphia fatto in casa mi avete chiesto maggiori informazioni sulla sua produzione: partiamo dicendo che non si può fare il wannabe Philadelphia senza dello yogurt. Tanto yogurt. Così tanto yogurt che conviene che ve lo facciate a casa.

Per fare lo yogurt a casa ci sono dozzine di metodi interessanti, più o meno complessi. Di base funziona così. Servono: del latte preferibilmente intero, un po' di yogurt per dare il via al tutto, una temperatura che se ne stia in maniera stabile sui circa 40° centigradi per circa dodici ore. Si deve mischiare il latte - solitamente un litro - con lo yogurt - di solito uso un vasetto intero di quello fatto precedentemente, azione che solitamente io compio direttamente nel cartone del latte, di quelli col tappo, così da poter shakerare il tutto e far disciogliere uniformemente lo yogurt. Questo mix di latte e yogurt va poi, in una maniera o nell'altra, tenuto alla fatidica temperatura di 40° per circa dodici ore, così da permettere a tutti quegli interessanti lattobacilli di riprodursi. C'è chi dice di utilizzare il forno caldo ma spento, chi lo mette sul termosifone, chi ci dorme: insomma, un po' di tutto. Il mio consiglio, spassionato e assoluto, è: compratevi una yogurtiera. È una spesa minima - quella che ho io e che ha anche Poupette è della Girmi, la mia l'ho pagata tipo 14 euro in sconto - che se amate lo yogurt ammortizzerete nel giro di due settimane. Il modello della Girmi ha già sette vasetti inclusi, tutto quello che dovete fare è versarci il mix di latte e bacilli, mettere tutto nella yogurtiera, accenderla e aspettare 10-12 ore che il miracolo si compia. Quando non avete bisogno dei vasetti potete tranquillamente appoggiarci qualsiasi altro contenitore per produrre una litrata intera di yogurt. Insomma, mettetevi a caccia di una yogurtiera.


Post-rompi-ghiaccio-post-lunga-assenza.

Titoli cazzata: a me.
La tesi(na) di Master dovrebbe - dico dovrebbe - essere finita.
Dovrebbe. 
Comunque, insomma, il grosso è fatto.
YAY!
Piccola nota per i miei ex datori di lavoro:

dopo tre cazzo di tesi lo stesso stipendio di un pontederese diciannovenne dimmerda che manco sapeva l'italiano mi volevate dare! PEZZENTI! 

Ok, non è molto ladylike, lo so, fottesega - questo blog, lo sapete, è la mia valvola di sfogo <3

Comunque, stavamo dicendo: data la forse fine della tesi, sono pronta a tornare da voi, miei amati e Fedelissimi Lettori, in pianta stabile.

(Parlando di lettori: proprio l'altro giorno ho avuto l'occasione di incontrarne una dal vivo - una ragazza che studia a Siena e che m'ha riconosciuto per strada, o meglio: ha riconosciuto La Ste, che ormai è il personaggio più noto, e ha di conseguenza dedotto la mia identità. Per me è sempre un'esperienza al limite del trascendentale conoscere gente che mi legge e che m'ha conosciuto prima online che dal vivo. È una cosa meravigliosa. Passerei il tempo a prendermi caffè con i Fedeli Lettori, se i Fedeli Lettori fossero interessati a prendersi un caffè con me.)

Per pianta stabile intendo che spero di riuscire a postare qualcosa come, per iniziare, un post alla settimana, almeno finché non riuscirò ad assestarmi sui miei nuovi ritmi lavorativi ed esistenziali. Capitemi, sono un animale delicato e abitudinario, basta anche il più minimo stress o turbamento per portarmi all'estinzione, quindi facciamo le cose con calma.

I motivi per cui torno da voi sono molteplici: a) come vi ho già detto, se non scrivo sul blog per più di dieci giorni divento nervosa ed intrattabile b) vi amo tanto c) CHE BLOG DIMMERDA CHE CI SONO IN GIRO.

In questi giorni sto gironzolando tra i fashion/lifestyle blog per motivi strettamente lavorativi: in tutto ho trovato meno di trenta blog passabili.

Orrore raccapriccio tristezza e desolazione. Ho visto cose che voi umani non immaginereste, ma ancora peggio: ho visto aziende affidate a PR incompetenti regalare roba o attivare collaborazioni con gente veramente imbarazzante. Imbarazzante. E questa non è l'eccezione, eh: è la norma. Da quanto è la norma? Non lo so, negli ultimi mesi ho concentrato il mio poco tempo libero più sullo scrivere che sul leggere, e così mi sono persa questa tremenda mutazione digital-antropologica: i blog con target femminile sono peggiorati, sono ai limiti della feccia.
D'un tratto capisco il perché dei risolini di disprezzo quando dico che ho un blog.
No! Vi prego! Non è così come credete voi! Non sono come loro!

Ma ancora più che la blogger, quella che si intristisce maggiormente è la lettrice che è in me: un tempo c'erano dei bei blog da leggere. Giuro. C'erano. Adesso devo per forza leggermene di stranieri, perché ragazze mie: qua in Italia la desolazione, soprattutto per quel che riguarda le testate con più di mille visualizzazioni. Certo, ci sono un casino di bellissimi, piccoli e deliziosi personal blog che meriterebbero molte più visite e molti più lettori ma che - ecco la parte che lavora del mio cervello che si mette in atto - non hanno una copertura mediatica tale da giustificare una collaborazione con loro.

Se la lettrice che è in me se la cavicchia, alla new-media-sticazzi che è in me viene voglia di impiccarsi.

Scusate la divagazione, dicevamo?
Ah, sì: tanti sono i blog dimmerda presenti che non potevo privare ancora a lungo il web di questa piccola meraviglia che è il mio blog.

Mi sento un po' come la tipa di quel vecchio spot della Vigorsol, ricordate?



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