Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Ricominciare altrove

Ricominciare altrove

Ieri abbiamo litigato.
Succede spesso.
Spesso la causa è il blog.
Il blog: twitter, instagram, facebook.



Spesso ho voglia di chiudere tutto - contipiùdituttoilresto - ma me lo impedisce, si arrabbia, mi dice che - non posso dire esattamente quello che dice, le virgolette lo allontanano da me, non voglio si allontani da me - quindi, insomma, chiudere non posso.

Stanotte nevicava e mi sono svegliata che avevo un mal di testa feroce e quasi mi sembrava d'essere tornata nel 2012 - mi aspettavo un'altra disposizione dei mobili, e un soffitto diverso, e magari altra gente - son mesi ormai che son sola - dicevo, altra gente con me. Invece son mesi ormai che son sola e son giorni che ho cambiato colore alle pareti e diventerò infine adulta, inizierò ad andare in ufficio, continuerò a fatturare e scaricare e aspettare pagamenti a trenta a sessanta e a novanta, e forse a fare soldi, forse a gestire soldi, e a pagare le tasse, e così via. 

Non avevo un'idea precisa di come sarebbe stata la mia vita, ho preferito non pensarci, ho preferito non pensare alle inevitabili conseguenze di ogni scelta, di ogni non scelta - ho preferito non pensare a quel tutto mio vivere non vivere che mi ha portata oggi qui, dove sono. Forse avrei dovuto essere più coraggiosa più ragionevole meno orgogliosa, avrei dovuto accettare la possibilità di fallire, o almeno una certa fatica nel tentare, e invece sono pigra e vigliacca, e nient'altro.

Comunque, stavo dicendo: stanotte mi sono svegliata e avevo questo mal di testa e questo prurito alle mani e l'impressione che fosse tre anni fa - tre anni fa ero a Parigi - e ho acceso il computer e aperto internet soltanto per poi rendermi conto che no, è il 2015, ho ventisei anni, da circa un anno - no, tre - no, un anno - no, è dal 2007 - un anno - non sono mai stata brava con le date, con i numeri - dicevo, è da circa un anno che.

Quindi, invece di chiudere tutto e di lasciar perdere e andare in cucina a prendere un bicchiere di latte - ho iniziato a comprare il parzialmente scremato solo per paura di un tuo giudizio - dicevo, invece di andare lì e sedermi e pensare a cose come il nuovo piano fuochi e che forse dovrei mettere una lavastoviglie e farmi domande sul costo della lucidatura della graniglia, e cercare di visualizzare un lampadario diverso a quel soffitto - ho fatto una cosa che mai avrei pensato di fare, ovvero mi sono fatta un'altra mail e ho aperto un altro blog. 

È un'azione rapida, sorprendentemente rapida: ci vogliono meno di dieci minuti, è sorprendente. Penso ad un'azione anche solo vagamente simile compiuta vent'anni fa, quarant'anni fa, ottant'anni fa - mi chiedo quale possa essere l'equivalente, non esiste, sono confusa. Vorrei che ci fosse qualcuno capace di spiegare quello che sono - cerco in biblioteca cerco nei cataloghi elettronici nei motori di ricerca nel web e nessuno è capace di spiegare anche soltanto vagamente quello che sta succedendo, addosso agli altri responsabilità inimmaginabili, come al solito se faccio qualcosa è soltanto per seguire il mio interesse, per il mio tornaconto.

Un giorno - vivevamo assieme - m'hai chiesto perché, ed era buio ed eravamo ognuna sul suo letto e parlavamo fissando il soffitto e si potevano dire tante cose che invece da svegli non si può. Ti ho detto che secondo me capiva, questo, ecco, la comprensione che percepivo inspiegabile in quella stanza, quello mi ci spingeva addosso. Immagina scoprire poi che non ci potremmo essere più estranei, che sarebbe impossibile trovare due persone così incapaci di capirsi, che ogni nostra parola viene fraintesa dall'altro, ogni atto innocente puntualmente percepito come una violenza. 

Ho provato a lamentarmi, soltanto per qualche minuto, perché qua non posso più per tutti i problemi di cui sopra - soltanto qualche minuto, poi ci siamo messi a parlare altro, sei tu che devi spiegare questa cosa qua e hai questa responsabilità inimmaginabile sulla spalle, da me troverai tutto l'appoggio e tutti i contatti e tutti i consigli ma io in cambio voglio questo, voglio una spiegazione, voglio una legittimazione, voglio avere qualcosa che provi che non posso essere censurata né obbligata a fare nulla, voglio avere quello stesso diritto, anch'io, di tutti voi, di tutte loro.

Di che ti lamenti, l'hai voluto tu.

No, voluto non è una parola che basti a manifestare questo. Evito di ripensarci perché la grandezza, l'enormità di questo mi spaventa - sono così poco abituata ai desideri realizzati che preferisco fingere non sia vero, che sia un periodo, che ora sia solo una pausa lunghissima, la pausa che precede il rifiuto. Visto che conosco già quel che si prova, visto che tu già mi hai rifiutato, dovrei essere in una qualche maniera preparata, dovrei sapere quello che mi attende.

Ho aperto un altro blog e quello che mancava era soltanto comprargli il dominio, mi si chiedeva un numero di una carta di credito, una data di scadenza, un intestatario - dotcom nomefasullo nomefasullo - mi sono alzata dal letto per prendere il portafogli e sarà stato il freddo o non so, mi sono chiesta, ma che cazzo fai? e la cosa mi è sembrata ridicola e forse anche oscena, mi sono sentita come mi sentivo certe volte, da ragazza, dopo essermi masturbata. Ho chiuso tutto cancellato tutto annullato tutto sospeso tutto - questo, ecco, ha preso più tempo di quanto credessi: tornare indietro prende più tempo di quanto credessi, cancellare è un'operazione lunga e difficile - eppure sono stata brava, ammetterai, non ci sono indizi.

Odio tutti, le odio tutte, ho sbagliato tutto.

Ecco, so una cosa: vi dico questa cosa: i miei post così, sono quelli che non commentate mai, no, ma curiosamente sono quelli più letti: le statistiche non mentono: tutti leggono questi post qui: perché?

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