Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: giugno 2014

Nicotina Mon Amour

Dunque, da pochi minuti è l'ultimo giorno di Giugno e sto scrivendo il quattordicesimo post di questo mese. Il buon proposito del NULLA DIES SINE LINEA è fallito, ma se pensate che comunque ho scritto in media un post ogni due giorni - contro la mia media di un post ogni dieci - be', direi che abbiamo fatto progressi, no?
Comunque, dopo questo mese così social e intenso, ho deciso di prendermi una pausa, di fare un mini tech sabbath, di mandare la Snob in vacanza per qualche giorno. Ma non solo dal blog - non ci sarebbe nulla di strano nel non scrivere nulla per una settimana o due, è già successo - ma anche dai vari social. Una cosa breve, pensavo una settimanella forse due, devo valutare.
Questo perché ho bisogno, evidente bisogno di calma, di pensare al lavoro, buttare giù un paio di strategie, badare al mio corpo e alla mia sanità mentale. Ho bisogno, diciamo di un po' di concentrazione, perché gli ultimi giorni sono stati piuttosto difficili e, soprattutto, disordinati - e sapete benissimo quanto io odi il disordine, nonostante ne sia perennemente circondata. 

Ormai sono anni che cerco di fare ordine nella mia esistenza, e da qualche mese a questa parte - diciamo da Gennaio, o forse anche prima - ce la stavo facendo.
Ero diventata una persona molto più tranquilla, avevo abbandonato finalmente le spoglie del maledettismo adolescenziale che mi ha caratterizzato per anni, avevo iniziato a svegliarmi ad orari decenti, organizzare le miei giornate, dormire regolarmente, cagare regolarmente. 
Ero diventata più buona, più tollerante, quasi dolce: mentre un tempo il prossimo poteva essere soltanto un nemico da abbattere, negli ultimi mesi ci sono stati pochi giudizi taglienti, poche violenze psicologiche, più umanità.

Credevo di essere diventata una persona meno nevrotica, più serena, più zen.
E ho passato mesi a ripetermelo, e a complimentarmi per gli evidenti progressi fatti.

Progressi che sono andati a puttane in un secondo, nel momento in cui a causa di questo cuore traditore mi sono trovata a dover smettere di fumare.
Ho iniziato a fumare credo a Marzo 2010, il che significa che sono più di quattro anni che fumo. Quella con le sigarette è senza dubbio la relazione più lunga che io abbia avuto. Ho provato a smettere innumerevoli volte, ma non credo di essere mai andata oltre i - bof - tre giorni e nell'eventualità da qualche parte ci sia scritto il contrario, be': mentivo. Dicevo di smettere e fumavo di nascosto.

Vorrei riuscire a spiegare, a farvi capire quanto amore io provi per le sigarette, quanto loro mi amino, quanto sostegno ci sia, quanta speranza mi diano, quanto siano incapaci di tradire, con quanta dolcezza mi consolino: vorrei riuscire a spiegarvi quanto dolore ho provato nell'abbandonarle, quanta tristezza, quanto sconforto.
Ho fumato quella che credevo essere la mia ultima sigaretta con le lacrime agli occhi - amore mio, se non sono capace di esserti fedele, se per una cosa così - la tachicardia, i polmoni deboli - se per queste cazzate, amor mio, ti abbandono - se metto la mia salute di fronte al nostro amore - come posso io ora credere nell'umanità, come posso andarmene - sigarettina, biondina mia, mia dolcezza - per questo vasto mondo e ancora avere fiducia in qualcuno, come posso vivere sapendo che ho abbandonato te, bimba mia, che tutto m'hai dato, che sempre m'hai sostenuto, che non ha chiesto mai perché, che non m'hai mai fatto un peso di nulla?
Anche quando t'ho recuperato dalla borsa spezzata a metà - o ti ho stropicciata, bellezza, nella tasca dei miei jeans, amore, tu dal pacchetto morbido - mai, mai mi hai trattato male, mai hai rifiutato d'essermi di conforto, mai ti sei negata.
Come posso io ora continuare a vivere senza di te, affrontare la gente senza il tuo aiuto?

L'astinenza ha portato a galla tutti i sentimenti negativi che stavo imparando a gestire.
Nominate uno qualsiasi dei mali dell'animo umano: presente, c'è.
Ora che non c'è più il fumo ad ovattare la realtà mi trovo di fronte a questa serie di sentimenti crudi, brutali, assurdi nella loro forza, completamente incapace di gestirla. Quello che a voi potrebbe sembrare un vizietto in realtà era la mia ancora di salvezza, la mia difesa, il mio scudo. Ora che ne sono senza tutto il male che non riusciva a far presa su di me - tutto il male che avevo imparato a gestire - mi si riversa addosso senza pietà.

A volte provo questa inumana sensazione di vuoto, questa paura animale, questo terrore inspiegabile - e non c'è nulla da mettere avanti, non c'è una sigaretta d'accendere, non c'è nessuna brace a rischiarare il buio della mia disperazione.

Mi sento braccata e al contempo abbandonata, sono paranoica, vedo ovunque tradimento, dolore, nemici. Provo invidie, odi, gelosie impossibili, archetipiche: no, non provo ma sono odio, sono gelosia, sono invidia. 
Ho paura.
Ho paura perché a volte mi vedo mentre tendo le trappole senza neanche pensarci, capite - non c'è nessuna volontà di far male eppure mi fermo appena in tempo, appena prima della distruzione. Avevo giurato a me stessa di scordare il dolore che mi era stato provocato, e di non cercare vendetta né pretendere comprensione - credevo di poter accogliere la sofferenza altrui e mai usarla per i miei scopi.
Mentre adesso trovo sempre più difficoltà nell'essere buona - perché purtroppo ho passato buona parte della mia vita ad allenarmi ad essere tutt'altro, e non è colpa mia se così tante armi ho raccolto per strada, così tante armi volte a far male. 

Per fermarmi prima di certe coltellate fatali, stamattina ho fumato cinque sigarette, di fila. Calo di pressione, svarione, nausea. Il malessere ha trattenuto la mano, e per qualche ora ho scordato tutto quello che sapevo sugli altrui punti deboli, i piani che questo mostro dell'astinenza crea nel fondo del mio cervello, la maniera in cui vede quali possano essere accorpati ad altri, quali siano compatibili, così da attuare il tutto per avere qualcosa di pulito, senza quartiere. Ho buttato le rimanenti in un cestino dell'immondizia, ma già la mano si era fatta appiccicosa attorno alla scatola e mi sono vista esitare nel farlo. 

Quindi, ecco: erano tredici giorni che non fumavo. Credo che la conta ricominci da capo.

Inoltre: la notte non riesco a dormire, l'insonnia mi distrugge. Riesco a chiudere gli occhi forse alle due, mi risveglio alle quattro, passo le ore a voltarmi nel letto. Mi riaddormento alle nove, sfinita, dormo fino a mezzogiorno mandando a puttane la giornata. Le poche ore di sonno sono massacrate dai mal di testa e dalla tosse, dal catrame che cerca d'andarsene - mi porto dietro boccette di Paracodina per evitare l'imbarazzo di questa depurazione. 

Sono in difficoltà, sì, sono in difficoltà, e ho bisogno di tutta la concentrazione possibile.
Quindi, ecco, amori miei: diciamo che ci rivediamo il 7 o l'8 Luglio, per ora, vi va?
Devo ripulirmi un po'.

Ormai sono troppo vecchia per te.

Ormai sono troppo vecchia per te.
Questa, sai, è l'unica cosa che ancora mi fa un po' paura, che ancora mi fa venire un po' voglia di morire - questa, che avrai ventitré anni, che avrai ventitré anni, che avrai ventitré anni. 

Sono rimasta lunga, lasciando che le lacrime scorressero ai lati degli occhi, si raccogliessero in polle fresche nei padiglioni auricolari.

Ricordo lo squillo del telefono, lo sguardo di mia madre, la luce - estiva - che filtrava dalla mia finestra esposta a sud, i libri ammonticchiati per la maturità, ricordo tutto, davvero - tranne te. 
Eppure giuro che ho fatto di tutto, di tutto perché non fosse così.
Credo che sia un certo qual modo di sopravvivere.

Ogni tanto ti vedo oltre tua sorella, tangente; ogni tanto ti vedo e vorrei abbracciarla.

Ma non lo faccio mai.


La posta del cuore

Allora.
La mia vita è un casino.
È un casino sotto tanti e tali punti di vista che elencarli tutti mi porterebbe al suicidio.
Sono una delle persona più incasinate che io conosca, e nonostante, come dice il grande saggio - o forse ancora più probabilmente qualche cantautrice o cantautore americano degli anni '90
sì, lo so, quei tre puntini di sospensioni messi alla cazzo sono il male. Però c'era la vasca da bagno, mi manca tantissimo la mia vasca da bagno. Che mondo barbaro pieno di piatti doccia, il nostro.

Stavo dicendo. Sì, forse io faccio parte della categoria che danza nella pioggia, che ne so. Se per danzare nella pioggia si intende vivere come vivo io, sommersa dal casino ma alla fine senza troppa paranoia. Certo che a danzare nella pioggia, come c'è scritto sopra, a volte scivoli e cadi e di solito sbatti con l'osso sacro e ti fai male un casino - contando poi che io non sono esattamente la regina sovrana della coordinazione, ecco.

Insomma, sono una persona incasinata e, ve lo giuro, la persona meno adatta per dare consigli a chicchessia. Zero davvero. Però voi continuate a mandarmi mail. O a farmi domande su ask. O simili. Insomma, voi continuate a fidarvi - massicciamente, ingenuamente, stupidamente - di me.
Perché lo fate?
Non lo so.
Cosa vi fa pensare che io sia capace di aggiustare la vostra vita?
Cosa vi fa pensare che la vostra vita abbia bisogno di essere aggiustata?

Però continuate a mandare le mail, ed io spesso e volentieri non rispondo. Non rispondo perché per rispondere per bene avrei bisogno di tempo, e tra il lavoro ed il blog il tempo non ce l'ho mai. Poi le altre mail - quelle dei PR, quelle dei social, quelle dei commenti del blog, quelle del lavoro - si ammucchiano in poche ore, ed io devo cercare la mail a cui dovevo rispondere tra tante, e me la perdo, e me la scordo.
E quando mi riviene in mente mi sento sempre una merda, perché una persona si era affidata a me ed io l'ho delusa, ma mi vergogno pure a tornare con una, due, tre settimane di ritardo.

Come vedete, non sono capace neanche di rispondere a delle mail, figurarci rispondere con consigli sensati.

Però nonostante i miei casini una risolta a questa cosa della posta volevo darla.
Perché non è possibile, eh, che se una scrittrice mi scrive la sua mail venga subito nascosta da tutte quelle di altra gente che di base mi contatta solo per fini commerciali. E poi, anche questa cosa che voglio scrivere più post ma se scrivo i post allora non ho tempo di rispondere alle lettrici, come la mettiamo?

Tramite anche consigli su ask.fm, ho deciso di aprire 'sta posta del cuore.
La mail è: postadelcuore(at)diariodiunasnob.com
La scrivo così, senza link e senza neanche la chiocciolina, proprio per evitare che le PR la scoprano e la inseriscano nei loro fetidi database.

Le regole della posta del cuore sono semplici.
Voi mandate una mail.
Io rispondo, pubblicamente, qui sul blog.
Così io non mi sento in colpa a scrivere un post perché dovrei rispondervi né a rispondervi perché dovrei scrivere un post.
Che ne dite? È così assurda come cosa?

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI!

Visto che molte di voi si saranno scordate e tra una settimana inizieranno a mandarmi mail pregandomi di poter ordinare una #SNOBTEE ad ordini ormai conclusi, vi ricordo che il negozio chiude a mezzanotte di Domenica 22, quindi se dovete comprare FATELO ORA! o aspettate tipo il prossimo anno.
Per coloro che ancora non hanno capito dove come quando: snobtee.bigcartel.com

Come prendersi cura di un'orchidea senza farla schiattare

Come avrete ormai intuito, ho una passione drammatica, viscerale, assoluta e inalienabile per le orchidee. 

A mio parere l'orchidea è il fiore più incompreso dell'intero universo vegetale. Tutti considerano l'orchidea una figa di legno, una capricciosa, una che non si sa quello che vuole, una che se la tira, una viziata. Costa uno sproposito a meno che non la si compri dall'IKEA, è la classica pianta da hotel di lusso o appartamento di design o boutique d'alta moda.
Insomma, l'orchidea sta sul cazzo a tutti, sembra la classica pianta che te la fa annusare ma non te la dà - contando poi che neanche profuma, una stronza di prima categoria.

Invece non è vero: l'orchidea non è né stronza, né viziata, né ficadilegno. È una pianta nitida, selvaggia, semplice, schietta: vuole da voi poche certezze indispensabili, avute quelle si saprà adattare ad altre disattenzioni. Se trattata bene è capace di mantenere delle fioriture di tremenda bellezza per mesi, donando un che di lussuoso e di nobile anche alla stanza più squallida. Ma l'orchidea è una pianta intimamente incompresa e desiderata, e continuano a comprarsela, a portarla a casa, a goderne per quei pochi giorni in cui la povera creatura resiste per poi abbandonarla appena perde i fiori, per colpa altrui.
Mi ci ritrovo tanto, nell'orchidea.

Nonostante non sia un'orchidofila e sia affezionata ad una singola tipologia di orchidee, le Phalaenopsis, di cui coltivo poi ibridi raccattati qua e là - spesso raccolgo le vittime sfiorite comprate all'IKEA e abbandonate da gente senza amore - e ancora non ho neanche una specie botanica, diciamo che nel mio piccolo credo di aver imparato a gestire queste bellezze.
Visto che sono anni che vi massacro i coglioni postandovi foto delle bimbe senza mai aiutarvi a badare alle vostre, è arrivato il momento di rivelarvi i pochi consigli che posso darvi sulla cura delle phalaenopsis.

ACQUA

Le orchidee hanno bisogno acqua, questa è una cosa che sanno tutti. Sono delle piante da foresta pluviale, quindi clima umido, quindi acqua a gogo, acqua a cascata, acqua a non finire. Acqua acqua acqua. Questo pensa il cretino che compra l'orchidea all'IKEA. E puntualmente fa morire la stessa di marciume radicale.
La prima causa di morte delle orchidee è la troppa acqua o l'acqua data male. Le orchidee hanno sì bisogno d'acqua, ma in una certa maniera. La maniera giusta per rendersi conto se l'orchidea ha bisogno d'acqua è guardare le radici, guardare il terriccio e sollevare l'intera pianta: se le radici sono verdi, il terriccio umido e scuro e il vaso pesante significa che la bimba è già sazia e non ha bisogno di altro. Se le radici hanno una sfumatura evidentemente argentea, il terriccio è più chiaro e asciutto e la pianta, sollevata per il vaso, risulta leggera significa che abbiamo bisogno di un'annaffiatura. Le orchidee vanno sempre annaffiate il mattino, così da permettere alle eventuali gocce che possono restare nel colletto - il centro della pianta, dove si uniscono le sue foglie - di asciugarsi con la luce del giorno senza ristagnare e creare pericolosi marciumi. La pianta va immersa intera, fino a tre quarti del vaso, nell'acqua. Io solitamente metto le mie orchidee - in tutto una decina - dentro la vasca da bagno, chiudo lo scarico e apro un filo d'acqua, lasciando che la vasca si riempia di quella spanna d'acqua che raggiunge un buon livello su vasi di tutte le dimensioni. Le lascio immerse per una decina di minuti, poi apro lo scarico e le lascio lì per un'altra mezz'oretta, così da far drenare ben bene l'acqua e evitare qualsiasi ristagno. Questo è il metodo migliore per dare l'acqua alle orchidee. Non devono rimanere con le radici a mollo - c'è gente che riempie il sottovaso d'acqua e le lascia lì ad oltranza - e fiori e foglie non devono essere toccate dall'acqua. Se siete in dubbio sull'annaffiare o non annaffiare, scegliete sempre la seconda: curiosamente, meglio un'annaffiatura in meno che una in più. La phalaenopsis riesce a resistere a qualche giorno di siccità molto meglio di quel che si creda.

LUCE


Tutti scassano la minchia con l'acqua, ma nessuno pensa mai alla luce. Le orchidee hanno più bisogno di luce che di acqua, e mentre l'acqua è piuttosto facile da trovare, per la luce la situazione è diversa. Le finestre veramente luminose sono poche, e le finestre veramente luminose che non abbiamo intenzione di utilizzare - non pensate sia così semplice piazzare cinque/sei orchidee su di un davanzale e poi aprire spesso quella finestra. Un altro dei motivi per cui amo tanto le phal è che loro, rispetto alle varie sorelle, si accontentano di meno luce, ma questo non significa che dovete far patire alla piccina la disgrazia di un davanzale esposto a nord. Una maniera buona per capire se la zona di casa scelta è adatta alla nostra phal è guardare le ombre proiettate: mettete una mano tra la fonte luminosa ed il pavimento. Se l'ombra è nulla, male; se è un vago accenno, male uguale: deve essere abbastanza definita, una chiazza piuttosto evidente. Se non avete una buona luce e non volete imbarcarvi nel complesso mondo della coltivazione indoor con i neon - argomento di cui non so nulla e su cui non posso aiutarvi - lasciate perdere. Le orchidee non sono per voi. Per esempio io, qui a Siena, non ho orchidee: la mia stanza non è abbastanza luminosa, e quindi mi rassegno a stare senza le mie amate. Appena le coinquiline se ne andranno lasciandomi dei bei davanzali privi di termosifoni e pieni di luce mi attrezzerò per piazzare lì qualche bambina. Ricordatevi che anche le radici delle orchidee hanno bisogno di luce: questo significa che la cosa migliore è appoggiare i vasi di plastica trasparente in cui sono contenute su dei piatti o dei vassoi invece di andarle a soffocare in dei vasi opachi.

Credeteci o no, queste sono le due grandi verità assolute sulle orchidee. Saputo questo, il 90% è fatto. Poi ci sono altre minuzie che andrò ad elencare e che completano il quadro.

Posizione

Come abbiamo detto, vitale la luce, importante la mancanza di spifferi o variazioni repentine di temperatura - quindi il davanzale con termosifone è male - e buona cosa l'umidità ambientale. L'ideale assoluto è un davanzale non termosifonato di un bagno esposto a sud. È lì che io coltivo le mie bellezze. Qualsiasi cosa ci si avvicini, è l'ideale.

Rinvaso

Soprattutto se fino a ora avete trattato male un'orchidea e questa è miracolosamente sopravvissuta, dopo averla bagnata per bene rimuovetela dal vaso e andate a dare un'occhiata alle radici. Con delle forbici sterilizzate con alcool o sopra una fiamma andate a tagliare tutte le radici marcescenti, vuote, secche, morte. Date una bella ripulita. Poi rimettete tutto, con garbo, nello stesso vaso: difficilmente un'orchidea avrà bisogno di un vaso nuovo, sono piante che amano stare strettine. Vedrete che eliminata la parte marcia la situazione migliorano.

Cannella

La cannella è uno dei segreti più tattici che posso passarvi. Se entrate nel mio bagno quando sono a casa, sentirete subito un fortissimo e inconfondibile odore di cannella. Consumo circa un cinque-sei barattoli di cannella in polvere l'anno. La cannella è un potente antifungino, e uno dei grossi rischi delle orchidee sono proprio le muffe e i marciumi. Spolverate frequentemente il vostro vaso di cannella. Quando andate a rinvasare la pianta, dopo aver rimosso le radici vecchie, ricopritele di polvere di cannella. È una mano santa, giuro.

Accettate altre bellezze

L'orchidea non sarà mai perennemente in fiore. Prima o poi sfiorirà. E dovrete passare un bel po' di tempo con la vostra orchidea sfiorita prima di rivederne i boccioli. Ma non si può amare una donna soltanto quando ha venticinque anni, o quando si è messa il vestito figo per uscire. Le persone si devono amare tutte, difetti e pregi, fiorite e sfiorite. Non voglio credere che tra i miei lettori ci siano persone così vuote e superficiali da non sapere vedere la bellezza nelle radici che crescono e irrompono fuori dal vaso, i nuovi steli teneri, le foglie scure e carnose - non voglio credere siate persone così dimmerda da aver bisogno di fiori.

Ho un altro segreto un po' troppo alternativo che farebbe fuggire una buona percentuale di voi quindi evito, ma seguite tutto l'ambaradan qua sopra e vedrete che qualcosa verrà fuori, fidatevi. Non scordate mai - momento hippy - che le piante sono esseri viventi e se vengono amate se ne accorgono
Alla maniera un po' lenta di loro vegetali, ma se ne accorgono. Fidatevi.




The electronics of your heart. See how fast they fall apart.

Lo so cosa state pensando.
Snob, ma come? Il buon proposito di un post al giorno per tutto il mese di giugno? Eh? Che fine ha fatto?
Lo so, lo so. Ad essere onesta, non ho mai creduto fosse possibile scrivere un post al giorno, ma la sfida era pensata per farmi scrivere il più possibile - cosa, che, effettivamente, sto facendo, no?
Quindi non vi lamentate troppo.

Purtroppo a rallentare i miei piani di scrittura c'è stato sia il week-end milanese che questo disgraziato week-end marchigiano organizzato alla bell'e meglio per visitare l'amico cardiologo.

Perché, come avrete letto, ho le palpitazioni.
Le aritmie.
Le extrasistoli che finché non le ho avute credevo che il plurale non variasse.
Il cardiopalma o anche cardiopalmo, qui sono buone entrambe anche se il correttore automatico mi sottolinea di rosso la prima.
La tachicardia.
Insomma, tutto l'ambaradàn qua sopra, che alla fine sono circa tra di loro sinonimi. Mercoledì il cuore ha iniziato ad andare un po' per cazzi suoi ravvicinando alcuni colpi e saltandone altri. Giovedì ancora peggio. Inutile dire che mi sia fatta un po' prendere dal panico, ecco. Cuore mio, cos'è questa storia? Cosa stiamo facendo? Va bene, abbiamo accettato i polmoni deboli, gli attacchi d'asma notturni, il che cazzo ti pare: ma che è, uno sciopero della cassa toracica? 
Venerdì ho valicato gli Appennini e Sabato mattina ho passato un'ora a farmi spalmare gel da ecografia mentre si cercava di capire quello che ho.

Ecco: non ho niente.
O meglio: sono, dice il cardiologo, un bozzolo ripieno d'adrenalina inespressa.
Quindi: sono stressata.

Stressata.
La prima reazione è stata: MA IO SONO CAZZO TRANQUILLISSIMA PROPRIO SCIALLA STRESSATA IO MA UNA SEGA.
Dallo sguardo perplesso del medico e quello non-contraddirla-dalle-sempre-ragione-io-la-tengo-tu-fuggi di mia madre ho capito che forse non è esattamente così.
"Amore, sei giusto un po' schizzata."
Giusto un po' schizzata. Come dire, insomma, una pacchia.
Quello che non capisco è come abbia fatto a non accorgermene. Nel senso, ho passato gli ultimi sei mesi a ripetermi che va tutto bene, che sono la persona più rilassata del mondo, che di fortunelle e scialle come me ce ne sono poche, che io mi godo la vita la mattina mi alzo col sole vado a correre bevo cappuccino lavoro da casa massimo relax - insomma, c'eravate pure voi, avete visto come vivo.

Quindi come cazzo faccio ad essere stressata, eh?

Il dottore ha detto che devo sfogare l'adrenalina e fare più attività fisica. Quindi correre tutti i giorni, comprarmi un cardiofrequenzimetro perché teoricamente non mi devo limitare a correre ma anche farlo in una certa maniera, perché altrimenti c'è il rischio che l'adrenalina vado ad aumentarla.

Intanto mi sono iscritta a yoga.

Un po' di sano fatalismo OR lo scaricabarile sentimentale

Per motivi che sfuggono alla mia comprensione
so benissimo che il novanta per cento dei miei post inizia così, ma non pensate che sia la mia comprensione a lasciarsi sfuggire tutto, eh, è il mondo che è assurdo
dicevo: per motivi che sfuggono alla mia comprensione su Ask.fm mi fate domande sentimentali.

Oltre al fatto che sono seriamente tentata di aprire una posta del cuore vecchio stile, nel senso che dovete proprio mandarmi tipo la lettera a casa con gli adesivi a forma di stella di unicorno e di arcobaleno proprio come quando si mandavano le lettere a Cioè - io però a Cioè non l'ho mai mandata una lettera: essendo cresciuta in una casa democristiana a parte la deriva fascio-leghista dello SnobPadre, io leggevo il Giornalino (ed. San Paolo, dove ora lavora Sissi, la mia ex coinquilina cattolina) e mandavo le lettere alla rubrica di RAFFA X TE del Giornalino o all'ancora più professional ZIO GIO'. Soltanto più tardi scoprii che la figamosciezza delle loro risposte era causata dalla loro inguaribile cristianità, ma a otto anni non era ancora capace di distinguere i cattolici dalla gente normale.

Comunque, stavo dicendo?
Scusatemi ma secondo me c'ho la carenza di qualche macroelemento fondamentale, ho passato la giornata a letto a soffrire sia di crampi che di mal di testa e quindi insomma non sono troppo recettiva.

Comunque moltissime domande, nonostante siano diverse, hanno una base comune.

"È un mese che non lo sento, che devo fare?"
"Se lui non si fa sentire mi devo far sentire io?"
"Sembro piacergli, ma poi non si fa sentire per giorni ma se io gli scrivo lui mi risponde."

Ecc. ecc. ecc.


Avevo sei anni ed ero follemente innamorata di Matteo Massi. 
Io e Matteo avevamo tantissime cose in comune: ci piaceva scrivere - a me racconti, a lui poesie - eravamo entrambi grandi appassionati delle Giovani Marmotte - di cui avevamo tutti i manuali - passavamo il nostro tempo a giocare nel giardino della sua villa raccogliendo foglie, costruendo trappole per uccelli, guardando insetti al microscopio o cose così.
Se la maestra chiedeva a Matteo di andare alla cattedra per correggere i compiti, io subito alzavo la mano e andavo a correggerli al posto suo. Se Matteo scordava di comprare l'ultimo numero delle Giovani Marmotte io, che ero abbonata, gli regalavo il mio.
Passavamo moltissimo tempo assieme, e più passava il tempo e più io mi innamoravo, immaginavo un nostro futuro da esploratori-astronauti-scrittori assieme - io, per la precisione, volevo fare la biologa marina - e al nostro matrimonio che sarebbe stato alle Hawai'i oppure sott'acqua con lo sfondo della barriera corallina, o se fossimo diventati degli scienziati veramente famosi ci saremmo anche potuti sposare sulla luna, o cose del genere.

Io e Matteo eravamo perfetti l'uno per l'altra, ne ero sicura. Non c'era nulla di più ovvio. 
Quindi non capivo come mai Matteo non si decidesse a fare la prima mossa e a dire qualcosa. Non doveva essere una grande dichiarazione, non doveva sforzarsi troppo: bastava uno sguardo, una parola, un minimo gesto che mi permettesse di zittirlo, tranquillizzarlo e dire "Sì, anch'io."
E tutto sarebbe andato avanti come doveva andare, e non di gran lunga diverso di come già andava.
Lasciai passare mesi, forse anche anni - ricordo la tremenda sofferenza dei mesi estivi passati al mare con i miei nonni e dell'impossibilità di sapere cosa stesse facendo Matteo - finché, ad un certo punto, mi decisi: su di un foglietto di carta scrissi, nell'alfabeto segreto delle Giovani Marmotte, le due parole più cazzone del mondo, le due parole che anche adesso dico alla gente come se niente fosse: ti amo.
Zac, e ne ero convita, eh. Ne ero convinta allora come ne sono convinta adesso.
Il bigliettino passò di mano in mano e superò i tre banchi che ci separavano.
Lo vidi prenderlo in mano, aprirlo, leggerlo.

E non fare niente.

Niente.

E continuò a non fare niente per le seguenti ore, per le seguenti giornate, per le seguenti settimane.
Insomma: non ebbi mai risposta.

Il rapporto andò a puttane, naturalmente, ma nonostante questo mi dispiacesse perché nella mia classe non è che ci fossero tanti bambini interessanti - diciamo che la metà dei maschi fa il metalmeccanico, la metà delle donne ha già sfornato un pargolo e fa l'estetista, i rimanenti credo siano dispersi - la cosa che più mi ferì fu la non risposta.

Traumatica non risposta.
Cioè, neanche degnarti di un vaffanculo.
Che capisco che adesso ti si tengono sempre buona per una trombata che non si sa mai e ogni buca e trincea e quindi fanno i vaghi, ma all'epoca cazzo non pensavamo a trombare, affatto.

Comunque, mi convinsi di una cosa: non avrei mai, mai mai rifatto il primo passo con uno.
Mai. Infatti dopo un paio d'anni, alle medie, stavo a mandare un sms non molto dissimile a Guido, e poi ad Alessandro, e poi a Marco, Andrea, Gabriele, Juri, e chi più ne ha più ne metta.
Cosa mi aveva fatto tornare sui miei passi?
Cosa mi aveva obbligato a fare il primo passo?
Oltre alla connaturata ambiguità dell'essere che mi stava di fronte - era arrivato il momento in cui gli uomini facevano i vaghi nella speranza di tenertisi buona per un lavoro di mano o cose così - era questa netta impressione che le cose non sarebbero mai accadute a meno che non fossi io a farle accadere, che io avessi la responsabilità nei confronti di un disegno superiore e nei confronti dell'uomo indeciso che mi stava di fronte di compiere quell'atto, pena il rischio di veder scomparire la potenziale storia d'amore.
Che poi scompariva puntualmente.
E allora a quel punto mi dannavo, perché magari ero stata io - io che ero la chiave di volta, Gesù Cristo, lo Kwisatz Haderach, la prescelta, colei che doveva permettere al destino di compiersi - a fare qualcosa di sbagliato - ah, così indegna del mio compito! - e mandato tutto a puttane.



Perché vi ho raccontato tutta questa roba?
Perché ecco: ero tutto tranne una persona zen o menefreghista, un tempo.
E non so neanche come abbia fatto a diventarlo, davvero - l'unico evento grosso che posso ricordare, tra la me che soffriva per amore e la me che se ne fotte altamente, è il Vietnam. Forse è stato il Vietnam.

So soltanto che adesso vado avanti con due precise regole.

Numero Uno: se una cosa deve accadere, accade. Se non deve accadere, non accade. Ed il nostro affannarsi attorno ad essa è completamente inutile, se non dannoso per la nostra sanità mentale. Mentre ci sono un certo cose che, parzialmente, possiamo gestire ed indirizzare - il nostro lavoro, le nostre finanze personali, la nostra salute, il nostro stile di vita - l'amore è una di quelle cose su cui non abbiamo assolutamente presa, né controllo. Niente. Nada.
Quindi, perché passare il tempo a crucciarsi?

Numero Due: se uno ti ama farà di tutto. Esattamente come io ho passato quasi vent'anni a fare di tutto - prendere treni, mandare lettere, pregare divinità, minacciare gente, fare regali, far fare trecento RT ad un tweet con una dichiarazione. Te lo farà capire. Se non te lo ha ancora fatto capire - brutta notizia - è perché non gliene fotte una sega. Limpido e assoluto. Quindi, come vedete: anche in questo caso la cosa non dipende da noi. Se è interessato si farà avanti, se non è interessato non si farà avanti. Ogni nostro contatto o tentativo di aggiustare le cose non farà altro che prolungare l'agonia o spegnere un eventuale interesse. In conclusione, signore mie: non mandate messaggi, non fatevi sentire, fregatevene altamente. Ma non fatelo con cattiveria, o rabbia, o volontà di competizione - lui ha risposto dopo dieci minuti quindi io non gli rispondo finché non bla bla blah - no: mettetevi, semplicemente, l'animo in pace.

Io sto vivendo una pseudo-relazione che teoricamente avrebbe dovuto ridurmi allo stremo delle forze, o al suicidio, o alla pazzia, o a tutte e tre assieme. A volte mi sveglio la mattina cercando tutte quelle sensazioni negative che caratterizzavano in maniera così assoluta qualsiasi mio intrallazzo sentimentale.
Ripeto, non so cosa mi sia successo, ma: non me ne fotte una sega.

Fate scattare nel vostro cervello l'interruttore del FOTTESEGA.
E vedrete che si campa molto meglio, che lui si faccia sentire o no.




Metodi Snob per Lavarsi i Denti

Per motivi che sfuggono completamente alla mia comprensione e che neanche l'inconscio collettivo racchiuso nell'I-Ching riesce ad inquadrare alcuni di voi, sul mitico ask.fm, mi chiedono COME LAVARSI I DENTI.

Ecco, quando succedono queste cose mi sento esattamente come Simba quando vede lo spirito di Mufasa che tuona "SIMBA! RICORDATI! CHI SEI!"
Soltanto che invece di Mufasa compare mia madre col trapano in mano, la mascherina in faccia che mi indica il riunito Anthos - BRRRR.
Ok, ok, non si possono rinnegare le proprie origini, lo so. So' figlia di una dentista.
(Mamma, ti voglio bene anche se sei una dentista, dai. Scherzo, davvero.)
Ragazzi, inviamo tutti quanti un po' di amore virtuale alla #SnobMadre che poverina la bistratto sempre.
#TANTOAMORELLASNOBMADRE
(Contenta mamma?)

Scusate, sto divagando.
Insomma, comunque non capisco per quale motivo mi fate domande così idiote. Capisco il morboso che c'è dietro il sesso anale e la masturbazione e il sadomaso e il bondage e insomma avete capito, però quali dubbi o quale fascinazione proviate per l'igiene dentale mi sfugge.

Eppure non c'è persona migliore a cui chiedere qualcosa del genere, perché essendo stata educata più dai topolini della Mentadent - non sapete negli anni novanta quanta comunicazione faceva la Mentadent - che da Mickey Mouse e avendo imparato a leggere sulle riviste odontoiatriche, insomma di denti e di igiene dentale ne so qualcosina.



Quindi, iniziamo con gli strumenti base di cui abbiamo bisogno.


Spazzolino

Non mi dilungherò qua su quello che è stato uno dei miei drammi esistenziali più profondi: la connaturata bruttezza degli spazzolini. Perché non siamo capaci di fare uno spazzolino bello e ben fatto? Ma tutti questi giovani architetti e designer, vogliamo metterli a lavorare? E per favore: molti di voi mi hanno già presentato spazzolini che credevano essere carini - tipo quelle cose minimal di Acca Kappa o similia. NO. Bellini, sì, ma non ergonomici. Lo spazzolino deve essere ergonomico. Ergonomico significa che ha una bella curva che permette di raggiungere anche il fondo della bocca ed andare a spazzolare la superficie masticatoria dei molari con le setole perfettamente perpendicolari alla stessa senza andare a sbattere su incisivi e company. Capito? Ergonomico. Non fate gli hipster con quegli spazzolini vintage.
Lo spazzolino perfetto l'ho trovato ed è questo: Mentadent Style Tech Pininfarina, o nero o bianco, con setole medie. Vivo nel terrore houellebecqiano di non trovare più questo spazzolino in vendita, ne faccio scorte mostruose ogni volta che lo trovo. Speriamo vada avanti così. Mentadent, mi senti? Ti prego, Mentadent. Non ci abbandonare.


Dentifricio

Ok, qui la sofferenza è immensa. Vorrei, davvero, vorrei dirvi con tutta me stessa che il dentifricio perfetto è il dentifricio Marvis. Perché il dentifricio Marvis è bellissimo, hipsterissimo e lo adoro. Dentifricio Marvis alla Liquerizia coordinato a Mentadent Style Tech Pininfarina nero, il paradiso terrestre, pura bellezza. MA. Ma mia madre, visto che all'ultima visita mi ha trovato i colletti dentali un tantino scoperti - cosa che mi ha mandato oltremodo in crisi perché di base non sono un'ipocondriaca ma per quel che riguarda la salute dei miei denti ho una vera ossessione - e mi ha obbligato a passare all'Elmex. Ecco, l'Elmex è un dentifricio che ha la classica parvenza da tubetto di medicinale, di color celeste se sei fortunato e arancione se hai sfiga. Però formula imbattibile, a detta della SnobMadre. Quindi adesso sto utilizzando l'Elmex Sensitive, ma spero di poter tornare preso dal mio amato Marvis.


Filo interdentale

No. Il filo interdentale non è un optional. E so benissimo che una buona percentuale di voi neanche ce l'ha in casa. Inutile fingere. Inutile negare. LO SO. Vi conosco. Bene, senza filo interdentale rischiate. Rischiate tanto. Anche una persona che sa lavarsi bene i denti rischia un casino, senza filo interdentale. Ma so che voi non sapete neanche lavarvi bene i denti - di base nessuno sa farlo - e questo, ragazzi, vi fa rischiare di ritrovarvi con le peggio carie e di dover andare a dare un casino di soldi ad un dentista per ponti ed impianti. Quindi: utilizzate il filo interdentale. Fatelo.Il filo interdentale che utilizzo io è l'Oral-B Satin Floss. State attenti a quelli scadenti che sono troppo rigidi o troppo cerati, e se maneggiati male feriscono le gengive. Se siete agli inizi del vostro rapporto con il filo interdentale posso consigliare l'Oral-B Ultra Floss, ne ho consumato un rotolo e devo dire che non mi soddisfa come il Satin ma resta molto semplice da usare.


Puliscilingua

Credevate che avessimo finito al filo interdentale? Ah ah! Illusi. Lasciate che io vi introduca al magico mondo del puliscilingua. No, gli spazzolini sfigati con il grattino nel retro della testina non possono essere definiti puliscilingua. Un puliscilingua è un attrezzo o di metallo o di plastica a forma di U che va passato almeno una volta al giorno sulla superficie della lingua, raschiando via quella patina di batteri e roba in decomposizione che avete lì. Mia madre considera questo oggetto meno indispensabile della trinità filo-dentifricio-spazzolino, ma fidatevi che dopo che avete iniziato ad utilizzarlo vi cambia la vita. Cioè, ammetterete che è piuttosto inutile lavarsi bene i denti se poi lo schifo continua a proliferare sulla lingua.


Collutorio

Regola numero uno: NO. AL. LISTERINE. Il Listerine è il male. Il Listerine è alcolico, e non c'è niente di peggio di un collutorio alcolico. Secca le mucose, irrita le gengive, vi può creare serissimi problemi. Non utilizzate Listerine. Fidatevi di me. Ed evitate pure quella roba di supermercato che spesso e volentieri ha gli SLS - sì, esatto. Quelli che voi non volete utilizzare se li trovate, che ne so, nello shampoo. Ecco: ve li volete bere? Non è il caso.
Quindi, la mia scelta cade sul Curasept Daycare. DAYCARE, non prendete la versione medicinale, quelli servono solo in caso di infiammazione o similia, qui stiamo parlando di igiene quotidiana. Io adesso sto utilizzando quell agli agrumi, ma poi prenderò il Whitening per vedere com'è.


Ora, abbiamo il nostro armamentario completo.

Passiamo alle due tecniche, quelle del filo interdentale e quella dello spazzolamento.

Per quel che riguarda lo spazzolamento dei denti, diciamo subito che va usato pochissimo dentifricio sulle setole dello spazzolino asciutto. No, non dovete passarlo sotto l'acqua prima o dopo aver messo il dentifricio e di dentifricio dovete usarne poco poco. Altrimenti vi illudete che tutta quella schiuma stia pulendo e li spazzolate male.
Ci sono diversi metodi per spazzolarsi i denti: io utilizzo il Metodo di Bass.
(Sì, ci sono "metodi" per lavarsi i denti. Sì, qualcuno gli ha dato un nome. No, non è Chuck Bass.)
Iniziamo. Superfici esterne ed interne: setole dello spazzolino a 45° gradi rispetto al dente, appoggiare le setole contro il bordo della gengiva con una lieve pressione e facendo vibrare leggermente lo spazzolino - questo permette di sbriciolare la placca. A quel punto, "spazzare" dal rosso verso il bianco - dalla gengiva verso il dente, insomma - per portare via i residui. Sembra difficile, ma dopo un po' ci si abitua e viene naturale. Per le superfici interne il tutto è un po' più complesso - se avete un'arcata naturalmente ogivale magari vi è più facile utilizzare soltanto la punta della testina per compiere il giusto movimento nel retro degli incisivi. Non c'è niente di più sbagliato del movimento orizzontale fatto con foga su incisivi e canini: rischiate di fottervi le gengive, e ricordate che a quelle gengive ci stanno attaccati dei denti. Se avete le gengive malridotte e vi rendete conto di fare troppa forza mentre spazzolate, provate ad utilizzare la vostra mano non dominante per lavarvi i denti, così da essere più delicati.
Sulle superfici masticatorie piatte - come quelle dei molari - potete invece andare con le setole parallele e sfregando bene, soprattutto se avete dei solchi dentali pronunciati - se non avete idea di cosa siano dei solchi dentali, chiedetelo al vostro dentista la prossima volta e, nell'eventualità li abbiate particolarmente profondi, sentite un po' se è il caso di farli sigillare.
Altra cosa da ricordare: lavate i denti la mattina, prima d'andare a letto e circa mezz'ora dopo i pasti. Non subito dopo, perché c'è il rischio che l'azione dello spazzolamento unita all'eventuale acido del cibo porti ad un'involontaria corrosione dello smalto, quindi meglio attendere giusto una trentina di minuti che l'effetto tampone della saliva abbia avuto effetto sul ph della bocca.

Di filo interdentale, invece, va preso circa un mezzo metro per sessione di utilizzo. Sembra tanto ma fidatevi che vi serve. L'Oral-B Ultra Floss ha già le sezioni giuste segnate, quindi per un principiante è il più adatto. Dovete arrotolare quasi tutto il filo all'indice o medio di una mano, e tenerne il poco restante nell'indice o medio dell'altra. A mano a mano che lo utilizzate, andrete a srotolare da una parte e arrotolare dall'altra, così da avere sempre un pezzo di filo pulito ed integro da usare. Dovete passarlo negli spazi interstiziali andando a formare una U che avvolga ogni dente, così da rimuovere bene la placca che si forma.

Insomma, ho dato una riletta e credo di avervi donato tutto il mio sapere in medito di igiene orale.
Se passa qualche dentista che crede io abbia detto qualche cazzata mi faccia sapere, non ho avuto il tempo di far correggere il tutto alla SnobMadre ma credo comunque d'aver superato l'esame.

#SNOBTEE SUMMER '14 ED

Le avete amate, le avete chieste, le avete instagrammate.
Insomma: le #SNOBTEE sono nate come una cazzata, ed invece hanno avuto un successone.

Il progetto era di sfornare, per l'inverno, gli #SNOBSWEATER, ma i tempi mentali mi si sono allungati, ho avuto vari casini e così mi sono ritrovata ad Aprile. E allora ho deciso, anche date le vostre pressioni sui vari social, di rimettere in vendita le tee.

Quali sono le grandi novità di questa SUMMER '14 EDITION?

Per prima cosa: oltre alle vecchie ci sarà una nuova stampa.


Oltre ad essere la diretta evoluzione della SNOBTEE più amata, ovvero I'M SURROUNDED BY IDIOTS, e oltre ad essere una grande citazione di un grande film - Macaulay, tutta l'educazione della nostra generazione è basata sulle tue gesta infantili - per me è anche qualcos'altro.
M'è tornata in mente tutto d'un tratto e, insomma, nel periodo giusto.


Inoltre abbiamo, a prezzo maggiorato di 24 euro perché i Folletti Marchigiani hanno detto che l'oro e l'argento costano, la versione con le SCRITTE METALLIZZATE.
Perché un po' di trash è in tutti noi. 
Purtroppo ancora non ho manifestazione fisica delle maglie da farvi vedere, ma i Folletti Marchigiani mi hanno mostrato altri sample e vi assicuro che anche d'oro e d'argento sono fighe.

MASCHIETTI: as usually c'è anche il modellino da uomo per voi, anche se non siete dei grandi acquirenti di #SNOBTEE. Però l'oro e l'argento l'ho tenuto solo per le femminucce, spero non me ne vogliate.

Spieghiamo a tutti, anche ai nuovi arrivati, come funzionano le cose.

Qui sullo #SNOBTEE SHOP potete fare i vostri pre-ordini.
I pre-ordini saranno aperti fino alla mezzanotte di Domenica 22 Giugno.
A quel punto gli ordini saranno passati ai Folletti Marchigiani che, essendo marchigiani, commenteranno qualcosa come "Non te nocia cocca, tutte 'se majette i vinnutu? E come i fattu? Mancu li murato' me ne compra tutte quesse!" per poi mettersi a produrre le magliette che saranno pronte nel giro di una settimana circa. A quel punto le magliette arriveranno nella SnobCasa, dove io, la SnobMadre e lo SnobFather - pure Pou, se non avrà un cazzo da fare - ci metteremo ad impacchettare e spedire il tutto, affidandoci alle cure non tanto amorevoli delle Poste Italiane.
Ciò significa che in tutta questa trafila le magliette non saranno da voi prima dei primi di Luglio.
Ricordatevelo quando le ordinate, mi raccomando.

Cos'altro dirvi?

#TANTOAMOREPERLESNOBTEE



Villa Aminta


Come vi avevo anticipato Venerdì avevo un blogger-evento, circa.
Essendo io una persona tendenzialmente pigra, approssimativa e ansiata dagli eventi futuri, appena mi sono accordata con la mia compagna di avventura, Agnese di The Food Therapy, ho smesso di chiedermi dove sarei andata o a fare cosa perché mi sono messa l'anima in pace con un "ci penserà Agnese" e "mi limiterò a seguire Agnese".

Questo spiega il motivo per cui sul Milano-Domodossola in viaggio verso Arona io fossi ancora convinta che la mia destinazione finale fosse il Lago di Como e non il Lago Maggiore. Anzi, diciamo che non credevo esistesse un lago chiamato Lago Maggiore. Anzi, chiariamo ancora che io ho una conoscenza del Nord-Italia pari a zero, sopra la Toscana/le Marche ci sono solamente, in quest'ordine: Pianura Padana, Milano e Torino ad un'ora di treno l'una dall'altra, hinterland milanese, Alpi dove la gente va a sciare, Svizzera. Punto.
La complessità di tutti i territori annessi e connessi mi era completamente sconosciuta. Tipo, il Lago Maggiore. Che ne sapevo io del Lago Maggiore. Nel senso, ricordo una lezione della terza elementare, credo, ma oltre non siamo mai andati. Quindi quando sono scesa dal treno ad Arona e sono salita sull'auto di Agnese non mi aspettavo minimamente di trovarmi in un posto così figo.
Voi, genti del Nord: scusatemi se con le mie tendenze centroitaliane ho continuato a sostenere per anni che "Come vivi in Toscana da nessun'altra parte" e "Le Marche l'Italia in una regione" perché anche voialtri delle parti di Stresa sapete vivere bene.
Insomma, siamo finite in questo meraviglioso hotel vista lago con spa, piscina e, ristorante figo, Villa Aminta. Io mi sono trovata, come al solito, incapace di gestire questa cosa di "fare la blogger - fare foto fighe - sentirsi figa in un posto figo" e quindi mi sono limitata a farmi cullare dal caldo abbraccio dello staff dell'Hotel che mi diceva dove andare e cosa fare, mentre chiacchieravo dei miei drammi esistenziali con la povera Agnese, vittima della me logorroica del oh mio Dio ci stiamo conoscendo dal vivo - spero di non starti antipatica - continuo a parlare a rotazione e a fare battute intelligenti e a parlare delle esperienze interessanti della mia vita sperando di fare colpo su di te e non farti sentire troppo il gap tra la vera me e la me virtuale.
Classica statua thai da SPA che mi fissa mentre mi faccio spatasciare in faccia la crema idratante in faccia da una solerte estetista // una me poco convinta cerca di bullarsi del suo accappatoio rosa ETRO senza particolare successo // Io e Agnese profondamente affascinate dal soffitto a specchio dell'ascensore restiamo dentro lo stesso senza schiacciare alcun pulsante a cercare di farci un selfie decente finché qualcuno non chiama l'ascensore e ci guarda con estrema pietà e disagio // la Jacuzzi della grotta che è stata vilmente occupata per un'ora dalle nostre due eroine e dove potrei aver perso un microdermal.
Buffet in accappatoio durante il quale Agnese faceva domande intelligenti, andava a vedere la cucina, chiedeva cosa c'era in quello e come avevano cucinato questo, mentre io mangiavo senza pormi domande con una semplicità d'animo che in qualsiasi altro contesto avrei violentemente disprezzato - però era tutto buono, per quel che mi riguarda // questo meraviglioso... bovindo? orangerie? padiglione circolare di ferro e vetro? Insomma, parte dell'interno del ristorante, non è bellissimo? // Il blasone di Villa Aminta che svetta fiero in caratteri dorati sopra il Lago Maggiore // Da bimba selvaggia che passa il tempo al fiume a correre tra i sassi cerco di darmi un tono nella più adulta ed elegante piscina dell'Hotel.
Vista sul Lago Maggiore. Era tutto così. Tutta una cosa fighissima così. // Aperitivo a bordo piscina con il cocktail analcolico del Calamondino // Ostriche! Montagne di ostriche! L'imbarazzo di Viola nel non essere capace di mangiare le ostriche in pubblico! Agnese che cerca di spiegare a Viola come mangiare le ostriche! // Insomma, quando poi si fa notte e hai le Borromee illuminate di fronte quasi non rimpiangi la Toscana. Sulle Isole saremmo potute andarci a fare un giro durante il pomeriggio, ma un'invitta pigrizia ci ha trattenuto un po' troppo alla spa.

Insomma: mi sa che potrei anche tornarci, a Stresa.

Ask.fm

Stavo preparando un bellissimo post chiamato Metodo Snob per Lavarsi i Denti - giuro, lo stavo facendo! e avevo anche tantissime cose interessanti da dire! - quando poi sono iniziate ad arrivare le domande acide su ask e io ho iniziato a battagliare dal cellulare e, insomma, ho perso la voglia di scrivere quel post e così via.
Magari poi lo continuo.

Comunque, poi sono partita per Firenze e a Firenze ho preso il Frecciarossa per Milano E NON MI FUNZIONA LA WIFI, quindi tutti i miei buoni propositi - lavorare scrivere un post lavorare ancora - sono falliti miseramente.

Quindi - pensate quanto sono determinata - sto scrivendo dall'iPhone sulle Note. Poi copio e incollo e posto, quando arrivo a casa di Pou - speriamo prima di mezzanotte che qua abbiamo delle scadenze, eh, mica cazzate, questa cosa della #postchallenge mi sta prendendo.

Stavo pensando ad Ask.
Prima volevo parlare di quali sono i meccanismi che spingono qualcuno che non conosci ad attaccarti sulla base di una singola frase, di una singola opinione, dei sentimenti tremendi che portano una persona ad ignorare l'interezza di un'altra persona e a concentrarsi su una minuscola percentuale di essa, e a farla diventare il tutto, e a odiarla.
Poi ho cambiato idea.

Spesso la gente - soprattutto dopo che litigo con qualche anonimo e tiro fuori il peggio di me - mi chiede: ma che cazzo ci stai a fare, su Ask?

Domanda che mi infastidisce terribilmente, devo dirlo. Nel senso, ognuno c'ha i suoi vizi: chi siete voi per criticare i miei? Chi è senza peccato blah blah, no?

Comunque, cosa ci sto a fare su Ask

Allora, come avevo già detto mi garba tantissimo dimostrare la mia wittiness dando risposte brillanti ed ironiche a domande insinuanti o stupide. Che ci volete fare, sono una persona di una semplicità disarmante. Pensate, c'è gente che ha bisogno di rubare il marito ad un'amica per sentirsi realizzata, a me basta rispondere ad ask.

Poi adoro sentirmi utile, e saggia. MI ILLUDO con tutta me stessa che la gente che mi fa le domande serie sia veramente interessata alla risposta e che IO POSSA RISOLVERE UN LORO PROBLEMA.
Qui il giusto commento dovrebbe essere: Snob, va' a fare volontariato. Ti senti utile e magari combini qualcosa di buono invece di consigliare vibratori alla gente o dare consigli sulla vita sentimentale - tu! PROPRIO TU che non sei mai riuscita a tenerti un uomo! - Guarda che magari non lo voglio un uomo, eh - non mentire - poi, "tenerti", che brutta parola. If you love somebody set them free - te la stai raccontando: molto bene, ma te la stai raccontando - oh porca la puttana perché venite a cagare tutti il cazzo a me - sei infantile, per quale motivo non riesci ad accettare le critiche? 
OMMIODDIO.

Scusate, le personalità.

Dicevamo.
Questi sono i motivi ufficiali.
Ma a dire il vero quello che mi piace di ask.fm sono gli anonimi stronzi. Quelli che ti fanno domande cattive. Quelli che scavano, che vogliono sapere, quelli che hanno tenuto da parte gli indizi per poi colpirti dove fa male. E tirare fuori tutto il peggio di te.

Ask.fm ti spurga da tutta la merda che hai in corpo e che non vuoi ammettere. Le invidie le frustrazioni i piccoli traumi le vergogne - gli esseri umani riescono ad annusarle a chilometri di distanza e sanno come cacciartele fuori, sanno cosa ti fa male anche quando tu non lo sai.

Questo mi affascina, mi piace, lo adoro. Mi piace quando riesco a gestire la cosa perché mi rendo conto di avere così pochi segreti per me stessa, di conoscere la mia merda e di saperla buttar fuori. Mi piace quando scopro qualche angolino zozzo e nascosto, ancora di più - quando poi capisci come pulirlo, e ci riesci, sono soddisfazioni tremende.

M'hanno sempre insegnato a non dire bugie se non si ha una buona memoria, e che i segreti possono essere usati contro di te quindi è meglio non averne.
Ecco - con ask.fm faccio qualcosa del genere.

Non l'avevate mai visto come uno strumento di catarsi, vero?

Simplicity is complexity resolved

Uff, non è semplicissimo trovare il tempo, sapete?
Ma la cosa mi rende felice.

Uno dei post che più mi avete chiesto è quello sul minimalismo, sul decluttering, sul less is more in generale. E, esattamente come per l'ultimo post, i Consigli Snob per Iniziare a Correre, ho grossa difficoltà a parlarne.
Perché di base, nonostante provi ad essere una minimalista da ormai più di due anni, i progressi sono pochi, le ricadute - sei triste! compra oggetti! compra vestiti! - sono numerose, e non credo di essere la persona giusta per dare consigli a chicchessia.

Se siete interessati seriamente al minimalismo e volete buttarvici dentro a pesce - anche perché in questo post non darò alcun consiglio, ma mediterò un tantino sulla mia vita da "minimalista" e sul perché di alcune scelte - vi consiglio di seguire e leggere i vecchi post di MINIMO, il blog che più mi ha aiutata in questo campo.

Io sono l'esatto contrario del minimalismo e dello zen. Naturalmente sarei un essere confuso, disordinato, insicuro, barocco, decadente, ansioso, nevrotico, propenso all'utilizzo di sostanze, amante del lusso e dello spreco e dei soldi: insomma, nulla a che vedere con lo stile di vita che poi ho scelto.
E prima di tentare di cambiare ero piuttosto fiera di essere la casinista emotivamente instabile e consumista che ero, mi piaceva essere quello che ero, nonostante il mio stile di vita mi incasinasse il cervello.
Perché non è semplicemente un ragionamento del tipo "non comprare una gonna nera se già ne hai una", no. Quando si va ad eliminare, ti trovi ad eliminare sì gli oggetti, ma anche i sentimenti negativi e i vizi e tutti gli altri casini che ti rendevano - mi piaceva essere - maledetta.

La mia vita per un periodo era fatta di svegliarsi all'una, nell'andare a dare gli esami senza toccare libro, nell'iniziare a bere - sì, per un periodo ho bevuto molto - ancor prima di uscire dal letto, nel buttare centinaia di euro in ristoranti fighi e poi passare il resto del tempo a bere caffè, nel fumare le sigarette più care e con il più alto livello di catrame del mercato italiano, nello spendere tantissimi soldi per cazzate costose senza motivo, soltanto per farlo, soltanto per l'aura d'odio che immancabilmente mi circondava. E adoravo tutti i sentimenti negativi che scatenavo, me ne nutrivo, erano tutta la mia vita. Adoravo portare pellicce per andare in facoltà perché potevo percepire tutto il biasimo che questo creava, adoravo essere sbagliata, incasinata, complessata, strana, e tutte quelle cagate da adolescente maledetta di questa minchia.

Parigi, curiosamente, m'ha salvata. Non è esattamente il luogo che uno immaginerebbe per dare il via all'eremitaggio e alla catarsi, ma per me è stato così. Sono partita con l'idea di non tornare - non di restare, ma di non tornare - e nella settimana precedente al viaggio ho svuotato la mia camera, buttato tutto quello che avevo, eliminato ogni cosa a parte i libri e pochi vestiti.

Ho passato cinque mesi della mia vita in un appartamento più piccolo della stanza da cui vi scrivo - quindici metri quadrati - e, volente o nolente, ho dovuto iniziare a vivere con poco. Non conoscevo quasi nessuno - poi è arrivata la Spora! - e così ho dovuto anche fare a meno della gente, e anche di tutta quella vecchia ho iniziato a fare una cernita, a decidere chi doveva restare e chi non era necessario. Ho smesso di indossare i colori, e tutti i miei vestiti erano in un'anta larga venti centimetri: avevo tre camicie, due gonne, due paia di leggings. Tutto qua. 
Il mio letto era un materasso sul pavimento.

Non so perché vi sto raccontando - in maniera molto confusa - tutto questo.

Qualche giorno fa una persona mi ha detto che sono normale.
Nonostante non abbia negato ma abbia detto "Sì, normale", la me incasinata adolescente sbagliata complessata s'è sentita terribilmente ferita nell'orgoglio, s'è sentita offesa.

Normale. Saggia, sensata, assennata.

Non era un complimento, era un'offesa.
Si stava negando tutta quanta la mia complessità, tutti gli abissi della mia anima, tutto quello che ero.
C'ho meditato qualche giorno, sentendo la rabbia che montava e un qualche sopito desiderio di fare casino, di essere casino, che veniva ricacciato fuori dal fondo del cranio.

Poi l'altro giorno stavo cazzeggiando - stavo cercando informazioni su Nicolai Lilin per capire se quelle che scrive sono cazzate oppure è vero - e mi imbatto in uno dei suoi tatuaggi, uno con scritto ORDO AB CHAO.

La cosa m'ha tranquillizzato - a parte il subitaneo desiderio di tatuarmelo in gotico tra clavicole e tette - e m'è rivenuta in mente questa frase qua sopra, di questo scultore romeno, che poi credo sia una delle frasi preferite di Ive.

Sì, mi sento semplice. Sono semplice.
Ma no, non ingannatevi e non ignorate la fatica, la disciplina e il dolore.
Sono semplice - sto cercando di essere semplice - soltanto perché mi sto risolvendo, come un'equazione o un problema o cose così. Non lo ero di natura, è un lavoro che sto facendo. Quindi non osate dirmi normale come se fosse un insulto, perché questa normalità è il risultato di tutto quello che di speciale c'è in me. 
Con Elle di Minimo in una certa maniera l'abbiamo sempre sostenuto, che non era possibile essere semplici senza prima essere stati complessi, ma non l'avevo mai visto chiaramente come ora

Consigli snob per iniziare a correre.

Visto?
Terzo - abbiamo deciso che il post su Maleficent, essendo stato pubblicato a ridosso della mezzanotte, vale come primo - post del mese di Giugno! YEAH! E neanche un post leggerino, ma un post che in tantissime m'avete chiesto soprattutto dopo il Corpo Perfetto.
Ma ho sempre rimandato. Questo perché sono tutto tranne che una personal trainer, un'esperta di corsa, e neanche una runner decente: ho ricominciato da un paio di mesi e ancora vado pianissimo, soprattutto a causa dei miei cazzo di polmoni.

Però forse qualche consiglio - che deve essere preso con tanto buon senso perché potrei dire cazzate - posso darvelo.

Metto le mani avanti: sto scrivendo in due ore un post che normalmente avrebbe preso una settimana. Quindi se mi scordo qualcosa siate pietosi e ditemelo nei commenti, farò di tutto per aggiungere le info mancati.



PERCHÉ INIZIARE A CORRERE

Allora: se siete venute qua alla ricerca della soluzione per la prova costume, alla ricerca del pancino piatto e del culetto sodo, alla ricerca del dimagrimento o cazzate del genere avete sbagliato blog. Essendo una donna con la faccia brutta non ho mai pensato che il culo sodo potesse in qualche maniera cambiare il mio status di bruttina, quindi non mi sono mai approcciata allo sport con fini estetici.
Dovendo riassumere il motivo per cui volete iniziare a correre, la sintesi perfetta dovrebbe essere: per vincere gli Hunger Games. Ecco, se la sensazione è quella, perfetto: ce la farete.
Comunque, la corsa ti cambia la vita. Insomma, credo l'attività fisica in generale ti cambi la vita. Di base siamo animali fatti per scorrazzare in giro per copulare o trovare cibo o difenderci da aggressori, mentre invece passiamo il nostro tempo con il culo attaccato ad un superficie orizzontale. Non può far bene, non può far bene sotto nessun punto di vista. Correre ti regolarizza sia il sonno che l'intestino - e io sono una di quelle persone convinte che le basi della felicità siano cagare una volta al giorno e addormentarsi appena si tocca il cuscino. Inoltre c'hai in circolo tutte queste endorfine che ti fanno apprezzare la vita: se siete tristerrimi o depressini è il momento giusto per iniziare a correre.

COME INIZIARE A CORRERE

Ecco, deve scattare qualcosa. Anzi no. Diciamo che dovete deciderlo e non cambiare idea. Una delle maniere per obbligarsi a correre è prendere quella decisione - domani mattina vado a correre - e non pensarci finché non suona la sveglia. Non lasciate il tempo al vostro pigro, pigro cervello di contrattare con voi un "ci andremo domani". Ignorate la vostra testa che continua a dirvi di no no no. Vestitevi. Il trucco è vestirsi. Io la mattina devo solo riuscire a rotolare fino al bagno e infilarmi il reggiseno sportivo - sfilarsi un reggiseno sportivo è una tale rottura di palle che preferisco rimandarla e andare a correre.
So benissimo che iniziare a correre è ridicolo, imbarazzante ed umiliante: iniziare qualsiasi cosa lo è. Non lo sapete fare. Dovete andare in un posto dove altre persone fanno questa cosa meglio di voi. Già l'idea vi mette a disagio. Fregatevene. Fregatevene perché un vero runner, secondo me, non giudica un altro runner. Quando queste mattine supero la ragazza un po' cicciottella che comunque da tre settimane vedo a farsi il giro di fortezza con il pantalone della tuta delle medie e la maglietta di Hello Kitty, quando vedo il suo imbarazzo e la sua insicurezza neanche per un momento penso "guarda questa che sfigata". Mai. Invece la stimo un casino, perché sono tre settimane che abbandona ogni orgoglio, viene a fare una cosa che non sa fare per cambiarsi la vita. Quella ragazza ha coraggio, e se continua ad averlo tra tre mesi peserà cinque chili di meno ma sarà come se fossero quindici, vedrete.  E mai mi sognerei di giudicarla. Non abbiate paura di quelli che vi stanno attorno perché se è gente seria non oserà mai sfottervi per il fatto che siete dei dilettanti. Mentre se per strada incontrate qualche civile, qualche pedone che vi guarda male o perplesso o vi fa un risolino... state già andando più veloce di lui, il che significa che potrete godervi il momento in cui gli zombie se lo mangeranno. 
Quindi, smettetela di pensare e fatelo. Vi sentirete molto più merda a non farlo che a farlo. 

Andando alla parte pratica del come correre: C25K. Alternate i minuti di corsa ai minuti di camminata scritti nel programma e riuscirete a farvi il fiato e ad arrivare ai 5 chilometri nel giro di due mesi. (Ce la sto facendo io non so se rendo.) Come spiegherò più sotto, c'è anche l'app che è la cosa più comoda e fantastica del mondo.

MATTINO VS SERA

Tutti pensano la sera sia più semplice. Nel senso, non devi unire il tremendo stress di fare attività fisica con il tremendo stress di svegliarti presto la mattina, lo capisco. Ma un'ora di corsa la mattina presto riesce a cambiare in meglio tutta la giornata. Alle sette esco di casa e massimo alle nove sono lavata, colazionata ed operativa, pronta a lavorare. Tutta la mattina mi è di fronte ed io sono piena di energie. Quando non vado a correre verso mezzogiorno sono infine costretta dallo stimolo della pipì o dalla fame o dalla sete ad uscire dal letto - ovvero perdo nel nulla tutta la mattinata sempre e il primo pomeriggio spesso.
Inoltre, le prime ore del mattino sono quelle in cui il prossimo non rompe i coglioni. Nessuno vi darà mai un appuntamento alle sei del mattino. Mentre fidatevi che alle sette di sera è una tragedia. Tra cene, cinema, aperitivi e cazzi vari mantenere il buon proposito è mooolto più difficile. Io all'epoca ce la facevo perché uscivo soltanto col Poeta ed il Poeta conosceva i miei orari ed io i suoi e sull'allenamento non si scherzava, era una priorità - utilizzavamo il termine allenamento, e tuttora lo utilizzo. Comunque, fidatevi che andare a correre la mattina cambia la vita.
Inoltre, adesso alle sette di sera i luoghi classici della corsa - dovete trovare il luogo preposto alla corsa della vostra città - sono pieni di gente sudaticcia che si affanna in ansia per la prova costume, mentre la mattina presto la situazione è molto più agevole.

ALIMENTAZIONE, INTEGRAZIONE

Visto che stiamo discorrendo sull'andare a correre la mattina presto, parliamo di colazione: non andate a correre con la colazione sullo stomaco. Non fatelo, fidatevi. Non vi sto a giustificare la cosa con tante spiegazioni dotte su digestione e cazzate varie, fidatevi e basta. Ce la farete tranquillamente a fare un paio di chilometri di corsetta digiuni, ce l'ho fatta io. Mentre se mangiate appena prima dell'allenamento si concretizza il rischio di vomitarsi l'anima di lì a poco. L'unica cosa: a volte c'è il rischio che vi sentiate un po' nauseati, appena svegli. Di solito basta un bicchiere di acqua e zucchero per farvi passare la sgradevole sensazione. Io ormai da - cazzo, da un casino di tempo - da anni prendo un bicchiere di acqua calda con spremuto un limone e del miele o dello sciroppo d'acero appena sveglia. Anche quando non vado a correre, cerco di fare colazione un'oretta dopo. Con questa abitudine ho eliminato anche il problema della saltuaria nausea mattutina - e inoltre il mezzo litro di acqua calda e limone drena un botto, farete tanta plin plin durante la giornata e la ritenzione idrica dovrà sloggiare.
Ah, aumentate l'apporto giornaliero di acqua: suderete come degli Harkonnen nel Deserto di Arrakis, quindi reintegrate.
Questi sono gli unici consiglii alimentari che mi sento di darvi. Per il resto, mangiate come prima. Non siamo qua per dimagrire ma per sopravvivere all'Apocalisse Zombie, ricordate. Forse però, andando a correre la mattina, vi renderete conto che il vostro fabbisogno alimentare si sposterà verso la prima parte della giornata. Io faccio sempre una colazione molto abbondante appena torno, una seconda colazione, un pranzo medio, uno spuntino il pomeriggio e a cena mangio pochissimo, a volte solo un bicchiere o due di latte. Non so se questo sia bene o male, ma così è. Un altra cosa che io faccio - ma che non consiglio a nessuno e che deve essere chiesta al vostro medico curante - è l'integrazione di proteine. Questo perché non mangio quasi per nulla carne - diciamo che sono una vegetariana per motivi non etici ma perché non mi garba proprio - e quindi la mattina nel latte aggiungo delle proteine del serio in polvere dietro consiglio del medico. Anche la questione dell'integrazione è molto complessa e non voglio mettermici in mezzo.
L'unica cosa, portatevi dietro un tubetto di tavolette di Enervit nel caso vi prenda uno svarione: fanno miracoli.

SCARPE

Allora: la questione delle scarpe è molto spinosa e complessa e io non c'ho mai capito un cazzo. Per fare le cose per bene sarei dovuta andare in un negozio per runner a farmi analizzare per scoprire quale misteriosa impostazione plantare mi caratterizza e così tornarmene a casa con 300 euro in meno ed un paio di scarpe da corsa di un colore orrendo in più. Ma parlando noi ora di corsa a livelli veramente for dummies limitiamoci a fare una cosa: la distinzione tra scarpa sportiva in generale e la scarpa da running. NO: non potete correre con le Converse, con le Kawasaki, con le Onitsuka Tiger, con le Munich, con le Superga. Niente suoletta sottile, niente scarpina di tela leggera, nein nein nein. Le fottute scarpe da corsa devono essere delle fottute scarpe da corsa. Da running. Quindi probabilmente saranno massicce, e con una suola alta e gommosa - se come me siete abituate a portare solo scarpe "vere" riuscirete ad apprezzarne l'estetica con molta difficoltà e solo dopo diversi mesi.
Comunque, non c'è niente da fare: le scarpe sono l'unico acquisto serio e necessario. Il mio consiglio è: recatevi in un outlet della Nike - dico Nike semplicemente perché è il più fornito di quelli che ho vicino casa, ma va bene pure Puma Asics Mizuno Saucony - e cercate nel reparto running/donna un paio di scarpe decenti e di un colore sobrio. Io le mie le ho pagate 50 euro, e stanno facendo il loro lavoro. Anche se non sono l'ultimissimo modello fregatevene, e non fatevi attrarre dai colori all'LSD di certi modelli: sono fighissimi, soprattutto su Usain Bolt o su qualche altro atleta figo. Voialtri ancora non siete usciti a correre una volta: sembrereste un diciottene col foglio rosa e la Lamborghini, evitate. Quando poi inizierete a correre seriamente potrete comprarvi tutti i gadget e le stronzate che volete, per adesso cercate di non attirare l'attenzione della gente che vi vedrà correre. Niente completini matchy-matchy, niente try-too-hard.

ABBIGLIAMENTO

Prima di parlare di roba frivola come gli outfit da corsa! parliamo di una cosa seria: reggiseno. sportivo. No, il reggiseno sportivo non è quella cosa che compri al mercato in jersey leggero: il reggiseno sportivo deve essere di un tessuto simile a quello della muta da sub, una roba elastica, malvagia e contenitiva che fascia e comprime le tue tette. Anche qui le marche sono sempre le stesse: Nike Puma blah blah. Io ne ho un paio anche della Fila che non sono male. L'importante è che siano quelli per sport ad alto impatto, come il tennis o la corsa. Quelli per lo yoga non vanno bene. Devono spiaccicarvi i seni conto il torace e farvi quasi da busto ortopedico. Quel tipo di reggiseno lì. E questo vale sia se siete delle tettone sia se avete delle tettine: tutto quello sballonzolamento non fa bene alle signorinelle, quindi mettete la cintura di sicurezza.
Per il resto, fate un po' quello che cazzo vi pare. Se andate su google e cercate fit tumblr scoprirete un intero mondo di outfit da corsa o da workout. Cose da far spavento. I consigli base che posso darvi sono questi. Tenetevi aderenti, soprattutto per il bottom: non tirate fuori i pantaloni della tuta d'acetato delle superiori. Niente roba larga, vi intralcia i movimenti, vi affatica la corsa, vi fa sembrare più impedite di quello che siete. Leggings. I leggings sono la soluzione. Possono essere quelli sfigati di Tezenis come quelli ultrafighi tech della Nike, ma ecco: fuseaux, legging, pantaloni aderenti, come cazzo li chiamate: quelli lì. Per il sopra fate quello che volete: di base io in questo periodo dell'anno ci metto delle canotte basic e larghette H&M con ancora sopra un giubbetto crop-top fatto proprio per coprire solo le spalle - credo sia della Puma. Tenetevi abbastanza leggere, perché quando inizierete a muovere il culo vi accalderete e vi suderete via anche l'anima. Ma non comunque portatevi una felpa con la zip o roba del genere per tenere la schiena coperta, o al primo colpo d'aria la morte è assicurata.

APP!

Essendo io un'iPhonista sono convinta che ci sia un'app per ogni cosa.
E in questo caso ci sono ben tre app che in perfetta e armoniosa unione rendono possibile l'allenamento.
Probabilmente queste app esistono anche per la gente che non ha un iPhone, io però metto il link all'App Store. Munitevi di una di quelle belle fascette da bicipite per tenere il vostro iPhone con voi e andate.

C25K - ringraziamo Elle di Minimo per avermela consigliata. È l'applicazione assoluta per quelli che devono (ri)cominciare a correre. Ti dice - sì, la vocina ti parla - quanti secondi di camminata alternare a quanti minuti di corsa, con tanto di riscaldamento e defadicamento: tre volta alla settimana, otto settimane, e si arriva ai 5k. 

NIKE+ - calcola il percorso, i km, la velocità, le calorie. La utilizzo dai tempi in cui avevo l'iPod ed il sensorino Nike da infilare dentro le scarpe, quando ancora non c'avevamo il GPS e non eravamo così fighi. Probabilmente c'è qualcosa di non brandizzato in giro per l'App Store che fa lo stesso lavoro - forse meglio - ma ormai sono così abituata che utilizzo sempre questa. Può essere utilizzata senza problemi insieme al C25K qua sopra.

SPOTIFY - Ok, c'è gente che corre senza musica. Forse è gradevole. Ma personalmente ho difficoltà a fare qualsiasi cosa se non ho un sottofondo musicale appositamente studiato, quindi ecco: Spotify. Spotify rende creare le playlist semplicissimo, e i dieci euro mensili che dono valgono l'evitare lo sbattimento di scaricare i pezzi da internet metterli su iTunes sincronizzarli sull'iPhone. Spotify immediatezza assoluta. E funziona con le due app lì sopra, creando la trinità perfetta - a mio parere - del Runner iPhonista. Però in molti m'hanno chiesto che musica ascolto io quando vado a correre. Be', faccio una cosa che mi costa un po' di fatica - i miei gusti musicali fanno cagare - e vi introduco nella mia playlist da corsa. Perdonatemi per Wrecking Ball e per Barbie Girl - prima di pubblicarla ho eliminato Cotton Eyed Joe, so' stata pure troppo gentile con voi. Comunque, adesso è pubblica e potete tenervela. È in continua evoluzione - neanche troppo a dire il vero - nel senso, ogni tanto aggiungo qualcosa e levo qualcos'altro.



Dunque, credo d'aver detto circa tutto.
Domande? Dubbi? Perplessità?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...