Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: luglio 2014

I'm kind of over getting told to throw my hands up in the air.

Allora: partiamo dicendo che non è un buon periodo. Diciamo pure che è un periodo del cazzo, in cui non riesco a dare la giusta collocazione a nulla - un periodo in cui sono stanca, e spaventata, cosa che a me non capita mai.

Non ho una natura semplice, né positiva, né arrendevole, né ottimista, ma ho passato tutta la mia vita nel tentativo di eliminare ogni sgradevolezza nel mio carattere e diventare - come possiamo dire - una persona migliore.

Diciamo che ci riesco per una percentuale accettabile del tempo, ma purtroppo ci sono un certo numero di cose che mi irritano e disturbano il mio zen tanto faticosamente conquistato.

Ma ecco: nulla. peggio. della. discoteca.


ANDARE A BALLARE. Verbo d'inferno. Tanto odio l'atto che ne rimuovo completamente l'orrore, e ogni due-tre anni mi ritrovo a fare l'errore di non opporre tutta la resistenza possibile alla proposta di andare a ballare e passo una nottata di indicibile scazzo, insofferenza, odio, dolore.

ANDARE A BALLARE tira fuori tutto il male che c'è in me. E quando dico TUTTO IL MALE fidatevi che ce n'è a bizzeffe, una miniera, una vena inesauribile di odio verso il prossimo. Il mio psicoterapeuta mi diceva sempre che avevo - ho - un problema nella gestione della rabbia: ecco, potete solo immaginare.
Vorrei tanto che il mio spirito guida disneyano fosse un pragmatico e ottimista Topolino. La verità è che sono, in tutto e per tutto, un Donald Duck incazzoso, irascibile e pieno di rancore.
Tiro fuori ogni tipo di politicamente scorretto, di shaming, di fobia. Da persona ragionevole divento una persona dimmerda. Arrivo ad odiare di un odio assoluto e totalizzante le seguenti categorie: gli uomini, i terroni, i froci, i milanesi, i negri, gli asiatici, le donne, i magrebini, le lesbiche, i romagnoli, i bassi, i grassi, gli alti, i brutti, le anoressiche, le obese, quelle vestite da prostituta, quelle vestite da educanda, le mie compagne, me stessa, il vocalist, il dj, il cameriere, il proprietario del locale, la donna delle pulizie del cesso del locale, i genitori di tutte le precedenti razze, il mondo, Dio.
Passo il tempo a bestemmiare silenziosamente.
Divento una persona tremenda, quella persona tremenda che è dentro ognuno di noi e che io cerco di sconfiggere con tutta me stessa da quando sono nata.

Ecco, dai dodici anni, con l'arrivo dell'ANDARE A BALLARE e il conseguente disagio la mia vita è peggiorata.

(Potrei iniziare a raccontarvi della me-adolescente-autistica che si portava il libro da leggere alle feste del liceo tanto era il disagio, ma preferisco non approfondire un argomento che mi provoca ancora un certo moto di vergogna.)

Comunque, andiamo ad analizzare i motivi per cui odio passare la serate "A BALLARE", così da poter andare a rileggere la lista in qualsiasi momento mi venga la sventurata idea di pensare "Massì, tanto male non può essere".

- AVVIENE DI NOTTE: di notte si dorme, o si tromba, o si sta su internet. PUNTO. Per notte intendo tutto quel periodo che va dalle 8 di sera alle 10 di mattina. L'azione prima della Notte è il sonno. Se in presenza di un essere umano confacente si possono alternare periodi brevi di sesso a periodi molto lunghi di sonno. Se si sono finiti a scaricare tutti assieme tre o quattro episodi di un telefilm, o ci sono domande a cui rispondere su ask, o un post da finire, si può pensare di sacrificare qualche ora di sonno al Dio Internet.
Null'altro può convincermi a non dormire. Null'altro. Quindi BALLARE È IL MALE.

- LA MUSICA FA SEMPRE CAGARE: poi la gente ti domanda che musica ti piace e ti rendi conto che non c'è musica che possa star bene con l'atto. O meglio, io non l'ho mai trovata. I momenti più alti del mio "ANDARE A BALLARE" sono stati i technorave improvvisati al motocross del paese o le serate del Summer Jamboree. Quindi possiamo dire, che se per "ANDARE A BALLARE" intendi farsi sfondare il cranio dai bassi di un muro di casse o ballare il jive su pezzi di Elvis, ecco: questo è accettabile. Ma ascoltare un cerebroleso che remixa la canzone della pubblicità dello yogurt-lassativo proprio no.

- FRUSTRAZIONE SESSUALE: dopo lunghi anni di analisi sul mio gruppo di amiche posso dire chiaramente che ci sono due grandi categorie di "GENTE CHE VA A BALLARE". Ci sono elementi pacifici, tranquilli, che occasionalmente cedono alla pressione sociale del "divertirsi" nonostante abbiano una relazione sentimentalsessuale decente. Poi ci sono le temibili MORTEDICAZZO. Le MORTEDICAZZO vanno a ballare alla ricerca di un partner sentimentalsessuale, senza aver capito che cercare una persona con cui fare sesso decente e/o mettere su famiglia ANDANDO A BALLARE non è esattamente la maniera giusta per farlo.

- MALVESTITISMO: per motivi che sfuggono alla mia comprensione per me la discoteca è ciò che l'onda era per Fante: mi trovo lì, vittima, annaspante, vicina alla morte, eppure i miei occhi non possono fare a meno di fermarsi su ogni piccolo particolare, immagazzinarlo, descriverlo con dovizia. Nulla sfugge. Nessuna bruttura umana mi viene risparmiata. Evitatemi di farmi parlare di ciò che ho visto durante la tremenda nottata appena trascorsa: sapete o potete immaginare di cosa io stia parlando.

- CONTATTO FISICO COATTO.
Gente che ti tocca. Di continuo. Spintoni. Gomitate. Uomini che per superarti ti appoggiano la mano sul fianco, sulla spalla, sul culo. E tu mica puoi lamentarti, o reagire - altrimenti, ehi, passi come stronza o figa di legno o una che se la tira. Devi farti toccare. Ci sono tutte queste persone sudate e sporche e tu devi lasciare che si struscino su di te. Di continuo. Per ore.

- APPROCCI
Commento questo punto dicendo soltanto che la penultima volta che sono andata a ballare mi sono presa a botte con un gruppo di otto albanesi che avevano fatto l'errore di fare commenti poco apprezzati e sono stata salvata dall'essere sfregiata con una lama soltanto dal pronto arrivo del buttafuori chiamato da mia sorella, che tuttora mi ricorda quanto io sia deficiente - ma puoi metterti a fare a botte con otto albanesi, Cristo? Ma io stavo facendo a botte con uno solo, poi sono arrivati gli amici.

- MEZZI DI TRASPORTO
Senza andare a elencare le statistiche della gente morta per andare in discoteca, vi dico solo che stanotte abbiamo deciso di ANDARE A BALLARE a Vulcano. Noi che stiamo a Lipari. Quindi ho dovuto prendere una BARCA - sì, una barca, e sapete quanto odio io provi per le barche - per arrivarci. Col mare mosso. Di notte. Neanche in un girone dantesco.

Insomma. Sono le sei, sono a letto da pochi minuti, sono la persona più felice del mondo perché quest'incubo è finito. Vi prego, ditemi che non sono la sola che deve farsi tatuare INADATTA A VIVERE in gotico sul torace e ci sono altre persone che odiano 'ste cose come me.

Tre Oggetti #8: beauty cineserie edition


Allora: io per eBay ho una passione senza fine.
Passerei la mia vita a cazzaggiare su ebay e a comprarci roba da 2$ spedizione inclusa.
In particolare sono affascinata dai rimedi di bellezza asiatici - dopotutto, sono il tipo di persona che si sta disperando perché il suo rivenditore di cacca d'usignolo giapponese ha chiuso, insomma, capite. 
Comunque, avrei dovuto fare un post introduttivo dove parlo del mio rapporto con il mondo dei trucchi e dei cosmetici, ma essendo un discorso complesso che non ho voglia di affrontare or ora mi limiterò a presentarvi queste cosine qua. 


#1 Pilaten Black Mask


Nonostante io sia la tipologia di persona che a malapena si pettina e a malapena si trucca, ho sempre avuto la fissa dei cerottini per i punti neri. Almeno una volta a settimana, rigorosamente dopo la doccia, mi appiccicavo uno di quei cosi della Nivea sul naso. Però, nonostante la soddisfazione che dà strapparsi quel coso dalla pelle, ho sempre avuto l'impressione che non aderisse bene e che, insomma, il metodo potesse essere ottimizzato. Infatti: la Pilaten Black Mask è il metodo definitivo. In poche parole è colla vinilica. Con della glicerina. Nera. Insomma, latex liquido in bustine. Te lo spalmi generosamente sulla faccia dopo la doccia, aspetti una ventina se non una trentina di minuti che si asciughi - non cedete alla tentazione di toccarla prima - e a quel punto ve la levate dalla faccia con un unico e felice movimento - esattamente come la vinavil dal palmo delle mani quando facevate le materne. Evitate il contorno occhi che lì fa malino, e se siete un po' schifiltose non guardate tutto lo schifo che la maschera ha portato via dalla vostra faccia. Comunque garantisce pelle da bebè.

#2 Compressed Facial Mask


Quando ero a Parigi - minuto di silenzio luttuoso pensando a quanto ero felice a Parigi - compravo queste robine da Muji. Sono delle pasticchette bianche che, se messe a contatto con un liquido qualsiasi, si gonfiano e manifestano la loro natura di maschere facciali di carta. In poche parole servono per veicolare i principi attivi di tonici o acque termali o robe del genere. Imbevi la pasticca, la pasticca si trasforma in maschera, ti metti la maschera sulla faccia e ci passi una ventina di minuti. Io le utilizzo con l'Acqua Termale Avène. Mentre quelle di Muji erano dieci e costavano uno sproposito, quelle cinesi costano 2$ per cento pasticche, insomma un affarone. Poi sono anche imbustate una ad una e te le puoi portare dietro in vacanza - la cultura della monodose degli asiatici, dovremmo importarla.

#3 Konjac Sponge


Ok: probabilmente ero l'unica a non conoscere queste spugne. Non sono esattamente delle spugne, credo abbiano qualche ambigua derivazione vegetale - insomma, vengono da un tubero coreano o simili - e vengono utilizzate per lavare il viso. Vanno inzuppate ben bene nell'acqua e poi passate sul viso relativamente pulito - insomma, se state cercando una spugna per struccarvi la Konjac non è la spugna adatta, assolutamente. Dovreste usarla dopo lo struccante, per rimuovere gli ultimi residui, oppure la mattina per lavarvi il viso. Cosa la rende differente da una qualsiasi spugnetta? Eh. Il materiale è strano. Viscidoso. Anche la sensazione sulla pelle non è esattamente comune. Comunque io la sto utilizzando da un paio di settimane e effettivamente vedo qualche effetto benefico sulla pelle del viso. Ora, se volete fare come me e comprarla per i classici 2$ su ebay bene, sennò la potete prendere da Kiko ed evitare di aspettare il pacco per un mese.  

Tre Azioni #7: roba che non farò mai ma mi garba un casino

Mi sa che avevo già fatto un discorso simile in questo post, ma bof, alla fine mi volete bene anche se sono ripetitiva, vero?
Non so a cosa sia dovuta questa mia insoddisfazione degli ultimi tempi. Io sono un cuorcontento, sono felice con poco, non mi stresso alla ricerca di cose impossibili. (Sì, di base sto cercando di autoconvincermi, in verità è il contrario.)
Però ecco, uno dei miei pregi è, sicuramente, che mi godo il presente: magari penso al passato - solitamente non con rimpianto ma con sentimenti di vendetta e voglia di rivalsa - o altre volte al futuro - non mi piace il futuro, ho paura del futuro, sto tanto bene adesso! - ma il mio presente, di solito, mi piace davvero. E invece adesso sto qui, un po' scazzata, con questo languorino perenne, con questi piccoli rimpianti.
Davvero, non è da me.
E mi vengono voglie.

#1 UNDERCUT/SIDECUT/MICROBANG


No, i capelli verdi non bastano.
Come sapete, a trattenermi dal tornare da RiccioCapriccio a farmi una cosa del genere c'è soltanto una persona: mia madre. E il terrore che gestire una microbang a livello quotidiano sia pressoché impossibile. Comunque Yo-Landi di Die Antwoord è diventata tipo uno dei miei ideali di bellezza, negli ultimi giorni. Per quel che riguarda l'under/sidecut, ho paura di non avere abbastanza capelli e che mezzo cranio rasato mi svuoti troppo la chioma, boh. E poi come si fa con la ricrescita?
Però ammetterete che è figo.

#2 NIPPLE PIERCING

Allora, non so se avete visto su Instagram che ieri sono andata da Tizi e Manu - le mie piercer - a farmi ricambiare i microdermal. Ho messo gli opali bianchi, bellissimi. Ho un impianto un po' irritato, la cosa mi preoccupa nonostante mi abbiano detto che è normale e non è nulla di grave - secondo me i miei impianti reagiscono ai miei stati mentali, soprattutto contando i motivi per cui sono stati fatti ecc. Comunque ogni volta che entro al Negozino mi prendono voglie strane, quindi inizio a chiedere, chiedere, chiedere. E ragazzi, quanto sono in fissa con questa storia dei piercing ai capezzoli. Ormai da quanto tempo è che mi sentite che ne parlo? Qualche mese sicuro, eh. La dolce Mareva ha già riversato in me tutto il suo sapere, devo soltanto decidermi - sicuro non prima di Settembre-Ottobre. Oppure me lo tengo per qualche momento di crisi come i microdermal - di base quando sono triste ho attacchi di autolesionismo che però delego ad altri, interessante.

#3 TATUAGGIO

Questa alla fine la metto più per svago che per altro, perché la gente che si è tatuata seriamente - non per moda o così - sa che un tatuaggio non si medita e non si sceglie: è figlio, piuttosto, di un'ispirazione, di un'illuminazione, di un'epifania. Cassiopea è uscito così, dal nulla: il giorno prima neanche ci pensavo, il giorno dopo era scontato che ci dovesse essere. (Così, devo dire, è successo anche con i capelli: ed è curioso, terribilmente curioso come io mi trovi a mio agio più così che per tutti gli anni precedenti - è come se avessi passato anni a tingermi di castano, quando il mio colore naturale era il verde - strano, no?)
Comunque ci pensicchio sempre, ai tatuaggi, ho sempre qualche prurito. La parte alta della coscia mi piace molto come zona, come avrete notato preferisco bodymod in zone non troppo evidenti.


Questa jungla mi distrugge.

Allora: per la prima volta in molti, molti anni, percepisco l'evidente bisogno di una vacanza.
Sarà che l'anno scorso quella che voleva essere una vacanza alla fine è stata una sfida con la morte che mi ha portato ripercussioni fisiche e psicologiche che non vi sto a dire - adesso che fa caldo quando di notte sudo mi sveglio con l'impressione di soffocare e di stare sott'acqua - e quindi insomma, so' tipo due anni che non mi rilasso veramente.
Poi quest'anno tra i tre mesi di stress dagli stronzi pisani, la scelta di iniziare a lavorare per conto mio, la tesi di Master, le coinquiline che se ne stanno andando e che mi lasceranno con questa casa dove non so se voglio vivere o no, Coso che si è presentato nella mia esistenza con tutte le sue nevrosi, ansie, paranoie, indecisioni - insomma, certo che poi vivo col cuore in gola, certo che poi la metà delle mie energie è tutta spesa nel mantenere la calma.
Comunque: nel giro di tre giorni me ne torno a casa, nelle Marche, ed il mio scopo fino al primo Settembre è non fare un cazzo e non vedere nessuno a parte le amiche d'infanzia, i miei, mia sorella, i boschi vicino casa, la riviera adriatica.
E vaffanculo a tutti.
Marta Zura-Puntaroni


Davvero, raramente mi sono sentita così stanca, così sfinita. Raramente non ho veduto l'ora di levarmi dai coglioni da Siena - sapete quanto io ami questo paesotto, inutile che ve lo stia a dire - ma da qualche tempo ho l'impressione di non essere ricambiata, ho l'impressione che nonostante tutto quello che stia facendo per lei non ci sia neanche un briciolo d'amore da parte sua.
Sono davvero molto stanca.

Forse mi sto anche circondando di persone sbagliate, persone che vogliono vite problematiche e senza soluzioni, persone che ad una come me - che vorrebbe, in verità, soltanto starsene tranquilla - non fanno altro che succhiare via l'energia. All'idea di non vederne per un mese e più mi sento come un iPhone al 3% che viene attaccato alla corrente.
Sollievo.

Insomma, sono terribilmente felice di tornare a casa.
In mezzo a tutta questa adorata casalinghitudine dovrebbe esserci anche una decina di giorni alle Eolie - visto che come al solito, vittima della pigrizia, ho lasciato che le altre organizzassero, a malapena so quando/come/dove andiamo. Vacanza al mare da adolescente; sì ti prego ne ho bisogno.

Niente.
Scusate, avevo bisogno di lamentarmi un po'.
(Questo non significa che smetterò di scrivere, eh.)

RiccioCapriccio Roma

Allora: non so se l'ho già scritto da qualche parte ma io ho sempre odiato i parrucchieri.
Quand'ero piccola non so quale scriteriato membro della mia famiglia decise che per i miei capelli fragili e sottili la cura migliore fosse un taglio estremamente corto fino a, che ne so, l'età da marito o le mestruazioni o il momento in cui avrei mandato tutti affanculo - cosa che effettivamente è poi accaduta.

La mia migliore amica delle materne era Alessandra Rossi. (Possiamo scrivere il nome di Alessandra Rossi perché probabilmente ci sono altre ventimila persone che si chiamano Alessandra Rossi sul globo terrestre.) Alessandra Rossi aveva i capelli castano chiaro e lunghi, luuuuuunghi, lunghi fino al culo. Io ondeggiavo tra questi sentimenti, un'invidia profonda che a tratti mi faceva desiderare di appiccare fuoco alla chioma o di farle lo scalpo e un'ammirazione sconfinata che rasentava la venerazione. Non per Alessandra, eh, ma per i capelli. 

Quindi ogni volta che mia madre mi portava dal parrucchiere - per motivi a me sconosciuti andavamo da un suo amico parrucchiere che distava tipo tre quarti d'ora di macchina da dove vivevamo noi, non chiedetemi perché - durante il viaggio iniziavo a ripetere cose come "ma non li taglio, eh" "me li voglio far crescere" "me li voglio far crescere" "me li voglio far crescere".
Così per tutti i quarantacinque minuti che ci separavano dal luogo del delitto.
Dove puntualmente era un "te li taglio poco poco" e puntualmente mi ritrovavo di nuovo con un taglio alla Winona Ryder su Ragazze Interrotte. Che per carità, bello su Winona Ryder in Ragazze Interrotte, ma su di me proprio no. Diciamo che la mia situazione dagli zero ai tredici anni è stata circa questa.
Non entusiasmante, no.

Comunque, dopo qualche anno sono riuscita a riprendere il possesso dei miei capelli - credo di dirne qualcosa in merito in questo post - ma il mio rapporto con i parrucchieri è sempre rimasto molto difficile.
Io e i parrucchieri non siamo compatibili. Abbiamo un problema. Oddio, abbiamo vari problemi. Problemi che vanno dal Novella 2000 al pettegolezzo spinto ai prodotti per capelli costosi ma di dubbia qualità, alla lacca, all'asciugatura mai fatta come dico io, al taglio che io voglio paro e loro vogliono scalato, all'henné che per loro è LAMORTE mentre per me è stato LAVITA per tipo otto anni di vita capellona, insomma tutto. Non ho mai amato veramente nessun parrucchiere. Sono sempre stati brevi rapporti di sopportazione obbligata. 

Senza parlare del fatto che adesso che sono verde trovare gente che accetti il verde, che comprenda il verde, che ami il verde è difficilissimo. Un incubo. Una tragedia. 

Ok, tutta questa lamentevolissima storia soltanto per dire: qualche tempo fa mi arriva questa mail da parte di questo salone di Roma, RiccioCapriccio. Che mi chiede: ti va di venire a farti un taglio da noi? Poi se ti garba magari ne parli. Io un po' tergiverso, un po' massacro le palle alla povera DeLempicka per avere maggiori info sul tutto (ma che prodotti usate? ma i capelli colorati li fate?) e alla fine, complice anche il Coso che come ben sapete è della Capitale, mi decido a passare da loro per far dare una ritoccata al verde.

Allora: non so se sono io la classica campagnola che non ha mai visto un salone per capelli figo e alternativo e magari che ne so, nelle grandi metropoli se ne trova uno ogni 200 metri, ma RiccioCapriccio è diverso da qualsiasi salone io abbia visitato prima.
All'inizio non volevo farne un intero post - insomma, di base volevo semplicemente parlarvi dei capelli verdi, come gestirli, cosa farvi fare in salone e se stavate a Roma di andare da RiccioCapriccio.
Ma sono rimasta così piacevolmente colpita - diciamo pure sconvolta - dall'ambiente che, insomma, i ragazzi si meritano un post tutto intero, eh.
Non saprei neanche da dove iniziare a dire quanto sia stata figa tutta l'esperienza, quindi mi affido alle immagini.
C'è un french bulldog come mascotte. Nessun luogo fornito di french bulldog, a parte casa della Blond Voldemort, può essere un luogo malvagio, anzi. // Pupazzetti kawaii in ogni dove, mi comprate con poco. // Frida ci guarda amorevole dalla parete, cosa possiamo volere di più? // Non c'è Novella 2000! Non c'è Chi! Non c'è DiPiùTV! Non c'è Cronaca Vera! Ci sono riviste fighe come Traveller, Internazionale, la cosa più frivola che troverete è Vogue, per farvi capire. (E le ciliegie fresche arrivate così, dal nulla, non le commentiamo nemmeno.)

Ma tanto i clienti standard di Riccio Capriccio non hanno neanche bisogno di leggere le riviste, perché solitamente si portano un libro. E non libretti a caso, eh.
Insomma, ammetterete che questi qua sopra, almeno dalle letture, non sembrano proprio dei coglionazzi, ecco.

Comunque: per quel che riguarda me e il verde. Io mi stavo ingozzando felice di ciliegie quando arriva Ivan, il - come si dividono i ruoli in un salone di parrucchieri non lo so, colorista?
"Allora, di che colore li facciamo?"
"Be', volevo alzare il verde. Che fossero più verdi. Insomma, non solo le punte. Verde."
E qui ho capito che Ivan sarebbe diventato l'uomo dei miei capelli a Pryntyl.
Perché Ivan ha detto: "Solo verde?"
Insomma, non è che abbia detto castano cenere: ho detto verde, per la miseriaccia!
E lui: solo verde.
Ed ecco, abbiamo aggiunto un po' di blu, ed è venuta fuori questa cosa qua.
Marta Zura-Puntaroni
Non so se vi rendete conto dell'assoluta figata.
La percentuale di bambine che mi fermano per strada per chiedere se io sia una fata - brave bimbe! ci siete solo voi a darmi soddisfazione! - è aumentata del 50%.
In compenso Coso ha commentato con un "Sono verdi. Ancora più verdi." - Coso, io te lo dico, con certe tue uscite non è che ti stia guadagnando le simpatie del pubblico, fossi in te cercherei di comportarmi meglio - mentre mia madre ha iniziato a borbottare prima o poi anche tu crescerai e lasceremo perdere queste cose e i piercing sul collo e gli spuntoni ai lobi e i capelli verdi - ma lo sapete com'è fatta mamma.
Il colore ha una tridimensionalità fantastica, dal vivo sono stupendi, purtroppo non ho le capacità fotografiche per manifestare la loro bellezza - la foto sopra me l'hanno fatta da RiccioCapriccio, per farvi capire. Io c'ho provato a farmi qualche foto ma come vedete: meh.


Forse neanche si capisce che non sono neri. Vabbé.
Purtroppo avevo un appuntamento con Coso quindi non ho potuto valutare a lungo la storia del taglio e mi sono fatta soltanto levare un paio di centimetri di doppie punte, ma per la prossima volta valuterò se rifarmi la frangetta e/o farmi un doppio taglio - e qui sì che mia madre mi disereda.

Comunque, andiamo avanti ad elencare gli altri pregi di RiccioCapriccio: oltre ad essere, come abbiamo detto, un luogo fighissimo, utilizza anche prodotti fighissimi: quelli della Davines. Ora, non voglio iniziare a stressarvi anche sulla Davines, facciamo che se volete maggiori info ve le trovate da soli, magari spulciando lo shop di RiccioCapriccio. Comunque: ecosostenibilità a palla, materiali naturali, confezioni riciclabili.

Da RiccioCapriccio, se volete, vi fanno l'henné! Quindi se magari volete provare ma non siete convinte e avete paura di farvi casino applicandolo o non avete troppa dimestichezza con i mix di pigmenti vegetali e avete paura che il colore non venga come volete, ecco: se state a Roma avete chi lo fa per voi. Cosa volete di più dalla vita, insomma.  È il primo salone che non mi dice che l'henné è il male: questo, assieme al French Bulldog, mi fa credere nell'assoluta bontà di questo luogo.

Inoltre, come se non bastasse c'è l'iniziativa Un Taglio Solidale: ogni terzo mercoledì del mese taglio e piega, per tutte le donne che si trovano in una situazione economica un po' del cazzo - studentesse, disoccupate, ecc. - è a 8 euro, di cui 3 vanno al C.A.M., Centro d'Ascolto Uomini Maltrattanti.


Insomma, io non so più che altro dirvi.
Romane e gente di lì attorno, se da me volete un consiglio per un salone sicuramente è RiccioCapriccio.
Soprattutto - nel senso, adoro il fatto che siano tutti molto alternativi, intelligenti, ganzi, altruisti, ecologici ecc. - se volete un colore strano e non sapete a chi affidarvi. E ditelo che v'ho mandato io così magari credono che sia una persona rispettabile, ecco.


(Tra parentesi: qualcuna di voi c'è già stata?)

Apocalypse Girls

L'altro giorno Coso - che come avrete intuito è una persona piena di gioia, ottimismo, voglia di vivere, allegria, amore verso il prossimo, speranza, fede e tutte quelle altre belle cose che io da sempre cerco in un uomo - stava analizzando le varie possibilità di FINE DEL MONDO COME LO CONOSCIAMO OGGI nel tentativo di convincermi della completa inutilità di voler dare un nome alla nostra relazione o anche soltanto del volersi dare regole interne tipo non è che mi trombi e poi non ti fai sentire per sette giorni perché tanto lurki il mio blog e sai che circa sto bene
Attacco alieno, asteroidi, terza guerra mondiale - atomica, naturalmente - terremoto con conseguente scoppio di tutti i reattori nucleari con conseguente fallout radioattivo con conseguente inverno nucleare, blah blah blah. Non ha cacciato fuori gli zombie, ma semplicemente perché non è un tipo da zombie. Altrimenti gli zombie ci sarebbero stati veramente bene.

Insomma, roba così.

"Come posso assicurarti che questa non è l'ultima volta che ci vediamo se non posso neanche assicurarti che domani sarò vivo?"
Ammetterete che ci sa fare. È un professionista. Come conta certe cazzate lui nessuno mai.

Il problema è che, credo, il 90 - diciamo anche 98 - dicevo, il 98% delle donne a cui tiri fuori una cosa del genere, ovvero LA FINE DEL MONDO CONOSCIUTO, reagisce in due maniere: o si impanica anche peggio - le ansiose - o ti manda affanculo - le pragmatiche
Lui facendo 'sti discorsi non so quale reazione volesse suscitare, ma sicuramente non la terza.

Perché ci sono le ansiose, e le pragmatiche, e poi ci sono quelle come me.
Quelle che alla parola apocalisse non possono trattenere un "Oh, ma non sarebbe meraviglioso?".

Io amo l'idea dell'Apocalisse. Sarà stato l'eccesso di opere di fiction fantascientifiche, non so. Ma credo che in un mondo post-apocalittico me la caverei alla grande. Alla grande proprio. 
So maneggiare pistole e fucili, so correre veloce, montare una tenda e accendere un fuoco. So anche tirate con arco e frecce. Sarei perfetta per l'apocalisse. Me la caverei molto meglio in un mondo post-apocalittico che in questo mondo qua, fatto di microtensioni, di parole dette non dette, di tanta umanità che mi sta tanto sul cazzo. Questo mondo qua, dove non si viene mai alle mani, questo mondo qua non so gestirlo e mi riempie di adrenalina e mi fa battere male il cuore, mi impedisce di sfogarmi, mi frustra, lo odio.
Quell'altro mondo, il mondo post-apocalittico, sì che quello fa per me.

Motivo per cui in questo week-end privo di spunti mi sono messa a fare una lista delle mie Apocalypse Girls preferite. Naturalmente in ordine casuale e non d'amore.

#1 MAX GUEVARA


Se non sapete chi è Max Guevara non siete degni lettori di questo blog.
Dark Angel è stato probabilmente il più bel telefilm distopico di sempre. Una parte di me ha ancora intenzione di rapire James Cameron mentre esce di casa per poi obbligarlo a girare la terza serie di Dark Angel. Comunque, lasciatemi riassumere. Abbiamo: soldati geneticamente modificati da organizzazioni - governative? non governative? non ricordo o non l'ho capito - inverno nucleare, un intellettuale militante ricco come non mai che fa il giornalista d'assalto hackerando le reti televisive - che poi è Dinozzo di NCIS - l'organizzazione governativa/nongovernativa che poi evolve in una specie di setta massonica dedita all'eugenetica e al perfezionamento della razza, soldatessa geneticamente modificata - che poi è Jessica Alba - che fa la ladra nel tempo libero, la fattorina in bicicletta come lavoro pur girando con una Kawasaki Ninja nera, aiuta Dinozzo ogni terzo venerdì del mese e si innamora di lui ma non può trombarselo perché lui è stato reso mortalmente allergico a lei dalla suddetta organizzazione governativa/nongovernativa.
(A me questi telefilm dove i due protagonisti vorrebbero tanto finire a letto ma non ci finiscono mai mi piacciono TANTO. Ho smesso di vedere sia Bones che Castle dopo che i protagonisti hanno trombato, per farvi capire.)
Non avete capito un cazzo? Non dovevate. Era un linguaggio in codice solo per gli altri fan di Dark Angel. Se non avete capito andatevelo a vedere e poi tornate qua.

(Non so se notate quanto si percepiscono i primissimi anni 2000 nelle scelte della costumista. Brrr.)

#2 ELLEN RIPLEY


Dai, qualcosa di un po' più mainstream.
Qui la stima non so se vada più a Ellen Ripley che combatte xenomorfi anche da clonata, o a Sigourney Weaver, che si porta avanti un personaggione del genere per circa vent'anni. Andateci voi in giro vent'anni a fare Ellen Ripley, eh. Mica cazzate. Cioè, per cosa altro ricordiamo Sigourney Weaver? Ecco, massimo massimo Ghostbuster. E poi a James Cameron ha fatto pena perché bene o male è stato lui a dare il via alla fila di sequel quindi le ha dato una parte su Avatar - JAMES! non scorderemo MAI che hai scelto di abbandonare Dark Angel per andare a fare AVATAR! Maledetto sia tu e il tuo Balla coi Lupi in versione sci-fi! Ne avevamo bisogno? BASTAVA FERNGULLY! - scusate, stavo dicendo, quindi James le ha dato la parte della vecchia scienziata su Avatar.
Insomma, voi pensate sia facile invecchiare facendo Ellen Ripley?
No, non credo proprio.
Comunque, come possiamo non amare una che riesce a sembrare figa anche con una tuta da macchinista, che gira con un lanciafiamme e che ama i gatti? Insomma, daje, non c'è storia.
Inoltre è probabilmente la donna più effortlessy sexy del mondo. Insomma, Sandra Bullock ha passato tutto Gravity a cercare di essere figa in canotta e slip di cotone - FAIL! - Sigourney Weaver ce la fa in soli due minuti di film - WIN!

Consigli per gli acquisti a tutti quelli che hanno carenza d'affetto: che ne dite di un peluche di facehugger?

#3 KATNISS EVERDEEN


Anche nel magico regno del Fantasy/Crossover Hunger Games batte diversi record di scritturadimmerda. Non sta nella Top Ten dei libri peggio scritti che io abbia mai letto soltanto perché ho avuto la sfortuna di leggere anche Paolo Giordano e la Avallone nonché i tardi rigurgiti letterari di Melissa P., quindi insomma, ho lo stomaco forte.
Nonostante ciò adoro profondamente gli Hunger Games. Mi sono letta i libri - due volte - ho visto i film - innumerevoli volte - quando Coso mi ha fatto vedere il Colosseo gli ho detto MA È QUI CHE FACEVANO GLI HUNGER GAMES e lui non l'ha capita - vabbé - di base mi sono fatta i capelli verdi perché mi sento una di Capitol City e cerco di essere prestante fisicamente perché mi sento un Career Tribute - aiutatela! - e NON! VEDO! L'ORA! esca il terzo film. Fortunatamente ci sono nuove info sul sito di Capitol City.
(MARKETING! TRANSMEDIALE! YEAH! Scusate, hanno fatto anche il sito di Capitol Couture: PARLIAMONE!)
Comunque, Katniss Everdeen: lievemente sociopatica, tomboy, fantastica con arco e frecce, grande nemica - almeno nei libri - della ceretta. Così fortunella da avere Peeta che le va dietro e da diventare simbolo di ribellione per un'intera nazione.
Ricordatevi gente: THE ODDS ARE NEVER IN OUR FAVOR.

Poi, come non possiamo voler bene a Jennifer Lawrence? È una che è andata in televisione a parlare della sua collezione di butt plug, che diavolo: date un biscotto a quella ragazza!

Sicuramente ho scordato qualche Apocalypse Girl - diciamo che questa lista è stata fatta un po' a sentimento. Dai, fatemi divertire con la vostra Top Three.

Continuiamo a parlare di #SNOBTEE

Ma è colpa vostra, eh, mica mia.

Comunque, finalmente i Folletti Marchigiani le hanno prodotte e stampate, la povera SnobMadre è stata vittimizzata e obbligata a scrivere indirizzi, imbustarle e spedirle - voi che già le avete ricevute sapete con quanto amore sono state impacchettate.
Riassumendo: STANNO ARRIVANDO.
Contente?

Comunque, esiste una lieve possibilità che la vostra #SNOBTEE non arrivi. Questo perché in un'ottica di abbattimento del prezzo al cliente finale io e la SnobMadre, che in poche parole è diventata socia della SnobTee Corp essendo l'unica che ha voglia/forza di seguire il progetto e di massacrarmi i coglioni per ricordarmi di contare/mettereinvendita/ideare/fotografare le magliette, abbiamo deciso di affidarci alle POSTE ITALIANE. Il che significa che una percentuale minima delle magliette arriveranno, magicamente, in tre ore dalla spedizione, un'altra più massiccia percentuale in un tempo che varia dai due giorni lavorativi alle due settimane, ed un'altra parte di queste - equivalente al 3%, credo - non arriverà.

Ecco, ce l'abbiamo messo in conto, eh. Ci conviene ristamparle e rimandarvele che farvi pagare un corriere espresso per averle.
Quindi, per favore, se nel giro di circa due settimane la tee non v'è arrivata mandate una bella mail a info@diariodiunasnob.com e ve la rimandiamo. Oppure se vi siete scassate la minchia di aspettare vi rendiamo i soldi, ok? 

Passiamo ora ad un annoso problema: anche questa volta, nonostante io abbia tenuto aperte le vendite per ben due settimane, molte di voi non hanno fatto in tempo a comprarle. E altre ancora ne hanno comprata solo una ma le avrebbero volute tutte e tre ma non c'avevano un budget tale da comprarle tutte e allora Snob ma perché non tieni le vendite sempre aperte? e io boh insomma ci sto ragionando.
Tenere le vendite SEMPRE aperte è impossibile, nel senso, i Folletti Marchigiani m'ammazzano.
Mentre potremmo, che ne so: fare una vendita mensile. Il primo del mese, per 24h, si possono comprare le #SNOBTEE. Non so come organizzare la cosa, datemi una mano, proponetemi qualcosa.
Comunque vi annuncio che sicuramente a Settembre/Ottobre cercherò di produrre anche gli #SNOBSWEATER - tenere il prezzo basso tra produzione e spedizione non sarà facile, abbiamo messo le migliori menti economiche d'Italia - ovvero: mamma - a valutare le varie opzioni.

Mi raccomando, appena v'arrivano fatevi la foto e taggatemi che mi rendete una persona very happy.

Ringraziamo Mareva, Des, Hollyc-87 e SerenelySere per aver donato le loro puppe alla causa nella foto di sopra.

Attività Onirica insolita

Insomma.

Alla fine doveva essere una settimana di relax, di recupero delle priorità, di rese dei conti intime, cazzate così. Invece alla fine tra Palio - Palio! Ragazza mia, davvero volevi prenderti una settimana di pausa con il Palio per tutta la città? - e altro non sono stata capace di riorganizzarmi come avrei dovuto.

E quindi nulla. Semplicemente, ho cercato di non fumare - a parte qualche sigaretta nell'attesa della mossa sono stata brava - di svegliarmi ad un orario decente, cose così. Recuperare un po' di lavoro arretrato ed impostare diverse cose per i mesi a venire.
Non fumare non mi sta pesando troppo, ma l'assenza di nicotina si ripercuote in maniera drammatica sul mio ritmo sonno-veglia.
Non riesco ad addormentarmi, quando infine m'addormento non riesco più a svegliarmi, quando infine riesco a svegliarmi è come se non avessi dormito neanche un'ora.
E faccio sogni.

Sogni assurdi, lunghissimi, infiniti, complessi, strutturati, precisi e puntuali nel loro assoluto nonsense.
Qualche notte fa ho fatto un sogno fantascientifico - Asimov, Burroughs, Herbert, Scott: scansatevi tutti - durato mesi: una cosa impossibile da reggere - insomma, sulla Terra avevamo finito le risorse idriche e io ero a capo di questo gruppo di ricerca del MIT per trovare un pianeta papabile e organizzare tutta la missione per mandarci una quarantina di astronauti a vedere com'era la situazione e se c'era dell'acqua ecc. Non pensate sia facile organizzare una spedizione scientifica, affatto. Vi dico semplicemente che la Nasa aveva cambiato fornitore per gli O-ring dello Shuttle e secondo me avremmo avuto gli stessi casini del Challenger, quindi telefonavo a Feynman, che era vivo - ammetto che anche nelle mie vesti di genietto del MIT ho provato un brivido nell'essere al telefono con Feynman. Feynman non sembrava un granché colpito dalla storia degli O-ring, in compenso voleva invitarmi ad un suo concerto di bongo. C'è stato un momento in cui mi sono resa conto che Feynman era morto e io stavo parlando al telefono con un morto e che se fossi effettivamente andata al suo concerto di bongo probabilmente non sarei più riuscita ad uscire dal mio sogno e che mi avrebbero trovato il giorno dopo in coma, bloccata tra di qua e di là, incapace di uscirne, vogliosa di tornare in vita ma costretta a controllare gli O-ring e ad ascoltare il bongo di Feynman per sempre

Comunque, non so come abbiamo risolto il problema degli O-ring e diversi altri problemi, ma arrivati al giorno della partenza un astronauta è stato ucciso o qualcosa del genere, quindi mi sono trovata a doverlo sostituire ed ecco che un tratto scopro che il pianeta dove dobbiamo andare sta a sette anni luce di distanza - fortunatamente la tecnologia aveva fatto progressi tali da permetterci di farci 'sti 300000 chilometri in un secondo - ma ecco, tra viaggio di andata e missione e viaggio di ritorno mi sono resa conto che avrei sputtanato un casino di anni, e che sarei tornata sulla Terra con tutta la gente che amavo ancora più vecchia - magari morta, che ne so quanto tempo effettivo durava la missione, magari sarei ritornata tra venti, venticinque anni - io sarei stata forse appena trentenne calcolando il viaggio in ibernazione e tutti gli altri chissà.
E non mi era dato neanche il tempo, non mi era data la maniera di salutare - che tristezza - e dentro lo Shuttle il mio iPhone non prendeva e comunque era quasi scarico ed io avevo scordato il caricabatterie - insomma, mi sono svegliata con questa sensazione, quella di non aver potuto dire addio a tutto quello che conoscevo.

Questa cosa del non fumare, ecco, non so se sia questo o altro che mi incasina un po' la testa, però ecco ho la testa un po' incasinata.
Se c'è una cosa che ho capito è che quando la testa si incasina è meglio lasciarla fare, farla stare per conto suo, e concentrarsi su altro, tipo il corpo. Ed è quello che sto facendo. Ho ricominciato a correre - per un paio di settimane, a causa di questa storia del non dormire, non sono riuscita ad andare - e sto continuando con la pratica yogica, a cui cerco di dedicare un paio d'ore quotidiane oltre alle lezioni.

Poi lavoro.
Cerco di mangiare decentemente. Leggo. Guardo qualche film.
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