Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy

LA CURA: DEL CLICK-BAITING PATETICO, DELLE MALATTIE MENTALI E DEGLI PSICOFARMACI

E nulla, stavo cazzeggiando fuori dallo studio medico - ironia: stavo fumando l'ultima sigaretta prima delle mia mensile visita psichiatrica. La mia visita psichiatrica è mensile da pochi mesi: prima erano due volte al mese, prima ancora una volta a settimana.
Sto guarendo.
Ogni tanto me lo dico, eh, nonostante nessuno, né lo psichiatra né la psicoterapeuta né il medico di base utilizzino mai questo termine. Però io me lo dico.
Sto guarendo.
Magari è vero.

Dicevo: stavo fumando una sigaretta e cazzeggiando su facebook appena prima della mia mensile visita psichiatrica, quando mi compare in timeline questo post - massì, mettiamoci il link: tanto lo scopo di quel post è prendere tanti click, null'altro.
Selfie autoreferenziale preadolescenziale, foto di fiorellini, rigurgitino di banalità patetiche: clickbaiting fatto e finito già corredato da commentini sullo stesso tono.
Ah, ma quanto sei coraggiosa. Grazie di averne parlato.
Sangue al cervello.
Immediatamente.
Sangue al cervello.
Mentre il mio psichiatra come ogni mese mi stringe la mano e mi fa accomodare finisco di mandare il mio commento: Sentiamo un po', Chiara: sono vent'anni che stai male. Sei mai andata da uno psichiatra? Hai mai preso psicofarmaci? Perché le frasette motivational secondo me lasciano il tempo che trovano.

Risposta: I commenti inquisitori che iniziamo con 'sentiamo un po'' e terminano con 'frasette motivazionale' dopo un post del genere, mi stanno già sul cazzo. Rispondo quindi a te facendo di questo commento un esempio del tono che NON ACCETTERO' nei commenti a post simili, quindi non ce ne saranno altri. Mi sembra particolarmente offensivo che tu dia per scontato che io non l'abbia fatto ponendo le domande in questo modo poco gentile. Detto questo: ma certo, solo che non devo venire a giustificarlo a te e soprattutto non è il tema di questo post, che - se hai compreso - è il tabù che ruota attorno a queste malattie.

Sorvolando sul fatto che se ti metti a parlare dello stigma delle malattie mentali poi magari dovresti anche, che ne so, parlare un pochino della tua esperienza in maniera più approfondita del "ho una così bella vita ma mi sento tanto giù" - a meno che tu non voglia soltanto un ritorno di click mossi dal patetismo sul tuo blog, certo - parliamo di questa storia del tabù.

Tabù?
Tabù attorno alle malattie mentali.
Machedavvero?
Perché, ehi, più giro il mondo e più vedo gente più ne sento parecchia giustificare varie stronzate con scuse come queste: sono bipolare, sono borderline, sono depressa, sono autistica, ho l'asperger.
Sono soltanto io che sono circondata da malati di menti, oppure capita pure a voi? È soltanto un'impressione mia oppure c'è un casino di gente psichiatricamente patologica? Sbaglio oppure avere gli attacchi di panico ed essere depressi è diventato cool, un po' come prendersi un carlino per instagrammarlo su Internet?

Ogni volta che qualcuno mi dice che ha una malattia mentale io ascolto attentamente, con partecipazione, e poi gli chiedo: e che cura stai facendo?
Sguardo perso nel vuoto.
Incapacità di rispondere.
Quando sei fortunata ritrattano, altre volte ti dicono che hanno letto su internet che l'asperger è così e così e così e loro ci si ritrovano proprio - una volta ho letto su internet che se ti colava il naso poteva anche essere non raffreddore ma liquido cerebrale e che stavi morendo, però ehi.
Altre volte ancora è gente che ha visto troppe volte Ragazze Interrotte e c'è rimasta sotto con Angelina Jolie versione ossigenata.
Ed ecco che questa quasi totalità di malati mentali si riduce a un nonnulla, tutto d'un tratto si scopre che, ehi: tutti questi matti e nessuno che si fa curare.
Che cosa strana.

Allora, lasciatemi raccontare anche a me qualcosina.
Il mio primo psichiatra l'ho visto a diciotto anni, il che significa che sono dieci anni che sono in cura. Sì: cura. Perché se sei un malato psichiatrico devi farti curare. Perché crogiolarti nel dolore e nella malattia, pasturare commentini di partecipazione più o meno sentita sui social, ripetere a tutti quanto stai male e ammorbare il mondo con la tua tristezza non serve a un cazzo.
SE STAI MALE DEVI FARTI CURARE.

E vi svelerò qualcos'altro, qualcosa che è veramente un tabù.
Se stai male veramente, e il tuo psicologo è uno psicologo competente, il tuo psicologo ti manda da uno psichiatra.
E questo psichiatra ti prescrive degli psicofarmaci.

Fermi: la cosa naviga su tutt'altre acque, eh? Giocare a fare i matti quando ti mettono in mano i pacchi di antipsicotici, benzodiazepine, antiepilettici, antidepressivi - ognuno una pasticca diversa. ognuno una dose diversa - richiede tutt'altro impegno, immagino.
Richiede tutt'altro impegno rifiutare il vino perché insieme alla dose di medicine che prendi rischi di vedere gli unicorni. Richiede tutt'altro impegno non poter più guidare perché la sonnolenza data da questo detto antidepressivo rischia di farti fare un frontale.
Richiede tutt'altro impegno dire - sto prendendo degli psicofarmaci - e a ogni tuo comportamento non consono sentirsi domandare - ti sei ricordata di prendere le tue medicine?
Parliamo di questo. Parliamo del tavor, della sertralina, dell'olanzapina, dell'acido valproico, dell'abilify.
Parliamo di psicofarmaci.
Parliamo di roba seria.
Perché qualsiasi post che non parla di questo per me vale quanto i siti che ti dicono di curare il cancro con l'acqua e limone. 
Parliamone.
E, guardate un po': ci metto la faccia - ma niente selfie preadolescenziale, non ho gli occhioni azzurri e sperduti - anzi, meglio: ci metto la mia ultima ricetta medica. In un anno le dosi sono scese molto, per fortuna, ma ancora siamo lì, con quel foglietto bianco una volta al mese in mano.
E vi dirò di più: avendoci messo la faccia e la ricetta accetto qualsiasi tono: non mi espongo solo per fare qualche click.

HO COMPRATO UN CAPPELLO DI PAGLIA A TESA LARGA E ADESSO NON SO CHE FARCI

Allora, in un momento di shopping con la Ste.


“Non guardare quella sezione.”
“Vabbé, ma solo un'occhiata...”
“Marta, è la regola: noi non guardiamo la nuova collezione durante i saldi.”
“...”
“È la regola.”

Dicevo, in un momento di binge-shopping con la Ste, quello in cui giri per Stradivarius-Bershka-Zara-H&M e ti rifiuti di prendere in mano qualsiasi cosa che costi più di dieci euro e sei alla ricerca dell'affare, di quell'oggetto sostanzialmente inutile a costo infinitamente basso che però in qualche maniera riuscirà a cambiarti la vita - ricordo un cappotto bianco di ZARA che a Parigi pagai tipo 10 euro, scontato del 90%, e che è stato mio compagno fedele per almeno tre inverni - dicevo, durante questo momento, ho comprato un cappello di paglia nero a tesa larga.
Cinque euro.

“Lo prendo?”
“Cinque euro. La regola dice di sì.”
“...”
“So' cinque euro.”
“Vero, so' cinque euro.”



Ok, sul momento sembrava un'idea intelligente, e nel delirio dei saldi da H&M sembrava anche starmi bene. Avevo visioni di una me su bianche spiagge greche avventurosamente ma elegantemente vestita - ecco, il cappello di paglia a tesa larga, in queste visioni, era quello che dava eleganza a tutto il resto dell'outfit - ma ora che è lì da qualche giorno e ogni tanto me lo metto di fronte allo specchio - certo, mettersi una cosa del genere mentre giri in mutande e maglietta per casa non è esattamente l'ideale per dare dignità all'accessorio - comunque, adesso mi ci sento solo ridicola.

Quindi, Fedeli Lettori, datemi una mano.
Ditemi che diavolo ci faccio con questo cappello di paglia.
Ditemi come metto in valigia un cappello di paglia.
Ditemi che anche voi avete comprato roba che in negozio sembrava intelligentissima ma che quando siete tornati a casa MEH.

COSA C'È NELLA MIA BORSA #1

Visto che oggi ho rovesciato la borsa a terra e mi sono finalmente decisa a darci una ripulita e buttare via le decine di scontrini e cartacce che c'erano, ho deciso di creare una nuova rubrica dove v'elenco i punti salienti di quello che si è naturalmente accumulato nella borsa e che mi porto dietro.
Chissà se di volta in volta ci saranno variazioni.
BORSA: questa è una satchel di una marca che non ho mai sentito prima - Stella Rittwagen - che però mi porto dietro con fierezza e maltratto ormai da numerosissimi mesi: s'è beccata pioggia e sole e a parte qualche macchia con le penne che mi porto sempre dietro ancora resiste strenuamente.
OCCHIALI: Zaful. Mi piacciono tantissimo e costano una cazzata e a differenza di tanti occhiali cinesi a costar poco che si trovano in giro sembrano stranamente resistenti e ben fatti. 
EYELINERKIKO. Allora, io sono negata con gli eyeliner. Motivo per cui non ne uso né acquisto mai. Ma questo qui della collezione The Artist, preso in saldo a due euro, ha la punta di feltro piatta, e rende anche me capace di farmi l'occhione da gatta senza troppo sbattimento. Non tiene tantissimo, motivo per cui me lo porto dietro insieme allo specchietto sempre KIKO per ritoccarmelo in giro.
CUSTODIA OCCHIALI: H&M, presa a saldo, pagata un nonnulla, ma era troppo sirenettosa per poterla lasciare lì.
BEARD SERUM: Suavecito. Visto che sogno un uomo barbuto ho preso da Calavera Street Shop questo siero per la barba nella speranza che il Programmatore se la lasci crescere.
SMART POUCH: Pretty in mad. Da quando ce l'ho non ho più smesso di tenerla con me. Ci metto trucchi, spicci - ho il portafogli senza tasca per le monete - e altre cavolatine che altrimenti girerebbero pericolosamente libere nella borsa.
POWERBANK: Anker. La certezza di ogni mobile gamer. Con una di queste bimbe piene riuscite a ricaricare il vostro cellulare due o tre volte. Addio batteria morta, non ci spaventi più.
PROFUMO SOLIDOLush. Il mitico Sikkim Girl da cui non mi sto più separando e di cui vi ho già parlato qui.
COLTELLINO: Victorinox. Semel Scout, Semper Scout: inutile dirlo. Senza di questo nella borsa mi sento un po' perduta. Già piango all'idea che non potrò portarmelo dietro a Creta causa bagaglio da cabina.
BALM: Lucas Papaw Ointment. Credo di avervene già parlato di ritorno dall'Australia. Ne ho fatto una mega scorta e lo uso per tutto. Ok, di base è paraffina e estratto di papaya quindi dovrebbe fare schifo - petrolati! - ma per le punture di zanzare, le scottature o le labbra screpolate è fantastico.
ROSSETTO: Bite Beauty. Questo è un rossetto fighissimo - scuro, quasi nero - ok, non esattamente estivo, ma chissene - che sa tipo di ciliegia - adoro i rossetti che hanno sapori buoni - che mia sorella mi ha portato l'ultima volta che è stata a NY. Applicato con questo pennellino KIKO, presente anche lui in borsa.
FIALA: Jeunesse Instantly Ageless. In poche parole è come avere un lifting istantaneo in borsa. Me lo porto dietro soprattutto per i momenti in cui il contorno occhi è indecente, basta un goccino e un po' di *patpatpat* e scompare tutto. Guardate i video su youtube, fanno paura. Pure questo fatto scoprire da mia sorella.
TACCUINO: Flying Tiger. Carta e penna in formato mini che però è sempre il caso d'avere dietro. Color acqua che non fa mai male.
SALVIETTINE RIMUOVI SMALTO. Kiko. Visto che vivo nel terrore di girare con lo smalto sbeccato ho iniziato a portarmi sempre dietro queste salviettine per potermelo levare in qualsiasi momento senza problema.

ORA: ditemi: cosa ne pensate di questa nuova rubrica? Dovrei lasciar perdere? Fare le foto per ogni singolo prodotto? - odio i post con troppe foto e poca roba scritta, ma se pensate sia il caso ditemelo. 
E voi, che c'avete nella borsa di questo periodo?



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