Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: settembre 2014

AMORE/SALUTE/LAVORO

Insomma.

Mi trovo di fronte a tutti questi interrogativi che è impossibile risolvere nel giro di poco tempo: risposte che non si possono sapere, risposte che non si vogliono dare, risposte che forse non si sapranno mai.
Quindi: le possibilità sono: farsi prendere dall'ansia - già ampiamente fatto - oppure fottersene e levarsi dai coglioni.
Ecco, per la seconda ci hanno pensato Pou e la SnobMadre.
Cioè, di base era Pou che voleva fare un viaggio post-laurea e mia madre che si è gentilmente accollata e poi insomma m'hanno trattato come la sorellina disadattata e "oh, facciamo venire anche Viola", quando il desiderio di Viola di base è quello di aspettare la fine della guerra sotto il letto di ferro battuto della Nonna Artemia

Quindi ecco, stiamo partendo per Milano per poi prendere un aereo di non so quale compagnia low cost e poi atterrare in Marocco, dove resteremo una settimana - sono dodici ore che Pou canta - e dove ci aspetta un autista/guida di nome Alì, trovato da mia madre su internet - le possibilità che non ci sia nessuno ad aspettarci sono elevate, quindi io non ci penso ma canto.

Partiamo tra due ore e non ho ancora preparato la valigia ma tanto ho l'uniforme standard per il Viaggio Avventura: leggings, tee, desert boots che ho dovuto ricomprare perché quelli con cui m'ero fatta Kenya e Cambogia sono ancora sul fondo del Mekong. Comunque.
Inutile dirvi che sarò connessa ma non troppo e non ci saranno, probabilmente, post, quindi ecco: seguitemi su Instagram. Potrei fare un hashtag a tono ma oggi non mi sento fantasiosa, mi sa.

May-December

"Adesso non è che vai subito a dirlo a quelli di Internet, vero?"
Pausa.
"No."
Pausa.
"Perché dovrei?"



"Ma tua madre lo sa del blog?"
"Lo sa ma diciamo che rispetta la mia privacy."
"E tua sorella?"
"Non gliene frega un cazzo."

"Pou, non sarebbe figo imparare a suonare il bongo?"
"E adesso che c'entra il bongo?"
"Richard Feynman suonava il bongo."
"E chi cazzo è Richard Feynman?"
"In poche parole è quello che ha fatto la bomba che ha ammazzato tutti quei giapponesi."
"L'Enola Gay?"
"No, l'Enola Gay era l'aereo: lui era uno scienziato, ha fatto proprio la bomba."
"Bella persona, dai. Motivo buono per suonare il bongo."
"No, era una bella persona, davvero."
"Di che è morta?"
"Tumore. Sai: gli esperimenti: tutte quelle radiazioni."

"Anche perché non ce n'è bisogno, sicuramente non è nulla di grave."
Infatti, probabilmente non è nulla di grave: siamo già ampiamente incamminati sulla strada del nulla di grave: colposcopia che non mostra quasi niente: acido acetico che brucia come l'inferno ma non si attacca a niente: iodio che brucia forse di più ma non lascia nulla di scoperto: tutto si impregna: ho la cervice nera come inchiostro.
"Infatti, non è nulla di grave."
Ma la biopsia facciamola comunque.

"E tuo padre lo sa del blog?"
"Mio padre ancora deve capire come funziona internet."

"No, alla fine l'ho preso nero."
"Be', il nero è una certezza."

"Non ti rendi conto che stai avvelenando tutto?"

"Sì, ce n'erano alcuni colorati ma quello nero mi sembrava il più adatto."
"Ah, e quando sei?"
"La prima, nove e mezza."
"Be', dai, così te la levi subito."
"Già, infatti. E torno a Parigi."
"Ricordami chi ti fa da relatore."

"Io ho paura di te."
"Non devi averne, lo sai."
Ci metto tutta la convinzione che ho ma tanto so che non è così.
"Tu sei quella con la pistola."

Sparare ai gatti selvatici dai boschi attorno alla villa di Sette Stelle. Abbracciarne i cadaveri, come se fossero pupazzi di pezza. "Posso tenerlo?" Mio padre ride. "No, poi lo buttiamo via." "Perché lo buttiamo via?" Stringo il gatto più forte, il sangue mi macchia la giacca a vento. "È morto, lo buttiamo via."
Non mi fa schifo il sangue.
Non mi fa schifo la morte.

"No, sanguini. Ancora non sei rimarginata. Ti faccio male."
"Non mi fai male."
"Ti faccio male."
"Non mi importa se mi fai male."
"Non voglio farti del male."
Oppure, semplicemente, ti fa schifo il sangue.
Oppure, semplicemente, ti faccio schifo io.

"Io se sapessi fare una cosa come tu sai fare quello che sai fare non starei a cazzeggiare su Internet."
"..."
"Io se fossi brava nell'architettura come tu sei brava in altro, avevo già spaccato mezzo mondo."
"..."
"Non stavo a pensare al cazzo di bongo radioattivo."

"Sai, mi piaci. Perché a te non fa schifo niente."

"Perché non vai anche tu."
"Ma come ci pensi."
"Perché no."
"MA. COME. CI. PENSI."
"Potresti chiederlo."

"Sai, dovrei mettere la testa a posto."
"..."
"Sistemarmi con una dell'età mia."

Di colpo lunga o corta
che sia la lista-

"Guarda che so riconoscere uno stronzo. Avrò venticinque anni, ma ne ho visti di stronzi. Certo, magari non vecchi e secchi quanto te. Ma di merda appena cagata nella mia vita non ce n'è stata tanta, fidati."

"Babbo."
"..."
"Babbo."
"Eh."
"Comunque, la maturità è andata bene, no? Potrei iscrivermi a qualcosa. Lavoro pure, e t'aiuto pure a casa, e col cemento, prometto. Però potrei andare a fare Ingegneria ad Ancona. O, più vicino. Tipo, Lettere. Storia. A Macerata."
"Ma come ce pensi."
Nonno è morto poco dopo, comunque.

"Ma tu stai bene con me?"
"Non lo so."

"Che animale ti senti?"
Addentrarsi - lentamente - scalzarsi per non far rumore. La pianta del piede di mio padre - le nostre ossa nelle stesse pose fanno lo stesso rumore, perché non ti sono figlia ma gemella, non ti sono figlia ma clone. Scoprire con due dita appena le tracce non più fresche dei cinghiali, cercare riparo dal freddo nei tronchi cavi dei faggi, mangiare le more, intuire i crochi viola sotto la neve vecchia e rigida, sotto le foglie marce. Fuggire dal sole, correre lungo il crinale zigzagando tra gli alberi, inciampare, rotolare lungo il versante ombroso a nord, restare ferma, lunga, senza fiato. Grattare via muschio e corteccia, rigarsi le unghie di nero, sfregarsi il terriccio addosso, voler nascondere l'odore. Trovare fatte di lupo vecchie, lanose del pelo della preda, alte sui sassi a marcare il territorio, frammiste ad ossa, e piume. Abbassare i Levi's, cagarci vicino, lasciare anch'io una mia traccia, marcare anch'io il mio territorio.

"E allora perché stai con me?"
"Curiosità."
"..."
"Curiosità."



As the flames rose to her Roman nose and her Walkman started to melt.

Post veloce per dire una sola cosa: chiudo. definitivamente. Ask.
Già in un post precedente avevo spiegato per quale motivo mi diverto tanto a stare su Ask
Manifestare la mia wittiness, sentirmi utile facendo la posta del Cioè, cazzate del genere. 
Inoltre c'è quella bizzarra e inspiegabile catarsi, questa cosa che ti obbligano a non avere segreti - o quasi - che, ecco, è affascinante.

Se avete un blog e avete avuto anche solo una volta nella vostra vita un certo tipo di commento anonimo sapete quanto questo sia devastante, quanto questo attacco ignoto vada a fondo, quanto sia difficile reagire. Sono sempre stata molto fiera della mia capacità di reagire a questi attacchi - sono cose che si imparano, nessuno nasce con questa capacità - o almeno, non io. Gli anonimi sono dei Mollicci potteriani, se capite cosa intendo: non sono pericolosi, ma crediamo lo siano. Ci vuole un certo, ecco, allenamento mentale per ignorare il malessere che un anonimo ti procura.



Sono però consapevole che altre motivazioni sono entrate in gioco negli ultimi mesi, tutta una parte di me che credevo quasi d'aver - mi sembra brutto dire sconfitto - sconfitto e che invece s'è ricomposta, rafforzata, e se ne sta acquattata in certe sensazioni negative che poi negative non sono più, in certe - ecco, non ho la capacità, né la forza di dar loro nome. 

Mi sono resa conto di questa cosa giusto qualche sera fa, quando qualcuno mi dava della patetica per tutta la storia con Coso - bimbi, adesso vi rivelo una cosa molto cattiva: io e Coso su ask vi stiamo trollando un po'. Un po' tanto. Diciamo anche tanto tanto. - e nonostante fossi ben consapevole che i dati su cui si basava l'affermazione di questo ennesimo anonimo fossero falsi - ero stata io stessa a fornirli - mi sono sentita, ecco, patetica, ho provato l'umiliazione di sentirsi, ecco, patetica.

La mia insegnante yoga mi fa vedere le posizioni più assurde perché ha intuito che queste sfide mi piacciono.
"Ma quanto ci si può stare?"
"Be', non tanto, non sono posizioni fatte per starci tanto."
"..."
"Anche se c'è qualcuno che lo fa anche se fa male."
"Anche se fa male."
"Sì, poi magari non lo dicono, eh. Però, ecco, alcune di queste posizioni potrebbero essere fatto per quello. Per cercare qualcosa. Una sorta d'ascetismo."

Sto venendo a contatto con territori sconosciuti o forse soltanto dimenticati, e questa è la prima motivazioni per cui chiudo Ask. So che questa non è la maniera giusta per esplorarli.

Poi, naturalmente, il cazzeggio su ask mi porta via un casino di tempo che potrei occupare più felicemente - a scrivere post sul blog, per esempio!

E, per ultimo: mi sono rotta i coglioni delle domande su Sarinski.
Da quel che emerge da Ask questa cosa che a me non stia per un cazzo simpatica Sarinski è fonte di profondo turbamento per un numero sostanzioso di voi, che per qualche misterioso motivo sostiene di trovare gradevoli entrambe.
Signore, a tutte voi dico soltanto una cosa: non. è. possibile. Le classi socio-culturali dei due target sono in poche parole opposte, e sto parlando senza alcuna volontà di dare un giudizio di valore. Non c'è giusto o sbagliato, non c'è buono o cattivo.
Però: o avete due personalità, oppure state mentendo a voi stesse. Non ci sono altre possibilità.
Comunque, non preoccupatevi: se vi sentite di una certa classe socio-culturale non c'è nulla di male, davvero. Tornatevene a guardare Uomini e Donne con l'animo in pace, ma non scassateci più i coglioni.

Amen.

50+ CLASSICI DISNEY

Ok.
Che io abbia una certa dipendenza da cartoon Disney credo sia una cosa nota.
È una cosa nota, vero?
Insomma, l'avete capito che la mia è una mania, sì?


Ma lo è sempre stata. 
Da piccola il mestiere dei miei sogni era uno, e uno soltanto: essere quella che scriveva le storie per la Disney. Storie per la Disney. Non sapevo disegnare e non mi interessava, sapevo che il disegno era la mera manifestazione di qualcosa di più alto, complesso, elevato: la Storia. Sapevo che la grandezza di Walt Disney non era nella matita, non era nell'animazione, non era nella musica - era in quello che riusciva a fare alle storie. 
E nessuno mi convincerà del contrario.

Poi a sette o otto anni ho letto il primo libro che finiva male di tutta la mia vita: il Signore delle Mosche. L'avevo chiesto in biblioteca perché ne avevo trovato un pezzo nel mio libro di letture delle elementari: non so se ne avevate uno anche voi, una specie antologia di letteratura d'infanzia, dove ti mettevano questi brani slegati da qualsiasi contesto narrativo. Tu stavi lì e leggevi questi spezzoni che non significavano nulla, servivano soltanto ad insegnarti a leggere. In fondo al libro, in lettere molto piccole per una bambina della mia età, c'era la bibliografia: ovvero le fonti, il corpo, la patria di quei poveri pezzi abbandonati e orfani, di quei brandelli di storia senza inizio e senza fine. Ecco: trovarli, rimetterli a posto. Dove: in biblioteca.
Ora, non so quale pazzo sadico - o incompetente - abbia fatto l'errore di mettere un pezzo del Signore delle Mosche in un libro per bambini di terza elementare: però è successo, e diciamo che un po' m'ha rovinato la vita.
Letto il Signore delle Mosche scoprii altro: qualcosa che ancora non riesco a spiegare, ma che era diverso da tutte le storie che avevo letto fino ad allora. Ebbi come l'impressione che, ecco: la Storia non fosse poi così importante.
Ed è la verità, ma alla fine anche la verità non è poi così importante.

Scusate la parentesi.
A parte qualche anno di ribellione nei confronti dell'happy ending, ho sempre continuato a vedere tutti i cartoon della Disney. Per tutte le elementari - sì, elementari - ho lavorato - sapete, mio padre, le sue fisse - in una videoteca: CARTONI! ANIMATI! DISNEY! A! NON! FINIRE!
Un paradiso. Se li prendevo dopo la chiusura e li riportavo la mattina, prima dell'apertura, be': non era sicuro un problema. Se mettevo un pezzo di scotch sul foro anticopia della VHS e poi, ecco, nessuno se ne sarebbe accorto. Consumare il nastro magnetico fino allo sfinimento, fino al rumore bianco, fino alla fine. Ah, VHS, come mi mancate.

Adesso a vedere i cartoni non mi accompagna nessuno - neanche mia madre cede più alle lusinghe. Certo, una ventiseienne che va al cinema da sola a vedere un cartone animato è veramente patetica. Ho provato ad introdurre a Coso l'argomento Disney un paio di volte, partendo dai fumetti che sicuramente sono una realtà più nota e condivisa: dai, quale uomo non ha letto Topolino da bambino?

"Non leggo Topolino."
"Vabbé, l'avrai letto. Da piccolo."
"No."
"Mi stai dicendo che non leggevi fumetti da piccolo?"
"La mia è un'altra generazione."
"Il primo numero di Topolino è del 1930 porcalaputtana, non dire 'ste cazzate sennò i lettori non mi prendono per una gerontofila ma per una necrofila che è peggio."
"Questa conversazione non è veramente avvenuta in questa forma. Queste sono aggiunte che tu stai facendo e che io leggerò e che eviterò di commentare - ecco, mi stai mettendo in bocca che eviterò di commentarle perché vuoi che io eviti di commentarle, vero? Insomma, la vuoi far finit-"
"Non è possibile. Tutti leggevano Topolino."
"Io leggevo Alan Ford."
"..."
"..."
"Quante cose si spiegano."

Insomma, ecco, l'argomento Disney non attacca. Ma sono sicura che continuando a fargli fare sesso con me mentre indosso la maglietta di Paperino da qualche parte porterà.

Fortuna che adesso c'è internet è tutto più facile.

Comunque, questo post era per dire: ho un'idea.

Che ne dite di rifarci tutti i Classici Disney, dal primo all'ultimo, qua sul blog? Alla fine le recensioni cazzone dei film non mi vengono male, no?

Beauty

Per motivi che mi sfuggono - avete notato che le cinque parole per motivi che mi sfuggono ricorrono tantissimo negli ultimi post? Magari sto prendendo consapevolezza del mio non capirci un cazzo di nulla - molte di voi mi chiedono info su vari e sconosciuti livelli della mia beauty routine

Perché mi chiedete della mia beauty routine? Mica lo capisco. Anche perché raramente vedete la mia pelle - sì, i miei capelli sì - e ancor più raramente vedete la pelle del mio viso, quindi ehi, non è che avete la certezza che la mia pelle sia una bella pelle e che quindi la mia beauty routine sia una beauty routine che funziona. 
Io non so neanche se ce l'ho una beauty routine. 
No, ok, sto mentendo.
Partiamo dall'inizio.

Come ben sapete, sono bruttina.
E vi prego non iniziate con il solito nooooo snob sei bellissima - non è lo scopo del post.

Io campo bene da bruttina. 

Da una parte non ho il tremendo atteggiamento delle donne che sono state belle durante gli anni dell'adolescenza. Sapete benissimo di cosa sto parlando anche se non siete capaci di descriverlo. È tipo una mancanza di pietà, mancanza d'empatia verso i propri simili. Non hanno conosciuto certe umiliazioni, certi dolori, e questo impedisce loro di entrare veramente in contatto con il proprio genere. Cosa che crea problemi, perché solitamente quelle che erano veramente fighe durante l'adolescenza per motivi vari - potrebbe essere il karma, potrebbe essere il fatto che non si impegnano veramente nel mantenere il loro aspetto fisico oppure che lo mantengono in maniera troppo violenta - invecchiano male. Dopo i trenta, di solito, sono davvero brutte. Ed ecco: in quel momento farebbe loro comodo aver coltivato un po' di amicizie femminili.

Dall'altra parte non sono la classica CiccionaBruttinaDimagritaRipulitaCheOraSiCredeDio.
Avendo una brutta faccia - un brutto naso - ed essendo in generale un po' goffa, non c'è dieta né crema capace di salvarmi o di farmi diventare una divinità. O comunque, ecco, in generale non ho questa grandissima considerazione dell'aspetto fisico così come è manifesto in questo periodo, quindi capite che BOF. 

Lo so, da questo preambolo può sembrare che io sia una di quelle persone che si lava col sapone di Marsiglia sia corpo che capelli due volte al giorno e basta. Che se non te ne frega nulla del tuo aspetto fisico per quale motivo dovresti impiegarci tempo, energie e soldi?


Invece: NO.
Invece: sono stata una beauty hoarder per in poche parole tutta la mia vita, dallo sviluppo sessuale in poi. Sicuramente adesso sono migliorata e compro i prodotti in maniera mooolto più oculata, ma comunque, quando sono depressa, nulla mi tira su di morale come comprare una maschera viso o cazzate del genere. Anche perché di solito quando sono depressa mi sento ancora più brutta del solito. Per me la giornata ideale è quella passata a "prendermi cura di me", come dicono le pubblicità dei bagnoschiuma. Se posso farmi un pediluvio mentre tengo in faccia una maschera nera e appiccicosa e il kindle sulle ginocchia sono veramente felice. 
Quindi, adoro fortemente le creme idratanti di tutti i tipi, gli oli di tutte le provenienze, non esito nello spalmarmi addosso ingredienti provenienti dalla mia cucina, adoro comprare dubbi segreti di bellezza dall'estero e come sapete sono arrivata a mettermi in faccia degli escrementi di uccello quindi, ehi, beauty blogger, fatti più in là. 
Poi insomma, la pelle non è che c'è da tenerla in forma solo per una questione estetica. È un cazzo di fottuto enorme organo, come cuore e polmoni e reni e cazzi vari. Sta lì a tenerci assieme, a tenere tutto il sangue dentro. Mi sembra giusto volerle un po' bene.

Però ho una profonda sfiducia nel make-up. MAKE-UP: è un inganno. Un profondo inganno. Primer. Fondotinta. Correttore. Stratificazione violenta di prodotti. Contouring. Nel senso, tanta stima per chi ha il coraggio di andare in giro con tutta quella roba addosso. E tipo, se inizia a piovere? O se, che ne so, ti buttano una secchiata d'acqua in faccia? Se il tuo uomo fa l'errore di volerti limonare veramente duro e oppure tipo ti vuole venire in faccia poi come gestisci tutta quella roba che ti cola addosso?
Brrr.
Provo lo stesso terrore infantile che provavo quando vedevo i dalmata della Carica dei 101 ricoperti di fuliggine che cercavano di sfuggire a Crudelia De Mon. Vi scopriranno! Cosa fate! Folli!
Non sono mai stata brava a tenere i segreti, quindi il trucco non fa proprio per me.
La mia beauty routine è anzi volta a poter andare in giro senza trucco. 
Il massimo raggiunto credo sia ombretto-BBcream-mascara-rossetto, ma proprio in occasioni ultraspeciali.


Comunque, questa è una sorta d'introduzione. E adesso, per risolvere il grosso problema di come iniziare a parlare della mia beauty routine utilizziamo l'espediente dei dramatag.
In poche parole sono un giochino che fanno tra di loro le beauty blogger, tipo: elenca i cinque prodotti top per il viso, i cinque top rossetti, o cazzate così.

Dunque, vi chiedo: di quali mie top-five volete che io vi parli? Capelli, viso, corpo...?
Commentate e ditemi cosa vi interessa, così inauguriamo questa nuova rubrica frivola dei Beauty Top5.

(Si ringrazia Flaviana di DressUpForArmageddon per l'immagine cazzona del post.)

CARPISA e i blogger: fate pace col cervello.

Partiamo con un doveroso disclaimer: no, non sto rosicando perché la Carpisa non m'ha mai regalato un trolley. Fortunatamente sono ancora in una situazione economica tale da potermi comprare tutte le borse Carpisa che voglio - e questo non perché la mia situazione economica sia particolarmente florida ma perché anche le borse in poliuretano che mi faccio mandare dalle fabbriche cinesi che hanno gli shop ebay hanno maggior pregio delle prestigiose borse Carpisa. Sto religiosamente mettendo da parte soldi per comprarmi una Rimowa, quindi diciamo che io e Carpisa non abbiamo molto in comune e siamo felici così.

Comunque.
Qualcuno ricorda la campagna Carpisa di qualche tempo fa? Quella del "tatuaggio personalizzato" - dioloschifo - al trolley? No? Lasciate che vi rinfreschi la memoria.
Ecco, in questo momento, piazzata 'sta foto sul mio bel blogghettino, il buon proposito di finire questo post vacilla e ho voglia di spegnere il computer e andare a piangere in un angolo.
Comunque.
La Carpisa ha sputtanato l'equivalente dei rimborsi spese degli stagisti dei prossimi vent'anni per chiamare i soliti quattro stronzi a fare pubblicità a questi cazzo di trolley. Che io personalmente, Chiara, certo, per arrivare a otto milioni di - dollari? euro? insomma, ci siamo capiti - annui sicuramente un po' spregiudicati c'è da esserlo, ma dimmi: come si fa a non arrossire nello sponsorizzare Louis Vuitton e Carpisa assieme?
Necessario Disclaimer: sì, forse potrei rosicare perché la Louis Vuitton non m'ha mai regalato una borsa. Anche se probabilmente la riciclerei - perché so' tutte marroni, 'ste cazzo di Louis Vuitton, e a me il marrone fa schifo - e regalerei a mia sorella che me la tirerebbe dietro. Ok, forse a mamma. Ah, la SnobMadre il sedici compie gli anni: che cazzo le regaliamo?
Comunque: abbiamo tutti collegato la faccia di Chiara - e di Veronica Ferraro, e di Chiara Minorenne Nasti, e di questi due tre maschi altamente virili che manco c'hanno un blog ok ma facciamo conto di sì - alla Carpisa.

E cosa ci sforna quest'anno, meraviglia delle meraviglie, la Carpisa?



ESATTO.
La chiamavano coerenza.

In un mondo dove anche la parrucchiera di provincia fa self-branding e leggendo i post pubblicati da "esperti del settore" tutti si ritrovano con un master in Social Media Managing la Carpisa caccia fuori la più goffa mossa pubblicitaria di tutti i tempi.
Una cosa che avrebbe forse equivalente soltanto nella Somatoline che ci fa le pubblicità in stile Dove dicendoci che siamo belle col culo pieno di cellulite, così come siamo.
Oppure non lo so, se Abercrombie & Fitch facesse una linea per obesi.

Non mi dilungherò nel narrarvi quanto sia sbagliata questa strategia di comunicazione perché sul FB di Carpisa molta gente già sta chiedendo il numero dello spacciatore del capo del web marketing. Andatevi a leggere i commenti perché le risposte del team Carpisa raggiungono livelli significativi. Naturalmente, mentre spingono il video del oh no! i blogger non possono influenzarmi, il mio stile lo decido io! continuano a condividere foto di blogger di vario livello - diciamo anche di livello più basso della cara Chiara: ce li siamo finiti i soldini, eh? - che smarchettano Carpisa.


Ultimo disclaimer: no, non sto difendendo le fashion blogger. Se una campagna del genere - fatta magari un po' meglio, ecco - fosse uscita da qualsiasi brand che non si fosse già sputtanato con tutta la solita schiera forse l'avrei apprezzata. Forse, perché comunque il concept resta un po' farraginoso: avete mai visto una blogger dirvi cosa non indossare? Ecco. Sto semplicemente, ehi, chiedendo un po' di coerenza ad un brand. Insomma, noi consumatrici non siamo veramente così coglione. Vorrei poter dire: non comprerò più da Carpisa! ma ecco. 
Non ricordo l'ultima volta che ho comprato da Carpisa, quindi.

I keep feeling smaller and smaller.

Come sapete, ogni volta che smetto per qualche giorno è più difficile ricominciare, quindi ecco: ci vuole il post di decompressione per riprendere il ritmo.
Se ci pensate, a Gennaio io e voi facciamo quattro anni, e sono più i post passati a scusarmi perché non scrivo, a cercare di decidere cosa scrivere, a capire come scriverlo.

Sono tornata a Siena, e sotto certi punti di vista è consolante. Casa ora è veramente mia mia mia, non ci sono coinquiline né ce ne saranno più, credo. Entro nella stanza vicina e la guardo e cerco di capire cosa ci farò, se un salotto o uno studio oppure non so, per adesso mi sono limitata ad ammucchiarci tutta la roba che non so dove mettere - tipo, ho levato il divano dalla mia stanza e l'ho messo di là nell'attesa di buttarlo via. Che poi l'avevo proprio recuperato dalla strada che qualcuno l'aveva messo e nel giro di un'oretta, credo, non di più, quelli dei rifiuti ingombranti se lo sarebbero preso - quindi ecco, io ho fatto questa cosa, l'ho preso e con l'aiuto di Vero, e Sissi - ve le ricordate Vero e Sissi? - l'ho portato a casa, ed ecco, ha passato gli ultimi tre anni a casa mia. Non so se adesso prenderei un mobile trovato per strada, non credo. Ho visto un paio di divani seri, tipo della Flou tipo della Frau, quando deciderò se restare a vivere qui per più di uno due anni, quando deciderò cosa farne di quell'altra stanza, se uno studio o un salotto, a quel punto forse potrò spendere qualche migliaio di euro e comprarci un divano serio, forse Flou o forse Frau - la Frau è delle mie parti, forse dovrei comprarlo Frau. Per adesso con quella stanza non so davvero cosa fare, e mi sono limitata ad ammucchiarci tutta la roba che non so dove mettere.

Butto via. Sono tre giorni che giro con un sacco dell'immondizia in mano e tutto quello che non mi va a genio e via - domani devo svegliarmi presto e portare giù tutta questa roba, la spazzatura, che già siamo ad uno due tre quattro sacchi - quelli neri, quanti litri fanno, insomma, grossi. È faticoso, in camera mia già c'è molto più spazio. Anche in cucina e così in bagno, mi allargo ed elimino i residui altrui: gli spazzolini colorati, i pacchi di pasta Coop. La casa può, adesso, seguire le mie regole in maniera assoluta - e la cosa un po' mi spaventa.

Non so, ragazzi: sono giorni strani. Che poi sto a ripetervi sempre quello, vero? 

Sto cercando di scrivervi una cosa che è successa - ho ritrovato dei vecchi appunti, e c'erano scritte delle cose che mi hanno fatto pensare - eppure sono molto confusa e mi è un po' difficile dirlo. Era l'esame di Tolstoj e avevo studiato molto per quell'esame, credo - ora come ora non so niente, non ricordo niente. Avevo letto - credo di aver letto i diari di Sofja.

“L.v.g.e.i.v.d.d.f.t.d.f.t.i.m.v.e.l.m.i.d.f.” scrisse. Non indovinai. Volete sapere cosa significava? “La vostra giovinezza ed il vostro desiderio di felicità troppo intensamente mi rammentano la mia vecchiaia e la mia impossibilità di felicità.”
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