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Qualche tempo fa, da qualche parte, una lettrice mi ha scritto qualcosa di questo tipo.

Non vorresti essere nata in un altro periodo? Non senti la nostalgia di epoche che non hai vissuto?

È una cosa che sento dire spesso. Conosco tanta gente che vorrebbe essere nata in un altro periodo. Ci sono quelli che tifano per l'Ottocento, quelli che hanno la fissa per l'età classica - greca o romana, non importa - gli - immancabili - medievali che ancora non sono stati capaci di elaborare il lutto dato dall'aver finito di leggere il Signore degli Anelli. Poi abbiamo una sfilza enorme di novecenteschi: dal nostalgico del Duce al nostalgico del Sessantotto, passando per una serie di sfumature che distano a volte un paio d'anni, a volte qualche mese. Scegli il momento che avresti voluto vivere, sottrai vent'anni a quella data: quello sarebbe dovuto essere il giorno della tua nascita.

Questo i romantici: i più pragmatici, quelli che alla fine se ne fregano dell'estetica delle varie epoche - il fascino degli anni '30! gli psichedelici anni '70! - vorrebbero semplicemente essere nati in qualsiasi altro momento: qualsiasi cosa pur di non far parte di questa generazione perduta. Ci va bene tutto: l'epoca dei nostri genitori, del posto fisso, della laurea che garantiva un lavoro, dell'imprenditoria avventurosa e vincente, della carriera accademica facile. O anche quello dei nostri nonni, anno più anno meno: fare la guerra - va bene tutto, l'importante è che ci sia qualcuno da combattere - o resistere a una dittatura, o il boom economico del secondo dopoguerra - scegliete voi.
Tutto tranne questa cosa qui: gli stage non retribuiti, gli ottocento euro al mese, le lauree necessarie e inutili, le aspettative dei genitori, la nullità della classe politica - continuate l'elenco, sapete di cosa sto parlando. 

L'unica persona che conosco che alla domanda Non vorresti essere nata in un altro periodo? risponderà sempre No, be': sono io. Me lo domandano, a volte: non vorresti essere nata in un altro periodo? e io dico no e loro chiedono perché? e io rispondo.
Perché negli altri periodi non c'era l'internet.

E quello, quello è l'esatto momento in cui mi guardano come se fossi scema.

Internet è considerato un vizietto o un male necessario. Internet è il flow infinito di facebook, la timeline in continuo aggiornamento, i cazzi degli altri che non ti fanno fare quello che in verità dovresti fare. Su internet ci stanno tutti quindi non puoi non stare su internet, non puoi essere fuori dal giro ma contemporaneamente preferiresti non esserci, è una festa a cui nessuno vuole andare ma tutti sono invitati, domani tutti ne parleranno, ci stai dentro soltanto perché non vuoi essere escluso dalle cricchette che si creano, dal giro, dalle conoscenze giuste, si sa che a stare su internet si entra in contatto con tanta gente che ci può far comodo.
Però di base internet ci fa schifo. Questa cosa perversa dell'internet. Questa gente che mette le sue foto su internet, commenta le foto su internet. I flame nella sezione commenti su internet. Stai su internet perdi tempo su internet internet fonte di ogni male, dei grillini e degli esami non dati perché stavi su internet invece di studiare, i video dei gatti che guardi invece di lavorare, i meme su facebook che guardi invece di vivere, le serie tv in streaming che poi si bloccano che poi sono tutte lì, tutte assieme, e fai nottata a guardarle. Su internet.

Millenovecentoottantotto. Il momento perfetto per nascere. Qualche anno prima e avrei messo mano al primo computer ormai troppo vecchia per trattarlo con la stessa naturalità e confidenza che ho adesso, qualche anno dopo e non avrei potuto conoscere la sensazione di vivere senza internet.

Ricordo com'era vivere senza internet. Lo ricordo. Penso agli anni prima del 1997, prima del 1996, e ringrazio non so chi per tutto quello che è venuto dopo. Penso alla mia adolescenza, mi chiedo come sarebbe stata senza internet. Penso all'inferno che sarebbe stata la mia vita senza internet.

Ricordo la sensazione di infinito potere provata verso i dieci anni, quando ho iniziato a starci spesso, su internet, anche otto, anche dieci ore al giorno. 
Il sapere non era più irraggiungibile. 
La solitudine non era più un problema. 



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