TUTTI I PASSI CHE HO FATTO NELLA VITA MI HANNO PORTATO QUI, ORA. | Diario di una Snob - il blog di Marta Zura-Puntaroni
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TUTTI I PASSI CHE HO FATTO NELLA VITA MI HANNO PORTATO QUI, ORA.

Non te ne accorgi - diciamo che ormai avevi - non dico messo da parte il pensiero, soltanto che stavi come - nec spe nec metu - semplicemente in attesa - e tutto d'un tratto succede veramente.
Nel senso, si materializza.
Era un file pdf palleggiato tra me e quella casa editrice che ho iniziato a considerare una specie di - possiamo dire famiglia? - e tutto d'un tratto ecco, te lo danno in braccio, è vivo in carta e inchiostro - è bellissimo, mi dicono, proprio come si dice dei bambini appena nati - mettilo in borsa, che non si rovini, mi dicono, io dico certo ma poi me lo tengo in grembo ancora, per mezza giornata, mentre si parla della prossima uscita e tutto quello che sarà.



Dico che Gazoia è stato l'ostetrica e tutti ridono di Gazoia che fa l'ostetrica, gli scrittori a gambe larghe mentre lui dice spingi! spingi! - rido anch'io - diciamo che faccio tutto quello che fanno gli altri, con un po' di ritardo, per non sentirmi troppo fuori posto - però alla fine ci credo veramente a questa cosa degli editor-ostetriche, dei libri-figli, delle redazioni-infermiere.
Però non ti vedo commossa, mi dicono - io rispondo che non me ne rendo ancora bene conto e effettivamente è vero, per la prima volta parlo con gente che parla del libro e sa del libro e lentamente smetto di trattarlo come qualcosa di illegittimo da tener nascosto - quello che ho fatto per lungo tempo con questo blog quando ancora ci scrivevo come ci sto scrivendo adesso, forse ve lo ricordate. Sbircio nella borsa per guardare la copertina e la grafica e il logo minimum fax, lo apro appena infilando le dita tra pagina e pagina come da ragazzini facevamo con i fumetti o i manga che non volevamo far rovinare perché da collezione - guarda che lavoro ti ho fatto, mi dice Valeria, non troverai né vedove né orfani – io sorrido fingendo di capire ma poi alla fine confesso che non ho capito e Valeria mi spiega cosa sono le vedove e gli orfani dentro un libro, com'è impaginato veramente bene un libro, sto lì e guardo questo libro e guardo tutte queste persone che oltre me ci hanno lavorato e tribolato e - no, non me ne rendo ancora bene conto.
Prima di ripartire ne lascio una a Tamara. Rientro da Roma con le altre due copie in valigia, e guardo storto un americano che la scansa malamente per recuperare il suo trolley - non essere ridicola, non è - una cosa viva - sicuri?


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