Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: novembre 2014

My mom and dad let me stay home. It drives you crazy, getting old.

A me piacevano i ventitré. Ventitré con l'accento sulla e. Mi ci trovavo a mio agio, parecchio. 
Ventitré. Tre tre tre. Tré.
E invece una gran sega, anno dopo anno obbligata ad invecchiare, anno dopo anno a cambiare amici gente casa città lavoro pillola anticoncezionale colore di capelli - e di collo orecchie mani - smalto crema orario della sveglia maestro di yoga amore fidanzato ragazzo vecchio cazzo chiamala come vuoi, vita.

Calcolare le entrate e le uscite alleggerire il peso sulle spalle dei propri genitori essere appesantiti dai prossimi che ci mettiamo dentro, la fica o la casa o quello che vuoi, e così avanti finché i genitori non diventano pesanti anche loro e poi ci muoiono e tutta la gente che vuole che tu faccia cose per loro e i doveri che hai nei loro confronti e che poi sarebbero anche i loro doveri nei tuoi ma chissà perché sembra che non arrivi mai il momento per te di riscuotere, sembra che i tuoi diritti non vengano mai saldati.

Sembra che nessuno sia capace di farmi un regalo nonostante io abbia passato un anno a fermarmi davanti alle vetrine e a guardare oggetti belli e a parlare di oggetti belli e a dire, quanto mi piace quell'oggetto, quant'è bello quell'oggetto, come lo vorrei - sembra che nessuno mi stia a sentire quando parlo, vorrei questo per regalo, che il prossim'anno sappiate cosa regalarmi.

Voglia di fare casino fare rumore fare la scena, di rovinare la festa, di urlare - sopra le righe ultrasuoni impossibile ignorare impossibile fingere non esista impossibile negare la realtà impossibile far finta di nulla.

Marta Zura-Puntaroni


Forse smetterò di telefonare alla gente perché mi imbarazza sentire le voci basse dei bambini che cercano l'attenzione della persona a cui sto telefonando, che sto disturbando, e che ha risposto ma avrebbe molto di meglio da fare, badare al piccolo essere umano - nomi di figli nomi di cani cani con nomi di maggior dignità dei nomi dei figli - cinquanta per cento codice genetico continuità della specie - forse, se lei è fedele come tu credi - oppure è una donna quindi cinquanta per cento certo e anche l'altro cinquanta per cento, insomma, lei ne ha un'idea, la cosa cento per cento umana che chiede attenzione chiede, nonostante nativa digitale, che venga premuto qualche tasto sul computer o sul decoder Sky o sul telecomando perché la storia è finita o s'è fermata o c'è la pubblicità.

Perdere stima nelle persone che hanno stima di te, volere la stima delle persone che non hanno stima in te, perdere stima in te quando le persone di cui non hai stima perché hanno stima in te ti stimano, perdere stima in te quando le persone di cui hai stima perché non hanno stima in te non ti stimano - e non si vince mai.

La notte mi sveglia o non mi fa dormire il rumore che fa il sangue che pulsa - no, la giugulare che pulsa contro il cotone delle lenzuola e sento solo quello e devo aprire un po' la finestra per sentire l'acqua di fuori che in otto anni mai ha smesso, ed è stata l'unica mia certezza. 

Comunque mi piace la maniera in cui i supermercati, anche piccoli, sono pieni di cose da comprare, tipo marmellate o tè inglesi, o che si trovi la Perrier in bottiglia di vetro, cose così. Pensare al supermercato vicino casa mia mi fa sentire provinciale nonostante io abbia viaggiato - facevo la spesa al Monoprix di fronte al Pompidou facevo la spesa al Monoprix di fronte al Pompidou - spesso, appena prima che chiudesse, alle undici e mezza. Quando arrivo alla cassa mi imbarazzo del mio non essere una donna di casa, del mio essere approssimativa e disordinata, del mio comprare cose inutili e nulla di veramente sano e commestibile - tipo, i Mini Rocky Mountain Marshmallows, neanche li ho aperti, all'epoca, buttati via insieme alle scarpe insieme ai vestiti - i libri no, i libri li ho lasciati tutti a te.

Se questa cosa bella bella bella succede allora forse in quei supermercati pieni me lo prometto potrei imparare ad essere un acquirente ragionevole e non comprare l'acqua Voss e non comprare il tè francese e non comprare cose di questo genere e poi potremmo essere non più tre ma due soltanto, ci sarebbe molto più spazio per noi e non avremmo più nulla di cui vergognarci.

LELO LUNA Smart Bead: il kegel personal trainer che ti umilia proprio come quelli in palestra.

Un Dio sconosciuto ma clemente e benigno ha pensato bene di farmi recapitare un nuovo giochino proprio in questo momento di sconforto e depressione. È arrivato tipo un'ora fa ma io ho già fatto il mio e l'ho provato e tutto, quindi insomma: non ho un cazzo da fare a parte qualche lavatrice, quindi scriviamo una prima recensione di questo piccolo e meraviglioso ritrovato tecnologico.

PREMESSA


Come ben saprete, sono una grande fan delle Luna Beads della LELO, che ho comprato e recensito quando ero una povera blogger sfigata e impacciata senza neanche un cellulare decente con cui fare le foto e che adesso possiedo sia nella versione classica che quella noir. Soprattutto in questi momenti di misantropia il mio role model è Tatiana Kozhevnikova, portentosa russa quarantenne capace di sollevare più di dieci chili con i muscoli del suo giardino segreto. Non so se ci siano sensatezze scientifiche e metriche in ciò che dico, ma se da quel che dice Wikipedia il morso di uno squalo bruno applica una pressione di 60 kg posso ottimisticamente sperare che una vagina che solleva più di 10 kg sia capace di arrecare un qualche danno al pene eretto dello stronzo di turno.
Motivo valido per allenare la vagina, a mio parere, ancora più di scongiurare prolassi uterini, avere orgasmi più intensi e parti più sereni.

Uno dei grandi drammi delle ben-wa classiche, come anche le Luna Beads, è che non hai feedback. Nel senso, tu te le metti e via, ma che ne sai se lo stai facendo bene? Se stai veramente migliorando? Se funzionano? È come averci la panca e i pesi a casa ma non avere la più pallida idea di come/quando/quanto fare gli esercizi. E io sono pigra e approssimativa, motivo per cui nell'ultimo annetto - forse anche qualcosa di più - il mio kegel-allenamento se ne è andato a farsi benedire. Lo so, sono una brutta persona. E non avendo avuto se non negli ultimi mesi uno sparring partner fisso non ho mai sentito questo stimolo a fare palestra.
E poi, parliamone, mi credevo figa. In Italia, la terra dell'imbarazzo sessuale, dove tutti parlano di sesso e tutti fanno sesso male, dove essere una donna emancipata significa sapere vagamente che cosa hai tra le gambe e chiamare le mestruazioni con il loro nome e sapere che puoi lavarti durante le stesse credevo che una come a me fosse la campionessa dei pesi massimi vaginali. Come se guardare gli incontri di boxe alla tv facesse di te, automaticamente, Cassius Clay.
Lo so, lo so. Illusa.

LELO LUNA Smart Bead


Come a leggermi nel pensiero, la LELO ha creato questa cosa qua: LUNA Smart Bead. No, non è un vibratore. Se cercate roba con cui orgasmare la Lelo ne ha tantissima - qua avete una mia selezioncina con tanto di disegnini di alcuni vibratori di MySecretCaseLuna Smart Bead è un personal trainer per i kegels. Ti dà il programma da seguire, ti dà il ritmo. Sì, ok, ti dà il ritmo con le vibrazioni. Per avere un'idea più precisa di come funziona date un'occhiata a questo video qua. Appena ho visto che avevano tirato fuori questa meraviglia ho iniziato a massacrare di mail i PR svedesi per averne uno.



In poche parole, funziona così: lo accendi premendo il pulsantino laterale. Un led bianco si illuminerà una, due, tre, quattro o cinque volte, facendovi sapere a che livello del vostro allenamento siete arrivati. Dal momento del segnale luminoso avete trenta! secondi! per infilarvelo nel giardino delle delizie. LUNA Smart Bead vibrerà tre volte, per farvi sapere che è iniziato l'allenamento. Ora, è semplice: ogni volta che lui vibra, voi stringete. Quando smette di vibrare, rilasciate. L'allenamento dura meno di dieci minuti - insomma, una cosa fattibilissima su base giornaliera. E promette risultati. Non il morso dello squalo bruno, ma speriamo di far tornare un po' di atavico terrore per la vagina dentata - appena ho finito questo post mi faccio i pop-corn e mi metto a vedere DENTI.

Comunque, parliamo della mia esperienza personale: come ho già detto, io credevo di avere una vagina abbastanza allenata. Insomma, ok, non mi alleno più con costanza da diverso tempo, ma ogni tanto giuro che, quando non ho nulla da fare, qualche serie di stringi-rilassa-stringi-rilassa lo faccio. Insomma, è andata così: apro il magico pacchettino, tiro fuori lo sportivissimo aggeggio, lo munisco di batteria attentamente fornita dalla LELO, lo lavo accuratamente, leggo le istruzioni d'un fiato e vai. Accendiamo. Il led bianco scintilla tre volte, ovvero: livello tre: intermedio: per chi ha una moderata potenza muscolare del pavimento pelvico e qualche capacità di controllo, dice il libretto di istruzioni. Ti fanno partire dal livello intermedio per poi capire di che categoria sei. Sensato, dico io. Vedrai che sicuramente sto a livello cinque - ESPERTO - e mi danno una medaglia e mi dicono che non ne ho nemmeno bisogno. Iniziamo. Trenta secondi per infilare l'aggeggio nel giardino delle delizie, e poi me ne resto perplessa e in piedi in attesa delle vibrazioni. Vibra. Stringo. Smette di vibrare. Rilasso. Prima serie: ok. Seconda serie: meno ok. Terza serie: MH. Quarta serie: questo coso non smette più di vibrare e io stringo stringo stringo e cerco di focalizzare il mio pensiero su Tatiana Kozhevnikova e lo squalo bruno, ma la cosa non è immediata come sembra. Insomma, come personal trainer questo attrezzino è severo. La cosa sarà durata cinque minuti a dir tutto ma ehi, mi ha lasciato il giardino segreto un po' indolenzito. Tre vibrazioni ad avvertirmi che la mia prima sessione è finita e posso rimuovere LUNA Smart Bead - ancora non ho capito se questo oggetto è un lui o una lei quindi continuo a non mettere articoli. Gioiosa, rimuovo e applico le più basilari norme igieniche sull'oggetto.
Ora è il momento della verità. La nuova tecnologia SenseTouch™ brevettata dalla LELO per monitorare la tremenda potenza dei mie muscoli vaginali ha preso atto della tremenda potenza dei mie muscoli vaginali e ha scelto una routine d'esercizi adatta a me. Ripremerò il pulsantino, ed il magico led bianco scintillerà una, due, tre, quattro o cinque volte. A seconda del mio livello.
Premo il pulsante.
Il led si illumina una volta.
E poi basta.



UMILIATA.

Livello uno: Principiante: per chi non ha mai praticato esercizi Kegel.

Ora: ho troppa fiducia nella LELO e troppa capacità di autocritica per dirvi qualcosa come: è rotto. Non è rotto. La mia vagina è una schiappa. C'è da mettersi a lavorare. Fortunatamente, l'oggetto che mi ha dato consapevolezza di questo problema è anche la soluzione. Ora ci si allena violentemente per cinque minuti al giorno. 
E tra qualche tempo faccio un nuovo post e vi dico come sta andando, ok?

CHEST BURSTS LIKE JOHN HURT

Scusate, mi ero ripromessa di mantenere una certa alternanza tra i post depressi e i post cazzoni, ma ehi: siamo in un momento poco cazzone ma molto depresso. Che ci volete fare.

So quanto bene mi volete, so che non siete qua a giudicare. Vero?
Marta Zura-Puntaroni
Questa cosa dell'autoscatto mi piace: ormai mi sono quasi abituata alla mia immagine allo specchio, e non riesco più a percepirci niente. Un tempo mi guardavo e capivo come stavo. Adesso mi guardo e mi sembra che vada tutto bene anche se probabilmente non è così.

“Stai descrivendo la giornata di una depressa.”

Me l'ha detto qualcuno a cui stavo dicendo che, di base, in questi giorni non ho niente da fare, e passo il tempo a letto, e i libri mi annoiano, e i film mi annoiano, e non esco perché tanto comunque prima o poi pioverà.
Io forse avrei detto più pigra che depressa, ma chissà.

La verità è che questa relazione mi sta distruggendo. Forte e chiaro. Distruggendo. Forse me ne sto rendendo conto soltanto adesso, forse, proprio oggi, insomma. Non c'è una persona, una, a fare il tifo per questa cosa qua. Soltanto io. Nessun altro. Chi conosce me, chi conosce entrambi. Non c'è stata una persona a dirmi di provare o di insistere o di andare avanti. M'hanno detto tutti la verità: questa cosa ti sta distruggendo, lascialo perdere.

Geografie fisiche e mentali come stravolte da qualche cataclisma - non. mi. riconosco. più.
Sempre più raramente mi trovo a non volere che non fosse mai successo. Stavo meglio prima. Stavo molto meglio prima. Stavo bene. 

Il tempo che non passo nel nulla lo passo a sperare, a pregare che qualcosa accada e mi liberi da questa tremenda pena, perché io non ne ho la forza, perché io non ne sono capace.

Yeah it's overwhelming, but what else can we do?

Ogni volta ricominciare è più difficile, ed è inutile che ve lo stia a dire, ed è inutile che io stia qui a ringraziarvi per ogni singola mail, messaggio, commento ricevuto in questi - quanto tempo è passato? una settimana? qualcosa di più, qualcosa di meno - dicevo, in questi giorni in cui ho avuto voglia di lasciare tutto.
Sono tuttora molto confusa e stare qui a scrivere in nessun modo sembra aiutarmi, ma siamo soltanto alla quarta riga - non è vero: so che arriverò alla fine di questo post e non c'avrò capito un cazzo comunque. 

Non scrivere, non farsi foto allo specchio: sicuramente è triste che la mia identità sia così strettamente legata ad una cosa che neanche esiste, a questo blog - pensateci: sono alcuni mega di informazioni che se ne stanno chiusi in un server da qualche parte in America: credo in California, credo a Santa Monica - capite, questa cosa non esiste eppure determina quello che sono - questa cosa non esiste eppure le mattine in cui questa cosa non esiste più ho difficoltà a svegliarmi, a lasciare il letto, a fare qualcosa.

Nessuno ti chiede mai cosa sei. Tutti ti chiedono cosa fai.
Cosa fai, la risposta è varia. Ora, in poche parole, niente. Ci sono alcuni progetti fermi, alcuni da iniziare, alcuni falliti. Sono cose avvenute da poco, o che stanno per avvenire. Ora come ora non faccio niente. Farò dei controlli, un po' più spesso delle linee guida cliniche, un po' più spesso.
Se qualcuno mi facesse l'altra domanda, credo che questo potrebbe essere una risposta, o almeno la cosa più vicina ad una risposta che i miei scarsi mezzi sono capaci di trovare.

Marta Zura-Puntaroni


È molto difficile da spiegare. Vorrei essere capace di spiegare.

Vorrei anche dirvi che è cambiato qualcosa, che, insomma, si è giunti ad una conclusione.
E invece no. È tutto anche più confuso di prima.

Vorrei, inoltre, poter far finta di nulla, e cancellare questo post, e ricominciare a scrivervi di cazzate, o anche cose intelligenti, e parlarvi dei libri che sto leggendo e i film che sto vedendo e le creme che sto mettendo e i vibratori che sto usando e la vita che sto facendo, ma non riesco fisicamente a ricominciare facendo finta che nulla sia accaduto.

Uno dei grossi problemi è che non riesco ormai da tempo a scrivere per me stessa. Non riesco a concepire di scrivere se non per pubblicare sul blog. Se non viene pubblicato è come se non esistesse, come se non fosse mai stato scritto, ovvero se ne resta sottopelle a darmi fastidio come una spina, come una scheggia di legno, come un frammento di vetro.

Quindi capite bene che quando lui mi dice di non scrivere di lui - lui che ora è tutto quello che ho sottopelle a darmi fastidio e a incancrenirsi e a farmi soffrire, questa piaga interiore che mi costringe ad abbandonare ogni luogo conosciuto e a perdermi, a esplorare - capite quanto sia difficile per me.

Ma ci proveremo.

Evita i particolari

Sì, forse non sono stata un granché chiara, nell'ultimo post.
Inizio-cancello-inizio-cancello-inizio-cancello.

Tra una ventina di giorni faccio ventisei anni, tra un paio di mesi il blog ne fa quattro. Quattro.
Relazione più lunga mai avuta. Forse soltanto con la mia Polo siamo stati assieme tanto tempo.

Ho passato la mattinata a ondeggiare tra video di tosatura di pecore neozelandesi - a cesoie, solo con le cesoie - e questa scheda qua. Quella di inizio post.

Inizio-cancello-inizio-cancello-inizio-cancello.

Di base il problema è uno.
Lui non vuole che scriva di lui. 
Affascinante, se pensate che si turbò tanto quando quest'estate chiusi il blog per un paio di giorni.



“Sei ricattatoria.”
Sono ricattatoria, vedete. Scrivendo che sono ricattatoria sono ricattatoria. Scrivendo che lui ha detto che sono ricattatoria sono ricattatoria.

Un tempo diceva sempre il mio nome, adesso non più.

vocativovocativovocativo

“Non parlare dei miei gusti musicali su Twitter.”

TUTTO! IL! TWITTER! SIGNORI!

Tutto il Twitter come ben sapete è interessato solamente, tutto il Twitter come ben sapete esiste solamente in funzione della ricerca di ulteriori nozioni sui suoi gusti musicali. 
Che poi twitter blog instagram tutto uguale perché sai, conosciamo la differenza ma non gli diamo dignità di differenza, così, chiamiamo in maniera imprecisata un ecosistema complesso, neghiamogli importanza, complessità.

Posso parlare su Twitter dei miei gusti sessuali? No, perché i miei gusti sessuali sono i tuoi gusti sessuali - scusa, una precisazione: ammettiamo che i miei gusti sessuali sono diventati i tuoi gusti sessuali, permetti? - quindi no, non posso parlare dei miei gusti sessuali.

Potremmo presentarci, ora, che finalmente ci vediamo dal vivo.

Ricordo le scarpe che portavo il vestito che portavo la maniera - studiatissima - in cui mi sono sporta mi sono piegata le ho teso la mano ed ecco - intelligence - un altro brandello di informazione.

NuovoBlog/NuovoPost/NuovoBlog/NuovoPost.

Che strano, pare che la norma classicistica del platonismo estetico appartenga ad un paradigma superato.

Tutto il tempo passato che ho passato a fare quello che di solito faccio - credo che in gergo militare si chiami intelligence - che poi, tu guarda che nemici miseri mi metti avanti, Dio. 
Madonna che stupida vacca.

Tranne quando riguarda lui, naturalmente.

Stupida, stupida, stupida io che continuo a sentirmi stupida.
“Non sono geloso.” 
No.
“Non ti amo.”
No.
E allora di cosa cazzo stiamo parlando?

Architetti stupidi che non sanno che il vetro agisce da lente e fa prender fuoco alla carta. Tiranti per tenere gli alberi, attendere che rimettano radici. Un altro brandello di informazione.

Ogni giorno ricevere una mail con dentro un link a qualche cazzata, qualcosa che sfotta qualche mia tendenza, qualche mia voglia, qualche mio desiderio, qualche mia maniera d'essere. 

“A me questa cosa crea problemi.”
“Quale cosa.”

Perhaps one did not want to be loved so much as to be understood.

“Questa cosa, che.”
“Non ho voglia di parlarne. Ho voglia di dormire.”

Ricattatoria, vedete, perché vi scrivo queste cose qui.
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