Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: Svegliarsi, correre

Svegliarsi, correre

Tra tutte le cose meravigliose che fa, il corpo s'abitua.

Ci sono tutte queste cose che sembrano impossibili e poi diventano possibili e poi ridiventano impossibili.
Prima, pensate. Controllare gli sfinteri, mangiare, stare seduti, stare gattoni, stare in piedi. Le mani e le cose che le abituiamo a fare - tutti quegli anni sprecatipassati a modellare cose a costruire cose a toccare cose - inutili - soltanto per poi adesso poter, ecco, reggere una forchetta, infilare un bottone nella sua asola.

Tenere la penna tra le dita. Fare le aste. Scrivere.

Correre cinque chilometri, poi dieci, tutte le mattine. Non avere freddo d'inverno. Svegliarsi prima alle otto, poi alle sette, poi alle sei della mattina. Toccarsi con le mani le caviglie toccarsi con le mani il dorso del piede toccarsi con le mani le punte dei piedi premere falangette falangine falangi contro il pavimento, poi tutto il palmo. Curvare la schiena aprire il torace allungare i fianchi aprire le anche - tutto questo era impossibile - reggere il peso del corpo solo sulla testa e i gomiti. 


Il corpo s'abitua a fumare, non fumare - avere freddo, avere caldo, non bere bibite gassate, non mangiare carne, non ingerire zuccheri raffinati.

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Tutto quello che sembrava impossibile ora lo è. Tutto quello che sembrava possibile ora non lo è.

Dopo mesi che non correvo questa cosa - questa cosa folle dello svegliarsi molto presto la mattina - svegliarsi molto presto la mattina e correre - mi son detta, ma come facevo? Ma chi era quella persona che si svegliava alle cinque e faceva queste cose? Quella persona che faceva anche dieci giri di fortezza al giorno? Di chi era quel corpo là?

Certo: quel corpo là correva, correva veloce. Questo corpo qua si tende, s'allunga, respira in una maniera che prima era sconosciuta - che prima era impossibile. Trattiene il respiro senza fatica per un numero che può sembrare infinitoimpossibile di secondi, espira con una lentezza eterna, ripete parole in una lingua sconosciuta, le associa a movimenti di un mondo sconosciuto.

Mi piace questo corpo qui, come mi piaceva quel corpo che correva veloce veloce.
Mi chiedo se riuscirò ad averli tutte e due assieme.


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