Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: febbraio 2015

Cara Disney ti scrivo, così mi distraggo un po'.

Cara Disney,
scusami se ti scrivo così, ma davvero, ci son rimasta male. 

Non farci troppo caso, cara Disney: anche se sembro una dura ci rimango male per poco. 
Però sai: all'inizio - tipo ai tempi di Saving Mr. Banks - ho pensato che ci fosse un errore, un disguido, che, insomma, tu non mi avessi notato o che per sbaglio ti fossi scordata di me. Vedevo blogger più sfigate e con meno visite e con meno pubblico di me invitate alla prima di Mr Banks, e mi dicevo dai, forse non si sono accorti, forse non lo sanno che tu sei una blogger e che ami la Disney così tanto
Per me questa cosa di Mr. Banks era molto importante: è stata la prima volta che qualcuno ha interpretato Walt, e io a Walt ci sono parecchio affezionata
A dire il vero, io, cara Disney, di questa cosa che hai iniziato ad invitare i blogger alle prime neanche me ne ero accorta, sai. Non sto un granché nel giro. Non conosco i PR, non sto a Milano, vivo a Siena e mi faccio abbastanza i cazzi miei - insomma, non sono diventata blogger per essere invitata in posti o per farmi regalare cose. Comunque, ho scritto un post su Saving Mr. Banks e un lettore, sotto, mi ci ha scritto - pensa, ci sono rimasta così male che ancora me lo ricordo - mi ha scritto, ma come, hanno invitato tutte le blogger più sceme della blogosfera e te no? Ci son rimasta male, Disney mia, ci sono rimasta male parecchio. Ho sperato che le cose cambiassero, sai. Ho visto i mesi e le prime passare, ma non sono mai stata invitata.



Cara Disney, lo so, lo so.
Non sono in target.
Non sono una mommy blogger, non faccio parte di questa tremenda e malata categoria che sfrutta la privacy e l'infanzia dei propri figli - futuri eroinomani o, peggio, Amazing Amy - per fare quattro spicci e avere un po' di popolarità.
Però non fare quest'errore, eh, Disney, che i momenti più bui della tua storia sono stati proprio quelli in cui l'unico target che avevi erano i bambini. Tutti i tuoi film d'animazione hanno numerosi livelli di lettura: la tua grandezza è sempre stata questa. Quando saranno soltanto i bambini ad apprezzare un cartoon Disney, ecco: a quel punto la situazione sarà veramente problematica. Finché ci saranno stronze come me a piangere di fronte ai primi dieci minuti di Up, saprai di aver fatto un ottimo lavoro, saprai di essere ancora la Disney.





Cara Disney, sono ventisei anni che sono innamorata di te in maniera assurda e totalizzante.
Le prove sono infinite.
Sono nata nel 1988. L'anno dell'uscita di Who Framed Roger Rabbit, l'anno dell'inizio di quello che gli esperti chiamano il Rinascimento Disney. Non è un caso: sono Disneyana in ogni parte del mio essere: tutto quello che c'è di buono in me è merito tuo. La mia morale è unicamente basata sui tuoi prodotti di finzione: mi hai insegnato cosa sono il coraggio, l'amicizia, l'amore, la giustizia. Se l'idea dell'inferno cristiano ha smesso di spaventarmi molto presto, l'idea di poter essere un cattivo Disney ancora mi trattiene dal compiere malvagità: tu sei ancora il metro di giudizio con cui valuto le mie azioni.

Cara Disney: sono una delle poche fan di Star Wars che ha goduto quando Leila è diventata una Principessa Disney.

Cara Disney, ho visto tutti i Classici Disney tranne Mucche Alla Riscossa perché doveva essere il tuo ultimo film non in CGI e quando l'ho saputo non sono riuscita a vederlo - adesso, forse, potrei. Ho visto anche Taron e la Pentola Magica, ho visto anche Le Avventure di Ichabod e Mr. Toad. Ho visto anche Atlantis e ti sono grata per aver reso un laureato in Lettere con curriculum in Linguistica l'eroe di un tuo film. Ho visto tutti i tuoi cartoon, sia quelli della Walt Disney Pixar che quelli della Walt Disney Animation Studios. Inutile dire che per quanto ami la Pixar i vecchi studios sono i miei preferiti. Quando è uscito Frozen ho gioito come non mai. Non passa settimana che io non vada a rivedermi Paperman sconvolta dalle potenzialità di questo mix di 2D e CGI. Non importa se Moana si chiamerà Moana, Disney: sarò l'unica italiana a non fare neanche una battuta.

Cara Disney, scusa la confusione, le frasi a metà, la scarsa organicità del discorso: sono emozionata, turbata, offesa, ferita. Non riesco a spiegarti quanto tu sia importante per me. 

La verità, cara Disney, è che non ti dovresti neanche troppo preoccupare della mia presenza agli eventi: probabilmente non ci verrei. Anche se non sembra sono una tipa timida, inadatta ai luoghi affollati, incapace di organizzarsi per gli spostamenti. Alla fine non verrei. Però sono quelle cose che comunque si fanno per educazione, sai: mandare l'invito al tuo matrimonio alla vecchia zia che non si muove mai da casa, ma che ci teneva tanto a vederti felice.

Ti posso dire una cosa, cara Disney?
Continua pure a non invitarmi, a ignorarmi. Io continuerò ad amarti, fedelmente e assolutamente, proprio come quando ero bambina.  Perché se c'è una cosa che ho imparato in questi ventisei anni che ho vissuto, cara Disney, è che l'amore, quello vero, quello che mi hai insegnato tu, è ancora più bello provarlo che suscitarlo negli altri.
E quindi non m'importa: io t'amo. 

Fedelmente Tua,

Una Snob

WHERE THE MAGIC HAPPENS

Sapete, quasi che sto bene.
Bene bene, naturalmente, no: altrimenti non starei qui a scrivervi questo ma scriverei altro, tipo un post di ringraziamento a Zalando che mi ha mandato le rose, o la recensione del siero Flawless Future dell'Elizabeth Arden che alla fine sembra funzionare, o la mia straziante lettera alla Disney, oppure qualcos'altro, non so. 
Invece sto qui a scrivervi qualcosa che metteremo nella categoria VITA del blog, ovvero la categoria in cui ci sono io che vomito addosso a voi, Fedeli Lettori, tutte le mie ansie.

Oggi mi viene da chiedere questo: se io sto bene così come sto, posso starci, bene?
Posso stare a Siena?
Posso lavorare da libera professionista?
Posso avere una relazione che non ha un nome che però è molto meglio di tanta altra roba che il nome ce l'ha avuto? 
Posso scrivere sul mio blog?

Insomma: è sbagliato stare comodi? Stare bene? Stare tranquilli?
Ogni volta che mi trovo a stare comoda, bene e tranquilla viene qualcuno a dirmi che dovrei darmi da fare di più, andare altrove, cercare altro. 
Dovresti andare a Milano.
Mi dicono, perché a Milano c'è la gente figa e gli eventi fighi e i posti di lavoro fighi
Dovresti mandare dei CV.
L'ansia del posto fisso, dello stipendio fisso, delle ore fisse di lavoro. In verità così come sto adesso, con tre-quattro consulenze di cui una in un ufficio e le altre da casa guadagno più di quanto guadagnerei a fare la schiava a Milano, lavoro molto meno e vivo terribilmente meglio. Quanto costa l'affitto di cinquanta metri quadrati, a Milano?
Dovresti metterlo di fronte una scelta. Pretendere delle certezze. Chiedergli cosa vuole.
Sì, eh, forse hanno tutti ragione, però. Però forse me ne frega meno del dovuto, delle certezze. Oppure, non so. Me ne frega, eh, ma sopravvivo anche senza. Nel senso, se devo scegliere se stare senza certezze oppure senza lui, allora senza certezze tutta la vita, tutta quanta, senza problema alcuno.

Non so neanche chi siano tutte queste persone che mi dicono che sono stupida o provinciale o ingenua o non abbastanza ambiziosa, non so se esistono davvero oppure sono soltanto nella mia testa.
Ma non ci può essere magia anche qua, nella comfort zone?




Non lo so, non lo so.

So che stasera mi faccio la serata cinema, e accendo il proiettoe e mi metto lunga a letto e mi guardo Birdman e mangio pop corn e bevo Coca-Cola dalla bottiglietta di vetro, e domani mi alzo alle otto e mezza e vado a fare colazione al bar e mi faccio venti minuti di macchina nelle campagne attorno Siena e vado ad un lavoro dove entro alle dieci, e insomma, io non riesco pensare ad un lusso più sfrenato, ad una vita migliore.

#SNOBPLAYLIST 02/15: RELAX

È dunque arrivato anche questo mese il momento di comunione musicale tra me Snob e voi Fedeli Lettori: il momento della #SNOBPLAYLIST. Yay!

Nonostante abbia avuto qualche suggerimento su twitter per il tema della nuova playlist ho deciso di fare egoisticamente di testa mia e di scegliere quello di cui ho più bisogno. Mi rendo conto che in questi giorni sono piena d'ansie e di paure, vivo oppressa da pensieri negativi e passo il tempo a stressare Coso. Io in genere non sono una persona che stressa il prossimo, anzi: sono una persona in cui il prossimo trova conforto dalle sue ansie. Questa cosa, che sono con la persona che più amo la persona più dimmerda che riesco ad essere mi sta mandando in profonda crisi. 
Ho quindi bisogno di una playlist rilassata, anti-ansia, piena di speranza: ho bisogno di una playlist che mi dica che, alla fine, tutto andrà bene.

Ricordo le linee guida di produzione della #SNOBPLAYLIST.

♥ La playlist sarà massimo di 30 pezzi - come trenta i giorni del mese. 

♥ Ogni Fedele Lettore potrà scegliere un solo pezzo: questo per dare la possibilità a più gente possibile di contribuire restando in un numero decente di brani.

♥ Evitate di scegliere un brano di un autore già presente nella playlist: se i brani sono drammaticamente differenti ok, altrimenti c'è il rischio di formare un grumo monomelodico nel flow della playlist.

So benissimo che la prima canzone che viene in mente con questo tema è questa.

Però no, non credo sia il tipo di sound che sto cercando. Qualcosa di più tipo così. Ukulele a palla.

Datevi da fare, dolcezze.

Ecco il link alla nuova #SNOBPLAYLIST.

Le Parole

Niente.
Mi si inceppa il carattere, non riesco a scrivere.

Sto spostando per l'ennesima volta i libri da una stanza all'altra, domani verranno ad imbiancare: poi dovrò pensare all'elettricista, poi - sembra che i lavori dentro una casa non finiscano mai. 
Mi sono svegliata con numerose brutte sensazioni in corpo che sono andate a sommarsi con tutti i soliti piccoli fastidi: beccare con il piede una scheggia del vaso che hai rotto ieri sera, trovare un messaggio sgradevole nella casella di FB, vedere dei biglietti per un concerto dove ti piacerebbe portarlo, volerli comprare, esitare chiedendosi come sarà percepita quest'azione, se come un regalo o una violenza, un'imposizione.
Esitare, telefonare, non ricevere risposta, sentire il panico che si fa strada, provare ancora, avere risposta, litigare senza un vero motivo. Provare a lasciarlo provare a farmi lasciare alla stessa maniera in cui da piccola mi avvicinavo ad un cane cattivo e incatenato, testare i limiti sfinirlo stuzzicarlo piangere quando poi il rischio si fa reale, ritrattare aver paura aver coraggio avere fede.
Un vecchio professore mi contatta su Facebook e mi dice, vedo che il suo blog è molto seguito, complimenti - eh sì, il mio blog è molto seguito, sempre più seguito: di giorno in giorno le visite aumentano, dopo quattro anni non è passato di moda, ancora va, ancora lo leggono. Che poi il blog è morto ma io sono qua e sono viva e scrivo e voi leggete e quindi che cazzo ce ne frega di chi dice che è morto, che ce ne frega, non ce ne frega niente. 



Ho il mal di testa, compro un pacchetto di sigarette ne tiro fuori una e poi metto il pacchetto aperto sotto il rubinetto, le bagno le rendo inservibili e irrecuperabili, accendo l'unica che è rimasta e rimetto a posto i libri senza badare all'ordine al colore senza tenere nascosti quelli che ho detto di non aver letto, chissenefrega, sono stanca di vivere la vita come una spia, mentendo, negando, cercando informazioni, voglio solo la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità.
Sposto i libri trovo il libro che ti ho regalato che mi hai regalato, una delle poche prove che ho della tua esistenza, mi inizio a chiedere se non sia tutta tua la colpa di questa paura che mi fa forzare la mano, diventare un essere odioso, petulante, una persona che lui descrive e che non riconosco e che mi disgusta - dunque sei stato tu, ti sei preso tutto quello che di forte c'era in me.

Sono stanca delle vostre mail in cui chiedete consiglio aiuto consolazione, un conforto che sono incapace di darvi.

Sono andata a vedere Cinquanta Sfumature di Grigio ed è stato anche peggio di quanto credessi

Dunque, l'ho fatto. Sono andata a vedere Cinquanta Sfumature di Grigio.
Addirittura ho comprato i biglietti in anticipo, da casa, per essere sicura di essere al centro esatto della sala, in una posizione ottimizzata tanto per la visione del film quanto per l'analisi socioantropologica del pubblico in sala.

Allora: Cinquanta Sfumature di Grigio è sbagliato sotto tanti di quei punti di vista che forse neanche riesco ad elencarli tutti e farei prima ad elencare i pochi punti giusti: la fotografia - affatto male - e Beyoncé che c'ha fatto un'altra versione di Crazy in Love di cui non sentivamo il bisogno che però ha indubbiamente il suo perché. 

Ora, esauriti i punti positivi, cerchiamo di dare ordine a quelli negativi.

Anzi no: prima, se non l'avete fatto, andatevi a leggere questo post qua che parla, vagamente, del BDSM e di come Cinquanta Sfumature di Grigio ne dà un'immagine completamente errata. Adesso che ho visto il film e ho un'idea ancora più nitida di quanto errore ci sia in esso posso commentare con anche maggiore cognizione di causa.


STRUTTURA NARRATIVA

Essendo una fanfiction di Twilight non poteva che riprendere - anche se solo parzialmente - la struttura di Twilight: protagonista inutile, insulsa, svampita, sciatta e vittima di una paresi facciale ma con nome esotico - Bella Swann? Anastasia Steele? - incontra un uomo figo e danaroso - Christian Grey? Edward Cullen? - che in qualsiasi universo parallelo concepibile mai, mai, mai si potrebbe interessare alla nostra invisibile protagonista. Ed invece succede! Lui nota lei! C'è speranza per tutte! Qua l'ormai rivalutata Stephenie Mayer trova una giustificazione ragionevole: Bella, nonostante sembri nulla e insulsa all'occhio umano, da un punto di vista vampiresco e alimentare è piuttosto appetitosa. Motivi per cui un milionario dovrebbe essere attratto da una cosa sciatta, coi capelli sporchi e con la stessa wittiness dell'attuale Schumacher: non pervenuti. Non si sa.
L'uomo figo e danaroso ha, naturalmente, un oscuro segreto, così oscuro che si capisce chiaramente la presenza di questo oscuro segreto dopo un quarto d'ora di film. 
L'oscuro segreto di Twilight: è un vampiro. 
L'oscuro segreto di Cinquanta Sfumature di Grigio: a lui garba il BDSM.
Mettendola così, capite bene che Twilight è pura avanguardia: Bella non solo viene rapidamente a patti con la storia del vampirismo ecc, ma nel giro di un paio di libri addirittura si fa vampira pure lei. Easy going. Qual è il problema. Ad animare la trama ci sono poi tutta una serie di cazzi con altri gruppi di vampiri cattivi, eterna lotta tra Bene e Male, il cuore dell'eroina divisa tra Lupo Mannaro e Vampiro, etc. etc.
Invece in Cinquanta Sfumature di Grigio non succede un cazzo: tutta la narrazione ruota attorno ad un solo punto: a lui garba il BDSM - che in poche parole è visto come se fosse pedonecrofilia - lei vuole guarirlo per poter avere una relazione normale.


I PERSONAGGI

Anastasia Steele a livello di fiction è la cosa peggiore capitata al genere femminile dai tempi di Aurora della Bella Addormentata (1959 circa). Laureata in Letteratura alla stessa maniera in cui Barbie è medico, astronauta o imprenditrice. Debole, sciatta, complessa come un'addizione di numeri naturali, incapace di mettere tre parole assieme, ignara di cosa sia una spazzola e vergine - perché se hai fatto Lettere il cazzo non l'hai visto mai, naturalmente. Si aggira per l'esistenza senza scopo, senza una prospettiva. La sua vita, insomma, acquista un significato soltanto con l'arrivo di Christian Grey. 

Christian Grey: orfano, ricco, sadomasochista, stalker. Traumatizzato prima da una madre ormai morta che “si faceva di crack e faceva la prostituta” e poi dall'amica milf e dominatrice della nuova madre adottiva che per svago gli spegne le sigarette addosso. Per questo diventa un dom anaffettivo che propone contratti da slave alla gente conosciuta per strada senza neanche sapere chi si trova davanti. Non si è capito, invece, né come abbia fatto a diventare così schifosamente ricco né come mai provi attrazione per Anastasia FacciaFissa Steele. Inoltre, Christian Grey è uno stalker. Evidentemente nella mente dell'autrice DOM = STALKER. No, amica mia. Sono due cose diverse. Christian Grey non è un dom, ma soltanto uno stalker. E nemmeno di quelli paurosi, no: è soltanto patetico e appiccicosino, e qualsiasi donna più intelligente di Anastasia Steele l'avrebbe sfruttato per soldi e poi denunciato.


GLI ATTORI

Evidentemente il casting è stato condotto senza fare delle prove in coppia, perché, ragazzi: no. Non c'è un minimo di chimica. I momenti più hot del film provocano risolini imbarazzati. Lei riesce a fare delle facce - ok, ho esagerato: ne fa solo una - di finto godimento così ridicole da rendere il 70% del film gradevole se visto come una commedia. Non so per quale motivo ultimamente gli attori hanno una varietà d'espressione pari a quelli dei pupazzetti della Lego. In tutto il film tra entrambi riusciamo a trovare dieci espressioni diverse. Che Jack Skeletron, con tutti i limiti dello stop motion, riusciva a produrne circa sessanta, non so se rendo.
Lei è bruttina, e così doveva essere per cogliere la simpatia di tutte le sfigate che rappresentano il target del film. Ha pure le tette a ciabatta, vero motivo per cui lui le lega sempre le mani sopra la testa: una maniera per tentare di sconfiggere la gravità. Lui è meh

LA VISIONE ERRATA DEL BDSM (A LIVELLO TEORICO)

Dopo il mio primo post su Cinquanta Sfumature di Grigio mi sono documentata: ho passato buona parte delle mie vacanze di Natale a cercare, in vari prodotti narrativi di finzione mainstream, qualcosa che non giudicasse negativamente il BDSM in una o più delle sue accezioni. Mi sono ritrovata con in mano soltanto Secretary. La Pianista, il Portiere di Notte, Undici Minuti, Nove Settimane e Mezzo, Historie D'O, Venere in Pelliccia: il rapporto viene sempre e comunque percepito come sbagliato, malato, possibile soltanto in un'ottica temporanea. Il segno che viene associato è sempre il meno. L'unica eccezione è Secretary: ecco perché amo questo film così profondamente.

Quindi non dovrei prendermela troppo se Cinquanta Sfumature di Grigio si allinea a tutta la produzione in merito: se ti piace il BDSM devi aver subito qualche trauma infantile, il BDSM è una perversione/malattia, il BDSM non può essere concepito all'interno di una relazione sentimentale “normale”, l'amore ti può curare dal BDSM, il BDSM è abuso del prossimo, eccetera, eccetera.

Potrei passare ore a tentare di spiegare qual è il vero spirito del BDSM senza riuscirci - tanto per la complessità dell'argomento quanto per la mia incompetenza - ma lasciatemi dire: non è quella cosa lì. Davvero. No.

C'è quest'articolo meraviglioso su Softrevolutionzine che spiega benissimo, come io mai sarei stata capace, qual è il vero spirito del BDSM e per quale motivo Cinquanta Sfumature di Grigio proprio no.


LA VISIONE DEL ERRATA BDSM (A LIVELLO PRATICO)

Allora: queste sono le scene #veryperverse che vediamo in due ore di film.
Lui lega i polsi di lei con una cravatta.
Lui le fa vedere la sua dungeon - o come lo chiama lui, stanza dei giochi - dove a parte una poltrona, delle fruste e delle manette - tante fruste e tante manette - non vediamo nulla. 
Lui ad un certo punto la mette a pecora e le dà una - una - pacca sul culo.
Lui ad un certo punto la mette sulle ginocchia e le dà tre - tre - sculacciate.
Lui ad un certo punto la lega, la benda e dopo avere dato una - una - frustata con il flagello la tromba.
Lui ad un certo punto prende la cinghia e le dà sei - sei - cinghiate al culo.
Sconvolta da quest'ultimo atto, incapace di sostenere oltre, Anastasia Steele lo abbandona.

Allora. Ammetto che magari il mio metro di giudizio è appena un po' sfasato da alcuni miei gusti in merito, ma: tutto qui? Nel senso: tutto qui? Cioè, ho preso più cinghiate io a sei anni quando ho tirato un sasso addosso al figlio del vicino che questa in tutto il film
Il momento più trasgressivo è quando, durante una di queste banalissime e noiosissime scene di finto sesso, nello sfondo della dungeon vengono inquadrati dei foxtail plug - messi là da qualche scenografo sgamato e avanti. 
Per il resto, il materiale e gli strumenti presenti sono quelli che trovi nella zona piccate dell'autogrill o nell'edizione limitata di Yamamay per San Valentino
Manette, fruste. Wow. Such trasgressio very pervert. 
In tutta la dungeon non c'è neanche una croce di Sant'Andrea, una gabbia, un cazzo. Parlano di vibratori, di plug anali: non pervenuti. Latex: non c'è neanche un po' di latex. E in tutto questo, probabilmente per ignoranza dell'autrice, vengono completamente escluse tutte altre pratiche, l'immobilizzazione completa, il breath control, i clisteri, il puppy play, i watersport - e lo scat non lo nomino nemmeno. Inoltre non si valuta neanche quello che è, in realtà, uno dei maggiori problemi tra dom e sub: può il dom cedere il suo sub ad altri? Si possono includere altre persone nel roleplay? Evidentemente qua si sta dando per scontato che questa relazione molto trasgressiva è assolutamente monogama. Insomma, potrei passare mesi ad elencare tutto quello che non c'è. Io non dico che devi esplorare ogni recesso delle perversioni umane, assolutamente, ma informarti un po'. Fare un po' di ricerca.


LA VISIONE DEL ERRATA BDSM (CI SCAPPA IL MORTO)

Due cose: frustate date a minchia, fascette stringicavi.
Nessun dom propriamente detto darebbe mai, mai, mai delle frustate come le dà Christian Grey. La colpisce in tutti i posti più pericolosi e sbagliati. C'è un motivo per cui si scelgono certe zone, per la frusta: il culo è morbidoso, ci puoi andare tranquillamente di mano pesante e far male senza che il bottom si faccia effettivamente male. A dare le scudisciate sullo stomaco, sulle costole e sulla parte alta della schiena si rischia di mandare all'ospedale il bottom e no: quello non è lo scopo del BDSM.
Senza parlare delle fascette stringicavi: le fascette stringicavi sono buone per gli omicidi. Nessuna persona ragionevole utilizzerebbe mai le fascette stringicavi. Mai. A mandare in necrosi le mani o i piedi di un bottom con le fascette stringicavi ci metti un'ora, e come sopra: mandare all'ospedale qualcuno non è lo scopo del BDSM.

Per favore, per favore, per favore: se per qualche strano motivo questo orribile film vi ha portato verso il BDSM, informatevi ulteriormente e non fate quello che fanno loro. Se volete informarvi ci sono tantissime info online: tra le risorse in inglese vi consiglio quelle di Jay Wiseman, che ha scritto molti testi anche per i novizi e sono spesso reperibili online. 

Per concludere.
Momento più alto della serata.

La mia vicina di posto, con la quale avevo intrapreso una guerra per la conquista del bracciolo e che inoltre continuava a sbuffare ogni volta che facevo commenti volutamente sgradevoli - “Ma non ho capito, glielo sta buttando in culo o no? Ma quand'è che le piscia in bocca? Ma le piscia in bocca, sì?” - segue attentamente la scena della negoziazione del contratto. Arriva il momento in cui lei fa eliminare dalle clausole soft - soft? - il fisting anale e il fisting vaginale.
Con accento fortemente chianino lei chiede al ragazzo.
“Amo'.”
“Eh.”
“Ma che è il fisting?”
Lui ha finto di non sapere.

Perché l'acne di Melissa P. è una delle cose migliori degli ultimi tempi

Necessario disclaimer: sì, provo un particolare fastidio per Melissa P. e sì, mi rendo conto che questo post non fa altro che aumentare un certo tipo di competitività e odio tra donne, e blah blah blah. Insomma: è un post politicamente scorretto, privo di qualsiasi bontà di sentimenti e pieno, piuttosto, di una buona dose di rancore e di invidia. Se siete pronti ad affrontare senza giudicare queste emozioni umane continuate a leggere: altrimenti abbandonate questo blog senza ulteriori remore.

Allora: io detesto Melissa Panarello. Non posso dire di odiarla perché molto raramente il pensiero di Melissa Panarello occupa la mia mente, ma quando per sbaglio mi capita di imbattermici non posso fare altro che iniziare a spalarci merda sopra con una grossa vanga da becchino da film americano. Melissa P. rappresenta il Male in tutte le sue forme. Nessuno mi toglierà di testa questa convinzione. 

Ma iniziamo dal principio. 
Adolescente catanese piena di desiderio di trasgressione e con la penna facile per le seghe mentali si procura materiale da autoerotismo fingendo nella solitudine della sua cameretta di avere una florida vita sessuale e scrivendo ogni tanto due o tre pagine pedopornopiùomenosoft sul retro del quaderno di matematica. 

Ok, forse questo non è sbagliatissimo. Chi è che non ha scritto materiale autoerotico da adolescente? Guardate i siti di fan fiction. Ci sono solo adolescenti che non trombano e che immaginano altri personaggi che trombano. Il piccolo problema di Melissa è che la protagonista è lei, ed è una cosa che dovresti valutare un tantino quando poi arrivi allo step successivo.

Lo step successivo: pubblicare. O meglio, cercare di pubblicare. Qui vado un po' di fantasia, perché non so come sia andata bene la storia: non so come sia venuto in mente alla cara Melissa che le sue squirtatine d'inchiostro avessero dignità di pubblicazione. Sta di fatto che è successo, e Melissa ha iniziato a mandare il suo manoscritto, come fa figo dire, a destra e a manca. 
Qui già un problema intralcia la nostra eroina: nessuno s'incula il suo meraviglioso romanzo, Bocciolo di Rosa.

Aspe', Snob, ti sbagli. Guarda che Melissa P. ha scritto un libro che si chiama Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.

Sì, no, insomma. Cosa intendete per scrivere

Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire è il risultato di un pesante lavoro di - non chiamiamolo editing, chiamiamola riscrittura - da parte di tale Caltabellota, all'epoca editor della Fazi, ora scrittore della stessa scuderia di Pecoraro, credo. Uomo dall'enorme talento nell'impacchettare e vendere merda facendola passare per cioccolata: dopotutto è quello che ha fatto scoprire Twilight in Italia - sì, anche quello è Fazi, ricordate? Sia chiaro, eh, tanta stima per Caltabellota. Sia per lo stomaco forte che per l'indubbio genio nel fare soldi su roba di questo genere.

I coraggiosi che vogliono leggere qualche pagina di Bocciolo di Rosa, capolavoro di Melissa P., possono trovarne qui qualche pagina scansionata. 

Quindi, il signor Elido Fazi, economista riciclatosi critico/editore/scrittore, e il signor Caltabellota, futuro padre italiano dei vampiri sbrilluccicosi, si ritrovano in mano Bocciolo di Rosa.
“Certo che fa cagare via.”
“Madonna.”
“Parecchio eh.”
“Però...”

E così, da una parte riscrivendo il libro dall'altra mandando la nostra piccola Melissa P. in giro per ogni mezzo di comunicazione esistente - servizio su Panorama fotografata da Toscani, serate da Vespa, e così via - miracolo: caso editoriale: Cento colpi di spazzola vende, vende, vende.
Melissa fa l'ambigua: ma è autobiografico? Ma è tutto vero? La pruriginosa Italietta berlusconiana si tende sul divano mentre la nostra Melissa, in seconda serata su Mediaset, lascia intendere e non lascia intendere

Melissa, nonostante faccia finta di essere una scrittrice di pregio, sa benissimo di non valere un cazzo: infatti pensa bene di iniziare a trombarsi il figlio di Elido Fazi, Thomas - momento padre/figlio su YouTube - per, come dire, rinsaldare l'alleanza con il suo editore.

L'alleanza però va abbastanza a puttane: i due seguenti libri di Melissa - un romanzo e un saggio - non vendono un cazzo. La situazione in casa Fazi si fa tesa. Per il terzo libro Melissa chiede un anticipo allucinante, che il suocero le rifiuta. Melissa fugge dalla Fazi e approda quasi miracolosamente all'Einaudi - yep: Berlusca - dove pubblica uno dei libri più brutti a cui sia mai stata concessa dignità di stampa: TRE. L'editor dell'Einaudi, evidentemente, non era bravo quanto Caltabellota nel modellare artisticamente la merda.

TRE: questo post non basta per contenere lo schifo che fa TRE. Memore dell'errore che aveva fatto dando alla protagonista della sua pseudo-autobiografia il suo stesso nome - creando tutti quei malintesi che fanno credere che lei sia stata un'adolescente trasgressiva e perversa, cosa poi più o meno velatamente negata in varie interviste che nessuno s'è cagato - Melissa decide di mettere in chiaro che la protagonista non è lei: crea così Larissa - cambiamo una lettera! nessuno se ne accorgerà! - poetessa romana - mica è una scrittrice! è una poetessa! - con marito frigido e marxista - il povero Thomas Fazi - e con terribili problemi economici dovuti all'editore del suo primo libro di poesie che ancora le deve tanti quattrini - Papà Fazi. Larissa risolve questi problemi facendo una cosa a tre e restando gravida di non si sa chi: se volete approfondire questo libro con una lettura critica di un certo spessore, vi consiglio il meraviglioso post delle Malvestite in merito.

L'Einaudi l'abbandona dopo un libro. Il quarto romanzo, con cui Melissa cerca di riciclarsi scrittrice non erotica, viene pietosamente raccattato e pubblicato dalla Fandango: non ha neanche la dignità di una sua pagina su wikipedia. 

Negli ultimi anni, definitivamente abbandonate - se Dio vuole - le velleità da scrittrice, Melissa Larissa P. Panarello Fazi si è riciclata senza successo cartomante, conduttrice di Mistero, ospite di talk show televisivi, astrologa per riviste femminili: peggio di una ex-velina ex-missitalia bisognosa di soldi per botox e coca

Adesso Melissa è alla ricerca di soldi e fama sull'Isola dei Famosi, a farsi pigliare per il culo da mezzo web per un'acne post adolescenziale e per le cazzate new age astrocazziche e cartomantiche che spara: i maschi che nel 2003 si ammazzavano di seghe sul suo libro ora seguono inorriditi le avventure della loro eroina, rivelatasi finalmente la mediocessa che è.



Personalmente, non provo nessuna pietà. 

Ricominciare altrove

Ieri abbiamo litigato.
Succede spesso.
Spesso la causa è il blog.
Il blog: twitter, instagram, facebook.



Spesso ho voglia di chiudere tutto - contipiùdituttoilresto - ma me lo impedisce, si arrabbia, mi dice che - non posso dire esattamente quello che dice, le virgolette lo allontanano da me, non voglio si allontani da me - quindi, insomma, chiudere non posso.

Stanotte nevicava e mi sono svegliata che avevo un mal di testa feroce e quasi mi sembrava d'essere tornata nel 2012 - mi aspettavo un'altra disposizione dei mobili, e un soffitto diverso, e magari altra gente - son mesi ormai che son sola - dicevo, altra gente con me. Invece son mesi ormai che son sola e son giorni che ho cambiato colore alle pareti e diventerò infine adulta, inizierò ad andare in ufficio, continuerò a fatturare e scaricare e aspettare pagamenti a trenta a sessanta e a novanta, e forse a fare soldi, forse a gestire soldi, e a pagare le tasse, e così via. 

Non avevo un'idea precisa di come sarebbe stata la mia vita, ho preferito non pensarci, ho preferito non pensare alle inevitabili conseguenze di ogni scelta, di ogni non scelta - ho preferito non pensare a quel tutto mio vivere non vivere che mi ha portata oggi qui, dove sono. Forse avrei dovuto essere più coraggiosa più ragionevole meno orgogliosa, avrei dovuto accettare la possibilità di fallire, o almeno una certa fatica nel tentare, e invece sono pigra e vigliacca, e nient'altro.

Comunque, stavo dicendo: stanotte mi sono svegliata e avevo questo mal di testa e questo prurito alle mani e l'impressione che fosse tre anni fa - tre anni fa ero a Parigi - e ho acceso il computer e aperto internet soltanto per poi rendermi conto che no, è il 2015, ho ventisei anni, da circa un anno - no, tre - no, un anno - no, è dal 2007 - un anno - non sono mai stata brava con le date, con i numeri - dicevo, è da circa un anno che.

Quindi, invece di chiudere tutto e di lasciar perdere e andare in cucina a prendere un bicchiere di latte - ho iniziato a comprare il parzialmente scremato solo per paura di un tuo giudizio - dicevo, invece di andare lì e sedermi e pensare a cose come il nuovo piano fuochi e che forse dovrei mettere una lavastoviglie e farmi domande sul costo della lucidatura della graniglia, e cercare di visualizzare un lampadario diverso a quel soffitto - ho fatto una cosa che mai avrei pensato di fare, ovvero mi sono fatta un'altra mail e ho aperto un altro blog. 

È un'azione rapida, sorprendentemente rapida: ci vogliono meno di dieci minuti, è sorprendente. Penso ad un'azione anche solo vagamente simile compiuta vent'anni fa, quarant'anni fa, ottant'anni fa - mi chiedo quale possa essere l'equivalente, non esiste, sono confusa. Vorrei che ci fosse qualcuno capace di spiegare quello che sono - cerco in biblioteca cerco nei cataloghi elettronici nei motori di ricerca nel web e nessuno è capace di spiegare anche soltanto vagamente quello che sta succedendo, addosso agli altri responsabilità inimmaginabili, come al solito se faccio qualcosa è soltanto per seguire il mio interesse, per il mio tornaconto.

Un giorno - vivevamo assieme - m'hai chiesto perché, ed era buio ed eravamo ognuna sul suo letto e parlavamo fissando il soffitto e si potevano dire tante cose che invece da svegli non si può. Ti ho detto che secondo me capiva, questo, ecco, la comprensione che percepivo inspiegabile in quella stanza, quello mi ci spingeva addosso. Immagina scoprire poi che non ci potremmo essere più estranei, che sarebbe impossibile trovare due persone così incapaci di capirsi, che ogni nostra parola viene fraintesa dall'altro, ogni atto innocente puntualmente percepito come una violenza. 

Ho provato a lamentarmi, soltanto per qualche minuto, perché qua non posso più per tutti i problemi di cui sopra - soltanto qualche minuto, poi ci siamo messi a parlare altro, sei tu che devi spiegare questa cosa qua e hai questa responsabilità inimmaginabile sulla spalle, da me troverai tutto l'appoggio e tutti i contatti e tutti i consigli ma io in cambio voglio questo, voglio una spiegazione, voglio una legittimazione, voglio avere qualcosa che provi che non posso essere censurata né obbligata a fare nulla, voglio avere quello stesso diritto, anch'io, di tutti voi, di tutte loro.

Di che ti lamenti, l'hai voluto tu.

No, voluto non è una parola che basti a manifestare questo. Evito di ripensarci perché la grandezza, l'enormità di questo mi spaventa - sono così poco abituata ai desideri realizzati che preferisco fingere non sia vero, che sia un periodo, che ora sia solo una pausa lunghissima, la pausa che precede il rifiuto. Visto che conosco già quel che si prova, visto che tu già mi hai rifiutato, dovrei essere in una qualche maniera preparata, dovrei sapere quello che mi attende.

Ho aperto un altro blog e quello che mancava era soltanto comprargli il dominio, mi si chiedeva un numero di una carta di credito, una data di scadenza, un intestatario - dotcom nomefasullo nomefasullo - mi sono alzata dal letto per prendere il portafogli e sarà stato il freddo o non so, mi sono chiesta, ma che cazzo fai? e la cosa mi è sembrata ridicola e forse anche oscena, mi sono sentita come mi sentivo certe volte, da ragazza, dopo essermi masturbata. Ho chiuso tutto cancellato tutto annullato tutto sospeso tutto - questo, ecco, ha preso più tempo di quanto credessi: tornare indietro prende più tempo di quanto credessi, cancellare è un'operazione lunga e difficile - eppure sono stata brava, ammetterai, non ci sono indizi.

Odio tutti, le odio tutte, ho sbagliato tutto.

Ecco, so una cosa: vi dico questa cosa: i miei post così, sono quelli che non commentate mai, no, ma curiosamente sono quelli più letti: le statistiche non mentono: tutti leggono questi post qui: perché?

Someone just searched for you on Google...

Quindi, è un mese che Viola non c'è più.

Mi guardo allo specchio e penso che Viola, comunque, era molto più carina di me. Oddio, certo, non era bella. Non lo siamo mai state. Ma c'era qualcosa in Viola di affascinante, qualcosa in come teneva le spalle, in come portava il corpo, nella maniera in cui sporgeva la sua mandibola quando s'arrabbiava. E come si vestiva: Viola sapeva vestirsi. Viola era più magra. Viola era Viola, indubbio. 

Marta Zura-Puntaroni




Io, mi sento insignificante: un gruppo spalla che nessuno vuole ascoltare e che stecca sempre di più mentre il tempo passa, le rockstar non si presentano perché collassate da qualche parte strafatte di roba, il pubblico chiacchiericcia, si annoia. 
Viola dov'è?

Eppure, ammettiamolo, Viola era una provincialotta boriosa senza arte né parte. Ma lo sapeva fare, eh. Viola se ne fregava. Io che ora scrivo, io che ora sono qui, sono una provincialotta boriosa senza arte né parte. Ma non saprò mai fregarmene come se ne fregava lei.

Quindi, è un mese che Viola non c'è più e voi passate il tempo a cercare il mio nome su Google, e quotidianamente mi arrivano mail mail mail che dicono che voi passate il tempo a cercare il mio nome su Google, e mi arrivano mail di gente che vuole fare il mio lavoro, e mi chiede come faccio a diventare come te, e richieste d'amicizia a me, a lei, a Marta, che di amici su facebook non ne ha mai avuti più di trecento e le è sempre andato bene così.

Nuova psicoterapeuta. 
Stanza molto piccola. 
Mi fa mettere la mano sullo sterno e mi chiedo cosa sento e m'invento cose perché a dire il vero non sono capace di descrivere, o forse a dire il vero non sento niente.
Mi chiede della mia vita. 
Cerco di fare un riassunto, di non scordare niente.

#SNOBTEE: L'ODIO IN UNA MAGLIETTA

Post di servizio per annunciare la messa in vendita delle nuove nuove nuove #SNOBTEE.

Io e l'amica Giorgeliot - mandatele tanti cuori - ci eravamo accordate per fare delle foto figose di livello Zoolander, ma in questo weekend varie piaghe - neve, grandine, febbre e simili - si sono messe contro di noi e ci hanno fatto desistere. Mi sarebbe piaciuto potervi mostrare delle foto fashion e pro, ma il tempo scarseggia e i Folletti Marchigiani sono impazienti: quindi, via alle vendite!

SOLITE COSE CHE È MEGLIO RICORDARE

Le SNOBTEE vengono 18 euro spedizione nazionale inclusa.

Le SNOBTEE vengono spedite anche all'estero, al costo di 4 euro.

Le SNOBTEE saranno in vendita fino al 9 Febbraio.

Le SNOBTEE vengono pagate attraverso Paypal -  e verranno quindi spedite all'indirizzo di default segnato sul vostro Paypal.

Le SNOBTEE vengono preordinate: il che significa che arriveranno circa tre settimane dopo l'invio dell'ordine, quindi circa l'ultima settimana di Febbraio. Quest'anno ho deciso di fare un piccolo stock di magliette di ogni misura, il che significa che se siete tra i primissimi a comprarle ci sono buone possibilità che nel giro di una settimana massimo siano da voi.

Ci sono modelli da uomo e modelli da donna: state attenti quando selezionate e scegliete quello giusto.

Per le spedizioni ci affidiamo alla molto economica ma poco affidabile Posta Prioritaria: il che significa che una percentuale variabile delle SNOBTEE finirà tra le grinfie di qualche impiegato delle poste, e lo abbiamo già messo in conto. Se per il 1° Marzo - non iniziate a tempestarmi di mail prima, per favore - la vostra SNOBTEE non è tra le vostre mani, fatemelo sapere.

Se non vi sentite pronti per comprare una SNOBTEE ma volete restare informati attraverso la newsletter, potete iscrivervi qui

Ma voialtre quanta acqua bevete al giorno?

Allora: mentre ero nelle Marche in reclusione/sfratto/prigionia ho preso l'occasione per declutterare violentemente la mia vecchia stanza. Buttando/dando via sacchi e sacchi di roba. Tra i vari ritrovati di fine '900 c'era lui: il mio Game Boy Color.
Ah, quanto amore. Ah, l'invidia di coloro che erano muniti del Classic in bianco e nero. Ah, lo stupore di fronte all'avanguardistica tecnologia dello schermo LCD, capace di portarci il technicolor senza tubo catodico - non so voi, ma io ricordo con prepotenza ogni evoluzione o scoperta tecnologica di cui sono stata testimone. Ancora ricordo la prima volta che ho avuto accesso ad Internet. Ok, questa però è un'altra storia.

Dicevo: preso in mano il mio vecchio Game Boy, nel suo squillante colo giallo tarassaco, una serie di memorie anni '90 mi è tornata alla mente. E tra queste: il tamagotchi. A differenza di molti compagni provincialotti che avevano preferito il Bit-Bit, io avevo l'autentico giapponese. Giallo pure quello. Cazzo, il tamagotchi. Chi ci ripensava più. Presa da un'inspirazione inspiegabile, vado a cercare tamagotchi sull'app store. E mi imbatto in un'app chiamata Plant Nanny.



Plant Nanny è stato creato da qualche asiatico geniale e salutista: invece di fare un semplice reminder che ti ricordi di bere i tuoi otto bicchieri d'acqua al giorno, il tizio s'è inventato questo tamagotchi-pianta che deve essere annaffiato. Tu ti scegli la pianta, la pianti, e inizi a darle l'acqua ogni volta che bevi. Se non bevi, e quindi non annaffi - no, non vale barare - la pianta inizia a dare segni di sofferenza, e poi di secchezza, e poi muore
Figata! ha pensato la me scema Homo Ludens abbestia! Yeah! Bere tanta acqua! 
Me la sono scaricata più per svago che per altro: sono sempre stata convinta di essere una persone equilibrata se non generosa, a livello idrico.

E invece.

In venti giorni mi sono morte credo bof, otto piante? Contando che ogni pianta ci mette circa tre giorni a morire, capirete che la cosa non è fantastica.
Insomma, dei due litri che Plant Nanny mi dice di bere - e contate che ho truffato mettendo nei dati personali che sono sedentaria, che se ci mettevo attività fisica regolare erano due litri e mezzo - ne berrò boh. Trecento millilitri?

Una tragedia, insomma. 
Sono sempre stata convinta di bere, e invece non bevo per un cazzo.

Trascinata poi dal vortice internet di ricerche correlate al fabbisogno idrico umano, ho trovato diversi post miracolistici su mamme quarantenni che recuperavano vent'anni soltanto bevendo tre litri d'acqua al giorno. Bere tanta acqua elimina le rughe? Perché le rughe sono la mia grande ansia del momento. Lo sa pure Elizabeth Arden che m'ha visto che vaneggiavo sulle rughe su twitter e m'ha mandato un siero miracoloso - post a breve pure su quello.

Quindi, insomma, devo bere più acqua.
Da domani mi faccio questi tre litri al giorno, dovessi passare le mie giornate alla ricerca di un water.

Voialtre: quanta acqua bevete? Come fate a berne così tanta? Se siete passate dal berne poca al berne tanta, avete notato la differenza? Parlatemi dei vostri drammi idrici.

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