Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy: ottobre 2016

We live in cities you'll never see on screen. Not very pretty, but we sure know how to run things.

I telegiornali parlano molto del nostro - aspettate.

“Io stanotte in camera non ce la faccio.”
“Mamma, ha detto l'ingegnere che è agibile.”
“...”
“...”
“Possiamo dormire al piano terra?”
“...”
“In salotto.”
“...”
“Mettiamo i materassi a terra.”

Stavo dicendo.
I telegiornali parlano molto del nostro - come lo chiamano.
Contegno.
Intervistano i vecchi delle frazioni, gente che non vuole lasciare le mucche o le pecore o i maiali - chi viene poi a dargli da mangiare? - gente che non vuole lasciare i campi, gente che non vuole lasciare le case. 
Qua al paese li trovi che stanno seduti di fronte alle case inagibili - si fanno portare dentro dalla protezione civile a prendere qualcosa - i soldi, i gioielli, il rosario, qualche coperta - poi si portano dietro anche una delle sedie della sala da pranzo, la mettono di fronte a casa, si coprono alla bell'e meglio con qualche plaid, e stanno lì a guardarla. Tanto fa caldo - è un caldo strano: questi vecchi del paese ti diranno che è caldo da terremoto. A parte due o tre crepe - certo, c'è anche roba che è crollata, ma per fortuna già li avevano fatto uscire tutti dopo la scossa quella prima - dicevo, a parte due o tre crepe - che poi un ingegnere o un geometra le guarda e lo sa che sono crepe strutturali, che a rientrarci in quelle case è proprio a voler morire, che c'è da star fuori - a parte quelle due o tre crepe - che attraversano di sbieco le pareti - a parte quelle lì sembra tutto quasi normale.

Mia sorella mi manda i messaggi dal Brasile.
“Non dormite in casa.”
E dove dovremmo dormire. E cosa dovremmo fare. 
Mia sorella mi dice di prendere la sua tenda e intanto montarla nel campo di fronte casa, che non si sa mai. Monto la tenda e ci metto dentro un materasso e ci dormo qualche ora, tutta la notte è stato un tremitio - tutta la notte prima della scossa grossa delle sette quasi otto - quindi non ho dormito un cazzo e magari un paio d'ore mi fanno bene. Dovremmo fare pranzo fare cena eppure non facciamo niente - ma secondo te il supermercato è aperto? - tutti telefonano e chiedono notizie - mi chiedono di chiedere a mio padre come fare, se arriveranno i soldi, mio padre dice che per sistemare tutto ci vorranno trenta miliardi e che figurati, Renzi dove li trova trenta miliardi - io e mia madre usciamo da casa e andiamo in centro a fare una passeggiata, tutti i negozi e tutti i bar sono chiusi ma c'è tutta la gente per strada - tutti conoscono tutti, tutti ti fermano si fermano e ti chiedono, e casa? e ti chiedono, e stanotte?

Le conversazioni si concludono spesso con una frase e con un sorriso a mezzabocca.
“Tanto” ti dice la gente “te sgrulla ma non te lama”.
Te sgrulla ma non te lama: ti scuote, ma non ti abbatte.
È un detto delle parti mie, proprio riferito a quella cosa lì: quando la gente di fuori ci chiede come va facciamo le spallucce e diciamo che un po' ci siamo abituati. Magari non così grande, non così forte: ma un po' ci siamo abituati.
I telegiornali parlano tantissimo dei nostri vecchi, seduti di fronte alle loro case dentro le quali non posso rientrare.
I telegiornali parlano tantissimo della nostra - come si chiama - compostezza.
A Roma la gente piange e fa la scena e chiudono le scuole, qua da noi ci sono tutti questi vecchi seduti di fronte alle loro case non agibili che ti dicono: un po' ci siamo abituati.
Te sgrulla ma non te lama, che poi è vero fino ad un certo punto perché tanta roba è stata buttata giù - ma te sgrulla ma non te lama forse riguarda più l'animo di questa gente, della mia gente: forse non si parla semplicemente delle case.

I telegiornali parlano molto del nostro contegno.



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