Diario di una Snob - fashion, lifestyle, travel blogger from Tuscany, Italy

Come se fosse la cosa più naturale al mondo

Come se fosse la cosa più naturale al mondo, 
guardati, 
mentre conquisti il mondo - tu io piedi scalzi cuffie grandi letto alto lenzuola IKEA, e le consegne a domicilio a mezzanotte, e uscire di casa con le chiavi di casa - tua - e camminare attorno a zone di Milano che non conoscevo e inizio a conoscere, aspettarti per pranzo per cena fare cose che non ho mai fatto per nessuno come, riempire una lavastoviglie, come, andare a fare la spesa assieme.
Leggere un libro che non hai già letto che non leggerai di cui magari non ti frega un cazzo ma va bene così mentre tu te ne stai lì le tue cuffie grandi i tuoi occhi indescrivibili puntati allo schermo e progetti di conquistare il mondo, ricevere mail sgradevoli da uomini sgradevoli che credevano di rovinarmi la vita ma non ce l'hanno fatta, ce l'hanno fatta soltanto a farmi scrivere via tutto il dolore e poi in qualche maniera a portarmi da te, e niente, e la felicità è davvero tutta piccole cose banali, guardarti mentre conquisti al mondo dal tuo computer dal tuo letto che in questi giorni è diventato anche il mio letto, e sentirti dire cose come - non ti mando più via - e sentirti parlare di come tra un mese conquisteremo il mondo e salveremo l'umanità, io te le nostre magliette blu le nostre collane i nostri simboli gemelli di passioni assurde augmentate immotivate che la gente non capisce ma non ce ne frega niente, gli sbirri che ci fermano in Piazza del Popolo a Roma e ci chiedono cosa stiamo facendo e noi - stiamo conquistando il mondo, come se fosse la cosa più naturale al mondo rispondere così, tenerti per mano mentre lo faccio mentre lo fai, sentirmi terribilmente bene e non avere le parole per parlarne e per descriverlo e limitarsi soltanto a ripeterlo - mi sento terribilmente bene - come se fosse la cosa più naturale al mondo, nonostante siano pochissimi giorni, come se fosse la cosa più naturale al mondo.


QUASI MI SONO SCORDATA COME SI FA

Un anno fa un uomo buono, sorprendentemente pacato, e generoso - non il tipo di persona che ti aspetteresti dato il ruolo - mi ha messo in mano un pezzo di carta bianca che un farmacista ha decifrato senza difficoltà.
Due pasticche, la mattina.
Mezza pasticca, la sera.
Una pasticca, all'occorrenza.
Iniziava - e probabilmente lo intuivo - uno dei periodi più difficili e forse più pieno di assurde rivelazioni della mia vita. 
Pochi giorni dopo un'altra persona, sorprendentemente buona e generosa, ancora più della persona che mi ha messo in mano quel pezzo di carta - a quel pezzo di carta ne sono seguiti altri, regolarmente, con nuove dosi e nuove sostanze - questa persona mi mandava una mail e mi diceva di provarci, di buttarmi, di tentare. Ha creduto in me - cosa che forse nessuno ha mai fatto - ha creduto in me e, inspiegabilmente, ha avuto ragione.

Nonostante il mio dietologo stasera sono andata a prendere l'asporto da giappocinese, la ragazza alla cassa è sorprendente bassa e ha dei piedi piccolissimi, glieli guardo mentre fumo una sigaretta e penso a quando ero a Parigi, e tutte le sere che ero sola andavo a giappocinese sotto casa mia e chiedevo un menù numero 9 e una Coca Cola, e credevo d'essere felice mentre questa malinconia che ha rischiato di ammazzarmi già mi si incancreniva dentro, mi divorava ogni speranza, mi levava la voglia di respirare.

Ho conosciuto un ragazzo, buono come tutte le persone che in questo anno di tremendo dolore e tremendi cambiamenti mi hanno aiutato e forse salvato - mi piacciono le sue mani che sono grandi ma hanno un non so che di infantile, la pelle bianca e morbida e profumata da neonato.
Mi chiama sempre, bambina, mi dice sempre, sei una bambina, anche se alla fine ho tre anni più di lui.
Gli è bastato appoggiarmi una mano sulla guancia e dirmelo, sei una bambina. Mi ha conquistata così.
Ho degli amici nuovi che si sono sommati a tutti quelli vecchi, a tutti quelli rimasti: ogni tanto andiamo a salvare il mondo e la razza umana e voi non ci crederete ma lo facciamo davvero, in un certo senso, lo facciamo conquistando Bettolle o Poggibonsi o Sinalunga e poi andando a bere birra alla Diana, che è una birreria di Siena ma anche il nome di un fiume, il nome del fiume di Siena che in verità non esiste, se lo sono inventato i senesi: sentivano un mormorio come d'acqua e si sono messi a cercare questo fiume, che non c'è, e ch'eppure si chiama: la Diana.

Ogni tre settimane quell'uomo buono mi sorride e mi dà un pezzo di carta bianca: nell'ultimo mese le dosi che ci sono scritte sopra sono diminuite.

La verità è che non ho mai scritto della felicità.


TRE OGGETTI #13

#1 UNISEX CIRCLE SCARF AMERICAN APPAREL

Fortunatamente non abito a Milano, altrimenti passerei le giornate a provarmi inutili capi basic da American Apparel - quando ero a Parigi e avevo un negozio a pochi passi da casa stavo sempre lì dentro. Poi arrivano i saldi sul sito e i buoni propositi vanno a puttane. Mia sorella ha un ritornello trimestrale che fa tipo così: "Stasera facciamo un ordine su AA?".
Comunque, a parte varie meraviglie basic - tra cui dei leggings SHINY e un body con inserto in rete e un altro maglione da pescatore - ho preso la Circle Scarf, che puntavo da secoli ma che veniva sempre, per un motivo o per l'altro, bistrattata. Colore Asphalt, otto euro. Qui le enormi potenzialità di questo capo.


#2 MPOW OBIETTIVI PER IPHONE

In molti m'avete chiesto come faccio a fare le foto macro o certe foto grandangolate con l'iPhone. Ecco il set che permette tutto ciò.


#3 ASPETTAEVEDRAI

Rovistando casualmente su Etsy ho trovato il negozio di Sara e nel giro di mezz'ora mi sono portata via quattro collane - madre, amica, sorella. Tutto è fatto a mano, prendendo pezzi di piatti vintage e trasformandoli in ciondoli per le sue creazioni - ha appena messo in vendita tantissimi pezzi in bianco&nero, andate a farci un giro.


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