Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: S., o della bellezza dei libri

S., o della bellezza dei libri

Non posso che iniziare ringraziando la mai abbastanza ringraziata Mareva per avermelo fatto comprare. Mareva: grazie grazie grazie. E già che ci siete, andate a leggere quello che Mareva ha scritto su S.: sicuramente è molto meglio di qualsiasi cosa io potrei scrivere in merito.

Facciamo un po' di chiarezza per chi non sapesse di cosa stiamo parlando: immaginate un prodotto di finzione la cui trama gira attorno a un libro, o meglio: a un pseudobiblium. Immaginate di avere i mezzi per poter far materializzare questo pseudobiblium - cosa non così difficile: sono molti i casi in cui, con volontà più o meno transmediale o più o meno promozionale, si è compiuta un'operazione del genere. Ora: immaginate che il prodotto di finzione di cui sopra, che quella storia sia scritta esattamente sopra lo pseudobiblium di cui parla. La grandezza trans-meta-trans di tutto ciò è quasi fuori dalla mia portata. Se devo cercare un momento simile alla lettura di S. nella mia vita da scrittrice mi vengono in mente soltanto i miei sette anni e la stampa a due colori della Storia Infinita: e capite che per stupire una ventiseienne alla stessa maniera di una bambina di sette anni, be', ce ne vuole.

Non parlerò, comunque, ulteriormente della grande transmetaidea che è S., né della trama o della storia inventata da J. J. Abrams - letterati, non temete: potete avvicinarvi a questo libro senza timore: nonostante non sia grande letteratura sicuramente è superiore alla media dell'85% dei libri che trovate alla Feltrinelli, non ne sarete delusi e non lo considererete tempo buttato.

Voglio fermarmi tre secondi a parlare dell'Oggetto.
Posso dirvi tranquillamente: non c'è bisogno di volerlo leggere per volerlo comprare. Guardate qua che roba, guardate qua.



Senza volerlo tutto questo ha dato il via ad un ragionamento collaterale e più ampio.

Mi sono iniziata a chiedere: da quand'è che i libri sono diventati brutti?

Da quand'è che abbiamo perso l'amore, tanto noi lettori quanto gli editori, per una bella edizione?
C'è tutta una corposa fascia di lettori middlebrow che schifa l'ebook perché ah! l'odore della carta! quando il libro che poi andiamo a prendere in mano nei negozi delle grandi catene sa soltanto di collaccia industriale e inchiostro economico. Perché gli unici libri che hanno la dignità di una brossatura, di una copertina cartonata - non parliamo della cucitura, roba scomparsa - sono le prime edizioni dei volumi che vanno via bene, i Fabio Volo e i Cinquanta Sfumature?
Perché per tanti libri non esistono più edizioni che non siano economiche? Quand'è che il paperback è diventato la norma?
Sì, sì, lo so. C'è la crisi, nell'editoria soprattutto.
Ma a me farebbe piacere avere tra le mani più spesso un bel libro.

P.S. Non tiratemi fuori i Meridiani che sono un discorso a parte.

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