Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: marzo 2015

S., o della bellezza dei libri

Non posso che iniziare ringraziando la mai abbastanza ringraziata Mareva per avermelo fatto comprare. Mareva: grazie grazie grazie. E già che ci siete, andate a leggere quello che Mareva ha scritto su S.: sicuramente è molto meglio di qualsiasi cosa io potrei scrivere in merito.

Facciamo un po' di chiarezza per chi non sapesse di cosa stiamo parlando: immaginate un prodotto di finzione la cui trama gira attorno a un libro, o meglio: a un pseudobiblium. Immaginate di avere i mezzi per poter far materializzare questo pseudobiblium - cosa non così difficile: sono molti i casi in cui, con volontà più o meno transmediale o più o meno promozionale, si è compiuta un'operazione del genere. Ora: immaginate che il prodotto di finzione di cui sopra, che quella storia sia scritta esattamente sopra lo pseudobiblium di cui parla. La grandezza trans-meta-trans di tutto ciò è quasi fuori dalla mia portata. Se devo cercare un momento simile alla lettura di S. nella mia vita da scrittrice mi vengono in mente soltanto i miei sette anni e la stampa a due colori della Storia Infinita: e capite che per stupire una ventiseienne alla stessa maniera di una bambina di sette anni, be', ce ne vuole.

Non parlerò, comunque, ulteriormente della grande transmetaidea che è S., né della trama o della storia inventata da J. J. Abrams - letterati, non temete: potete avvicinarvi a questo libro senza timore: nonostante non sia grande letteratura sicuramente è superiore alla media dell'85% dei libri che trovate alla Feltrinelli, non ne sarete delusi e non lo considererete tempo buttato.

Voglio fermarmi tre secondi a parlare dell'Oggetto.
Posso dirvi tranquillamente: non c'è bisogno di volerlo leggere per volerlo comprare. Guardate qua che roba, guardate qua.



Senza volerlo tutto questo ha dato il via ad un ragionamento collaterale e più ampio.

Mi sono iniziata a chiedere: da quand'è che i libri sono diventati brutti?

Da quand'è che abbiamo perso l'amore, tanto noi lettori quanto gli editori, per una bella edizione?
C'è tutta una corposa fascia di lettori middlebrow che schifa l'ebook perché ah! l'odore della carta! quando il libro che poi andiamo a prendere in mano nei negozi delle grandi catene sa soltanto di collaccia industriale e inchiostro economico. Perché gli unici libri che hanno la dignità di una brossatura, di una copertina cartonata - non parliamo della cucitura, roba scomparsa - sono le prime edizioni dei volumi che vanno via bene, i Fabio Volo e i Cinquanta Sfumature?
Perché per tanti libri non esistono più edizioni che non siano economiche? Quand'è che il paperback è diventato la norma?
Sì, sì, lo so. C'è la crisi, nell'editoria soprattutto.
Ma a me farebbe piacere avere tra le mani più spesso un bel libro.

P.S. Non tiratemi fuori i Meridiani che sono un discorso a parte.

Le fashion blogger, il porno e Les Cahiers FM

Insomma, ieri è uscita la Classifica di Les Cahiers FM: la vostra eroina e il suo blog sono fieramente al ventitreesimo posto, con tanto di stellina e commento della redazione che loda ne loda le capacità di cazzonaggine. 
Ma non è per autocelebrazione che ho aperto questo post, né per vedere se sono in classifica che vado sul sito di Les Cahiers FM. Ok, certo: mi fa piacere essere in quella classifica, mi fa ancora più piacere la stellina della redazione, ma se un mese non fossi presente la mia vita andrebbe avanti piuttosto tranquillamente, senza particolari variazioni nel suo corso. Cosa che non capita alle numerose fashion blogger che, se non trovano il loro nome tra i cinquanta eletti della Classifica, si danno a sbrocchi nevrotici su FB, pianti, minacce di querele, lenonsachisonoio e isterie collettive varie. Ecco, questo è uno dei veri motivi per cui vado a vedere la classifica di Les Cahiers FM.
I commenti delle tipe che rosicano.
Mi ero felicemente piazzata davanti al Mac nella speranza di leggere qualche io vi denuncio! o la mia mamma dice che il mio blog è meglio quindi non mi interessa della vostra stupida classifica!, mentre invece mi ritrovo di fronte a una variazione inaspettata.

“Una prostituta di professione [..] tra le prime dieci?”

Prostituta. Wait wait wait. Voglio sapere dov'è la prostituta. Voglio scoprire chi è la prostituta. Fatemi stringere la mano alla fashion prostituta. Scavo nella classifica con febbrile desiderio di scoprire chi è la prostituta del gruppo. Niente. Non si capisce. Non si intuisce. Vedo solo outif post, outfit post, outfit post. 

Chiedo aiuto a Google.
Cerco “prostituta fashion blogger” e non trovo nulla.
Cerco “escort fashion blogger” e non trovo nulla.
Presa da un momento di inspiegabile ispirazione, decido di cercare “porno fashion blogger”.
E google mi spara fuori una bella intervistina del Messaggero del Veneto Edizione Udine, intitolato Alessia Milanese: da pornoattrice a fashion blogger di successo.

Ilona Staller in parlamento
Ilona Staller in Parlamento


Ah, ok. Pornoattrice. Possibile che gente adulta, abilitata a stare su internet e a scriverci cazzate sopra non abbia le capacità mentali per distinguere tra una pornoattrice e una prostituta? Insomma, non so voi ma per me sono due cose diverse.

“non tollero la presenza in classifica di una escort”
“per noi persone serie e pulite, tutto ciò è una vergogna”
“escort che compete senza veli e che svolge un'attività illegale”

Purtroppo Les Cahiers ha bloccato i commenti in merito, altrimenti avremmo potuto scoprire quanto sono becere, moraliste e intimamente bisognose di buon sesso diverse persone.

Insomma, la Milanese ha girato qualche porno. Con lo pseudonimo di Lola Ferri. Ormai non so quanti anni fa. Dalla musica di sottofondo dei suddetti porno mi verrebbe da credere che siano stati girati nel 1992, ma la Milanese c'ha una trentina d'anni, quindi non credo.

Chiariamo subito diverse cose: non conosco dal vivo Alessia Milanese, non seguo il suo blog, e da quel che ho visto non ne condivido lo stile. Insomma, non mi piace. A vedere dalle interazioni sui suoi social è altamente probabile che buona percentuale dei suoi followers siano dei fake o inattivi. Trovo il blog di bassa qualità, tristino, marchettaro, non penso che lei sia una ragazza particolarmente bella né che si sappia particolarmente ben vestire: ma questa è una cosa che vale per circa il 90% dei fashion blog italiani

Neanche Lola Ferri è la mia tipologia di pornoattrice: ho dato una scorsa ai suoi video e no, non mi ci farei mai le seghe sopra. Quando non guardo roba da Kink.com il mio ideale di porno è quello patinato e ultrafigo di X-Art o quello di Erika Lust, quindi insomma, quello di Lola Ferri non è la tipologia di materiale pornografico che utilizzo.

Però continuo a pensare ai commenti su Les Cahiers, ai video di Alessia, e mi chiedo.
E allora?
Nel senso: ho girato un film porno: la mia vita è dunque finita?
Non posso fare altro? Sono interdetta a vita dal mondo vero?
Una che ha girato un porno non compie alcuna attività illegale, non si può definire una prostituta e può tranquillamente ricoprire una carica governativa.

Però ci sono delle persone, persone serie e puliteche probabilmente inneggiano a Rocco Siffredi durante ogni puntata dell'Isola dei Famosi - che non pensano Alessia Milanese sia degna del titolo di Fashion Blogger.

Schifo a livelli supremi.

P.S.: Dopo la pubblicazione di questo post ho - prontamente! Si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio - ricevuto alcuni messaggi che segnalavano una presunta attività della Milanese come escort, credendo per una prostituta e non una pornoattrice il mio giudizio fosse diverso: be', non è così. Non ho alcun problema con le sex-workers, sarei felice di vedere una legislazione che le tutela e regolamenta in Italia, e non sento il bisogno di giudicare nessuno - a parte, naturalmente, quelli che giudicano.

If you have a body, you are an athlete.

Insomma: qualche giorno fa mi arriva questa mail molto ragionevole con scritte varie cose altrettanto ragionevoli - si vedeva che la persona che l'aveva scritta sapeva di cosa parlava, conosceva me e il blog, sapeva che tipo di persona ero.
Arrivo alla fine della mail e, nella firma, leggo questa parola qui.
Nike.
(Breve parentesi per poter riassaporare tutti assieme lo spot Nike di Women di What Women Want.)
NIKE.
Ammetterete con me, insomma, roba grossa.
Stavo qui a mandarmi le mail con la NIKE sul mio numero di scarpe e sulla mia taglia di reggiseno sportivo quando, insomma, mi sono sentita un po' in colpa, m'è venuto un po' da confessarmi.

Nike Studio Wrap Pack 3 - Nike Pro Classic Bra


Senti Nike, ho scritto, io, sia chiaro, ti adoro eh. Però magari hai sbagliato persona. Non sono una sportiva. Certo, corro - o sarebbe meglio dire, correvo - poi sai, inizi una consulenza in ufficio la mattina, ti prende la febbre, dovresti svegliarti un'ora più presto, ti dici che ricomincerai la settimana dopo e ad un certo punto non sai più dove hai messo le le scarpe da running, o dove cazzo sia la fascia per l'iPhone. Succede. Poi ecco, anche quando correvo, insomma: non ero una professionista, tutt'altro. Ero una dilettante, mi facevo, quanto? Sei/sette chilometri un giorno sì e un giorno no, giusto per caricarmi, giusto per sfogarmi. Tu pensa, anche se ho l'app figa Nike+ non ho mai fatto veramente caso a come e quanto correvo, a quanti minuti ci mettevo a fare quanti chilometri. Correvo e basta. 
La corsa è sempre stata un'attività mia, privata. Non ho mai fatto gare, difficilmente sono andata a correre con altri - e raramente l'ho trovato piacevole - non mi sono mai fatta allenare da qualcuno: correre per me è sempre stata una sorta di meditazione.

Certo, anche adesso faccio attività fisica, diciamo, faccio yoga. Lì parlare di essere bravi, di livello, cercare di dare un voto o un giudizio oggettivo a quello che stai facendo, è impossibile: lo yoga non è uno sport, non c'è competizione, non ci sono numerini da guardare o persone da sfidare. Contando poi che faccio lezione da sola con la mia insegnante, i termini di paragone sono veramente zero. Lo yoga è una disciplina: ci sei tu che cerchi di allineare il corpo e la mente, che cerchi di metterli assieme e trovare pace. È una cosa che poi si vede anche da fuori, certo, ma non è come farsi, che ne so, una 5k. Non che io ne abbia mai fatta una: quando correvo correvo per me.

Quindi, ecco Nike, davvero, ti adoro: ma, lo dico onestamente, eh, forse non sono la persona che cerchi per parlare di te.
Insomma, io non sono un'atleta.

La Nike s'è sopportata la mia confessione e poi m'ha detto una cosa:
Se hai un corpo, sei un atleta.

Mi è sembrato molto ragionevole.
Qualcosa mi dice che si deve ricominciare a correre.

#SNOBPLAYLIST 03/15: COVER

Arriva il quindici del mese e con questo, come vuole tradizione, arriva la #SNOBPLAYLIST - l'unico post che vi degnate di commentare con amore e partecipazione.
Ho meditato a lungo sul tema di questa nuova playlist, e più di un paio di volte mi sono detta massì, facciamo la playlist primaverile. Contando, però, che ho passato l'ultima settimana a letto con la febbre, rimanderò lo spring mood al prossimo mese.

Dopo aver visto con i miei soliti cinque/sei mesi di ritardo la nuova pubblicità di Chanel N°5 mi sono innamorata della versione di Lo-Fang di You're the one that I want, quindi mi sono detta: perché non facciamo una bella playlist con tutte le cover fighe?
Per far funzionare il giochino i pezzi dovrebbero essere abbastanza conosciuti, nel senso: non mi scegliete il brano hipster indie-rock rifatto da un'altra band hipster indie-rock. Lavorate sullo stupore che provoca sentire qualcosa di molto conosciuto suonato o cantato in una maniera completamente sconosciuta.

Come al solito, elenchiamo le regole:

La playlist sarà massimo di 30 pezzi - come trenta i giorni del mese.

Ogni Fedele Lettore potrà scegliere un solo pezzo: questo per dare la possibilità a più gente possibile di contribuire restando in un numero decente di brani.

Evitate di scegliere un brano di un autore già presente nella playlist: se i brani sono drammaticamente differenti ok, altrimenti c'è il rischio di formare un grumo monomelodico nel flow della playlist.

Visto che mi sono resa conto di avere un paio di pezzi da buttare dentro vi metto già qui il link della #SNOBPLAYLIST in fieri, così non dovete aspettare che sia conclusa per ascolticchiarla o salvarla.

Datevi da fare, commentate.

Tre Suggestioni #1

Visto che mi sono resa conto che avere ogni volta Tre Libri o Tre Film di cui parlare non è semplicissimo e che ci sono altre cose che non sono propriamente Oggetti ma non sono propriamente Azioni che vorrei mettere da qualche parte ma che magari non meritano un singolo post ho deciso di creare una nuova Rubrica - qui potete trovarle tutte - chiamata Tre Suggestioni.

#1 SVALBARD GLOBAL SEED VAULT

Per motivi deliziosamente apocalittofobici, un certo numero di associazioni più o meno governative - tra cui quella di Bill Gates - ha creato una grossa cassaforte di cemento per i semi di tutte le piante del mondo nelle Svalbard. Esatto. Grossa. Cassaforte. Cemento. Svalbard. Semi.
Pensate la mia meraviglia quando ho scoperto l'esistenza di questa cosa. In poche parole stanno piazzando tutti questi semi in questa spettacolare - guardatela, è spettacolare - struttura per conservarli parecchi gradi sotto zero e garantire in caso di drammatici disastri naturali - o artificiali - la conservazione del patrimonio genetico botanico terrestre. Non so se rendo. Sembra un ibrido tra qualcosa che potrebbe stare in Interstellar e qualcosa che potrebbe stare in World War Z: ma esiste.

#2 TWO-SPIRIT


In America prima dell'arrivo degli europei c'era tanta bella gente che non scassava la minchia ai figli non soltanto sul loro orientamento sessuale, ma proprio sul loro sesso fino a tipo il quinto anno d'età. Poi dopo ci si ragionava un po' - ma se uno voleva poteva anche essere un due-spiriti, un uomo-donna, e nessuno rompeva le palle o tentava di dire la sua. Qua in Italia c'è gente che rompe i coglioni se i bambini all'asilo giocano a travestirsi. E con ciò ho detto tutto.


#3 DEREK ZOOLANDER PER VALENTINO

Ok, è una notizia già vecchia e: ok, se ne è già parlato ad oltranza - ho tentato inutilmente di rendere Coso partecipe della mia gioia ma lui tuttora non ha la più pallida idea di chi sia Derek Zoolander. Tutto quello che mi sento da dire in merito è: tanta stima per Maison Valentino. Non so se si siano resi conto che Zoolander è tutta una grande presa per il culo del mondo della moda - secondo me no - ma nell'eventualità remota abbiano fatto questa scelta con consapevolezza, be', tanta stima.



Tre Oggetti #10

Come al solito, c'è da mantenere una certa variatio e alternare ai post deprimenti degli ultimi giorni un post più spensierato e cazzone, tipo: un Tre Oggetti.

#1 LANOLINA

Ho la febbre e il raffreddore, il che significa che produco muco come non mai e consumo quantità industriali di fazzoletti a marchio Spongebob Squarepants - sì, lo so, lo so. La continua frizione tra il mio enorme e mostruoso naso e la carta dei fazzoletti a marchio Spongebob Squarepants - nonché il continuo respirare dalla bocca - ha portato ad una situazione di screpolatura generale che interessa tutta la parte bassa della faccia. Ora: ho trovato la soluzione
La LANOLINA. Abbandonate i labello, i baby lips, i blistex, i chapstick e andate in farmacia e chiedete la LANOLINA. Una confezione da meno di 50 grammi vi costerà quasi venti euro, ma dura un'infinità di tempo e riesce veramente a riparare anche le screpolature più assurde. Fidatevi di me.

#2 DOUBLE B TAILORED BEAUTY CREMA CORPO

Sara, non paga della roba che mi aveva mandato qualche tempo fa - e che ho parzialmente finito e che a breve verrà ricomprata perché sì: endorsement alla Double B Tailored Beauty - mi ha mandato pure la crema corpo. Senza profumo. E questo mi ha permesso di personalizzarla con - ta-dan! - lo Chanel N°5. Ci ho spruzzato dentro ben due campioncini, e adesso finalmente ho una buona crema corpo con il mio profumo. Certo, potevo comprare direttamente quella di Chanel, ma qualcosa mi dice che è tutto un dimethicone - e noi abbiamo deciso che il dimethicone ci sta sul cazzo.

#3 ELIZABETH ARDEN FLAWLESS FUTURE CAPLET SERUM

Qualche settimana fa - ok, se ci metto sempre un casino a fare le recensioni è perché sono una che la roba prima di consigliarvela vuole provarla per bene - Elizabeth Arden mi ha mandato questo magico siero che dovrebbe magicamente tenermi fissa nei ventisei anni di età e impedirmi di diventare una vecchia su FB. Il mio buon proposito di spalmarlo solo su mezza faccia per vedere se effettivamente è miracoloso è fallito dopo due settimane - insomma, visto che stava facendo effetto mi sono iniziata ad imparanoiare e a metterlo ovunque per paura di restare con mezza faccia vecchia e mezza faccia giovane. Essendo un siero va messo sotto alla crema viso, io ho continuato ad utilizzare questa quaComunque, in generale: se avete paura della vecchiaia, il mio responso è sì. Anzi, dirò di più: mi sa che me lo ricompro. Quelle cazzo di ceramidi rimpolpano, ci sono dei glitterini che aiutano nel trucco quotidiano e danno alla faccia una parvenza di riposo anche quando ho passato la notte a cazzeggiare su pinterest e - Elizabeth Arden si starà rivoltando nella tomba - questo siero ha una meravigliosa consistenza e parvenza che posso definire soltanto con la metafora sperma di unicorno, e capite che come posso non spalmarmelo in faccia, dai.

Inspiegabilmente

Inspiegabilmente il mondo non finisce mai.
Non c'è l'apocalisse. Non ci sono atti irreversibili, e anche quando ci sono atti irreversibili la loro irreversibilità non è così drammatica come poteva sembrare.
È gestibile. È superabile. È già successo.
Ed ecco, sono qui come una che s'è preparata tutta la vita alla fine del mondo e ancora, il mondo non è finito. Non c'è stata l'apocalisse. Non siamo in tempo di guerra. 
Non siamo in guerra.
Aver paura - stare all'erta - non è necessario. 
Potrei - posso - stare tranquilla e godermela un po', ci sono buone possibilità che nessuno mi tolga il cibo dalle mani, il tetto dalla testa, la sedia da sotto il culo. 
Posso - per esempio - andarmene per una settimana da qualche parte. 
Ci sono buone possibilità - probabilità - che il mondo nel frattempo non finisca. Che non ci siano atti irreversibili compiuti a mia insaputa. Che tornando le cose non siano cambiate, non ci siano sconvolgimenti tradimenti ad aspettarmi. 
Questa è la normalità.

È normale che non succeda nulla di eccezionale. 
È normale che i cambiamenti avvengano lentamente.

Non è normale questo stato di tensione e di ansia e di paura e di belligeranza che sembra seguirmi da sempre. Non è normale che io mi ci sia abituata, che non me ne renda conto. 
M'hanno detto: vivi la vita come se fosse una guerra.
E forse è vero. 

Lalage Snow We Are Not Dead
Lalage Snow - We Are Not Dead

DORMI CHE È MEGLIO PENSARCI DOMANI

Così,
scoprire ogni volta quanto sono difficili certi movimenti - fingere, per esempio, di premere un grilletto, bang bang

Sensazione meravigliosa.

Entrare nel letto.
Posso anche nascondermi completamente sotto le lenzuola e sotto il piumone e - ancora - posso nascondere la testa sotto il cuscino perché credo in questi casi si abbia meno bisogno di aria, meno bisogno d'ossigeno. Me ne sto così seppellita in un buio artificiale e mattutino, me ne sto così e tento inutilmente di piegare il mio indice - bang bang - mentre il tempo passa, e l'effetto miorilassante aumenta, e il palmo della mia mano e il mio dolore si fanno sempre più distanti.


Tre Azioni #8

#1 TECH SABBATH

Come avrete notato, negli ultimi giorni sono stata un po' assente: questo a causa di un tech sabbath forzato da vari imprevisti tecnologici. Devo dire che passare qualche giorno priva di una connessione rapida e pressante non è affatto male, anzi. Non date retta a tutti quei contafuffa della produttività personale che dicono che nel momento in cui spegnerete il computer diventerete tutto d'un tratto degli esseri produttivi, non procrastinatori e pieni di idee geniali: cazzate. Continuerete a non combinare nulla e a essere mediocri. Però ci sarà un'inspiegabile aura di relax attorno a voi. Forse questa cosa di staccare la connessione all'iPhone qualche ora al giorno dovrei farla più spesso.

#2 GOLDEN MILK


Sto in fissa con la curcuma. La curcuma è vita. Cercare turmeric su PubMed e scoprirete centinaia e centinaia di ricerche sulle capacità antidepressive, antiartrosiche e antitumorali della curcumina. Antidepressive: non fa mai male. Antiartrosiche: faccio YOGA, checcazzo, le mie giunture devono essere flessibili e molleggiose. Antitumorali: vabbé, non lo stiamo neanche a dire. Comunque, sempre tornando allo yoga: quelli del kundalini di curcuma ne sanno a pacchi ed è da secoli che tramandano la ricetta di questo Golden Milk.
Ingredienti: latte - sbizzarritevi tra quelli animali e quelli vegetali - olio - consigliato di mandorle, io utilizzo quello di cocco, serve ad aumentare la biodisponibilità della curcumina - miele - o altro dolcificante hippy e non raffinato - e, naturalmente, la curcuma.
Persone più volenterose e tradizionaliste di me prima preparano la pasta di curcuma, ma io sono intimamente pigra e quindi mi limito a mischiare olio, miele e curcuma finché la situazione non è bella agglomerata per poi aggiungere il latte. Il sapore secondo me è buonissimo, ma probabilmente ad una persona normale sa di latte di vacca che viene nutrita con cibo indiano. Sono quelle cose del, sapete, gusto acquisito. Dovete abituarvici.

#3 SEVENTIES INDOOR JUNGLE


Per vari motivi che non sto ad analizzare la mia intenzione di prendere un gatto come compagno di vita è stata bocciata da più fronti: madri, Cosi stronzi, padri, vicine di casa, donne delle pulizie - sì, in poche parole non ho potere decisionale su un cazzo. Per protesta ho deciso che se non posso avere un essere vivente del regno animale a condividere il mio appartamento, saranno decine di appartenenti al regno vegetale a tenermi compagnia. Il che significa piante! Piante! Piante!
Siti come GARDENISTA e negozi come l'IKEA - reparto piante, naturalmente - fanno la mia felicità: voglio far diventare questa casa una serra.
A quanto pare negli anni '70 le case cespugliose e vegetali andavano tantissimo - motivo per cui mia madre ne ha il ribrezzo quasi quanto io odio il rossetto perlato del 1999. Comunque non saranno questi traumi materni a fermarci.




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