Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: dicembre 2014

Devo veramente fare una specie di riassunto del 2014?

Sì, ok, non ho avuto un cazzo da fare ma nonostante ciò non ho scritto più nulla. E ne avevo di cazzate da scrivere, eh.

Non nego che un po' m'ha mandato in crisi il quote delle Vipere e tutta la polemica che s'è scatenata sotto l'ultimo post. Sapete che mi basta poco per smetterla di trovarmi a mio agio qua. Stimo tanto quelle che se ne fregano e che anzi, sono contente perché è tutta pubblicità e basta che se ne parli, se bene o male non importa. Io preferisco starmene con poca gente fidata.

Sono giorni particolarmente vuoti: non ho un grande amore per il Natale. Di base sto aspettando che finiscano le vacanze - e finiscano i lavori al soffitto di casa, perché sono tuttora sotto sfratto e bloccata nelle Marche - per poter capire cosa fare poi. Non ho le idee molto chiare.



Sto cercando di tirare le somme dell'anno - cercare di capire cosa è andato bene e cosa è andato male, cosa ho fatto bene e cosa ho fatto male - ma sono molto confusa e ogni giorno i risultati cambiano. Non so perché ma il 2014 non ha una personalità un granché definita, nella mia testa. Eppure, eppure ne sono successe di cose. 

Niente, ho bisogno di voi: raccontatemi qualcosa: ditemi che fate a capodanno, o roba così.

Prima di Cinquanta Sfumature di Grigio

L'argomento è complesso, e come al solito le mie capacità non sono all'altezza.
Vorrei avere la capacità di spiegare dall'inizio com'è andata, e cosa mi ha portato ad essere quella che sono, ma è impossibile. Se devo pensare ad un autore che c'è riuscito, che è riuscito a parlare di tutto quel sé di cui io vorrei parlare, forse è uno: Mishima. 
Sicuramente, non ne sono capace.

Dovendo definire la mia sessualità, dovendo inserirmi politicamente da qualche parte mi metterei nella Q alla fine di LGBTQ.
La Q di queer.
Che di base non significa un cazzo, quindi ecco, non significo un cazzo. No, non è vero: aiutiamoci con Wikipedia. 
“Queer” è più che altro un termine politico, spesso usato da coloro che sono politicamente attivi, da chi rifiuta con forza le tradizionali identità di genere, da chi rifiuta le categorie dell'orientamento sessuale come gay, lesbica, bisessuale ed eterosessuale, da chi si rappresenta e percepisce come oppresso dall'eteronormatività prevalente nella cultura e nella società o dalle persone eterosessuali le cui preferenze sessuali le rendono una minoranza.
Ha il suo senso, credo: le mie preferenze sessuali mi rendono una minoranza. Posso dirlo con una buona dose di certezza: negli ultimi dieci anni mi è capitato di etichettare più e più persone - la vasta maggioranza - come vanilla. E non è una cosa che riguarda soltanto il compiersi o il non compiersi di certi atti, certe pratiche: è qualcosa nel come si fa, è qualcosa nello sguardo. 
Se siete della mia parrocchia sapete di che parlo.

Comunque: noi siamo quelli che se qualcuno muore nelle nostre vicinanze e la finanza ci fa una controllatina al computer, sicuro che andiamo dentro. Poi, certo: qualche avvocato bravo nel giro di una settimana ci tirerà fuori, ma non prima di aver preso qualche sputo in faccia, non prima di essere di aver avuto qualche problema. Come un tempo per l'omosessualità, la Q è accettata - o meglio, non giudicata - soltanto per certe categorie di persone: artisti, estrosi, alternativi. 
Elton John può essere frocio. 
George Michael può essere frocio.
Il professore di matematica del tuo figlio tredicenne non può essere frocio.
Per queste categorie le cose, lentamente, stanno cambiando: ma noi della Q siamo l'ultima lettera della sigla. Anche perché, capite: noi Q non abbiamo poi tanti problemi. Finché, ecco, non ti trovi per sbaglio in un indagine d'omicidio e lo sbirro apre il cassetto sbagliato, non c'è un granché bisogno di parlarne. Quello che succede in camera da letto resta in camera da letto. E quello che non avviene nella camera da letto - fidatevi, sembra tutto normale.



Non ho letto 50 Sfumature di Grigio e non ho intenzione di farlo: so soltanto che negli ultimi due anni la Q - o meglio, scusate, un certo interesse e un certo fraintendimento della Q - è diventata mainstream.

“No, perché un'amica di mia Cecilia le ha passato il file di questo libro e mi ci sto fissando troppo a leggerlo.”
Un annetto fa Lucia, mia amica d'infanzia, mi lascia mezz'ora ad aspettare in macchina sotto casa sua perché deve finire un capitolo di Cinquanta Sfumature.
“Ah-ah.”
“No ti giuro: certi pezzi non si capisce neanche che succede.”
“Be', perché è un libro dimmerda scritto dimmerda.”
“No no, perché, cioè, tipo la lega.
“Ah-ah.”
“Tipo le caviglie ai polsi e poi però mette in mezzo un, che ne so, tipo bastone?”
Legspreader.”
“Che?”
“Niente, niente.”
“Certo che però è eccitante.”
“Immagino.”
“Ma secondo te esiste veramente gente che si fa mettere le pinze ai capezzoli?
“Che ne sai, Lucia: il mondo è vario.”

L'odio che provo per Cinquanta Sfumature di Grigio è lo stesso odio che prova l'adolescente bruttina e lesbica per la classica troietta della classe che limona con la migliore amica per farlo venire duro ai compagni. Un odio che si sviluppa su tanti e tali livelli - dal c'ero prima io! allo stai sbagliando tutto! - da renderne impossibile una descrizione accurata.

Cinquanta Sfumature di Grigio è una fanfiction scritta da una cinquantenne sposata e profondamente insoddisfatta della propria vita sessuale, che dopo aver consumato the Twilight Saga a forza di ditalini ha deciso di crearsi materiale autoerotico da sé e condividerlo su un sito di fanfiction con il nickname di Snowqueen's Icedragon. E questo dovrebbe bastare.

Non ho letto 50 Sfumature di Grigio e non ho intenzione di farlo: so soltanto che, da quello che leggo dalle sintesi su Wikipedia, che c'è uno scemo ultraricco che si invaghisce di una scema pure un po' complessata e cessa. Dopo qualche uscita la scema complessata e cessa scopre che allo scemo ultraricco garba una versione superficialotta, erronea, edulcorata e mainstream di quello che chiamiamo BDSM. La scema ritardata complessata ci s poi nel giro di tre libri con tanto amore, innocenza ed un figlio uscito fuori per sbaglio - CIAO BELLA SWANN! CIAO! - finalmente riesce a guarire l'animo ferito dalle violenze sessuali infantili - questo a quindici anni ha avuto il culo di trombarsi una MILF e povero amore è rimasto traumatizzato - dello scemo ultraricco.

(Se avete letto i libri e avete una versione della trama diversa datemela pure, le pagine wikipedia di Cinquanta Sfumature sono fatte dai fan di Cinquanta Sfumature: ovvero gente che scrive dimmerda.)

Ehi, amici omosessuali, ditemi una cosa: come vi sentireste di fronte ad un'opera di finzione che vi dice che da quello che siete si può guarire? Che vi dice che siete così perché avete qualche trauma infantile o adolescenziale, e che il Vero Amore vi farà tornare normali? Che sensazione provereste?

Cinquanta Sfumature sta facendo i soldi sulla Q - fanno i cazzo di plug anali con il brand Cinquanta Sfumature di Grigio - dando ad intendere neanche troppo velatamente che la Q è una malattia, un problema, un errore. Certo, dal libro tratto dalla fanfiction di un libro tratto da una mormona non potevamo pretendere un granché.

E diciamo che l'apertura mentale dei membri del cast del film non sembra di molto migliore. La facciadascemo che interpreta lo scemoultraricco è andata a fare ricerca per il suo complessisimo personaggio in un dungeon BDSM. Durante un'intervista dichiara: “È stata una serata interessante. Poi quando sono tornato a casa da mia moglie e dal mio bambino, mi sono dovuto fare una lunga doccia prima di toccarli.” Certo, diomio, cosa vuoi fare, toccare tuo figlio dopo che hai visto del BDSM? Non sia mai, che schifo.

Il giramento di coglioni che tutto questo mi provoca è immane. L'uscita del film ha ritirato fuori tutto il disgusto e l'odio che provavo per questa saga, per quello che rappresenta, per i messaggi sbagliati che dà.

A Febbraio darò soldi a tutta la baracca di stronzi di cui sopra? Non lo so. Forse, fosse solo per dare fastidio bestemmiando e urlando volgarità alle vanilla frustrate che vanno a vederlo per rendere più piccante la relazione col proprio ragazzo - sì, ok, lo so: non è molto maturo ma capitemi.

L'unica cosa che so è: per me esisterà sempre e soltanto un Mr. Grey.


#SNOBPLAYLIST

Più di un anno fa dichiaravo apertamente e senza remore la mia assoluta ignoranza musicale in questo post qua. E più di due anni fa - cazzo, come passa veloce il tempo - manifestavo il mio amore per le playlist - o meglio, per i mixtape.
Io con la musica ho un rapporto ambiguo. 
Mi piace ma non la capisco. 
Mi piace ma mi esclude. 
Mi piace ma sono negata. 

Sono una persona con delle lievi tendenze autistiche e nettamente abitudinaria, mi piace ascoltare sempre la stessa roba. Il che è un po' noioso, alla lunga, me ne rendo conto. Però quando qualcuno riesce a mettermi dentro la testa una canzone è fatta, eh. Divento una bestia molto fedele. 


Comunque, voi lettori siete sempre stati molto bravi sotto questo punto di vista. Mi buttate là qualcosa sotto qualche post, commenti tipo io leggendoti sento questa canzone qua, e sarò onesta, non m'avete mai deluso. Avete sempre consigliato bella musica, anche se non rispondo quasi mai ai commenti o alle mail lo sapete che leggo tutto, e vi do ascolto, davvero.

Quindi, stavo pensando: ma non potremmo farlo più spesso? In una maniera più regolamentata? 

Insomma: mi fate una playlist?

Facciamo una cosa mensile: io scrivo: #SNOBPLAYLIST MeseInCorso e via, voi potete scrivere il pezzo che più vi aggrada e che prima vi viene in mente qua sotto. Quando vedo che i commenti diminuiscono, nel giro di due-tre giorni, metto tutto su Spotify e vi piazzo il link su post. Iniziamo con questo post qua? Però non fatemi la playlist di Natale, eh!

Vorrei essere una blog colta e serie che propone musica invece di farsi proporre musica, ma ehi, io non l'ho mai negato: la grandezza di questo blog siete voi, i Fedeli Lettori.

(Prendo l'occasione per dirvi: siamo diciassettesimi nella Classifica di Les Cahiers. Ok, sarà una cosa stupida/ingenua/infantile per una cazzivari blogger come me, ma visto come sono cambiati i parametri mi sento un po' soddisfatta, che ci volete fare.)

ECCO LA #SNOBPLAYLIST DI DICEMBRE.

Tre Oggetti #9

#1 Maxiclutches PrettyinMad


Ho sempre visto scorrere nella mia TL di Instagram tutta la bella robina di PrettyInMad, senza mai decidermi a comprare nulla: mi garbavano le pochettine ma mi sembravano sprecate come portatrucco o portamonete da borsa. Poi Pretty ha tirato fuori le Muxiclutches ed è stato amore a prima vista, così amore e così a prima vista che nel giro di un paio di giorni sono diventata proprietaria di una delle primissime MaxiClutches, quella con le rose e i teschi - grazie PIM <3
Comunque: sono comode, capienti, morbidose, stilose e vengono in grande varietà di meravigliose stoffe. Pretty In Mad è una donna piena di gatti e coi capelli rosa, ovvero la persona ideale da cui comprare qualsiasi cosa. Visto che è oberata dal lavoro e non sempre il suo Etsy è aggiornato, mandatele un messaggio su FB se volete saperne di più delle meravigliose MaxiClutches.



#2 Parrot ZIK


Mia madre, dopo profonda meditazione e violenza psicologica alla sottoscritta - è l'unica donna che riesce a metterti ansia anche nel farti un regalo, record assoluto! - ha deciso di farmi un paio di cuffie. Non so se ricordate le mie amate WESC, morte gloriosamente nel Mekong assieme ad una notevole schiera di oggetti tecnologici che mi ero incautamente portata in Vietnam.
(Signori: questa cosa della roba tecnologica che se si bagna si rompe vogliamo per favore risolverla? GRAZIE.)
Avevo meditato approfonditamente su quali cuffie scegliere, ma alla fine non è mai stato Vero Amore. 
Comunque, alla fine la SnobMadre ha comprato le Parrot Zik.
Ok: non sono delle cuffie. Sono una meraviglia. Bluetooth. Comandi touch. Lou Reed paceallanimasua come testimonial il che mi permette di mettere la sua foto qua sul blog - per le Zik 2.0 hanno preso Conchita Wrust: tanto amore a livello umano, poco amore a livello musicale. Scusa Conchi, preferisco Lou. Cancellazione attiva del rumore che ti isola in una felice bolla di silenzio e menefreghismo. Applicazione sull'iPhone che ti controlla tutte cose del tuning che io non capisco per nulla e che sicuramente sono sprecate per me. Design del glorioso Philippe Starck! L'unico difetto che hanno è che il Bluetooth va da Dio con l'iPhone, ma un po' di meno con il computer. Anche Coso, l'Uomo Scoglionato per eccellenza, in poche parole un Anton Ego dell'Oggetto di Uso Comune, ha mostrato un certo apprezzamento nei loro confronti.
Nonostante a prezzo pieno costino uno stonfo, adesso che sta uscendo il modello 2.0 queste qua su Amazon si trovano ad un prezzo stracciato e secondo me li valgono tutti.



#3 Felpetta Peter&Wendy 


Peter&Wendy litigano forte e fanno magliette bellissime. Oddio, per le magliette non so perché ancora non ne ho comprata una, ma sono fiera proprietaria di una felpetta da qualche settimana e posso dire con una buona dose di certezza che sì, le felpette sono bellissime. Sono bellissime per una svariata gamma di motivi, tra cui le argute e belle frasi scelte da Wendy, la meravigliosa grafica di Peter, l'amorevole stampa, il prezzo ridicolmente basso - questa meraviglia qua l'ho pagata 29 euro spedizione raccomandata inclusa, e lasciatevelo dire da una che spaccia in magliette a sua volta: 30 euro per una felpetta così bellina non sono veramente niente. NIENTE. Peter domenica scorsa era a Siena, motivo per cui ci siamo fatti una chiacchierata e gli ho detto, che diavolo Peter, fa' un altro ordine che queste felpette son troppo belle! E Peter con Wendy c'hanno pensato ed ecco: i preordini sono di nuovo aperti! Per maggior info potete chiedere a Peter o a Wendy sia su Facebook che su Twitter.



Through The Roof 'N' Underground

Se c'è una cosa che ho iniziato ad odiare negli anni dell'università è l'influenza
L'influenza, la febbre, il raffreddore. Sono malattie che vanno bene per animali membri di un nucleo familiare. Con la febbre e l'influenza e il raffreddore hai bisogno di qualcuno che ti prepari la minestrina col formaggino mio, che ti spalmi addosso il Vicks Vaporub mentre canta Soft Kitty, che ti porti la spremuta d'arancia a letto.
Le cazzo di malattie stagionali non sono fatto per le sfigate che vivono da sole.

Comunque, ormai riconosco anche il più lieve accenno di sintomo influenzale e inizio la mia guerra contro IL MALE ancora prima che questo si manifesti, in poche parole. Inoltre ho una scorta di medicinali appositamente comprati ogni fine estate per evitarmi la depressione di uscire di casa per andare in farmacia sentendomi sola come un cane se nessuno dei miei amici ha tempo/maniera di venirmi a dare una mano a gestire IL MALE.
Nulla mi mette tristezza come dover andare in farmacia da sola in questi casi. Ma io dico, abbiamo inventato il sushi a domicilio, la pizza a domicilio, il qualsiasi-cazzata-non-necessaria a domicilio e non abbiamo un cazzo di studente spiantato e fuorisede prezzolato da qualche farmacia che a pochi euro in più ti porta la tachipirina sotto casa col motorino? Ma scherziamo? Millenni di evoluzione e non sappiamo darci delle priorità?
In questi momenti invidio le amiche del paese che hanno messo su famiglia: certo, dovrai gestire il mutuo e un marmocchio che piscia e caga e forse nel giro di qualche anno tu e il tuo marito scelto di fretta alla fine delle superiori o all'inizio dell'università inizierete a cornificarvi, ma almeno sicuro che se hai l'influenza qualcuno che ti vada a prendere il paracetamolo lo trovi, no?

Scusate la digressione, il post voleva parlare d'altro - anche se potrei spendere qualche riga a rimpiangere i termometri col mercurio che funzionavano tanto bene mentre questa ciofeca elettronica che mi gira per casa dice che ho 34.7 e mente, è ovvio.

Insomma, ieri sono andata a dormire con il termosifone a palla, la neoborocillina in bocca e il paracetamolo nello stomaco.

Stamattina mi sono svegliata con l'aprirsi di una crepa nel soffitto sopra di me.

I cazzo di lavori del cazzo di soffitto. Ve ne avevo parlato? In poche parole il mio soffitto ha dei problemi. O meglio, il pavimento dello stronzo di sopra ha dei problemi, purtroppo il pavimento dello stronzo di sopra è anche il mio soffitto. Quindi io e stronzo di sopra - che è un avvocato mafiosetto senesastro che addirittura voleva risolvere i problemi del suo pavimento lasciandomi ignara dei problemi del mio soffitto e in evidente pericolo di morte - ci siamo accordati, tramite lettere di diffida e bestemmie telefoniche, per risolvere la situazione con dei lavori.

Lavori che dovevano iniziare Lunedì 15, giorno in cui avrei fatto trovare sgombra da mobili e umani la mia camera da letto per lasciare che quei barbari muratori - il muratore è la categoria umana da me più odiata: un muratore non dico ha provato a violentarmi perché diciamo è eccessivo, però ecco, m'ha sbattuto al muro cercando di limonarmisi e io ho dovuto reagire violentemente e diciamo che da quel momento a me i muratori stanno sul cazzo - sventrino la mia stanza.

Che giorno è oggi? Come dite? Non è il quindici?

“No signora, ma non si preoccupi eh, noi stiamo lavorando al pavimento.”
“Sì, ma il pavimento è il soffitto.”
“Be', non proprio, 'nsomma, c'è un controsolaio, lì, no, quindi.”
“Io non so esattamente cosa cazzo sia quello che è sopra a me, ma ha delle crepe.”
“Ma non si preoccupi, che non succede niente.”
“...”
“Non dovrebbe succedere niente.”
“Dovrebbe...?”
“Certo, se evita di dormirci è meglio. E magari se leva anche la roba di valore.”

Insomma, alla febbre si è unito il problema non indifferente dello sfratto. Del trasloco. Devo far stare i mobili che stanno in due stanze in una stanza sola. E sfebbrarci. 

Ma tanto, che cazzo vuoi fare? Nel senso, incazzarsi non serve a nulla. Quindi niente: metto in salvo i libri, per prima cosa. Ho la rassegnazione di un formicaio situato in un parco giochi.

Sta di fatto che mi rendo conto di aver ammucchiato tanta roba inutile in una stanza che è tutta da rifare, in una casa in cui non so neanche se continuerò a vivere, e tutto questo mi stressa terribilmente.


Come fare l'hammam in casa e avere una pelle figosa

Post necessario e vitale per una serie di ottimi motivi.

Tipo: sta arrivando l'inverno e già vi vedo ad ignorare il vostro organo più grande - la pelle ragazze, la pelle! - semplicemente perché nascosto sotto strati di acrilico Zara e nylon dei collant seamless della Golden Point sponsorizzati da Miley.
Tipo: perché qualche mese fa su questo blog ho fatto un giveaway con tutto l'occorrente per fare l'hammam in casa e poi me ne sono scordata finché mia madre non mi ha chiesto che dovevo farci con quei due pacchi in attesa di essere spediti.
Ops.
Tipo: il kit che due di voi riceveranno è lo stesso che ho regalato ad alcune amiche dicendo “Poi a breve faccio un post sul blog e potrete leggere lì tutte le istruzioni” e vabbè, mi sono scordata pure quello.

Sono stati giorni difficili, che credete.
(Abbiamo mai avuto giorni non difficili in quasi quattro anni di storia del blog? Ehi, ma me lo fate un regalo per il blog-compleanno?)

Andiamo al dunque.

Volevo fare una breve introduzione parlando di quando io e la Spora andavamo all'hammam della Moschea di Parigi, ma il cuore un po' m'è mancato e in questi giorni ho nostalgia di Parigi quindi, insomma, tralasciamo la parte sentimentale che vede me e la Spora circondate da arabe nude a bere tè alla menta e a parlare di uomini.

Allora: per hammam qua non intendiamo il luogo fisico del bagno turco - mi dispiace, non ho le competenze per spiegarvi come costruire un bagno turco in casa - ma il rituale di bellezza arabo.
Se andate in Marocco fatelo. Avere due marocchine - vestite - che vi scrutano parlottando e ridono, vi buttano addosso secchiate d'acqua calda e vi insaponano mentre voi ve ne state lì, nude sceme ed occidentali, è un'esperienza da fare. 
Io e la Spora avevamo un metodo diverso da quello che andrò a descrivere, che però è quello originale DOC marocchino e sulla pelle fa veramente miracoli.

Occorrente


Savon noir: è un sapone scuro in pasta, composto soprattutto da olio d'oliva, che prepara la pelle all'esfoliazione.
Guanto kessa: meraviglia della scienza e della tecnica araba. Guanto da scrub. Scordatevi la loofah, scordatevi tutto. Questo riesce a fare miracoli.
Ghassoul: prestigiosa argilla proveniente dalle mitologiche montagne dell'Atlante. Questa è la cosa più figa che mi sono riportata dal Marocco e merita un post di venerazione a parte, preparatevi perché si parlerà di cose come non usare più lo shampoo ma lavarsi i capelli con il fango, insomma: open your mind.
Olio: allora, a voler fare i fighi si dovrebbe utilizzare l'olio d'Argan, ma visto che qua in Italia costa dieci volte di più che in Marocco, limitiamoci ad un odio vegetale decente. No, l'Olio Johnson Baby non va bene. Ho detto vegetale. Tipo, l'olio di cocco è ok. Io di solito uso l'Olio delle Fate dell'Erboristeria Magentina.

Sì, lo so quello che state pensando: tutto molto bello, Snob, ma noi 'sta roba dove la troviamo?
Allora, le possibilità sono molteplici.
Sicuramente girando tra erboristerie, botteghe equo-solidali e macellerie arabe - sì, le macellerie arabe vendono pure questa roba qua, spesso e volentieri - dovreste riuscire a trovare tutto. Ma a dei prezzi indecentemente alte - tranne per quel che riguarda le macellerie arabe, forse. Quindi, il mio consiglio è: affidatevi a ebay. Cercando un po' riuscirete sicuramente a trovare tutto l'ambaradan a meno di venti euro spedizione inclusa ed in quantità significative. Se poi ebay per voi è ancora un mistero e volete vi faccia un post su come addentrarvi per i suoi meandri, non avete che da chiedere.

Istruzioni


Se siete danarosi e avete una sauna o un bagno turco in casa questo è il momento per utilizzarlo. Se siete muniti di una banale doccia be', ecco: usate quella. Acqua bella calda e tanto vapore. Passate qualche minuto sotto il getto, fate ammorbidire ben bene la pelle. 

Quando vi sentirete belli pregni d'acqua chiudete il tutto, prendete del savon noir e massaggiatevelo religiosamente ovunque. Sì, anche in faccia. Sappiate che il savon noir, a differenza del sapone normale, non fa schiuma, quindi siate psicologicamente pronti. Tenetelo in posa per qualche minuto e poi sciacquate il tutto ben benino.

Ora, è il momento di prendere il guanto kessa, bagnarlo, e iniziare a sfregarvi vigorosamente in ogni dove. Di base è qua che avviene il miracolo - o lo schifo, dipende dai punti di vista: ci sono buone possibilità che voi vediate lo strato di pelle morta che viene grattato via. Sì, è disgustoso, soddisfacente, meraviglioso. Passerete la giornata successiva all'hammam a toccarvi il braccio stupite dalla tremenda morbidezza, ve lo giuro. 

Adesso arriva una delle parti più controverse dell'hammam: il ghassoul. Visto che ho intenzione di parlare più a lungo del ghassoul in un altro post mi limiterò a darvi poche informazioni pratiche: il ghassoul fa la pelle figa. Credo sia grazie alle saponine, o grazie al suo ph neutro, non so. Comunque, prima dell'inizio di tutto il rituale avreste dovuto preparare una ciotola con qualche cucchiaino - mai utilizzare oggetti di metallo con le argille: plastica, vetro, legno, ceramica sono ok, mai il metallo - di ghassoul e un po' d'acqua. Per il tempo in cui vi serve dovrebbe essersi già sciolto ed essere pronto all'utilizzo. Recuperate il vostro ghassoul e spalmatevelo - non c'è bisogno di fare uno strato come l'argilla verde, ne basta poco - su tutto il corpo - viso incluso, yeah. E anche qui, aspettate qualche minuto, di solito una decina. Quando vi siete stufati di aspettare aprite l'acqua e sciacquatevi con cura. Scoprirete di essere sorprendentemente morbidi e, lasciatemi passare il termine, viscidi. Insomma, non avrete la pelle che fa sgneeek! come quando vi lavate col sapone. Avete presente la sensazione da saponetta Dove con un quarto di crema idratante? Qualcosa così. Il che è bene, eh, significa che la vostra pelle, da asciutta, non sarà secca ma fantasticamente morbida e idratata.

A questo punto il colpo di grazia: olio sulla pelle bagnata. Perché, bimbe mie, l'olio per il corpo va messo sulla pelle ancora bagnata: ci metti un decimo del tempo, ne utilizzi molto di meno, è molto più idratante, lo massaggi molto meglio. In qualche post successivo parlerò dei tipi di olio che utilizzo io, comunque l'importante è che sia qualcosa privo di siliconi e paraffina - credo che ormai roba ecobio di questo genere si trovi tranquillamente ovunque. O, se volete spendere poco e andare sul sicuro, cercate dell'olio di cocco alimentare nel reparto cibi etnici del vostro supermercato di fiducia.

Ta-dan!

Se avete fatto tutto per bene passerete giorni di stupore per la morbidezza della vostra pelle. Se avete uno sparring partner vi chiederà immediatamente se avete cambiato crema o cosa, perché anche lui si accorgerà che la vostra pelle è diversa. Se ne accorge anche Coso di quando mi faccio l'hammam, non so se rendo. 

Prendo l'occasione per finalmente annunciare le due vincitrici del giveaway che sono state decise utilizzando la SnobMadre come random della calcolatrice ormai più di un mese fa: Mareva e Dirce, a breve vi mando la mail per chiedervi l'indirizzo.

Tre Libri #2

Insomma, come vi ho detto per il compleanno ho ricevuto libri. Pure Coso mi ha regalato dei libri, non so se rendo l'assurdità.
“Ma cosa state cercando di dirmi? Che sono diventata una capra senza cultura?”
“Forse.”
Lo so, si sta prendendo troppe libertà, dobbiamo rimetterlo al suo posto.

Comunque, effettivamente, dopo un meraviglioso sprint dato dalla presenza del Kindle e da una primavera e un'estate permeate da una certa aura di cazzeggio, diciamo pure che non ho più letto nulla di nuovo. Leggere, non so perché, mi mette ansia. Riesco soltanto a rileggiucchiare all'infinito roba già letta, posti con emozioni note, non ho voglia di affrontare nulla di nuovo.


Curiosamente, di tutti i libri che mi sono stati regalati il primo che ho preso in mano e che ho aperto e che ho finito era l'ultimo di Zero Calcare, una graphic novel se volete fa' i ganzi o un fumetto se come me siete nati in campagna e siete un po' terra terra. Così mi sono resa conto che le ultime tre cose che ho letto sono tutte fumetti. E, insomma, alla fine il Tre è il numero del post del blog, quindi.


Ok, questo spero non abbia bisogno di presentazioni o spiegazioni. A dire il vero non ne sto scrivendo né per recensirlo - recensire Faraci che scrive Topolino, maddai - né per manifestare il mio amore - #IMWITHTITO - ma semplicemente per bullarmi della copia autografata. Eh già.




Io di ZeroCalcare, a parte il blog, non ho mai letto nulla. Sono riuscita a leggere mezzo Un polpo alla gola nel 2012 mentre ero a Torino ospite da Fiammetta - ciao Fiamma! ma, ecco, oltre a quello nada. Mi sono sempre ripromessa di comprarmi i vari libri, cosa che puntualmente non facevo perché ecco ormai se entro in libreria è soltanto per passare tempo mentre in Centrale a Milano aspetto che venga fuori il numero del mio binario. Tommi me l'ha regalato per il compleanno con la convinzione che m'avrebbe fatto cagare e che non sapessi neanche chi fosse ZeroCalcare - ricordiamo sempre della cotta-primi-anni-2000 - e invece, ecco, m'ha fatto un favore. Se anche voi siete abituati allo ZeroCalcare cazzone del blog prendetevi Dimentica il mio nome, perché ha qualcosa di meraviglioso, profondo, inaspettato. Non voglio attaccarvi inutili pipponi, ma dirvi soltanto che merita.




Data la solita ignoranza con cui m'aggiro per il mondo non m'ero mai sforzata di sapere chi fosse e che fine avesse fatto la gente che durante la pre-adolescenza ha fatto tornare la speranza per l'arte fumettistica occidentale in un cuore che ormai era tutto dei mangaka. I fumetti in questione erano Monster Allergy e W.I.T.C.H., i disegnatori Barbara Canepa e Alessandro Barbucci. Il primo volume di Sky Doll esce nel 2000 ma io, data la mia prontezza di spirito, me ne sono accorta giusto qualche mese fa quando qualcuna di voi ha postato qualche tavola su tumblr, credo. Bene, perché la Bao Publishing ha pensato bene di sfornare la raccolta in una bella edizione cartonata che ho fatto mia in due secondi - il mitologico "pacco dall'Amazzonia" di cui parlava mio padre conteneva principalmente questo qua. So che anche qui vorreste sentirvi dare un'opinione interessante, ma, come al solito, non ne sono capace. Che dovrei dirvi? A me piace un casino, sto aspettando il quarto volume con tutto il cuore che ho - BAO PUBLISHING! contando che sto facendo i consigli per gli acquisti di ben due volumi da te editi potresti sforzarti di pubblicare il prima possibile Sky Doll 4 e poi, magari, anche di mandarmelo a casa in regalo. I disegni e i colori non hanno bisogno di commenti, bastano le firme: la storia è veramente figa. Ancora non è finita, ma è figa. 


Le vecchie su Facebook

Insomma, ho compiuto ventisei anni.
(Il tutto in una quasi-due-giorni di festeggiamento sobrio e garbato - significativamente alimentare e moderatamente alcolico - che miracolosamente non ha seguito la fine in tremenda disgrazia degli ultimi tre compleanni.)
Il che significa che sono entrata nel ventisettesimo anno d'età.

Diciamocelo chiaramente: sono entrata in un'altra fascia d'età. Venticinque era il limite estremo di una tardo-adolescenza già considerabile ridicola. Diciamo che adesso, ad essere veramente pietosi, mi si può classificare come giovane adulta. Se non adulta proprio.

Naturalmente questa tendenza al pensarmi adulta viene a tratti mitigata dal pensiero che vado a letto con uno che ha, arrotondando, il doppio della mia età - per quanto io possa invecchiare velocemente e per quanto un uomo possa diventare figo e sexy con gli anni, capite che il fattore tempo è a mio drammatico vantaggio. Per capovolgere la situazione ci vorrebbe un po' di sano Interstellar, ma né io né lui saremmo un granché come astronauti, credo. La parte di me che grida a breve se ne troverà un modello più nuovo! più nuovo! è stata silenziata dalla speranza che le nuove generazioni non siano coglione quanto me e si trovino giovani aitanti capaci di cambiare le lampadine e fare la legna e riparate rubinetti senza provare edipiche e morbose fascinazioni per auto d'epoca.

Nonostante ciò, la cosa della giovane adulta giovane adulta giovane adulta continua a lampeggiarmi nel fondo del cervello e a richiedere la mia attenzione e meditazione.
Già stamattina, mentre me ne stavo pacifica a fissarmi allo specchio del cesso, è comparso dal nulla un capello bianco. Ok, non era un capello bianco, era un capello verde. Però era un capello verde di un verde diverso, un capello verde più verde, non un capello verde-su-castano ma un capello verde-su-bianco. 
Ora che sono in questa fascia d'età, c'è qualcosa che, ecco, non sta bene che io faccia?
Fino a quando mi sarà possibile portare le t-shirt di Topolino?
Fino a quando mi sarà possibile avere i capelli verdi?
Fino a quando mi sarà possibile farmi gli autoscatti e postarli su Internet?

Ma Snob! vi sento commentare Ma che son queste cazzate! S'ei piace ei lice, Snob, fa' quello che cazzo ti pare! Non badare alle convenzioni sociali! Rock on! Rebel Rebel!

No, no no no. Ragazze, dobbiamo darci una regolata. Dobbiamo stare attente. E valutare attentamente le nostre mosse. Questo perché da qualche tempo vivo nel terrore. Quello di diventare come le vecchie su Facebook.



Chiariamo qualche cosina, intanto: io non ho paura di diventare vecchia, e per vecchia su Facebook non sto definendo esattamente le vecchie. A me spaventa la temibile età tra i trentacinque e i sessant'anni. Dopo di quelli, tutto liscio. Ma questi cinque lustri, quanto sono pericolosi.

Tutto d'un tratto, le numerose minacce della mia donna delle pulizie, Svetlana - signorina! se tu no impara a pulire e cucinare no trova uomo che ti sposa - che prima non avevano su di me alcun appiglio iniziano a prendere un'altra forma: e se per zitella non si intendesse una che se ne sta per cazzi suoi con cinquanta gatti ma.

Ma.

Ma una quarantenne che posta foto ammiccanti sulla bacheca FB - con immancabile citazione colta - una quarantenne che ogni fatto di cronaca è degno di essere argutamente commentato, ogni altrui post diventa un flame, quarantenni senza l'anno di nascita perché diamo l'illusione di non essere quarantenni, con i sei bellissima e che schianto! dei morti di fica datati anni '50 che vengono lasciati lì, senza risposte o mi piace, in un silenzioso autocompiacimento che fa ancora più pena? La quaranta-cinquantenne patetica?

Ah, Svetlana, perdono. Se avessi saputo che questo era un possibile destino, sicuramente avrei già sposato e figliato. Sposato in chiesa. Giuro.

Dai, sapete benissimo di chi sto parlando. Sono sicura che su FB avete minimo minimo una mezza dozzina di amici di questa categoria, di varia estrazione sociale e culturale. Mentre la milf di provincia con la canotta leopardata e il push-up Calzedonia è troppo lontana da me per spaventarmi, la tipologia laureata-dottorata-letterata è veramente terrorizzante. Mi immagino tra - ehi, non è che manchi poi così tanto - quattordici anni ancora lì, davanti allo specchio, a farmi le foto e a metterle su Instagram. In questi momenti sento enormemente il peso di avere una fica: sugli uomini le magliette di Topolino non saranno mai patetiche. 

Poi magari è gente che rimorchia abbestia, eh. Tommi, il mio BFF, per esempio, va matto per le quarantacinquenni. Trucco accentuato, calza color pelle, stivale sotto il ginocchio: erezione assicurata. Io non ci dormo la notte da terrore e passo il tempo a fissare il soffitto e ad invocare una morte vicina e veloce, live fast die young, live fast die young.


Sia chiaro: il mio non è un giudizio. La mia è una paura. Le quaranta-cinquantenni colte del FB possono continuare tranquillamente a postare foto di spalline abbassate e di calze color carne e di serate cool, e commentare il lassismo e la supponenza della gggioventù che non si rendono conto di rimpiangere, e a ricevere dai quasi cinquemila amici poco più che venti like alla foto profilo, e a definire noiosi quelli che non danno loro ragione, e a mettere tutti lavora come mestiere figo presso sé stessa che vogliono.
La mia domanda è una, e riguarda me soltanto: come, come, come evitare di diventare una vecchia su FB?


P.S. A differenza di quel che può sembrare, considero la campagna American Apparel con Jacky O'Shaughnessy fighissima e lei un role model di vecchiaia ben gestita.



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