Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: luglio 2016

LA CURA: DEL CLICK-BAITING PATETICO, DELLE MALATTIE MENTALI E DEGLI PSICOFARMACI

E nulla, stavo cazzeggiando fuori dallo studio medico - ironia: stavo fumando l'ultima sigaretta prima delle mia mensile visita psichiatrica. La mia visita psichiatrica è mensile da pochi mesi: prima erano due volte al mese, prima ancora una volta a settimana.
Sto guarendo.
Ogni tanto me lo dico, eh, nonostante nessuno, né lo psichiatra né la psicoterapeuta né il medico di base utilizzino mai questo termine. Però io me lo dico.
Sto guarendo.
Magari è vero.

Dicevo: stavo fumando una sigaretta e cazzeggiando su facebook appena prima della mia mensile visita psichiatrica, quando mi compare in timeline questo post - massì, mettiamoci il link: tanto lo scopo di quel post è prendere tanti click, null'altro.
Selfie autoreferenziale preadolescenziale, foto di fiorellini, rigurgitino di banalità patetiche: clickbaiting fatto e finito già corredato da commentini sullo stesso tono.
Ah, ma quanto sei coraggiosa. Grazie di averne parlato.
Sangue al cervello.
Immediatamente.
Sangue al cervello.
Mentre il mio psichiatra come ogni mese mi stringe la mano e mi fa accomodare finisco di mandare il mio commento: Sentiamo un po', Chiara: sono vent'anni che stai male. Sei mai andata da uno psichiatra? Hai mai preso psicofarmaci? Perché le frasette motivational secondo me lasciano il tempo che trovano.

Risposta: I commenti inquisitori che iniziamo con 'sentiamo un po'' e terminano con 'frasette motivazionale' dopo un post del genere, mi stanno già sul cazzo. Rispondo quindi a te facendo di questo commento un esempio del tono che NON ACCETTERO' nei commenti a post simili, quindi non ce ne saranno altri. Mi sembra particolarmente offensivo che tu dia per scontato che io non l'abbia fatto ponendo le domande in questo modo poco gentile. Detto questo: ma certo, solo che non devo venire a giustificarlo a te e soprattutto non è il tema di questo post, che - se hai compreso - è il tabù che ruota attorno a queste malattie.

Sorvolando sul fatto che se ti metti a parlare dello stigma delle malattie mentali poi magari dovresti anche, che ne so, parlare un pochino della tua esperienza in maniera più approfondita del "ho una così bella vita ma mi sento tanto giù" - a meno che tu non voglia soltanto un ritorno di click mossi dal patetismo sul tuo blog, certo - parliamo di questa storia del tabù.

Tabù?
Tabù attorno alle malattie mentali.
Machedavvero?
Perché, ehi, più giro il mondo e più vedo gente più ne sento parecchia giustificare varie stronzate con scuse come queste: sono bipolare, sono borderline, sono depressa, sono autistica, ho l'asperger.
Sono soltanto io che sono circondata da malati di menti, oppure capita pure a voi? È soltanto un'impressione mia oppure c'è un casino di gente psichiatricamente patologica? Sbaglio oppure avere gli attacchi di panico ed essere depressi è diventato cool, un po' come prendersi un carlino per instagrammarlo su Internet?

Ogni volta che qualcuno mi dice che ha una malattia mentale io ascolto attentamente, con partecipazione, e poi gli chiedo: e che cura stai facendo?
Sguardo perso nel vuoto.
Incapacità di rispondere.
Quando sei fortunata ritrattano, altre volte ti dicono che hanno letto su internet che l'asperger è così e così e così e loro ci si ritrovano proprio - una volta ho letto su internet che se ti colava il naso poteva anche essere non raffreddore ma liquido cerebrale e che stavi morendo, però ehi.
Altre volte ancora è gente che ha visto troppe volte Ragazze Interrotte e c'è rimasta sotto con Angelina Jolie versione ossigenata.
Ed ecco che questa quasi totalità di malati mentali si riduce a un nonnulla, tutto d'un tratto si scopre che, ehi: tutti questi matti e nessuno che si fa curare.
Che cosa strana.

Allora, lasciatemi raccontare anche a me qualcosina.
Il mio primo psichiatra l'ho visto a diciotto anni, il che significa che sono dieci anni che sono in cura. Sì: cura. Perché se sei un malato psichiatrico devi farti curare. Perché crogiolarti nel dolore e nella malattia, pasturare commentini di partecipazione più o meno sentita sui social, ripetere a tutti quanto stai male e ammorbare il mondo con la tua tristezza non serve a un cazzo.
SE STAI MALE DEVI FARTI CURARE.

E vi svelerò qualcos'altro, qualcosa che è veramente un tabù.
Se stai male veramente, e il tuo psicologo è uno psicologo competente, il tuo psicologo ti manda da uno psichiatra.
E questo psichiatra ti prescrive degli psicofarmaci.

Fermi: la cosa naviga su tutt'altre acque, eh? Giocare a fare i matti quando ti mettono in mano i pacchi di antipsicotici, benzodiazepine, antiepilettici, antidepressivi - ognuno una pasticca diversa. ognuno una dose diversa - richiede tutt'altro impegno, immagino.
Richiede tutt'altro impegno rifiutare il vino perché insieme alla dose di medicine che prendi rischi di vedere gli unicorni. Richiede tutt'altro impegno non poter più guidare perché la sonnolenza data da questo detto antidepressivo rischia di farti fare un frontale.
Richiede tutt'altro impegno dire - sto prendendo degli psicofarmaci - e a ogni tuo comportamento non consono sentirsi domandare - ti sei ricordata di prendere le tue medicine?
Parliamo di questo. Parliamo del tavor, della sertralina, dell'olanzapina, dell'acido valproico, dell'abilify.
Parliamo di psicofarmaci.
Parliamo di roba seria.
Perché qualsiasi post che non parla di questo per me vale quanto i siti che ti dicono di curare il cancro con l'acqua e limone. 
Parliamone.
E, guardate un po': ci metto la faccia - ma niente selfie preadolescenziale, non ho gli occhioni azzurri e sperduti - anzi, meglio: ci metto la mia ultima ricetta medica. In un anno le dosi sono scese molto, per fortuna, ma ancora siamo lì, con quel foglietto bianco una volta al mese in mano.
E vi dirò di più: avendoci messo la faccia e la ricetta accetto qualsiasi tono: non mi espongo solo per fare qualche click.

HO COMPRATO UN CAPPELLO DI PAGLIA A TESA LARGA E ADESSO NON SO CHE FARCI

Allora, in un momento di shopping con la Ste.


“Non guardare quella sezione.”
“Vabbé, ma solo un'occhiata...”
“Marta, è la regola: noi non guardiamo la nuova collezione durante i saldi.”
“...”
“È la regola.”

Dicevo, in un momento di binge-shopping con la Ste, quello in cui giri per Stradivarius-Bershka-Zara-H&M e ti rifiuti di prendere in mano qualsiasi cosa che costi più di dieci euro e sei alla ricerca dell'affare, di quell'oggetto sostanzialmente inutile a costo infinitamente basso che però in qualche maniera riuscirà a cambiarti la vita - ricordo un cappotto bianco di ZARA che a Parigi pagai tipo 10 euro, scontato del 90%, e che è stato mio compagno fedele per almeno tre inverni - dicevo, durante questo momento, ho comprato un cappello di paglia nero a tesa larga.
Cinque euro.

“Lo prendo?”
“Cinque euro. La regola dice di sì.”
“...”
“So' cinque euro.”
“Vero, so' cinque euro.”



Ok, sul momento sembrava un'idea intelligente, e nel delirio dei saldi da H&M sembrava anche starmi bene. Avevo visioni di una me su bianche spiagge greche avventurosamente ma elegantemente vestita - ecco, il cappello di paglia a tesa larga, in queste visioni, era quello che dava eleganza a tutto il resto dell'outfit - ma ora che è lì da qualche giorno e ogni tanto me lo metto di fronte allo specchio - certo, mettersi una cosa del genere mentre giri in mutande e maglietta per casa non è esattamente l'ideale per dare dignità all'accessorio - comunque, adesso mi ci sento solo ridicola.

Quindi, Fedeli Lettori, datemi una mano.
Ditemi che diavolo ci faccio con questo cappello di paglia.
Ditemi come metto in valigia un cappello di paglia.
Ditemi che anche voi avete comprato roba che in negozio sembrava intelligentissima ma che quando siete tornati a casa MEH.

COSA C'È NELLA MIA BORSA #1

Visto che oggi ho rovesciato la borsa a terra e mi sono finalmente decisa a darci una ripulita e buttare via le decine di scontrini e cartacce che c'erano, ho deciso di creare una nuova rubrica dove v'elenco i punti salienti di quello che si è naturalmente accumulato nella borsa e che mi porto dietro.
Chissà se di volta in volta ci saranno variazioni.
BORSA: questa è una satchel di una marca che non ho mai sentito prima - Stella Rittwagen - che però mi porto dietro con fierezza e maltratto ormai da numerosissimi mesi: s'è beccata pioggia e sole e a parte qualche macchia con le penne che mi porto sempre dietro ancora resiste strenuamente.
OCCHIALI: Zaful. Mi piacciono tantissimo e costano una cazzata e a differenza di tanti occhiali cinesi a costar poco che si trovano in giro sembrano stranamente resistenti e ben fatti. 
EYELINERKIKO. Allora, io sono negata con gli eyeliner. Motivo per cui non ne uso né acquisto mai. Ma questo qui della collezione The Artist, preso in saldo a due euro, ha la punta di feltro piatta, e rende anche me capace di farmi l'occhione da gatta senza troppo sbattimento. Non tiene tantissimo, motivo per cui me lo porto dietro insieme allo specchietto sempre KIKO per ritoccarmelo in giro.
CUSTODIA OCCHIALI: H&M, presa a saldo, pagata un nonnulla, ma era troppo sirenettosa per poterla lasciare lì.
BEARD SERUM: Suavecito. Visto che sogno un uomo barbuto ho preso da Calavera Street Shop questo siero per la barba nella speranza che il Programmatore se la lasci crescere.
SMART POUCH: Pretty in mad. Da quando ce l'ho non ho più smesso di tenerla con me. Ci metto trucchi, spicci - ho il portafogli senza tasca per le monete - e altre cavolatine che altrimenti girerebbero pericolosamente libere nella borsa.
POWERBANK: Anker. La certezza di ogni mobile gamer. Con una di queste bimbe piene riuscite a ricaricare il vostro cellulare due o tre volte. Addio batteria morta, non ci spaventi più.
PROFUMO SOLIDOLush. Il mitico Sikkim Girl da cui non mi sto più separando e di cui vi ho già parlato qui.
COLTELLINO: Victorinox. Semel Scout, Semper Scout: inutile dirlo. Senza di questo nella borsa mi sento un po' perduta. Già piango all'idea che non potrò portarmelo dietro a Creta causa bagaglio da cabina.
BALM: Lucas Papaw Ointment. Credo di avervene già parlato di ritorno dall'Australia. Ne ho fatto una mega scorta e lo uso per tutto. Ok, di base è paraffina e estratto di papaya quindi dovrebbe fare schifo - petrolati! - ma per le punture di zanzare, le scottature o le labbra screpolate è fantastico.
ROSSETTO: Bite Beauty. Questo è un rossetto fighissimo - scuro, quasi nero - ok, non esattamente estivo, ma chissene - che sa tipo di ciliegia - adoro i rossetti che hanno sapori buoni - che mia sorella mi ha portato l'ultima volta che è stata a NY. Applicato con questo pennellino KIKO, presente anche lui in borsa.
FIALA: Jeunesse Instantly Ageless. In poche parole è come avere un lifting istantaneo in borsa. Me lo porto dietro soprattutto per i momenti in cui il contorno occhi è indecente, basta un goccino e un po' di *patpatpat* e scompare tutto. Guardate i video su youtube, fanno paura. Pure questo fatto scoprire da mia sorella.
TACCUINO: Flying Tiger. Carta e penna in formato mini che però è sempre il caso d'avere dietro. Color acqua che non fa mai male.
SALVIETTINE RIMUOVI SMALTO. Kiko. Visto che vivo nel terrore di girare con lo smalto sbeccato ho iniziato a portarmi sempre dietro queste salviettine per potermelo levare in qualsiasi momento senza problema.

ORA: ditemi: cosa ne pensate di questa nuova rubrica? Dovrei lasciar perdere? Fare le foto per ogni singolo prodotto? - odio i post con troppe foto e poca roba scritta, ma se pensate sia il caso ditemelo. 
E voi, che c'avete nella borsa di questo periodo?



TRE AZIONI #11

#1 ENTRARE DENTRO AL NUOVO COSTUME CON SLIM ME

Ok ok ok.
Snob, direte voi, perché ci parli soltanto ora di SLIM ME? La Cinica l'ha tirato fuori da meeeesi!
No, non sono arrivata tardi alla festa drenante della Cinica - anzi, sono stata una delle prime a ricevere il prodotto prima che fosse commercializzato per testarlo - la Cinica può dire con fierezza che i suoi cosmetici non sono testati sugli animali, ma sulle blogger.
Stavamo dicendo.
Ah sì - Zaful mi ha mandato varia robina, tra cui quel meraviglioso! costume! con! teschi! di! vacche! - sono vacche? Boh. - comunque, quando l'ho ricevuto ero una persona felicissima, per poi scoprire tristemente che la M Zaful non è esattamente la mia misura. Insomma, mi tira un po' sulla chiappa.
Motivo per cui andata a Milano - ragazze, adoro andare a cena pranzo colazione quando sono a Milano, grazie a tutte quelle che mi hanno portato a spasso - sono passata dalla Cinica a piangere le mie cosce grasse ecc. ecc. e a reclamare un pacco di SLIM ME.
Ora, avrete già sentito parlarne a oltranza, quindi non insisto sulle nozioni pratiche ma vi racconto soltanto la mia avventura: l'altroieri, terrorizzata dalla mia visita dal dietologo, ho pensato bene di impacchettarmi in SLIM ME nelle due ore precedenti all'incontro.
Misurandomi le coscione il dietologo è rimasto stupito: nonostante fossi ingrassata rispetto la visita precedente - Programmatore: so che stai leggendo: è colpa tua che a Milano non mi tieni a bada e mi lasci ingurgitare le peggio schifezze - ma - ta-dan! - ero calata di più di un centimetro ad ogni misurazione!
Avete letto bene: ingrassata, ma con minor circonferenza ovunque. Non ditemi che magari è tutta massa magra perché mi ha messo i sensorini addosso e niente, la massa grassa sta sempre lì e la massa cellulare - che dovrebbe essere quella magra, credo - era anzi diminuita.
Insomma: è vero che SLIM ME ti drrrrrrena. Verissimo.

#2 GUARDARE GRAV3YARDGIRL CHE FA COSE

Allora: io odio le youtuber. Tutte, senza limiti. Mi mettono ansia. Mi sembrano delle egoriferite vanesie del cazzo. (Potrei iniziare a parlare qui della mia personale crociata nei confronti delle book vlogger, ma evito.) L'unica che sopporto, anzi mi piace, anzi adoro è lei. Bunny. Completamente folle. È folle. Non so come altro commentare la cosa. I suoi video sono una droga, posso guardarla mentre vaneggia di fronte alla telecamera e parla in maniera completamente schizzata di non-so-nemmeno-io-cosa per ore. Se non la conoscete, andatela a guardare.

#3 TORNARE NEL MONDO FATATO DEI CAPELLI COLORATI

Allora: per numerosi mesi sono stata una donna triste e castana.
Ho provato, ve lo giuro, ho provato.
Mi sono fatta tanti discorsi motivazionali sull'essere adulta e cose del genere. Ma niente, non ce l'ho fatta: la me interna ha sempre avuto i capelli colorati, e che la me esterna non riflettesse la me esterna, be', era veramente deprimente.
Alla fine ho preso il coraggio a due mani, ho sopportato le lacrime di mia madre - no: a quasi ventotto - madonna VENTOTTO - anni - ma secondo voi questa cosa degli incisi a volte mi sfugge di mano? - dicevo, sono andata da RAINBOW HAIR e sono tornata un minipony.
And I'm proud about it.
Purtroppo non riesco mai a coglierli decentemente col cellulare ma ehi, sono fighi, ve lo assicuro.

Qualche app per sopravvivere a Milano - e consigliatemi i vostri posti preferiti

Con Milano ho sempre avuto un rapporto un po' del cazzo: numerose volte ho rischiato di trasferirmici per svariati motivi, ma puntualmente l'ho scampata e sono rimasta a Siena.
Adesso che però mi sono trovata il consorte Programmatore a Milano, e lui da bravo Programmatore lavora in uno studio di programmazione dove durante la settimana lo fanno programmare e può venire a Siena soltanto il week end - mentre io da giovane freelance fancazzista lavoro un po' dove mi pare - ecco, sono stata obbligata a rivalutare la cosa e a farmi vedere un po' più spesso.



Problema: non sono pratica di Milano. Non conosco i posti. Non so dove andare. Non so utilizzare i mezzi - questa, ecco, questa è una cosa abbastanza drammatica. Metropolitana, tram, pullman: troppa roba. Non so da che parte devo andare, che devo fare. Quindi alla fine mi rassegno, e prendo il taxi.
Prendere il taxi per spostarsi a Milano quando ci vai tre volte l'anno può essere ragionevole, ma quando le volte che vai a Milano si trasformano in due settimane ogni mese, ecco: il taxi diventa un po' dispendioso. 
Mia sorella, vedendo la profonda crisi che mi suscita arrivare da un punto all'altro della città senza taxi, mi ha consigliato di scaricare Moovit: può sembrare la classica app che si limita a dirti che pullman prendere, ma è di più: ti dice addirittura quando devi scendere - no, non un banale "Scendi a Stazione Centrale": tu hai la app in background sul cellulare, stai cazzeggiando, e quando arrivi alla tua fermata ti compare la notifica "È ora di scendere. Daje, scendi." Insomma, è a prova di imbecille. Veramente a prova d'imbecille. Io stessa, installata quest'app, ce l'ho fatta a presentarmi viva e in orario a diversi appuntamenti, negli ultimi due giorni. Se siete come me il tipo di persona che prende il tram che va a Lambrate invece di quello che va in Duomo - successo: ve lo giuro: successo - questa è l'app che fa per voi.

Un altro problema non indifferente è: cibo.
Come sapete io odio cucinare. È una cosa che non fa per me. Non sono capace, non mi piace, non mi riesce, sporco mezza cucina, poi c'è da lavare i piatti: no no e no. Figurati poi se mi metto a farlo a casa d'altri, dove non so dove sono le cose, e così via. No, niente: non si cucina.
Soluzione? Consegna a domicilio.
Io adoro la consegna a domicilio. Questa cosa che posso passare le giornate a lavorare al computer dentro il letto del Programmatore e ricevere il cibo direttamente alla porta. A Siena alla fine non lo faccio mai - nel senso: la pizzeria è a cento metri. Il sushi pure. Il messicano pure. Mi sentirei troppo pigra e nullafacente - mentre qui a Milano do sfogo al mio fancazzismo e prenoto tutto online. L'app del mio cuore in questo caso è Deliveroo: vastissima scelta - sushi! California Bakery! Grom! - ti porta la roba a tutti gli orari - la Cheesecake delle undici e mezza di sera è ormai una certezza - e ti dice esattamente quando sta per arrivare il tipo a portarti la roba. E paghi con PayPal, che vi sembrerà una cazzata ma io non c'ho mai i contanti dietro, e se devo uscire a prelevare che domicilio è?
I canguri di Deliveroo, conoscendo la mia passione, hanno deciso di donare a voi, o Fedeli Lettori, un buono sconto di 5 euro sul primo ordine, utilizzando il promocode SNOB. Poi non dite che non vi voglio bene.

Adesso, a voi: mi vedete, non ho la più pallida idea di come muovermi, dove andare, che fare: consigliatemi i "vostri" posti a Milano, aiutatemi a farmene di miei. Vi va?

Peso otto chili in più del mio peso forma - and I feel fine?

Allora, a differenza di molte persone, a cui il metabolismo va a puttane per motivi sconosciuti e stanno lì a dirsi ma come cazzo, fino a un anno fa facevo cena tre volte a settimana dal McDonald's e pesavo 55 chili, adesso mangio l'insalata e non entro dentro a una 46, io so benissimo di chi è tutta la colpa.
Lo so.
L'olanzapina.
Quando ti metti in cura per la depressione, devi metterci in conto la possibilità che il culo ti si allarghi. E di parecchio.
Durante la mia pur breve cura con l'olanzapina ho preso quasi 20 chili. Sono passata da 56 chili di gioia magra a 72 chili di disperazione, odio verso me stessa, incapacità di entrare dentro i vecchi vestiti ma scarsissima voglia di subire l'umiliazione di andarne a comprare di nuovi - vi parla una che era abituata a entrare nei negozi e non passare neanche dal camerino. Mi limitavo a prendere la S o la 40, e tutto andava bene.

Le cicciottine o curvy o morbide o come vogliate chiamarle, quelle che lo sono di costituzione, be', alla fine sono fortunate: si abituano ad avere un certo corpo, a vestirlo, a gestirlo. 
Per una che come me è sempre stata magra, arrivare a ventisette anni e cambiare di tre taglie in due mesi, ecco: non è stato semplice. Tuttora non è semplice. In poche parole è come sviluppare, tutto di nuovo e tutto da capo: sapete quel periodo tremendo dei dodici-tredici anni, con tutte le ossa che ti si allungano e allargano e tu ti ritrovi questo corpo che non sai dove mettere? Ingrassare tutto di botto è così. Una nuova pre-adolescenza. Fa parecchio schifo, insomma.
Piangiamo di fronte a qualche foto di me quand'ero magra.



Ora, vorrei essere qui a darvi soluzioni geniali per dimagrire di botto, tipo la dieta chetonica dei segni zodiacali, e dirvi che eliminando i carboidrati e mangiando solo bresaola i problemi si risolvono.
Ma la verità è un'altra.
La verità è questa: se vi sentite grasse e volete dimagrire, c'è una sola cosa da fare: andare da un dietologo.

Sì, esatto: dietologo. Non la cugina della vicina di casa, né l'ultimo numero di Starbene, né qualche cazzata trovata su internet: DIETOLOGO.
Due mesi fa mi sono decisa e sono andata a supplicare pietà da uno che mi è stato raccomandato dallo psichiatra, il quale ha guardato la mia cartella clinica, mi ha chiesto di tutto, mi ha pesato, attaccato elettrodi al corpo, calcolato la mia massa magra, la mia massa grassa e la quantità d'acqua extracellulare e intracellulare e dopo una settimana mi ha dato una dieta da seguire. 
Dieta che, magia delle magie, non elimina i carboidrati. Dieta che ti permette di mangiare decentemente e variatamente a ogni pasto, eliminando, certo, diverse schifezze, aumentando, certo, le proteine, ma insomma: una dieta umana.

Sono dimagrita di 7 chili in tre mesi, e anche se non saranno i risultati mostruosi che promettono altre diete, io già un po' meglio mi sento. Sono distante dai 58 chili che dovrei pesare, sono ancora piena di acqua extracellulare e di massa grassa in eccesso, ma ehi, ci si sta lavorando.

Questo magari a voi sembra un post abbastanza inutile, ma sentivo il bisogno di condividere il mio culo grosso con voi.


#SNOBPLAYLIST 07/16: ESTATE

Insomma, a breve si parte e voglio che mi aiutiate a fare una bella playlist estiva che possa accompagnare tanto me nelle mie avventure cretesi quanto voi in qualsiasi tipo di estate vi si prospetti, sia lavorativa che vacanziera: ci state?

Ricordo le linee guida di produzione della #SNOBPLAYLIST.



♥ La playlist sarà massimo di 30 pezzi - come trenta i giorni del mese.

♥ Ogni Fedele Lettore potrà scegliere un solo pezzo: questo per dare la possibilità a più gente possibile di contribuire restando in un numero decente di brani.

♥ Evitate di scegliere un brano di un autore già presente nella playlist: se i brani sono drammaticamente differenti ok, altrimenti c'è il rischio di formare un grumo monomelodico nel flow della playlist.

Ecco il link.

Via ai commenti!

ALLA FINE SONO ANDATA DA LUSH E SONO ENTRATA NEL MONDO DEI COSMETICI SOLIDI #SNOBCRETE

Ok, diciamo che già m'ero convinta a prendere tutto il solido lushoso possibile per il viaggio a Creta, nonostante le vostre varie perplessità e i vostri MEH in merito a questi prodotti.
Però ieri a Siena faceva un caldo assurdo, e la Ste m'ha mandato un messaggio, andiamo come i vecchi a prendere l'aria condizionata al centro commerciale?, e insomma siamo andate a fare le burine al centro commerciale la domenica pomeriggio, e c'erano i saldi e c'era Lush ed ecco tutto quello che mi sono portata via.


Jason and the Argan Oil - shampoo solido

Il temibile shampoo solido. Inutile dire che non l'ho provato, e lo proverò soltanto arrivata a Creta, e se mi verranno dei capelli di merda pace, sono in vacanza quindi me ne frego altamente.

BIG II - balsamo solido

Solido! Solido! Solido! Questa cosa mi sta sfuggendo di mano. Secondo me questa cosa ungerà follemente e mi farà un casino in testa, alla peggio lo userò come maschera pre-shampoo nella speranza che le mie folte, fluenti e bizzarramente colorate chiome si riprendano dagli stress marini.

Peach and Love - olio da massaggio

Solido per solido, tanto vale prendere pure la - crema corpo? olio? idratante? quella cosa lì insomma - e ridurre al minimo la liquidità del mio bagaglio. Questo l'avevo già provato, ha un profumo divino ed è veramente buono: peccato che questa cosa della mattonella burrosa da spalmarsi addosso non sia il massimo della comodità.

Sunblock - Balsamo solare solido

Incautamente, con aria di sfida, ho chiesto alla commessa: non è che avete pure un solare solido? E contro ogni mia immaginazione, questa mi ha risposto di sì. C'hanno pure il solare solido. Sono delle barrette burrose - ? - da passarsi addosso dopo la doccia - ? - sulla pelle bagnata - ? - e nonostante la perplessità fosse a mille ho detto, vaffanculo, si vive una volta sola, sono una ribelle, e me lo sono comprato.

Karma - sapone

Ok: il sapone più profumoso e più figo del mondo. Questo è l'unico acquisto ragionevole, utile e ponderato.

Sikkim Girl - profumo solido

Visto che stavo spendendo uno sproposito in cazzate la gentilissima commessa Lush ha deciso di regalarmi qualcosina, e mi ha appiccicato questo profumo solido che finché non l'ho aperto era l'oggetto più insignificante del mondo: ma ragazzi, ha un odore meraviglioso. Non so che ci sia dentro - frangipane? vaniglia? - ma mi sa di vacanza in una maniera impressionante. Mi sa che abbandonerò lo Chanel per portarmi dietro questo. Insomma, è solido.

Avete già provato alcuni di questi prodotti? Se sì e fanno schifo non ditemelo, voglio scoprirlo da sola tra qualche settimana.

Il grande dramma estivo delle scarpe maschili

E niente, come stavo dicendo ieri, abbiamo preparato tutto: il volo c'è, la casa pure, la macchina - 4x4! - anche.
Tutto quello che resta da organizzare è: la valigia. Che ok, può sembrare una cosa minore di fronte alla casa e alla macchina e al volo ma, ehi, per una che vive d'ansia come me tutto è un problema.


“Vabbè che tanto farà caldo.”
“Già. Basta portarsi un po' di roba leggera.
“Poi abbiamo pure la lavatrice in casa, quindi non c'è bisogno di portarsi tanta roba.”
“Marta, sta' tranquilla.”
“Certo che magari la mia scelta di non imbarcare il bagaglio è stata eccessivamente coraggiosa.”
“...”
“No no, ce la posso fare senza imbarcare il bagaglio.”
“...”
“Anche se sono dodici giorni.”
Sta' tranquilla amore.”
“Tanto la roba che pesa di più sono le scarpe.”
“Quante scarpe vuoi portarti?”
“No, macché, mi porto le Nike per le escursioni e due paia di sandali e basta. Poco sbattimento.”
“Sì, anch'io porto le Nike per le escursioni.”
“Bene.”
“E le Birkenstock.”
“...”
Ok gente. Qualche difetto doveva avercelo pure lui. Paragonato al 90% degli uomini che ho avuto è un quasi miracolo. Un santo. Un dono di Dio.
Però ha le Birkenstock.
“Marta?”
“Programmatore, ti ho amato tanto. Sono stati tre mesi meravigliosi. Ma credo che la nostra relazione debba finire qui.”
“Non ho capito.”
“Dimmi che almeno sono le Arizona.”
“Che?”
“Che Birkenstock hai?”
“Boh, sono delle Birkenstock.”
“Dimmi che non sono le Gizeh.”
“Eh?”
“Quelle infradito.”
“...”
“Sono quelle infradito, vero?”
Le Birkenstock Gizeh. Il peggio del peggio. Non riesco a pensare nulla che va oltre alle Birkenstock Gizeh. Non ce la posso fare. 
Il povero Cristo, giustamente, mi ha detto: ma che scarpe dovrebbe portare un uomo, allora, d'estate? La mia risposta naturale è stata: voi uomini d'estate dovete portare le scarpe chiuse, stare zitti e soffrire. Non è quello che facciamo noi con il novanta per cento dei nostri capi d'abbigliamento? Con le scarpe col tacco? 
Il problema è che il Programmatore è giovane, è un programmatore, e non c'ha alcuna intenzione di rinunciare al piede libero e felice d'estate. Quindi cosa devo fare? L'Amore è fatto di compromessi.
“Ok, le Birkenstock infradito non ti vanno bene.”
“No.”
“Proponimi delle alternative.”
Ops. Che cazzo di alternative gli propongo? Quando penso a sandali da uomo il mio cervello mi tira fuori la visione sicuramente fittizia di Bryan Boy con delle ciabatte di pelliccia rosa. Niente, Lettori: salvate la mia relazione e consigliateci cosa mettere ai piedi del programmatore d'estate, perché io proprio non lo so.

Questa cosa che c'è da organizzare i viaggi #SNOBCRETE

Però, ehi: forse ce l'ho fatta.
Nonostante la profonda ansia iniziale - vacanza! con ragazzo nuovo! - sono riuscita, grazie alla tremenda e infinita pazienza del Programmatore, a organizzare una vacanza. 
Inizialmente volevo portarlo per un mese e mezzo in giro per la Thailandia, poi vari amici e parenti mi hanno fatto notare che a) l'ultima volta che sono stata in Indocina ho rischiato di lasciarci le penne, b) forse dopo soli tre mesi di relazione non è il caso di imbarcarsi in una vacanza assieme di più di due settimane, rischio il repentino matrimonio con rito thai o accoltellamento dovuto a sbrocco.
Quindi sono venuta a più miti consigli e mi sono convinta a limitare la cosa a: dodici giorni a Creta.
Boom!

Foto di BMclvr


Allora, sarò onesta: Creta non era nella mia top ten - forse neanche nella mia top twenty - dei posti da visitare. Però stavamo ragionando su qualcosa di europeo, e lui in Croazia c'era già stato, e comunque da fare mare ma non solo e sempre mare e mia madre m'ha buttato là perché non Creta, e alla fine c'abbiamo preso gusto all'idea ed eccoci qua.
La ricerca della casa è stata per me fonte di infinita ansia - anche perché, cazzo, Creta non è esattamente piccina, quindi decidere dove stare è abbastanza importante - finché su AirBNB non mi sono innamorata follemente di questa villa, e nonostante non sia sul mare e sia pressoché in culo al mondo, niente, ho molto femminilmente rotto i coglioni finché non abbiamo prenotato.
Ditemi se non è meravigliosa.

Ok, presa la villa fighissima ma in mezzo al nulla il passo naturale da fare era: trovare una macchina. Perché, come ho già detto, Creta è un'isola, sì. Ma un'isola bella grossa. Niente a che vedere con Mykonos e il motorino. Quindi, c'era da prendere una decisione in merito a quest'automobile. Insomma, andando a cercare sui vari motori di ricerca per rental car online, abbiamo scoperto questa cosa meravigliosa: che la macchina ci sarebbe costata in poche parole più del volo e della casa messe assieme. Un paio di volte. E non si parlava di un Mercedes, eh. Si parlava di una Fiat Punto. 
E io non volevo la Fiat Punto, volevo il 4x4.
"Amore, il 4x4 costa 1200 euro."
"Ma..."
"AMORE, no."
"Ma io..."
"Marta, non spenderemo 1200 euro per avere una gippetta dodici giorni."
Per fortuna, dopo lungo spulciare la serp di google - tipo, cinque giorni ho fatto solo quello. Ho solo cercato macchine a Creta. Chiedetemi qualsiasi cosa: sono diventata un'esperta - insomma, dicevo, dopo cinque giorni di ricerca spasmodica sono riuscita a trovare il posto dove in assoluto costa di meno affittare una Suzuki - Jimny? Vitara? ancora non so cosa mi capiterà tra le mani, ma so che potrò sgarrufare allegramente le strade bianche dell'interno cretese mettendo a repentaglio la mia esistenza e quella del Programmatore - comunque, ho trovato il posto dove costa di meno prendere un'auto a Creta. OkayCrete Rent A Car. Tenete, nel caso stiate anche voi cercando una macchina a Creta, vi ho fatto risparmiare un casino di soldi e tempo.

Insomma, volo preso, casa presa, macchina trovata.
Tutto questo tipo cinquanta giorni prima della partenza - control freak anyone?
Inutile dire che adesso, a meno di un mese, sto già ragionando su cosa dovrò mettere nel temibile bagaglio a mano RyanAir: soprattutto la questione cosmetici mi inquieta, sto pensando di andare da Lush e comprarmi tutta quella roba solida - tipo: lo shampoo solido. Qualcuno ha mai provato lo shampoo solido di Lush? - per evitarmi i classici sbattimenti di travaso roba liquida.

Comunque, ora a voi: siete mai stati a Creta? Che faccio a Creta? Che mi porto a Creta?
Datemi consigli e appianate le mie ansie, vi prego.

Tutta la vita

Per tutta la vita, ora che ci penso, io ho voluto fare quella cosa lì, una cosa sola.
Magari ci sono stati periodi in cui ero come distratta dal mondo esterno, dalle cose - da quello che capita, dalle altre opportunità che la vita sembra offrirti. Certe volte me ne sono tipo scordata - è successo a volte per periodi di tempo molto lunghi, mesi, anni. Però anche chi mi stava accanto - la Ste l'altra sera me l'ha detto: era scontato per tutti, tu hai sempre dovuto fare quello. Ora che ci penso, non ha detto voluto, ha detto dovuto: che era scontato per tutti che fosse quello lì il mio - come lo vogliamo chiamare? Lo vogliamo veramente chiamare destino?

Ora sto qui a cercare di capire come fare, nei prossimi mesi, a entrare nelle vesti di quello che voglio e che devo essere - che forse già sono? - e, Lettori miei, anche se queste parole possono sembrarvi insensate o strane, davvero, siatemi vicini.
Che quello che devo e voglio essere ha bisogno di voi, più che mai.


Mi sono iscritta a Pokémon GO e gonna catch'em all.

Come se l'autismo sociale portato da Ingress - prometto, un giorno vi scriverò un post su Ingress - non fosse già abbastanza - conquistare portali! fare field! medaglie! ecc.! - ho saggiamente deciso di dare una svolta ulteriore alla mia carriera da augmented reality gamer e di scaricarmi Pokémon GO.
A questo punto è necessario fare una piccola parentesi educativa e spiegare a voi, amici iOSiani delle italiche terre, come fare a fregare la Niantic e scaricare Pokémon GO.


Come fregare la Niantic e scaricare Pokémon GO su iOS

Molto semplice: prendete il vostro bel cellulare, o il vostro bel computer, e andate sul sito della Apple, dove creerete un ID Apple farlocco e dichiarerete di vivere nella dorata e hobbitiana Nuova Zelanda. Quando vi chiederanno l'indirizzo scrivete fregnacce tipo kioejlljgkjg, ma state attenti a mettere il giusto CAP - quello di Auckland è 0632. Ora, con il vostro nuovo ID Apple farlocco fate login sull'Apple Store e scaricate la vostra nuova droga. Pokémon Go.

Ora, tornando a noi. 
Inutile che vi stia spiegare che fino ai miei 13 14 15 16 anni i miei sogni sono stati due: diventare un SuperSayan, o il più grande allenatore di Pokémon del mondo. Se al primo sogno ho rinunciato ormai da tempo - troppa fatica - ora invece mi è possibile realizzare il secondo, infastidendo i turisti che girano per il centro di Siena urlando FERMO! HA UNO ZUBAT SULLA SPALLA!
(Cosa affascinante: ricordo tutti i nomi dei Pokémon di prima generazione esistenti. Saranno state le ore e le batterie AA sprecate sul mio GameBoy? Le lacrime versate nel vedere il primo film dei Pokémon? Chi lo sa. So solo che ogni nozione pokemonistica è lì.)
Naturalmente il numero di morti e feriti a causa di Pokémon Go è già piuttosto alto, quindi vi raccomando di stare attenti e non farvi arrotare dalle macchina mentre cercate di catturare un Pokémon - altrimenti non diventerete mai il più grande allenatore di Pokémon del mondo.

Ora, a voi la parola: l'avete scaricato? Lo farete? Spenderete 125 euro per uno sproposito di Pokémonete da utilizzare ingame? State già canticchiando GONNA CATCH'EM ALL! CATCH'EM ALL?
Perché io sì.

(Se ci siete già sotto vi segnalo: L'Allenatore di Merda - di Pokémon.)


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