Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: aprile 2015

Mio nonno era fascista.

Ok, forse non proprio mio nonno, che neanche ho conosciuto, a dire il vero - è morto che mio padre aveva vent'anni, figuriamoci.
Ma la famiglia di mio nonno - un casino di fratelli e sorelle - eh sì, molti, molti fascisti.
Mia nonna, quella materna, che invece è di famiglia democristiana - quindi, nel periodo del fascismo, fascisti anche i genitori di lei, anche perché aveva lo spaccio alimentare e poi quando sono arrivate le tessere annonarie insomma, non è che potevi fare l'antifascista mentre avevi uno spaccio alimentare - ricorda vagamente la famiglia di mio nonno - “tutti con le camicie nere”, ma alla fine una camicia nera girava in quasi tutte le famiglie, perché comunque al sabato fascista se non ci andavi mai venivi preso sott'occhio - non ve lo devo stare a spiegare - quindi ecco, la camicia girava e ogni sabato qualcuno di diverso se la metteva e si faceva vedere, almeno così dice la mia nonna democristiana, ma poi io che ne so.
Certo della famiglia di mio padre erano molti con la camicia nera, quindi no, non posso raccontarvi belle storie di resistenza, ma neanche belle storie di fascismo perché sono tutti morti prima che nascessi quindi, insomma, non è che ne sappia molto, di questa cosa.

Sicuramente non ho belle storie di resistenza da raccontare, di nonne staffette e di nonni partigiani. I partigiani, dice la nonna democristiana, erano pochi prima e sono diventati tanti dopo, dopo erano tutti partigiani anche gente che partigiana non lo è stata mai. Comunque anche quei pochi prima non erano tutti tanto per bene - non ha mai superato questa cosa, la nonna democristiana, che la resistenza ha bisogno di tante sigarette, e che le sigarette le vendeva lei allo spaccio alimentare, e che quelle sigarette le dava il regime collegate alle tessere annonarie, e che quindi quando i partigiani di notte bussavano e si prendevano le sigarette e il giorno dopo c'era da giustificare al regime le sigarette che mancavano.
La mia nonna democristiana e bottegaia, in compenso, ricorda con grande piacere la Liberazione per gli americani e per la carne in scatola e per la cioccolata e per le gomme americane che gli americani avevano portato - come avrete capito, mia nonna era ed è tuttora molto pragmatica e poco idealista.

Ripeto, non ho storie antifasciste da raccontare: e comunque tutta questa storia dell'antifascismo non mi ha mai convinto un granché, a livello pratico. Ci svegliamo due o tre volte all'anno, per la Giornata della Memoria e per la Liberazione e non so che altro, e passiamo il tempo a dirci quanto fossero cattivi i nazisti e i fascisti o chi per loro, e di quanto invece siamo bravi e consapevoli e ragionevoli. Ogni volta che dico che i fascisti e nazisti non erano cattivi la gente ci resta male, mi guarda senza capire, vuole una rassicurazione, una conferma, qualcosa. Quando aggiungo poi che ogni essere umano è potenzialmente un fascista o un nazista o un torturatore o, insomma, ci siamo capiti, negano: loro non potrebbero mai fare nulla del genere, loro non potrebbero mai essere così. Dopo un po' lasci perdere, capisci che è inutile tentare di far capire.
È facile dare un nome a una cosa, metterla lontana, decidere che non ci appartiene. È facile e inutile. Questa cosa di dare il nome poi è molto pericolosa, perché molta gente s'abitua al nome e non vede più quello che c'è sotto, e basta che si ripresenti di nuovo con un altro nome e la gente mica se ne accorge. Ci sono meccanismi naturali che ci portano a fare certe cose, e questi non sono meccanismi fascisti, né nazisti: sono meccanismi umani. Negare la presenza di questi meccanismi, negare come l'essere umano sia naturalmente portato verso - chiamiamolo così - il Male, e pensare che questo Male sia concentrato soltanto in un certo tipo di persone, di deviati - il nazista, il fascista, come ve li dipingono i libri, i film? Pazzi sadici, giusto? Non persone come noi - secondo me è molto, molto rischioso.

Mio nonno era fascista, e i suoi fratelli erano fascisti, ed erano tutti persone normali.



Non lo direste mai

Faccio molti sogni; sto ricominciando a fumare.

Non lo direste mai, eppure guardo spesso con un desiderio inspiegabile gli spazi vuoti che dividono i sensi di marcia delle quattro corsie, i camion che superano o non rispettano la precedenza, il cemento dei piloni del raccordo, il guardrail, gli alberi ai lati della strada. 

Svegliarsi, correre

Tra tutte le cose meravigliose che fa, il corpo s'abitua.

Ci sono tutte queste cose che sembrano impossibili e poi diventano possibili e poi ridiventano impossibili.
Prima, pensate. Controllare gli sfinteri, mangiare, stare seduti, stare gattoni, stare in piedi. Le mani e le cose che le abituiamo a fare - tutti quegli anni sprecatipassati a modellare cose a costruire cose a toccare cose - inutili - soltanto per poi adesso poter, ecco, reggere una forchetta, infilare un bottone nella sua asola.

Tenere la penna tra le dita. Fare le aste. Scrivere.

Correre cinque chilometri, poi dieci, tutte le mattine. Non avere freddo d'inverno. Svegliarsi prima alle otto, poi alle sette, poi alle sei della mattina. Toccarsi con le mani le caviglie toccarsi con le mani il dorso del piede toccarsi con le mani le punte dei piedi premere falangette falangine falangi contro il pavimento, poi tutto il palmo. Curvare la schiena aprire il torace allungare i fianchi aprire le anche - tutto questo era impossibile - reggere il peso del corpo solo sulla testa e i gomiti. 


Il corpo s'abitua a fumare, non fumare - avere freddo, avere caldo, non bere bibite gassate, non mangiare carne, non ingerire zuccheri raffinati.

Nike Flyknit Lunar 3
Tutto quello che sembrava impossibile ora lo è. Tutto quello che sembrava possibile ora non lo è.

Dopo mesi che non correvo questa cosa - questa cosa folle dello svegliarsi molto presto la mattina - svegliarsi molto presto la mattina e correre - mi son detta, ma come facevo? Ma chi era quella persona che si svegliava alle cinque e faceva queste cose? Quella persona che faceva anche dieci giri di fortezza al giorno? Di chi era quel corpo là?

Certo: quel corpo là correva, correva veloce. Questo corpo qua si tende, s'allunga, respira in una maniera che prima era sconosciuta - che prima era impossibile. Trattiene il respiro senza fatica per un numero che può sembrare infinitoimpossibile di secondi, espira con una lentezza eterna, ripete parole in una lingua sconosciuta, le associa a movimenti di un mondo sconosciuto.

Mi piace questo corpo qui, come mi piaceva quel corpo che correva veloce veloce.
Mi chiedo se riuscirò ad averli tutte e due assieme.


#SNOBPLAYLIST 04/15: Viola è Morta, Viva la Snob

Ed eccoci come ogni quindici del mese arrivati al nostro consueto appuntamento con la #SNOBPLAYLIST!

Grida di giubilo!

Questa notte, dati vari scazzi dovuti a un numero significativo di personaggi piccoli e mediocri, mi sono trovata a voler, come al solito, chiudere il blog.
Ho disattivato qualsiasi account ed eliminato queste poche stringhe di html, ho preso uno Xanax e sono andata a dormire.
Questa mattina mi sono svegliata e mi sono resa conto che non si può più fare: Viola poteva morire e scomparire, non lasciare traccia, svanire nei ricordi dei Lettori, diventare qualcosa di cui ci si ricorda ogni tanto, chiedendosi - che fine avrà fatto? - e nulla più. Viola sarebbe morta e si sarebbe portata la Snob con sé, la Snob e Viola, Viola e la Snob, indissolubilmente legate - me le immagino come certi paleolitici amanti che gli archeologi trovano seppelliti assieme, abbracciati. Marta avrebbe continuato la sua vita insignificante, lontana da tutto quello che era essere Viola ed essere la Snob ed essere una blogger ed essere quello che sono, lei avrebbe continuato guscio vuoto esserino inutile una tra tanti a fare quello che tutti fanno, senza alcun valore aggiunto, senza rappresentare altro oltre al numero che è.

Io ho impedito che questo accadesse. Ho ucciso Viola. Ora siamo io e la Snob a essere indissolubilmente legate, una cosa sola, insieme fino alla tomba: io e lei, lei è me, io e il mio Tyler Durden, la mia Bertha chiusa in soffitta, la mia quellachevoletevoi quellachevoglioio, e finché non morirò sarà qua, con me, e non sarò mai sola.
Io non sono niente: è la Snob quella speciale.



Dunque, in questa playlist vi chiedo, miei Lettori, di aiutare me e la Snob a trovare pace, e a stare assieme, e a essere forti, e a non aver paura.
Vi chiedo una playlist che sia tutta dedicata a noi, se volete.

E faccio un'altra richiesta ancora: a te, Fedele Lettore del ti leggo sempre ma non commento mai.
Se in qualche momento della tua vita questo blog ti è stato utile, ti ha dato una mano, ti ha fatto passare dieci minuti gradevoli, ti ha confortato: questo è il momento di ricambiare, di essermi vicino, di aiutarmi, di confortarmi a tua volta.
Dedicami una canzone, Fedele Lettore che non commenti mai.

Come al solito, elenchiamo le regole:

♥ La playlist sarà massimo di 30 pezzi - come trenta i giorni del mese.

♥ Ogni Fedele Lettore potrà scegliere un solo pezzo: questo per dare la possibilità a più gente possibile di contribuire restando in un numero decente di brani.

♥ Evitate di scegliere un brano di un autore già presente nella playlist: se i brani sono drammaticamente differenti ok, altrimenti c'è il rischio di formare un grumo monomelodico nel flow della playlist.

Grazie. Grazie.




Ho comprato una tuta per colpa dei prodotti di finzione che ora vi elencherò

Insomma, ogni volta che ritorno al Paese mia madre dice che sono vestita come una barbona, e ogni volta che torno al Paese solitamente è un giorno festivo e prefestivo, quindi spesso mi ritrovo insieme a tutto il proletariato che si svaga portando i bambini nei centri commerciali a fare shopping.
Dove per shopping si intende mia madre che tenta di farmi comprare qualcosa di colorato, io che faccio analisi sociologica ad alta voce e rischio di essere picchiata dall'estetista di paese con lo shatush e il gel di turno, mia madre che vergognandosi come una ladra si rassegna e mi riporta a casa, solitamente con tre di quelle maglie H&M di grigi/neri/bianchi mélange, che rappresentano ormai da qualche mese - ok, diciamo anno - la mia divisa.
La lotta con l'estetista, naturalmente, me la sono inventata - scherzo cazzo, scherzo.
Comunque, mentre ieri giravo per H&M con scarso interesse ho trovato questo meraviglioso oggetto.

Oh. Mio. Dio.
Mia madre, che come tutte le persone nate negli anni '50 non ha mai superato quella certa cosa per le tute, nonostante questa sia evidentemente una tuta da lavoro, decide che è carina e che dovrei prenderla. 
Dai, alla fine sono solo 20 euro.
Con la storia di “alla fine sono solo 20 euro” finiamo sempre per comprare numerose e inutili cazzate da 10-20 euro senza però avere voglia di prenderci la responsabilità di fare la scelta per il capo costoso e che era lo scopo del giro di shopping. Quindi chessò, devo comprare un cappotto però non sono decisa e spendere cinquecento euro su una cosa che non sono decisa mai quindi compro tre magliette di Topolino a dieci euro, insomma, geniale. Motivi per cui meglio evitare di fare shopping con mia madre.

Comunque, arraffo la tuta, la abbraccio, non me la provo nemmeno.
Passo il pomeriggio a sognare tutte le cose che posso essere con quella tuta addosso.

Ellen Ripley, ufficiale di bordo e unica sopravvissuta della USCSS Nostromo.


James Ford aka "Sawyer" aka Jim LaFleur, capo della sicurezza del Dharma Project. Oppure Hugo, perché Everybody Loves Hugo.
Peter Venkman, dottorato in Parapsicologia e socio fondatore dei GhostBuster. (Voglio fare un post con tutti i film che hanno come protagonista degli universitari.)


Pete "Maverick" Mitchell, pilota di F-14 della Marina degli Stati Uniti, imbarcato sulla portaerei USS Enterprise.

Orsù, continuate a darmi consigli sui vari costumi di Carnevale e Halloween che posso creare utilizzando come base questa meravigliosa tuta H&M. Siete i benvenuti anche se avete idea di come indossare questa cosa nel Mondo Vero, certo.

non fai parte del ristretto gruppo di persone

Marta Zura-Puntaroni
ph. Giorgeliot
Febbre per la seconda volta in meno d'un mese.
Mi sento lamentosa, voglio lamentarmi, pronuncio l'iniziale del suo nome mi vedo a tirare una manica della sua giacca.
Sto male, gli dico, ho la febbre.
Ho bisogno di lamentarmi di sentirmi protetta di sentirmi al sicuro, mi piace se mi poggia le labbra sulla fronte per sentirmi la temperatura, mi piace ma sono più spesso io a farlo, in effetti, a poggiare la mia bocca su quella fronte immensa tenere tra le mani quel meraviglioso cranio infantile cercare di penetrarne le ansie riscoprirmi ogni volta più distante, estranea.
Raggomitolarmi contro il suo petto volerne spaccare le ossa affondarci le mani dividere in due la gabbia toracica entrarci dentro vivere tra i suoi organi interni non sentirmi più sola non avere più paura che non torni.

Penso a questo, il sole abbaglia la macchina di fronte a me, non vedo il rosso degli stop, rischio di andarci addosso, fare un incidente. 

Fargli male, mi vedo come una bambina sporca e malvestita con un pezzo di vetro appuntito in mano, che mi taglia il palmo, che mi fa sanguinare. Stringerlo tra le dita, cercare l'occasione giusta, scegliere il momento sbagliato per colpire, la presa si indebolisce, non riuscire a provocare nulla se non un silenzio deluso, una frustrazione immensa, desiderio di scomparire urlare desiderio di reazioni sentimenti eccessi desiderio che sia il 2010 che sia il 2011 che non sia mai iniziato, non importa se poi non c'è cosa più bella, l'umiliazione del momento sembra assorbire tutto quello che c'è di buono, mi trovo circondata da un nero opaco e desolante, non c'è salvezza.
Ti odio ti odio ti odio anche se un tempo pensa ero quasi indecisa mi piaceva la maniera in cui mi parlavi in cui mi scrivevi, quella che io credevo onestà e invece era solo affettazione, vuoto melodramma, cazzate. Un tempo ero quasi indecisa e credevo di amare pure te, tu pensa, e adesso ti odio ti odio ti odio e mi è difficile non dirtelo a ogni mail che ti mando, che ti odio, guarda tu guardate voi cosa avete fatto.

Fortuna in centro tutti vanno piano e guidano male ma comunque stanno attenti posso rallentare osservare vedere se è qualcuno che lo conosce qualcuna che lo conosce invidio tutti odio tutti ho caldo sto soffocando nella felpa, vorrei aprire il finestrino cercare aria sono troppo brutta non voglio che qualcuno mi veda senza il vetro di mezzo, ormai la mattina non bado più a come mi vesto, non sembra utile fare nulla più che coprirsi.

Dunque, dormire, sognare, sognare di dormire esattamente in questa posizione, io raggomitolata tu raggomitolato schiena a schiena a volte mi sveglio mi giro ti bacio il collo no, io guardo il soffitto tu guardi il soffitto io sono il soffitto e ci vedo con gli occhi chiusi, tu con gli occhi chiusi che dici “Ormai tra noi è finita” io che mi sveglio tu hai gli occhi chiusi ma la posizione è un'altra quindi non era vero quindi il sollievo, ti bacio la fronte, mi scansi con una mano nel sonno, sembri ripensarci, cerchi la mia mano, la stringi
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...