Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: LA HAINE

LA HAINE

Allora, di base volevo scrivere il post sui Dieci Libri Più Dimmerda Mai Letti impostomi dall'amica Giorgeliot, ma non ci sto riuscendo.

Sia chiaro: non sono una persona che si fa turbare dai fatti di cronaca. Non sono una persona che si fa turbare dagli attentati.
Nel Luglio del 2005 avevo quindici anni ed ero a Londra e ricordo le parole della mia landlady, sulle immagini che in tv erano poche ed erano sempre le stesse, e le notizie che sembravano fredde, minime, sobrie, soprattutto se paragonate a quello a cui ci avevano abituato gli americani in quattro anni. Mi disse qualcosa di molto semplice che non riesco a spiegare: mi disse che lo scopo degli attacchi era spaventare, e la maniera migliore di combatterli era non farsi spaventare. Lo scopo di quei telegiornali con poche immagini - il loop di Davinia Douglas che si porta alla faccia la maschera bianca per coprire le ustioni - era non assecondare la paura.

Quello che ho scritto è vero? È vero, indubbio, il ricordo: ma magari la mia landlady si sbagliava, e la scarsità di informazioni che avevamo era dovuta alla confusione del momento e non faceva parte di una strategia di comunicazione precisa. Non lo so. So che questa cosa che bisogna, in un certo senso, ignorare l'accaduto - o meglio, non cedere il passo alla paura, alla rabbia, all'odio: e non smettere di fare quello che si è sempre fatto - mi è inconsciamente entrata dentro, ed è la mia maniera di gestire ogni evento di questo tipo.



Non so perché questa volta trovo difficoltà. Non so perché ma questa volta sono turbata. 

12 commenti:

  1. Sarà stupido, ma ho sempre pensato che gli attentati fossero una prerogativa degli americani, una cosa loro che stava ben lontana da noi; sarà che sono troppo giovane, ma di cose del genere in Europa non avevo mai sentito. La Francia, poi!
    La cosa turba anche me, e molto.

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  2. A me turba per due motivi, perché gli attentati a Londra e a Madrid erano attacchi al mucchio, alla massa. Questo è un attacco a un simbolo, come quello alle Twin Towers. Questo è come una dichiarazione di guerra. Le dichiarazioni di guerra si fanno attaccando i simboli.
    Il secondo motivo è che io sono a Londra, e l'anno scorso hanno massacrato il reduce con il machete, quest'anno non si sa. E niente un po' d'ansia c'è sempre ma poi una vive lo stesso, non si può fare altrimenti
    L

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    1. Ci sto pensando: in parte hai ragione. Nel senso, mi turba perché non è il classico attentato terrorista - maratona, metropolitana, bus: come hai detto tu, al mucchio - e sono più vicina a questo simbolo di quanto lo fossi alle Torri Gemelle.
      Il WTC rappresentava la potenza economica americana, Charlie Hebdo rappresenta la satira intellettuale europea.

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  3. Non cedere il passo alla paura non credo significhi per forza fare come si è sempre fatto, non sempre almeno.
    La consapevolezza deve restare, andare avanti con molto turbamento ma con consapevolezza, senza voltarsi dall'altra parte, significa coraggio, quello vero.
    Ho sempre pensato che la signora qua sopra, almeno in parte e al di fuori del contesto del film, avesse ragione: la paura allontana da ciò che ci rende umani (lo dico da persona terrorizzata dalla vita).
    Anche la tua landlady secondo me aveva ragione, magari era una Bene Gesserit.
    cristina

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    1. Sì sì, sono d'accordo. Per “fare quello che si è sempre fatto” intendevo: non smettere di prendere la metropolitana.

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  4. Quando si colpiscono i simboli, da lì vengono le dichiarazioni di guerra (e penso a Pearl Harbour, all'attentato al granduca d'Austria e di sicuro ce ne sono altre). E sì Charlie Hebdo era l'essenza de la Republique.
    Ci ho vissuto in Francia nel 2012 e so quanto ci tengono alla libertà d'opinione e di satira dei loro intellettuali. Stamattina ho fatto il giro degli editoriali di Le Monde e Le Figaro e concordano tutti sul sentire l'attentato come una dichiarazione di guerra. La libertè d'expression est morte, vive la libertè d'expression. Almeno lo spero.
    L

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  5. Ricordiamoci le vignette danesi e il regista olandese. non è la prima volta che attaccano la libertà d'espressione. per non dire di Salaman Rushdie. hanno ucciso perfino uno o più dei suoi traduttori!!! del resto nella maggioranza dei Paesi islamici, la blasfemia come l'apostasia viene punita con la morte (anche in queste ultime settimane). Credo che tu, Snob, sia stata toccata nel profondo perché a Parigi ci hai vissuto. Penso si tenda a considerare più vicine al nostro cuore le città dove si è abitato, no? Michela

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  6. Ti turba perché è impensabile sparare a un disegnatore. Puntare un arma addosso a uno che disegna, a uno che fa vignette, è qualcosa che si rifiuta di essere compreso.
    Io continuo a chiedermi come sia potuto accadere materialmente. Come sia stato entrate lì e sparare addosso a quattro persone che disegnano. La cosa mi lascia sconvolta.

    BeingAnOwl


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  7. Anch'io penso che sia ANCHE perché a Parigi ci hai vissuto, ci ho fatto l'Erasmus e anch'io sento differenza con gli altri attentati (se non fosse che abitavamo proprio in quel quartiere e per raggiungere la sede del Charlie Hebdo bastavano due passi). A Londra anch'io ci andai subito dopo le bombe e sul momento quello che mi cambiò fu perlopiù il fatto che ci spostavamo con mezzi privati e che non ci portarono a vedere il Buckingham Palace.
    Penso che c'entri anche l'età, magari a 14 anni non si è così consapevoli del significato di una cosa del genere come lo si è a 24. E poi la libertà d'espressione. Il silenzio e la violenza. Non dare attenzione alla violenza non è un modo per "vincere" o fare la cosa giusta, in questo caso secondo me la risposta a un tentativo di imporre silenzio è proprio ribellarsi e protestare. Non provocare, ma protestare. E poi Parigi è lì, in mezzo all'Europa, come un cuore un po' spostato a destra invece che a sinistra. E' difficile non sentirsi coinvolti, perché lo siamo - volenti o nolenti - tutti.

    B.

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  8. Credo che mi spaventi aver visto che si può veramente essere uccisi per qualcosa che si ha scritto.
    Potrebbe toccare a chiunque, anche a me.

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  9. Nel 2011 ero piccola, avevo solo 8 anni e le cose le capivo fino a un certo punto.
    Ora sono un'adulta consapevole (per quanto lo si possa essere a 21 anni) e sono turbata perchè NESSUNO ha il diritto di far tacere l'altro! La libertà di espressione è una conquista grandissima dell'uomo moderno, ci permette di mostrarci per quello che siamo senza filtri e censure.Sono turbata perchè non credo che questo genere di azioni possa compiacere Dio (qualunque esso sia!) e trovo spregevole giustificare tali atti come "sua volontà"!
    La redazione di un giornale è un simbolo del paese, attaccarla vuol dire "mettere un bavaglio" al paese e ai suoi cittadini. Ho paura, veramente, che l'Europa, "passato il momento", torni a tacere e faccia finta di nulla, per amore di una pace che non sono così sicura esista.
    Sogno da sempre di diventare giornalista, di raccontare quello che vedo succedere senza filtri e abbellimenti, sogno un mondo in cui questo sia possibile, un mondo in cui tutte le opinioni possano convivere.
    F.

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  10. malgrado tutto quello che vorrebbero farci credere per tranquillizzarci, è questa la vera faccia dell'Islam: ricordatevi che in tutte le Nazioni islamiche la blasfemia è punita con la morte. Bastano i fatti di cronaca delle ultime settimane a ricordarci questa verità. Purtroppo, alcuni di loro vorrebbero fare anche qui quello che normalmente fanno nei loro Paesi, che sono privi di libertà di stampa e di satira e perfino, dove vige la Saharia, di cinema e teatri. Così è, malgrado chi ci governa cerchi di addolcire la situazione per tranquillizzarci. F.to Michela.

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